Le frasi più belle di Claude Monet

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Claude Monet (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 5 dicembre 1926) è considerato il fondatore e l’esponente più importante dell’impressionismo francese.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Claude Monet. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sulla pittura, Frasi, citazioni e aforismi di Vincent Van Gogh, Frasi, citazioni e aforismi di Salvador Dalì e Frasi, citazioni e aforismi di Pablo Picasso.

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Le frasi più belle di Claude Monet

Io dipingo come un uccello canta.

Il giardinaggio è un’attività che ho imparato nella mia giovinezza quando ero infelice. Forse devo ai fiori l’essere diventato un pittore.

Il colore è la mia ossessione quotidiana, la gioia e il tormento.
[La couleur est mon obsession de la journée, la joie et le tourment.]

Dipingo quello che vedo, dipingo quello che ricordo e dipingo quello che sento.

Non ho fatto altro che guardare ciò che mi ha mostrato l’universo.
[Je n’ai fait que regarder ce que m’a montré l’univers.]

Ciò che farò qui avrà almeno il merito di non rassomigliare a nulla, perché sarà l’impressione di ciò che avrò sentito, soltanto io.

Ciò che tiene sveglio il mio cuore è il silenzio colorato.

Ogni colore che noi vediamo nasce dall’influenza del suo vicino.

Ho voluto la perfezione e ho rovinato quello che andava bene.
[J’ai cherché la perfection et j’ai détruit ce qui allait bien.]

Altri pittori dipingono un ponte, una casa, una barca… io voglio dipingere l’aria che circonda il ponte, la casa, la barca, la bellezza della luce in cui esistono.

Mi ci è voluto molto tempo per capire le mie ninfee. Le avevo piantate per il gusto di piantarle, e le ho coltivate senza pensare di ritrarle… Non si assorbe un paesaggio in un solo giorno… E poi, all’improvviso, ho avuto la rivelazione dalle fate del mio stagno. Ho preso la mia tavolozza. Da allora, non ho avuto altri modelli.

Quando sei lì fuori dimentica gli oggetti che hai di fronte, un albero una casa o qualsiasi cosa. Pensa semplicemente: qui un rettangolo di blu, qui un pezzo di rosa, qui una fascia di giallo, e dipingi come appare, in quel colore e in quella forma che percepisci.

Il soggetto è secondario, quel che voglio riprodurre è ciò che si trova tra il soggetto e me stesso.

Sono costretto a continue trasformazioni, perché tutto cresce e rinverdisce. Insomma, a forza di trasformazioni, io seguo la natura senza poterla afferrare, e poi questo fiume che scende, risale, un giorno verde, poi giallo, oggi pomeriggio asciutto e domani sarà un torrente.

Quaggiù, caro mio, è stupendo e scopro ogni giorno motivi sempre più belli. C’è di che uscirne pazzi, tanto sento il desiderio di fare tutto, la testa mi scoppia.

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Tutti discutono la mia arte e affermano di comprenderla, come se fosse necessario comprendere, quando invece basterebbe amare.

Lavoro tutto il giorno a queste tele, me le passano una dopo l’altra. Nell’atmosfera riappare un colore che avevo scoperto ieri e abbozzato su una delle tele. Immediatamente il dipinto mi viene dato e cerco il più rapidamente possibile di fissare in modo definitivo la visione, ma di solito essa scompare rapidamente per lasciare il suo posto a un altro colore già registrato qualche giorno prima in un altro studio, che mi viene subito posto innanzi; e si continua così tutto il giorno.

Non ricevo quando lavoro, no, non ricevo. Quando lavoro, l’interruzione mi taglia braccia e gambe e io mi perdo. Spero che voi capiate, io corro dietro un frammento di colore.

Non ho mai avuto uno studio e non capisco la necessità di chiudersi in una stanza. Per disegnare, sì, per dipingere, no.

Ho avuto il solo merito di aver dipinto direttamente di fronte alla natura, cercando di rendere le mie impressioni davanti agli effetti più fuggevoli, e sono desolato di essere stato la causa del nome dato a un gruppo, la maggior parte del quale non aveva nulla di impressionista.

Solo due cose mi appassionano: la pittura e il giardinaggio.

Devo avere fiori, sempre e sempre.

Il mio giardino è il mio capolavoro più bello.

Piantate 300 vasetti di papaveri, 60 vasetti di piselli odorosi, 60 vasetti di argemone (papaveri bianchi spinosi) e 30 papaveri gialli. In serra seminate la salvia blu e le ninfee. Mettete a dimora dalie e iris palustri… Se arrivano le peonie, mettetele subito in terra, se il tempo lo permette, ma fate in modo di proteggere i butti dal gelo e dal sole. Potate – non permettete alle rose di estendersi troppo a parte le varietà più antiche e spinose.
(Claude Monet, dando istruzioni epistolari per coltivare il suo amato giardino di Giverny)

Caro amico, non mancate di venire lunedì come stabilito. Tutte i miei iris saranno in fiore.

Vedrete la bellezza dei gigli giapponesi in primavera. Io non ci sarò più.
(Claude Monet nel 1926, qualche mese prima di morire)

Seppellitemi come un uomo del posto. Voglio solo parenti dietro al feretro. E soprattutto ricordatevi che non voglio né fiori né corone al mio funerale. Sono onori vani. Sarebbe un sacrilegio fare razzia dei fiori del mio giardino per un’occasione del genere.

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Frasi e citazioni su Claude Monet

Gli elementi della natura… hanno qualcosa da dirci, ma non lo direbbero senza Monet.
(Georges Clemenceau)

Monet ha dipinto oltre duecento ninfee. Guardando lo stesso stagno.
A riprova di quanto può essere bella la stessa cosa ogni giorno.
Quando la guardi con amore.
(effe_a, Twitter)

Vorrei essere un papavero rosso disegnato da monet, sicura dell’amore folle di quella pennellata.
(laura_marziali, Twitter).

E’ a Giverny che bisogna aver visto Monet per conoscerlo, per sapere il suo carattere, il suo gusto dell’esistenza, la sua natura intima.
(Gustave Geffroy)

E’ indispensabile fare un pellegrinaggio a Giverny, in questo santuario fiorito, per meglio comprendere il maestro.
(Gérald Van der Kemp)

L’uomo che a Parigi sembra laconico e freddo è completamente diverso qui: gentile, sereno, entusiasta. Quando un motivo lo porta nel territorio dei boulevards, ha un sorriso che prende una piega ironica o sarcastica. Nel suo giardino, fra i suoi fiori, emana benevolenza. Per mesi di seguito, l’artista si dimentica dell’esistenza di Parigi; i suoi gladioli e le sue dalie lo sostengono con la loro superba raffinatezza – e fanno sì che lui si dimentichi della civiltà.
(Arsène Alexandre)

Per Monet il giardino era l’unica distrazione dopo la fatica e l’impegno spossante che metteva nella sua pittura.
(Blanche Monet, la figliastra)

Niente nero per Monet!
(Georges Clemenceau. Quando Monet morì, il corpo venne esposto, coperto da un drappo nero. Al suo arrivo, Clemenceau, ben conoscendo l’avversione del suo amico per quel non-colore, levò d’impeto il drappo e lo sostituì con le tende fiorite della stanza)

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