Le frasi più belle di Anna Magnani

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Anna Magnani (Roma, 7 marzo 1908 – Roma, 26 settembre 1973) è una delle maggiori attrici e interpreti femminili della storia del cinema.

A proposito di Anna Magnani il regista Vittorio De Sica disse: “La prima cosa che conobbi di Anna Magnani fu la sua risata. Era una risata forte, prepotente, dolorosa, una risata quasi feroce che mi ferì i timpani e il cuore. Era un’eccezione fisica di straordinario talento”. E la sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico disse: “Aveva sempre le occhiaie, un colorito terreo e i capelli neri come non si può immaginare, della consistenza di una matassa di seta pesante. Le gambe erano magre e leggermente storte, era piccolina e forte di fianchi. Aveva un décolleté splendido, come pure lo erano le mani e i piedi. Dovunque entrasse e in scena, non guardavi altri che lei”.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Anna Magnani. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Oriana Fallaci, Le Frasi più belle di Margherita Hack e Frasi, citazioni e aforismi di Rita Levi Montalcini.

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Le frasi più belle di Anna Magnani

Non togliermi neppure una ruga. Le ho pagate tutte care.
(Anna Magnani al truccatore)

Io non sono una donna debole, sono una donna che sa quel che vuole, che lo ha sempre saputo.

Diffidate delle persone che sanno di perfezione, perché la vita è fatta di sbagli e di ferite.

L’amore è pioggia e vento, è sole e stella. Lo ammetto, ho un carattere eccessivo e smodato. Non mi so frenare, ogni volta che amo mi impegolo fino ai capelli.

Di errori ne ho fatti parecchi, di cattive azioni mai.
Non dimentico i torti subiti, spesso non li perdono, ma non mi vendico: la vendetta è volgare come il rancore.
Questo mi dà una tal forza da leoni.
Una forza che non mi fa avere paura di nulla.

Nun c’è niente de più bello de na persona in rinascita. Quanno s’ariarza dopo na caduta, dopo na tempesta e ritorna più forte e bella de prima. Con qualche cicatrice in più ner core sotto la pelle, ma co la voglia de stravorge er monno, anche solo co un sorriso.

Invecchiando non voglio sembrare più giovane.
Voglio sembrare più felice.

Tante mattine mi sveglio e mi dico: Anna, tu dovresti piegarti di più, Anna, tu dovresti essere più cinica, più ammanigliata, più furba, più calcolatrice. Ma tanto è inutile che me lo dica.

Non ho ancora imparato a farmi scivolare tutto addosso, ma meglio ruvida che viscida.

Le donne di carattere sono sempre ammirate dagli uomini veri, disprezzate e criticate dai quaquaraquà e dalle femmine di poco stile.

Io senza il calore intorno non funziono, mi smarrisco. Per me, sentirmi circondata da un ambiente freddo, di cervelli e basta, è come dover andare, disarmata, davanti a un dinosauro.

Tutte le volte che io ho amato un uomo, non me la sono mai presa troppo. L’ho amato, son stata gelosa perfin delle mosche, ma sapendo che doveva finire. E quando finisce… si piagne un po’, ma poi se ne esce. Passan due mesi, tre mesi, lo ritrovi per strada, e ti sembra impossibile aver sprecato il sonno e le lacrime dietro di lui. Puf.

Le donne come me si attaccano soltanto agli uomini con una personalità superiore alla loro: e io non ho mai trovato un uomo con una personalità capace di minimizzare la mia. Ho trovato sempre uomini, come definirli? carucci. Dio: si piange anche per quelli carucci, intendiamoci, ma sono lacrime di mezza lira.

Assicurate de ave’ le mano pulite bene prima de tocca’ er core de ‘na persona.

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Ho dentro di me tante figure, tante donne, duemila donne. Ho solo bisogno di incontrarle. Debbono essere vere, ecco tutto, lo voglio dei personaggi autentici.

Lo so, sono la donna più discontinua che sia venuta al mondo. Tutto cambia dentro di me da un’ora all’altra, da un attimo all’altro: perché seguo sempre spontaneamente il mio istinto e il mio cuore.

Amo il mio equilibrio instabile, tra saggezza e follia, serenità e rabbia, perché questo mi rende maledettamente vera.

Tutto quello che faccio mi è dettato dal cuore, e dal momento che i sentimenti regolano ogni mia azione, riesco ad essere sempre sincera, qualsiasi cosa io faccia o dica, e sono convinta che ciò giovi non poco alla mia recitazione.

I tempi felici sono tanto brevi per tutti, sono attimi, mezze ore. A sommarli in tutta la vita non fanno forse nemmeno una settimana. I tempi del dolore sono più lunghi per tutti. Ma la vita ci dà sempre qualche compenso.

Insomma: è la stessa storia di quando la gente si meraviglia perché la mia casa è piena di buongusto e di libri. Ma quante volte ve lo devo spiegà che non son stata raccattata per strada, che ho fatto fino alla seconda liceo, che ho studiato pianoforte otto anni, che ho frequentato l’Accademia di Santa Cecilia?

Amici, pochi. In un modo o nell’altro riescono sempre a ferirmi, o a tradirmi: ed esser traditi in amicizia è molto peggio che esser traditi in amore.

lo non mi curo mai di quello che sembro, di come gli altri mi vedono. Sono così, come la mia vita, le mie speranze, le mie delusioni, le mie gioie e le mie infelicità mi hanno fatta. Lo sono senza riserve e senza ipocrisie.

Avevo un tale bisogno d’essere amata che facevo di tutto per farmi amare e credo d’esser diventata attrice per questo: per essere amata.

L’importante è non avere le grinze al cervello. Quelle in faccia prima o poi t’aspettano al varco.

Er monno è pieno de maschi.
Ma scarso de Omini.

Al cinematografo mi voglio divertire. Se poi, senza che me ne accorga, mi insegna qualcosa, tanto meglio.

Ho capito che ero nata attrice. Avevo solo deciso di diventarlo nella culla, tra una lacrima di troppo e una carezza di meno. Per tutta la vita ho urlato con tutta me stessa per questa lacrima, ho implorato questa carezza. Se oggi dovessi morire, sappiate che ci ho rinunciato. Ma mi ci sono voluti tanti anni, tanti errori.

Ci penso sempre, alla morte. È così ingiusto morire, dal momento che si è nati.

Nascere è quattro strilletti sani e gioiosi, morire è tragedia. Si dovrebbe almeno morire con la stessa dolcezza e incoscienza con la quale si nasce… Forse sarebbe più giusto nascere vecchi e morire bambini.

I poracci non so quelli che non c’hanno niente dentro al portafoglio.
I poracci so quelli che non c’hanno niente dentro l’anima.

Pietà non me ne faccio mai: detesto la pietà, soprattutto verso se stessi.

Io sono come un cavallo al quale non bisogna metter briglia.

lo amo tutti gli animali. Un cane, per esempio, è bello, è poesia, è natura, è autentico, non mente, lo trovo che lo sguardo di un animale, la sua dolcezza, la sua stessa presenza sono veri come tutti i miracoli che ci offre ogni giorno la natura.

Si dimentica che io non sono un’attrice di mestiere, che riesco a combinare qualcosa solo quando son libera di far quel che voglio come uno scrittore quando scrive o un pittore quando dipinge, che non posso obbedire alla tecnica, devo inventare.

I grandi amori non esistono: son fantasie da bugiardi. Esistono solo piccoli amori che durano un periodo di tempo più o meno breve.

Io sarei felice se qualcuno mi offrisse di fare Lady Macbeth. Di interpretare un personaggio che appartenesse a qualsiasi ambiente, a qualunque zona della società. Vero però, autentico, perché io sento subito il cartone.

Io dico le parolacce ma odio talmente la volgarità. Senza considerare, poi, che le parolacce sono un privilegio di pochi e non significano volgarità.

Succede così raramente di incontrare una persona umana fra il prossimo. Son più umane le bestie degli uomini ed ogniqualvolta mi accorgo di questo mi viene una tal voglia di andarmene, ritirarmi in campagna, dove nessuno mi veda, tra i cavalli, tra i polli.

Io i cretini non li sopporto: meglio un mascalzone che un cretino. E non sopporto nemmeno gli intellettuali. Gli intellettuali son così raramente intelligenti. Molto spesso, l’intellettuale è una cosa, l’intelligente un’altra.

Il cinema, oggi, è fatto di festival, di cannibalismo, di quell’idiozia che chiamano incomunicabilità, di quegli intellettuali che pretendono sempre di insegnare qualcosa e sottovalutano il pubblico dimenticando che il pubblico è composto, sì, di individui insicuri ma, messi insieme, questi individui insicuri diventano un miracolo di intelligenza. E l’intelligenza non sopporta d’esser menata pel naso dagli imbecilli che si mettono in cattedra.

Se c’è qualcosa che vi rode dentro, è sempre meglio cercare di liberarsene; se invece si continua a rimuginarci sopra, non si riuscirà mai a dimenticare.

Non vedo l’ora di non far più l’attrice, di non esser più perseguitata dal mondo in cui vivo! La popolarità mi piace, l’ho detto. Embé? Chi me la leva se vo a stare in campagna? Della carriera che ho avuto son fiera. Embé? Chi me la leva, se pianto ogni cosa?

Se dovessi girare una scena madre la mattina alle otto non saprei farla. L’arte non è come un mestiere manuale che si può esercitare a ora fissa

Non ammetto che si bari, che si truffi, che si cerchi di dare a intendere di saper fare una cosa se non è vero, lo il mio mestiere l’ho sudato e sofferto. Ho impiegato molto tempo, e ho faticato, per diventare la Magnani. Ora sudo e fatico per continuare ad esserlo.

Sarà l’incomunicabilità, l’affanno della vita, il troppo lavoro, ma certo qualcosa al giorno d’oggi non funziona come prima.

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