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Le frasi più belle di Lautaro Martinez

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Lautaro Martínez (Bahía Blanca, 22 agosto 1997), soprannominato anche “El Toro”, è un calciatore argentino, attaccante dell’Inter, di cui è capitano, e della nazionale argentina, con cui ha vinto un Campionato Mondiale nel 2022 in Qatar e due Coppa America nel 2021 e nel 2024.

Dal 2018 Lautaro Martinez gioca nell’Inter, con cui ha vinto due campionati italiani (2020-2021 e 2023-2024), due Coppe Italia (2021-2022 e 2022-2023) e tre Supercoppe italiane (2021, 2022 e 2023), oltre ad aver raggiunto una finale di UEFA Europa League (2019-2020) e una di UEFA Champions League (2022-2023).

Presento una raccolta delle frasi più belle di Lautaro Martinez. Tra i temi correlati Le frasi più belle e celebri di Lionel Messi, Le frasi più belle e celebri di Javier Zanetti e Le Frasi più belle di Kylian Mbappé.

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Le frasi più belle di Lautaro Martinez

[In merito al soprannome “Toro”] Al Racing due compagni mi diedero quel soprannome per via della forza che mettevo in campo. E perché chiedevo ogni volta il pallone come fosse l’ultimo da giocare.

Mbappé, Haaland, Lewandowski, Kane: sento di essere allo stesso livello. Non ho nulla da invidiare, lo dicono i numeri e i trofei.

Io considero l’Inter semplicemente casa mia. L’ho sentita proprio così dal primo giorno ed è forte anche il legame con Milano: qui c’è una atmosfera speciale, qui crescono i miei figli, qui mia moglie ha un ristorante. Qui sento l’amore della gente. Devo tutto alla società e al popolo interista: mi sono stati dall’inizio vicini, solo grazie a loro sono riuscito a diventare capitano, che è onore e responsabilità. Alzare la coppa della seconda stella con la fascia è un sogno che mi ha dato il calcio.

La gente è così, se fai tre gol sei il migliore, se sbagli tre passaggi si chiedono come tu possa giocare…

L’Inter veniva da anni senza successi e negli ultimi 4 ha sempre messo in bacheca qualcosa. Il ciclo deve continuare, ha ragione il direttore Marotta quando dice che ‘dobbiamo alzare l’asticella’. Non scelgo tra gli obiettivi, li voglio tutti, ma il prossimo passo è la Champions.

San Siro è indescrivibile, unico, fantastico. Senti un rispetto, una partecipazione che non si trova da nessun’altra parte. Quando senti i tifosi cantare c’è una carica pazzesca. Vuoi onorare in ogni secondi la camiseta che indossi.

Fino all’età di 15 anni mi allenavo a basket, ma senza fare tornei. L’ho mollato quando sono arrivato in prima squadra a Bahia Blanca. Facevo il play, il piccolo che porta palla: non fossi diventato calciatore, oggi sarei sicuramente un cestista.

Dal basket ho preso le virate, l’uscita, la protezione, il sapersi smarcare dal difensore. E poi i movimenti senza palla e i tagli veloci: sì, il basket tuttora mi aiuta in campo.

Sono io che accompagno nostra figlia a scuola perché sono di strada per andare al campo ad allenarmi. Mi alleno, torno a casa, sto un po’ con mia moglie e con Theo e poi la vado a riprendere.

[Dopo aver vinto il Mondiale in Qatar nel 2022] Quando abbiamo perso contro l’Arabia, sentivo che avremmo potuto diventare campioni del mondo. Per noi quella partita è stata fondamentale perché perdere ha fatto la differenza nel girone. Da lì abbiamo giocato sei finali.

[Dopo aver vinto la Coppa America con un goal ai supplementari contro la Colombia] Quando è finito il Mondiale in Qatar e ho ricevuto la medaglia d’oro ero molto felice di quello che avevamo ottenuto, ma personalmente sapevo di essere in debito, perché la caviglia non mi permetteva di fare quello che volevo. Certo, la Coppa America non è la stessa cosa di un Mondiale, ma posso dire che mi sono preparato al meglio per affrontare questa competizione e togliermi questa spina.