Le frasi e citazioni più belle del film Il gladiatore

Il gladiatore - Aforisticamente
Il gladiatore - Aforisticamente

Presento una raccolta delle frasi e citazioni più belle del film Il gladiatore (uscito nel 2000 con la regia di Ridley Scott e vincitore di 5 premi Oscar). Alcune di queste frasi come “Forza e onore”, “Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità!”, “Al mio segnale scatenate l’inferno”, “la morte sorride a tutti, un uomo non può far altro che sorriderle di rimando”, e altre ancora, sono diventate memorabili (per alcune di esse è stata riportata anche la versione originale in lingua inglese).

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Le frasi e citazioni più belle del film Il gladiatore

All’apice del suo potere l’Impero Romano era vasto, estendendosi dai deserti dell’Africa ai confini dell’Inghilterra. Più di un quarto della popolazione mondiale visse e morì sotto il regno dei Cesari. Nell’inverno del 180 d.C. la campagna di Marco Aurelio in atto da dodici anni contro i barbari germanici volgeva al termine. Un’ultima roccaforte separava i Romani dalla vittoria e dalla promessa di pace in tutto l’Impero.

Forza e onore (nella versione originale del film “Strength and Honor!”)
(Massimo Decimo Meridio)

A tre settimane da oggi, io mieterò il mio raccolto. Immaginate dove vorrete essere, perché così sarà! Serrate i ranghi! Seguitemi! Se vi ritroverete soli, a cavalcare su verdi praterie col sole sulla faccia, non preoccupatevi troppo, perché sarete nei Campi Elisi, e sarete già morti! Fratelli! Ciò che facciamo in vita, riecheggia nell’eternità! (nella versione originale del film quest’ultima frase è: “Brothers, what we do in life, echoes in eternity”)
(Massimo Decimo Meridio)

Al mio segnale, scatenate l’inferno (nella versione originale del film “At my signal, unleash hell”)
(Massimo Decimo Meridio)

Quinto: Un popolo dovrebbe capire quando è sconfitto.
Massimo: Tu lo capiresti Quinto? Io lo capirei?

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Marco Aurelio: Hai dimostrato il tuo valore ancora una volta, Massimo… speriamo che sia l’ultima.
Massimo: Non c’è più nessuno da combattere, Cesare.
Marco Aurelio: Ahh… c’è sempre qualcuno da combattere…

C’è stato un sogno una volta che era Roma; lo si poteva soltanto sussurrare: ogni cosa più forte di un sospiro l’avrebbe fatto svanire. Era così fragile. Io temo che non sopravviverà all’inverno.
(Marco Aurelio rivolto a Massimo)

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Marco Aurelio: Vedi quella mappa, Massimo? Quello è il mondo che ho creato io. Per venticinque anni ho conquistato, sparso sangue, espandendo l’Impero di Roma. Da quando sono divenuto Cesare ho conosciuto solo quattro anni senza guerra. Quattro anni di pace su venti. E per che cosa? Io ho portato la spada, niente di più.
Massimo: Cesare, la tua vita…
Marco Aurelio: No, no, no, ti prego, non chiamarmi così. Vieni, ti prego. Siedi con me. E adesso parliamo, insieme, semplicemente, da uomini. Allora, Massimo, parla.
Massimo: Cinquemila dei miei uomini sono là, nel fango ghiacciato. Tremila di loro sono piagati e feriti, duemila non lasceranno mai questo posto. Non posso credere che abbiano combattuto e siano morti per niente.
Marco Aurelio: E che cosa credi, Massimo?
Massimo: Hanno combattuto per te, e per Roma.
Marco Aurelio: E che cos’è Roma, Massimo?
Massimo: Ho visto gran parte del resto del mondo. È brutale, crudele, oscuro. Roma è la luce.
Marco Aurelio: Eppure non ci sei mai stato. Non hai visto cos’è diventata Roma.

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Marco Aurelio: Non ti accorgi che io sto morendo, Massimo? Quando un uomo è vicino alla sua fine vuole credere che la sua vita abbia avuto un senso. Come pronuncerà il mio nome il mondo negli anni a venire? Sarò noto come il filosofo? Il guerriero? Il tiranno? Oppure sarò l’imperatore che ha restituito a Roma il suo vero spirito? C’è stato un sogno, una volta, che era Roma. Si poteva soltanto sussurrarlo. Ogni cosa più forte di un sospiro l’avrebbe fatto svanire. Era così fragile… Io temo che non sopravviverà all’inverno. Massimo, sussurriamolo così, adesso, insieme tu e io. Tu hai un figlio. Parlami della tua casa.

Massimo: La mia casa è sulle colline di Trujillo. Un posto molto semplice, pietre rosa che si scaldano al sole e un orto che profuma di erbe di giorno e di gelsomino la notte. Oltre il cancello c’è un gigantesco pioppo, fichi, meli, peri. Il terreno, Marco, è nero, nero come i capelli di mia moglie, vigne sui declivi a sud, olivi su quelli a nord, cavallini giocano con mio figlio che vuole essere uno di loro.

Marco Aurelio: Da quanto tempo manchi dalla tua casa?
Massimo: Due anni, 264 giorni e questa mattina.

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[Parlando della guerra del padre contro i barbari]
Lucilla: Il popolo ama sempre le vittorie…
Commodo: Perché? Non assistono alle battaglie, cosa gliene importa della Germania?
Lucilla: Il popolo tiene alla grandezza di Roma.
Commodo: La grandezza di Roma? E che cos’è la grandezza?
Lucilla: È un’idea, la grandezza…. la grandezza è una visione…

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Marco Aurelio: Tu non diventerai imperatore. I miei poteri passeranno a Massimo.
Commodo: …Massimo…
Marco Aurelio: Sì…la mia decisione ti delude?
Commodo: Una volta mi scrivesti, citando le quattro principali virtù: saggezza, giustizia, fermezza, e temperanza. Leggendo quello scritto, sapevo di non possederle. Ma ho altre virtù, padre. Ambizione. Questa può essere una virtù quando ci conduce a eccellere. Intraprendenza. Coraggio. Forse non sul campo di battaglia, ma… ci sono molte forme di coraggio. Devozione. Alla mia famiglia, e a te. Ma nessuna delle mie virtù era sul tuo scritto. Anche allora era come se non mi volessi come figlio.

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Io sono Proximo e per i pochi giorni che seguiranno, gli ultimi della vostra miserabile vita, io vi starò più vicino di quella puttana che vi ha messo al mondo urlando; non ho pagato per godere della vostra compagnia, ho pagato per trarre profitto dalla vostra morte, e come vostra madre era con voi al principio, io sarò con voi alla fine… e quando morirete, perché voi morirete, il vostro trapasso avverrà con questo suono: [Clap Clap Clap] Gladiatori, io vi saluto!
(Proximo)

In fin dei conti dobbiamo tutti morire, purtroppo non possiamo scegliere in che modo, ma possiamo decidere come andare in contro alla fine, per poter essere ricordati… da uomini.
(Proximo)

Affondate la lama nella carne di un uomo, ed essi vi ameranno per questo.
(Proximo)

[Al pubblico dell’arena, dopo aver ucciso sei gladiatori in pochi secondi] Non vi siete divertiti?! Non vi siete divertiti?! Non siete qui per questo?!
(Massimo)

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Massimo: Mi hai mandato a chiamare?
Proximo: Si è vero. Tu sei bravo ispanico, ma non così bravo. Potresti essere magnifico.
Massimo: Mi ordinano di uccidere, e io uccido. Tanto basta.
Proximo: Tanto basta per le provincie, ma non per Roma. Il giovane imperatore ha proclamato una serie di spettacoli per commemorare suo padre, Marco Aurelio; lo trovo divertente visto che è stato Marco Aurelio, il saggio, il sapiente Marco Aurelio a interrompere i giochi. E così dopo cinque anni passati a guadagnarsi faticosamente da vivere in villaggi infestati dalle pulci, finalmente torniamo al posto che ci spetta: il Colosseo… oh dovresti vedere il Colosseo. Cinquantamila romani che osservano ogni movimento della tua spada, aspettando che vibri il colpo ferale; il silenzio prima del fendente e il fragore dopo… cresce… cresce e si solleva come… come una tempesta… come se tu fossi Giove tonante!

Massimo: Mi chiedi quello che voglio? Voglio stare in piedi davanti all’imperatore. Come hai fatto tu.
Proximo: Allora ascoltami, impara da me: io non sono stato il migliore perché uccidevo velocemente. Ero il migliore perché la folla mi amava. Conquista la folla, e conquisterai la libertà.
Massimo: Conquisterò la folla, le darò qualcosa che non ha mai visto prima.
Proximo: Ah ah ah! Allora ispanico andremo a Roma insieme, e vivremo avventure sanguinose. E la grande meretrice ci allatterà finché saremo grassi e felici e non potremo più succhiare, e allora… quando saranno morti tanti uomini, forse tu avrai la tua libertà.

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[Parlando di Commodo] Credo che lui sappia che cos’è Roma, Roma è il popolo, farà qualche magia per loro per distrarli, toglierà loro la libertà e la folla ruggirà lo stesso. Il cuore pulsante di Roma non è certo il marmo del Senato, ma la sabbia del Colosseo, lui porterà loro la morte, in cambio lo ameranno.
(Senatore Gracco)

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Qualunque cosa esca da quei cancelli… avremmo maggiori possibilità di sopravvivere se combatteremo uniti. Avete capito? Se saremo uniti, sopravviveremo.
(Massimo)

Ispanico! Ispanico! Ispanico!
(La folla, nell’arena dei gladiatori)

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Commodo: La tua fama è ben meritata Ispanico, non credo che ci sia mai stato un gladiatore come te e quanto a questo giovane insiste nel dire che sei Ettore redivivo. Oppure era Ercole? Ma perché l’eroe non si rivela e non ci dice il suo vero nome? Perché tu hai un nome.
Massimo: Mi chiamano “gladiatore” [si volta e gli dà le spalle]
Commodo: Come osi voltare le spalle a me? Schiavo! Ti toglierai l’elmo e mi dirai il tuo nome!
Massimo: Mi chiamo Massimo Decimo Meridio, comandante dell’esercito del Nord, generale delle legioni Felix, servo leale dell’unico vero imperatore Marco Aurelio. Padre di un figlio assassinato, marito di una moglie uccisa… e avrò la mia vendetta… in questa vita o nell’altra (nella versione originale del film “My name is Maximus Decimus Meridius, Commander of the Armies of the North, General of the Felix Legions, loyal servant to the true Emperor Marcus Aurelius, father to a murdered son, husband to a murdered wife – and I will have my vengeance, in this life or the next”)

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Lucilla: Conoscevo un uomo una volta, un uomo nobile, un uomo dai saldi principi che amava mio padre e che mio padre amava. Quell’uomo servì bene Roma.
Massimo: Quell’uomo non esiste più. Tuo fratello ha fatto bene il suo dovere.
Lucilla: Lasciati aiutare da me.
Massimo: Sì, tu puoi aiutarmi, dimentica di avermi conosciuto e non tornare mai più qui. Guardia, questa donna ha finito con me!

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Iuba: È laggiù da qualche parte il mio paese, casa mia. Mia moglie prepara il cibo, mia figlia va a prendere l’acqua al fiume, le potrò mai rivedere? Io non credo.
Massimo: Pensi che le rincontrerai dopo la tua morte?
Iuba: Penso di sì. Però io morirò presto, loro non moriranno per molti anni, dovrò aspettare.
Massimo: Ma tu aspetteresti loro?
Iuba: Certo.
Massimo: Vedi, mia moglie e mio figlio, loro mi stanno già aspettando.
Iuba: Li rincontrerai un giorno, ma non ancora.

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Commodo: Che cosa devo fare con te, sembra proprio che tu non voglia morire. Siamo poi così diversi tu e io? Anche tu togli la vita quando devi, come faccio io.
Massimo: Ho solo un’altra vita da prendere, poi avrò finito.
Commodo: Allora prendila adesso! Mi hanno detto che tuo figlio gridava come una femminuccia mentre lo inchiodavano alla croce e tua moglie gemeva come una puttana mentre abusavano di lei, ancora e ancora e ancora.
Massimo: Il tempo degli onori presto sarà finito per te, principe…

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Commodo: Massimo, Massimo, Massimo, ti acclamano. Il generale che diventò uno schiavo, lo schiavo che diventò un gladiatore, il gladiatore che sfidò un imperatore, una storia che colpisce e adesso il popolo vuole sapere come va a finire, soltanto una morte gloriosa li soddisferà e cosa c’è di più glorioso che sfidare l’imperatore in persona nella Grande Arena?
Massimo: Tu combatteresti contro di me?
Commodo: Perché no? Credi che io abbia paura?
Massimo: Credo che tu abbia avuto paura per tutta la vita.
Commodo: A differenza di Massimo l’invincibile, che non conosce paura?
Massimo: Conoscevo un uomo che una volta disse: la morte sorride a tutti, un uomo non può far altro che sorriderle di rimando (nella versione originale del film “Death smiles at us all. All we can do is smile back”)
Commodo: Mi chiedo se questo tuo amico ha sorriso alla sua morte.
Massimo: Dovresti saperlo, era tuo padre.
Commodo: Tu amavi mio padre lo so, ma lo amavo anch’io, questo ci rende fratelli non è così? Sorridi per me adesso fratello. [Lo pugnala al costato]

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[Ultime parole di Proximo] Ombra e polvere! (nella versione originale del film “Shadow and Dust”)

[Ultime parole di Massimo Decimo Meridio] Lucio è salvo?

Roma vale la vita di un uomo giusto? Noi lo credevamo una volta. Fa’ in modo che possiamo crederlo ancora.
(Lucilla al senatore Gracco, dopo la morte di Massimo)

Era un soldato di Roma. Onoratelo!
(Lucilla, davanti al corpo esanime di Massimo)