Scrittori di aforismi su Twitter, Eli senzaimmagini

Nella sezione Scrittori di aforismi su Twitter l’articolo di oggi è dedicato a @e_senzaimmagini (eli_senzaimmagini). Nella breve nota biografica che mi ha inviato, l’autrice scrive di sé: “Invidio i polpi, che hanno tre cuori e possono riposarne uno quando sono stanchi, e le magnolie, che sanno come rinascere, sempre. amo Lucio Dalla, che mi fotografa più di quanto mi abbia mai fotografata nessun altro”.

“Ho iniziato a scrivere su Twitter per creare un album di fotografie, da sfogliare ogni volta che sento il bisogno di ritrovare me e quello che amo”.

La penna multicolore dove si cerca di abbassare tutti i colori contemporaneamente, i cioccolatini dorati e blu o verdi, che a conservarli chiusi nel palmo non ne restava niente, i piedi nudi sul lungomare e le conchiglie che tagliano, la curva del collo su cui posare la fronte per non sentire la stanchezza, la mela che diventa una sfida imponendo di sbucciarla in un unico lungo ricciolo, i lamponi, che non divennero mai crostata, l’odore della menta, Parigi, la voce di Dalla, le liquirizie ripiene.

Momenti luminosi che si alternano a momenti più bui, luoghi reali e spazi immaginari, lampi di gioia e di tristezza, piaceri intensi, volatili e irriverenti, confini segnati da presenze e mancanze.
@e_senzaimmagini compone un mosaico di situazioni quotidiane e divagazioni piene di malinconia, poesia e stupore, un catalogo di eventi ed emozioni, in cui riversa – per citare il fotografo Ansel Adams – “tutte le immagini che ha visto, i libri che ha letto, la musica che ha ascoltato, le persone che hai amato”.

La particolarità e l’originalità di questa scrittura è quella di creare una fotografia il cui senso viene completato e fatto “vibrare” da una didascalia posta in una parentesi quadra, quasi come se la foto non fosse abbastanza a fuoco e avesse bisogno della luce dell’interpretazione e del commento (il modello ricorda anche certe opere d’arte contemporanea dove la forma si accompagna a un contenuto che prova a interpretarla).

Quello che viene fuori è una scrittura delicata e al tempo stesso potente che si interroga sul senso profondo della vita, sulla felicità, il tempo che passa, i ricordi e la perdita delle cose e che ci mostra tutto lo splendore (e anche il buio) di cui si compone la nostra esistenza.

Presento una raccolta di alcuni tweet di @e_senzaimmagini (oltre alla particolarità del commento in parentesi quadra si segnala l’uso della minuscola per iniziare le frasi, del resto come scrive l’autrice in un suo tweet “non riesco ad amare le maiuscole [fotografia della mia incapacità di cominciare da capo, qualunque cosa]”)

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@e_senzaimmagini, Tweet scelti

io, nella penna multicolore, cercavo di abbassare tutti i colori contemporaneamente [fotografia del mio saper scegliere, da sempre]

persone che, quando sono lontana, una casa me la costruiscono intorno [fotografia di muri portanti]

rimanere sveglia la notte per non permettere ai sogni di accadere [fotografia del mattino che arriverà e non troverà niente da portarmi via]

i confini delle mie paure, tu che li ridisegni [fotografia di mappe, senza nessun tesoro]

noi, che qualunque sia la strada che facciamo insieme, porta sempre a casa [fotografia di persone che mi riparano, da una vita intera]

girare il ghiacciolo, perché non goccioli sulle dite, e fare peggio [fotografia della mia idea di ribaltare le situazioni, mai migliorativa]

toglievo gli adesivi e sul legno restava una sagoma bianca [fotografia di quello che resta, che ha i contorni di quello che non c’è più]

i polpi, che hanno i neuroni nei tentacoli. loro dovrebbero scrivere [fotografia del cervello nelle dita]

gioco del silenzio. chiede: “ridere vale come parlare?” e suo padre: “ridere vale più di parlare” [fotografia di regole, per tutta una vita]

i cioccolatini dorati e blu o verdi, che a conservarli chiusi nel palmo non ne restava niente [fotografia del preservare, quando fallisce]

io apro le mani e tu ci fai cadere dentro tutta la bellezza possibile [fotografia di te, che ti porti via i miei pugni chiusi]

quello che non vedo l’ora di raccontare e il momento in cui lo racconto e la persona a cui lo racconto [fotografia dell’avverarsi]

un altrove in cui le persone non vanno via [fotografia di luoghi a cui vorrei appartenere]

occhi a cui consegno tutte le armi [fotografia della resa, della sconfitta o della pace, finalmente]

i piedi nudi sul lungomare, le conchiglie che tagliavano [fotografia di come anche la bellezza possa ferire]

parole che restano incollate al palato, come le galatine da piccola, ma più amare [fotografia di silenzi da mandare giù]

alcuni libri che ricordo di aver amato tanto, ma non ricordo più perché; alcune persone uguale [fotografia della memoria selettiva]

una curva del collo su cui posare la fronte, per non sentire la stanchezza [fotografia del sollievo]

potevo addormentarmi in macchina, tornando dal mare, perché tutto il bello era già successo [fotografia di quel sentirsi al sicuro]

continuare a comprare libri, per cui non basteranno altri cento anni per leggerli [fotografia della mia idea di immortalità]

più del luogo in cui tutto è iniziato, mi appartengono i luoghi in cui sono iniziata io, di nuovo [fotografia di mille vite almeno]

la pallina nel fischietto di ferro, che ne migliora il suono [fotografia di quello che, bloccato dentro, si trasforma in qualcosa di buono]

uso come password un nomignolo con cui mi chiamava mio padre da bambina [fotografia di quell’amore lì, che continua a sbloccare ogni cosa]

provo a fare pace con questa mancanza, perché non escludo mi starà accanto per tanto tempo ancora [fotografia di armistizi]

le parole più urlate in casa erano “mettetevi qualcosa ai piedi” [fotografia della felicità, da sempre scalza]

non é tanto il tuo allontanarti, quanto il mio non sapere più come raggiungerti [fotografia del perdermi]

guardo dettagli di una felicità di cui non sono più parte [fotografia di schegge che non posso togliere, per non morire dissanguata]

ride e poi rimette subito il broncio dicendo “mi ero dimenticata che ero arrabbiata con te zia” [fotografia della felicità per sbaglio]

la facilità con cui sarebbe potuto accadere, di restare [fotografia di come non riuscimmo, nemmeno nelle cose facili]

– che cos’hai?
– mancanza
Wim Wenders
[fotografia delle volte in cui la sola cosa che ho è quello che manca]

la felicità ha gli occhi grandi [fotografia della meraviglia]

persone che amo senza rifletterci, simili alla strada di casa, che è quella senza dubbio alcuno [fotografia di ciò che non lascia scelta]

la mela che diventa una sfida, imponendomi di sbucciarla in un unico lungo ricciolo [fotografia di come ogni giorno porti la sua sconfitta]

chiudeva la porta dietro di sé accompagnando la maniglia, per non fare rumore [fotografia di lui, che mi insegnò i distacchi silenziosi]

litigavamo di continuo, ma lui mi urlava “l’altalena é libera” e la difendeva per me con i palmi delle mani [fotografia di quell’amore lì]

mi arrendo, chiudo gli occhi e le libero [fotografia delle lacrime, grandi abbastanza per andare per la loro strada]

“cancello le parole in modo che si possano notare” Jean-Michel Basquiat [fotografia del silenzio che chiede attenzione]

io ti porto nel mio posto preferito solo se giuri di non portarci mai nessun altro [fotografia di come io viva con serenità l’esclusività]

asciugava le mani sul grembiule e mi prendeva il viso, nei suoi palmi il profumo della cena [fotografia delle mie carezze da bambina]

il tuo odore di colpo [fotografia della macchina del tempo]

si curvava per allacciarmi le scarpe e io scrivevo con le dita sulla sua schiena [fotografia di lettere d’amore che chiudeva nel paltò]

tu mi insegni l’assenza, io la imparo a memoria [fotografia di lezioni che non dimentico]

le prime gocce d’acqua sulla tettoia [fotografia di alcuni inizi, che hanno un rumore bellissimo]

il nostro ridere che mi porta lontano da questa malinconia [fotografia di passaggi segreti]

lanciavo i dadi e poi li giravo con le dita per far uscire il numero che volevo [fotografia di come il destino sia tutto lì, tra le mani]

le paure che non racconto, per non dare loro una forma [fotografia di confini invalicabili]

i lamponi, che non divennero mai crostata [fotografia di come non tutti i destini si compiano]

il muretto da cui si vedeva il mare, lui che mi teneva per non farmi cadere [fotografia del mio orizzonte, da qualsiasi lato io guardassi]

la voce che si spezza, quando mi parli ridendo [fotografia di pezzi di felicità]

i “non importa più” che scivolano lungo la schiena, ad ogni alzata di spalle [fotografia di sconfitte, in battaglie non iniziate]

momenti in cui sembra possibile [fotografia sfocata, perché non sono riuscita a fermarli mai]

non voltarti, guarda sempre avanti [fotografia di come mi persi la bellezza, che stava rinascendo ai bordi della strada]

libri di cui ricordo tutta la storia, ma non il titolo [fotografia di come non tutto quello che amo debba avere per forza un nome]

l’odore della menta, Parigi, la voce di Dalla, le liquirizie ripiene [fotografia di quello che mi aggiusta]

Charlie Brown, che ama la granita alla menta senza menta [fotografia dei miei punti di riferimento]

non riesco ad amare le maiuscole [fotografia della mia incapacità di cominciare da capo, qualunque cosa]

la cattiveria che riservo alle persone che sto perdendo, per essere sicura di perderle definitivamente [fotografia di difese, a perdere]

lui si abbassava per allacciarmi la scarpa, io posavo la testa sulla sua spalla [fotografia di nodi, i suoi, i miei]

lui raccontava e appena smetteva lei gli diceva “ancora” [fotografia di quando il tempo scelse di fermarsi, con loro]

l’asola, che perse il suo bottone, e non si chiuse mai più [fotografia di ferite aperte]

“non ti sei solo persa, sei stata anche ritrovata, sono tante le volte in cui lo sei stata” D. Grossman [fotografia di quelle volte, tante]

sull’altalena, in piedi [fotografia della felicità coraggiosa]

se davvero la vita mi dovesse poi ripagare, vorrei fosse in peonie, canzoni di Dalla e ciliegie [fotografia di risarcimenti]

togliere le spine al fiore [fotografia dell’annullare le difese per non farsi male]

“tu hai l’anima che io vorrei avere” Samuele Bersani [fotografia di dichiarazioni d’amore che di più belle non se ne possono inventare]

sposto solo il traguardo un po’ più in là, per non arrivare mai a nessuna fine [fotografia del mio per sempre]

chiudere gli occhi nell’esprimere un desiderio, per non farlo scivolare dalle ciglia [fotografia del preservare]

gennaio che prova a farmi innamorare, io che mi nascondo dentro la sciarpa [fotografia di asimmetrie]

é coraggio anche non provare più [fotografia di sere in cui mi assolvo]

la mano copre il viso, si intravede solo l’angolo della bocca che ride [fotografia della felicità, che si rifiuta di essere fermata]

la finestra aperta, la tenda si riempie dell’aria della sera, si appiattisce, si riempie ancora [fotografia del respirare della primavera]

“Voglio restare solo” disse. “Capisco” rispose Willem “Vorrà dire che resteremo soli insieme” H. Yanagihara [fotografia che vorrei per me]

tutto quello che ho perso mi ritroverà [fotografia di un mattino in cui mi sveglierò intera]

il realizzarsi di un dolore forte, che porta con sé la consapevolezza che tutto il resto farà meno paura [fotografia di sollievi ingiusti]

riempire la malinconia di elio e lasciarla andare [fotografia di mani che non stringono più alcun filo]

la mia paura che diventa tua, il tuo coraggio che non diventa mio [fotografia di vasi non comunicanti]

passo a dire alle magnolie di non abbassare le difese: è solo un giorno di sole, non la fine del freddo [fotografia di imbrogli che conosco]

“posso fare senza” [fotografia di formule magiche che annullano ogni bisogno, e me]

sollevava il lenzuolo sopra la mia testa e poi rifaceva la piega, coprendomi le spalle [fotografia di scudi che mi rendevano invincibile]

il maglione, la giacca, la pioggia e nonostante questo la paura che da fuori si senta il rumore [fotografia dell’andare in frantumi]

sulle sue ciglia restano impigliate piccolissime sfere di quel che resta delle lacrime [fotografia del dolore che si fa bellezza]

la superficie dell’acqua si ricompone dopo la pioggia [fotografia della pace del mare, che non ha cicatrici né memoria]

tu, al sicuro [fotografia che tengo in tasca, per rivederla ogni volta che mi chiedo di te]

l’inespugnabilità della mancanza [fotografia di fortezze e nessun ponte levatoio]

“cade di giovedì quest’anno” e io penso che sì, ci sono giorni che cadono davvero [fotografia di me, che nemmeno provo a salvarli]

dicembre che si dimentica di indossare la nebbia e usa tutto il blu della scatola per il cielo [fotografia della bellezza inconsapevole]

i pesci rossi senza le palpebre [fotografia della condanna di non poter chiudere gli occhi davanti a ciò che non si vuole vedere]

se ne va, ritorna, come niente fosse, e a ogni ritorno sorrido [fotografia dell’indulgenza che concedo alla primavera e mai alle persone]

mancanze come forbici che scorrono su un foglio teso [fotografia di tagli fino in fondo]

all’inizio li bloccai con le mani, poi capii che non sarei riuscita a fermarli tutti e li lasciai andare [fotografia di ricordi come fogli]

il buio inizia a consumarsi, fino a ridursi ai minimi termini [fotografia di giorni che cercano di mettere all’angolo la malinconia]

lì, alle sedie di ferro verdi al Jardin des Tuileries [fotografia di luoghi in cui ci si può solo trovare, mai perdere]

ciò che mi stringe di più tiene le braccia lungo i fianchi [fotografia di sensi capovolti]

sprofondiamo nella sciarpa per attutire il rumore del nostro ridere [fotografia della felicità, che non chiede il permesso]

le sue rughe raccontano di quello che ha trovato, i suoi occhi di quello che ancora cerca [fotografia di approdi]

pozzanghere dentro cui non ride più nessuno, perché si sono ghiacciate [fotografia di lastre di solitudine]

quel nodo in gola quando era il momento di consegnare il pacchetto regalo al festeggiato [fotografia della felicità nel donare, da sempre]

le guance rosse, gli occhi lucidi [fotografia dell’inverno, che si ferma sul mio viso]

credo siano le farfalle che coscientemente hanno deciso di volersene andare e cercano una via [fotografia di queste fitte allo stomaco]

la solitudine degli scaffali dedicati ai libri di poesia [fotografia di bellezza a perdere]

braccia sfinite di assenza [fotografia della fine dell’attesa, dentro quello che non accade]

abbiamo questa stessa lacrima nella pancia, il mare ed io [fotografia di noi che ci scambiamo la malinconia]

mi chiedo di te, tante volte [fotografia non a fuoco, scattata da troppo lontano]

le pagine di un libro illustrato, che si dispongono ad arco aprendolo a metà [fotografia dell’animo che sceglie il suo nascondiglio]

un mondo senza angoli, con nessuna possibilità di nasconderti [fotografia di quello che vorrei per te]

perdere, rovinare, scappare, cancellare [fotografia di verbi, all’infinito]

era solo un minuto, in cui ero sul punto di crollare [fotografia di giorni fatti di mille minuti così]

tolgo le forcine, i capelli restano impigliati, li libero con le dita [fotografia del giorno che pone l’ultima resistenza]

davanti alle cose fragili era sempre “sì puoi guardarlo, ma dalle mie mani” [fotografia di difese che dovrebbero valere anche per l’animo]

rido, chiudendo gli occhi [fotografia di quando manchi di più]

scaraventare la bici e scavalcare il cancello [fotografia del coraggio, a cui possono tremare le gambe, ma resta coraggio]

occhi seri su occhi seri, perde chi ride per primo [fotografia di te che ridi e, invece di perdere, vinci]

asciugo gli occhi, il naso, le guance con la manica [fotografia del paltò che si inzuppa di mancanza]

“mi sono innamorato di te perché non avevo niente da fare” L. Tenco [fotografia di tutto quello che si poteva dire sull’amore, detto da lui]

io vorrei restare, ma non so più come si fa [fotografia di appartenenze disimparate]

inizia a diluviare e invece di correre rallento [fotografia di me che trovo riparo dentro la pioggia, non lontano]

le gambe che penzolano da una panchina troppo alta [fotografia di felicità sospesa]

stringere amicizia con i polpi, per avere otto mani da stringere e cuori di riserva per gli errori [fotografia di rimedi]

con i denti pizzico la pelle del dorso della mano, imparo a memoria le venature del legno che fisso da minuti [fotografia di me, altrove]

congelare ogni sentire, e anziché diventare ghiaccio trasformarmi in vetro [fotografia di infrangibilità]

“tutte le caramelle che mi vengono con queste” e aprivo il pugno lasciando cadere le monete sul banco [fotografia del senso di onnipotenza]

la giostra, il gettone tra le dita, il giro prima del mio infinito, il mio nemmeno il tempo di salire [fotografia dei tempi della felicità]

con la testa dentro il banco frigo, a cercare la scadenza più lontana [fotografia del mio bisogno di mettere tempo tra me e qualunque fine]

mi lasciano immobile, con il respiro bloccato [fotografia di paure che mi guardano con gli occhi di Medusa]

i suoi occhi lucidi [fotografia che non ho scattato mai, perché lui si girava per non farsi scoprire e io fingevo di non vedere]

mi ricordi dove mi sono fermata, ma più di tutto da dove devo ricominciare [fotografia di te, che diventi angolo girato sulla pagina]

la carta blu con le stelle dorate [fotografia di quando srotolavamo il cielo con le mani]

l’istante in cui sento di essere dove vorrei essere [fotografia mossa, perché non riesco a fermarlo mai abbastanza]

“non dare troppo cibo al pesce rosso” [fotografia di quando imparai che anche nel’avere cura ci deve essere misura]

Frida disegnava farfalle sul suo busto di gesso [fotografia di lei che mi insegna ad avere cura di quello che ci tiene in piedi]

il cielo si inventa questi colori per obbligarmi ad alzare lo sguardo [fotografia di te e me che ci guardiamo negli occhi]

il sole disegna una cornice gialla sul pavimento [fotografia di me, che dovrei sedermi e disegnarci dentro una felicità