Le 60 frasi più belle di Maria Montessori

Maria Montessori (Chiaravalle, 31 agosto 1870 – Noordwijk, 6 maggio 1952) è stata un’educatrice, pedagogista e scienziata italiana.

Nel 1907 Maria Montessori apriva a Roma la prima “Casa dei Bambini”, per i piccoli dai 3 ai 6 anni. Era già conosciuta in Italia per essere stata una delle prime donne a laurearsi in Medicina. Presto divenne famosa nel mondo come pioniera di un nuovo metodo fondato su un assunto molto semplice: la scuola non vuole bambini pieni di nozioni ma bambini felici.

La sua opera e il suo metodo (definito metodo montessoriano) continuano a vivere attraverso le migliaia di scuole materne, primarie, secondarie e superiori in tutto il mondo. “Aiutiami a fare da solo” è probabilmente la frase di Maria Montessori che meglio racchiude il suo concetto di educazione dei bambini.

Presento una raccolta delle 60 frasi più belle di Maria Montessori. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Rita Levi di Montalcini, Frasi, citazioni e aforismi sui bambini, Frasi, citazioni e aforismi sull’educazione e Frasi, citazioni e aforismi sugli insegnanti e l’insegnamento.

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Le 60 frasi più belle di Maria Montessori

Se v’è per l’umanità una speranza di salvezza e di aiuto, questo aiuto non potrà venire che dal bambino, perché in lui si costruisce l’uomo.

Quando si parla del bambino gli animi si raddolciscono; l’umanità intera condivide l’emozione profonda che viene dal bambino.

Il bambino è una sorgente d’amore; quando lo si tocca, si tocca l’amore.

L’educazione comincia dalla nascita.

Il più grande segno di successo per un insegnante… è poter dire: i bambini stanno lavorando come se io non esistessi.

La scuola è quell’esilio in cui l’adulto tiene il bambino fin quando è capace di vivere nel mondo degli adulti senza dar fastidio.

Una prova della correttezza del nostro agire educativo è la felicità del bambino.

Esiste villania maggiore dell’offendere e battere un bambino?

Molto si è parlato in questi ultimi tempi dei diritti dell’uomo, e specialmente dei diritti del lavoratore, ma è giunto il momento di parlare dei diritti sociali del bambino.

Il bambino è un corpo che cresce e un’anima che si svolge.

Mai aiutare un bambino mentre sta svolgendo un compito nel quale sente di poter avere successo.

Aiutiamoli a fare da soli.

Per insegnare bisogna emozionare. Molti però pensano ancora che se ti diverti non impari.

Se si è imparato ad imparare allora si è fatti per imparare.

Questo è il nostro dovere nei confronti del bambino: gettare un raggio di luce e proseguire il nostro cammino.

I genitori non sono i costruttori del bambino, ma i suoi custodi.

Chi tenta di correggere il bambino con la forza e con il peso della propria autorità si accorgerà ben presto di aver fallito nel suo intento. Il bambino risponderà in modo forte, esplicito perfino violento.

L’adulto deve rinunciare anzitutto ad essere verbalmente e praticamente il despota cui il bambino deve obbedienza con la pretesa che la mente infantile si formi secondo un piano stabilito a priori.

L’adulto deve dare e fare quel tanto che è necessario affinché il bambino possa utilmente agire da solo: se fa meno del necessario, il bambino non può agire utilmente; se l’adulto fa più del necessario, e perciò si impone o si sostituisce al bambino, spegne i suoi impulsi fattivi.

La prima premessa per lo sviluppo del bambino è la concentrazione. Il bambino che si concentra è immensamente felice.

Insegnare i dettagli significa portare confusione. Stabilire i rapporti tra le cose significa dare conoscenza.

Quando perciò parliamo di “libertà” del piccolo bambino non intendiamo di considerare le azioni esterne disordinate che i bambini abbandonati a sé stessi compirebbero come sfogo di un’attività senza scopo, ma diamo la parola in senso profondo di liberazione della sua vita da ostacoli che ne impediscono il normale sviluppo.

Il lavoro manuale con un fine pratico aiuta ad acquisire una disciplina interiore.

Quando la mano si perfeziona in un lavoro scelto spontaneamente, e nasce la volontà di riuscire, di superare un ostacolo, la coscienza si arricchisce di qualcosa di ben diverso da una semplice cognizione: è la coscienza del proprio valore.

Le mani sono gli strumenti propri dell’intelligenza dell’uomo.

Il gioco è il lavoro del bambino.

L’ambiente deve essere ricco di motivi di interesse che si prestano ad attività e invitano il bambino a condurre le proprie esperienze.

Chi non comprende che insegnare a un bambino a mangiare, a lavarsi, a vestirsi, è lavoro ben più lungo, difficile, e paziente che imboccarlo, lavarlo, vestirlo. Tutto quanto è aiuto inutile, è impedimento allo sviluppo delle forze naturali.

Nel nostro tempo e nell’ambiente civile della nostra società, i bambini vivono molto lontani dalla natura ed hanno poche occasioni di entrare in intimo contatto con essa o di averne diretta esperienza.

La natura si è a poco a poco ristretta, nella nostra concezione, ai fiorellini che vegetano, e agli animali domestici utili per la nostra nutrizione, pei nostri lavori, o per la nostra difesa. Con ciò anche l’anima nostra si è rattrappita.

Spesso, tra bambini e genitori, si invertono le parti. I bambini, che sono degli osservatori finissimi, hanno pietà dei loro genitori e li assecondano per procurare loro una gioia.

La figura del bambino si presenta possente e misteriosa, e noi dobbiamo meditare su di essa perché il bambino, che chiude in sé il segreto della nostra natura, divenga il nostro maestro.

La società dovrebbe prodigare ai bambini le cure più perfette e più sagge, per ricavarne maggior energia e maggiori possibilità per l’umanità futura.

L’adulto deve farsi umile e imparare dal bambino a essere grande.

Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.

È necessario che l’insegnante guidi il bambino, senza lasciargli sentire troppo la sua presenza, così che possa sempre essere pronto a fornire l’aiuto desiderato, ma senza mai essere l’ostacolo tra il bambino e la sua esperienza.

Vidi una madre, che pure aveva seguito uno dei nostri corsi, mentre conduceva il suo bambino per una via di Milano. Si diffondeva nell’aria un suono di campane e il bimbo desiderava fermarsi per ascoltare quel suono; ma la madre rifiutò al bambino quella gioia e lo costrinse a continuare il cammino rimproverandolo.

E’ necessario che l’individuo adulto cerchi di acquistare una intelligenza delle necessità infantili e sappia frenare il proprio orgoglio di plasmatore.

I bambini sono così capaci di distinguere fra le cose naturali e le cose soprannaturali, che la loro intuizione ci ha fatto pensare ad un periodo sensitivo religioso: la prima età sembra congiunta con Dio come lo sviluppo del corpo è strettamente dipendente dalle leggi naturali che lo stanno trasformando.

Io ricordo una bambina di due anni, che, messa davanti ad una statuina del Bambino Gesù, disse: “Questa non è una bambola”.

La prima idea che il bambino deve apprendere, per poter essere attivamente disciplinato, è quella della differenza tra bene e male; e il compito dell’educatore sta nell’accertarsi che il bambino non confonda il bene con l’immobilità e il male con l’attività.

Noi dobbiamo ai bambini una riparazione più che una lezione. Dobbiamo guarire le ferite inconscie, le malattie spirituali, che già si trovano in questi piccoli graziosi figli dei prigionieri dell’ambiente artefatto.

I mali della prima infanzia li portiamo con noi per tutto il resto della vita.

Il bambino è sensibile a un punto estremo, impressionabile in modo tale che l’adulto dovrebbe sorvegliare tutti gli atti e le parole, perché esse gli rimangono scolpite nella mente.

Non possiamo creare osservatori dicendo ai bambini: “Osservate!”, ma dando loro il potere e i mezzi per tale osservazione, e questi mezzi vengono acquistati attraverso l’educazione dei sensi.

Si cerca di mettere a portata del popolo la musica, coi concerti nelle pubbliche piazze, o col rendere sempre più accessibili a ogni classe sociale le sale dei concerti. Ma tutto ciò non sarebbe forse come mettere in circolazione delle edizioni popolari di Dante, in un popolo di analfabeti? È l’educazione che occorre prima: senza essa, ecco un popolo di sordi, cui è negato ogni godimento musicale.

Il silenzio acuisce le nostre sensibilità. Stando in silenzio non solo possiamo ascoltare con maggiore attenzione la parola dell’altro, e quindi “incontrarlo”, ma riusciamo a cogliere profondamente la realtà che ci circonda. E’ importante allora permettere al bambino di vivere anche questa dimensione, preservando sempre nei suoi confronti una relazione di accoglienza e supporto.

Favorire il silenzio non significa tuttavia imporlo, zittendo il bambino, ma piuttosto creare le condizioni affinché esso si manifesti spontaneamente: offrendo al bambino un ambiente non rumoroso, non interrompendolo verbalmente quando svolge con interesse un’attività, permettendogli di osservare un insetto che cattura la sua attenzione o un sassolino raccolto per terra, senza voler essere sempre interpreti con le nostre parole dei suoi pensieri.

I bambini sono esseri umani ai quali si deve rispetto, superiori a noi a motivo della loro innocenza e delle maggiori possibilità del loro futuro.

Il bambino è insieme una speranza e una promessa per l’umanità.

Rendiamoci conto che il bambino è un operaio e che il fine del suo lavoro è di produrre l’uomo.

Il lavoro dei bambini non produce un oggetto materiale, ma crea l’umanità stessa: non una razza, una casta, un gruppo sociale, ma l’intera umanità.

Il periodo infantile è un periodo di creazione; nulla esiste all’inizio ed ecco che circa un anno dopo la nascita il bambino conosce ogni cosa. […] Nel caso dell’essere umano non si tratta dunque di sviluppo, ma di creazione, la quale parte da zero. Il meraviglioso passo compiuto dal bambino è quello che lo conduce dal nulla a qualche cosa, ed è difficile per la nostra mente afferrare questa meraviglia.

Il nostro mondo è stato lacerato ed ha ora bisogno di essere ricostruito.

Tale è il potere del bambino: tutti sono vicini a lui, qualunque sia il loro sentimento religioso o politico, e tutti lo amano. Da questo amore proviene la forza che ha il bambino di unire le genti.

Più dell’elettricità, che fa luce nelle tenebre, più delle onde eteree, che permettono alla nostra voce di attraversare lo spazio, più di qualunque energia che l’uomo abbia scoperto e sfruttato, conta l’amore: di tutte le cose esso è la più importante.

Se ci sono dei bimbi al mondo che hanno bisogno di aiuto sono proprio questi poveri bimbi delle nazioni africane.

Il bambino risuscita sempre e torna, franco e sorridente, a vivere in mezzo agli uomini. Come ha detto Emerson, il bambino è l’eterno Messia, che sempre ritorna fra gli uomini decaduti, per condurli nel regno dei Cieli.

Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo.
(Epitaffio sulla tomba di Maria Montessori)

Commenti:

  • Marina Marin

    Commovente.. eppure.. nonostante l’epoca in cui viviamo è ancora tutto così contemporaneo.. se solo potessimo realizzare che il mondo infinitamente ricco dei bambini.. l’età esplorativa.. può ancora far vivere quel bambino di A. DE SAINT EXUPERY.. il mondo sarebbe davvero migliore!

    marzo 27, 2018

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