Le frasi più belle di Ernest Hemingway

Ernest Hemingway (Oak Park, 21 luglio 1899 – Ketchum, 2 luglio 1961) è stato uno scrittore e giornalista statunitense, insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1954.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Ernest Hemingway tratte dai suoi libri. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Francis Scott Fitzgerald, Le frasi più belle di Charles Bukowski, Le frasi più belle di Jack Kerouac, Le frasi più belle e famose di Lev Tolstoj e Frasi, citazioni e aforismi di Gabriel Garcia Marquez.

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Le frasi più belle di Ernest Hemingway

Non lo disse ad alta voce perché sapeva che a dirle, le cose belle non succedono – He did not say that because he knew that if you said a good thing it might not happen.
(Il vecchio e il mare)

La felicità nelle persone intelligenti è la cosa più rara che conosca – Happines in intelligent people is the rarest thing that i know.
(Il giardino dell’Eden)

Tutto in lui era vecchio tranne gli occhi che avevano lo stesso colore del mare ed erano allegri e indomiti.
(Il vecchio e il mare)

L’uomo non è fatto per la sconfitta. Un uomo può essere distrutto ma non sconfitto – But man is not made for defeat, a man can be destroyed but not defeated.
(Il vecchio e il mare)

Il mondo è un bel posto e per esso vale la pena lottare – The world is a fine place and worth the fighting for.
(Per chi suona la campana)

Ora non è il momento di pensare a quello che non hai. Pensa a quello che puoi fare con quello che hai – Now is no time to think of what you do not have. Think of what you can do with what there is.
(Il vecchio e il mare)

Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno. Ma quello che accadrà in tutti i giorni che verranno può dipendere da quello che farai tu oggi.
(Per chi suona la campana)

Se tu non mi ami, non importa, sono in grado di amare per tutti e due.
(Per chi suona la campana)

Ti sto parlando come se ti conoscessi da secoli. Accade sempre così quando due si capiscono.
(Per chi suona la campana)

Quello che conta non è tanto quello che impari, quanto la gente che incontri.
(Per chi suona la campana)

Un uomo intelligente a volte è costretto a ubriacarsi per passare il tempo tra gli idioti – An intelligent man is sometimes forced to be drunk to spend time with his fools.
(Per chi suona la campana)

Non m’importava che cosa fosse il mondo. Volevo soltanto sapere come viverci. Forse, se scoprivi come viverci, imparavi anche che cos’era.
(Fiesta)

Dopo aver scritto un racconto ero sempre vuoto e triste e felice insieme, come se avessi fatto l’amore
(Festa mobile)

Non ci vuole niente a scrivere. Tutto ciò che devi fare è sederti alla macchina da scrivere e sanguinare.

Amo dormire. La mia vita ha l’abitudine di cadere a pezzi quando sono sveglio, lo sai?

Non c’è nessun amico più leale di un libro.

La vita di ogni uomo finisce nello stesso modo. Sono i particolari del modo in cui è vissuto e in cui è morto che differenziano un uomo da un altro.

Amo ascoltare. Ho imparato un gran numero di cose ascoltando attentamente. Molte persone non ascoltano mai – I like to listen. I have learned a great deal from listening carefully. Most people never listen

L’unica cosa che poteva rovinare una giornata era la gente e se riuscivi a evitare di prendere impegni, non c’era giorno che avesse limiti.
(Festa mobile)

Non era mai quello che aveva fatto, ma sempre quello che poteva fare.
(Quarantanove racconti)

Ogni uomo coraggioso si fa spaventare tre volte da un leone; la prima volta che vede le sue orme, la prima volta che lo sente ruggire e la prima volta che se lo trova davanti.
(Tutti i racconti)

So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono, e la notte può essere un momento terribile per la gente sola quando la loro solitudine è incominciata
(Addio alle armi)

Non ha senso che per il solo fatto che faccia buio si debbano vedere le cose in maniera diversa da quando c’è luce. No, accidenti, non ha senso!
(Fiesta)

Le donne possono essere amiche meravigliose. Assolutamente meravigliose. Ma prima di tutto, perché l’amicizia abbia una base, bisogna che di una donna tu sia innamorato.
(Fiesta)

Ma non metterti a biasimare chi ami nè a distribuire biasimo. Sarà tutto distribuito a tempo debito e non da te.
(Il giardino dell’Eden)

E’ terribile essere a letto insieme e sentirsi soli.
(Il giardino dell’Eden)

Siamo tutti apprendisti in un mestiere dove non si diventa mai maestri.

Il modo migliore per scoprire se ci si può fidare di qualcuno è di dargli fiducia.

Mai intraprendere un viaggio con qualcuno che non ami.

Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo.
(Morte nel pomeriggio)

Vivere era l’immagine di un campo di grano che ondeggia al vento sul fianco di una collina. Vivere era un falco nel cielo. Vivere era una giarra di terra piena d’acqua nella polvere della trebbiatura, col grano lanciato in aria e la pula che vola.
(Per chi suona la campana)

Non sono molto capace di amare. «Sì» disse. «È capace. Quello che mi racconta delle sue notti. Quello non è amore. Quello è soltanto passione e lussuria. Quando si ama si desidera fare qualcosa. Si desidera sacrificarsi. Si desidera servire»
(Addio alle armi)

Non prendere mai alla leggera l’amore. La verità è che la maggior parte della gente non ha mai avuto la fortuna di amar qualcuno; che duri solo oggi e una parte di domani, o duri tutta una lunga vita è la cosa più importante che può capitare ad un essere umano. Ci saranno sempre persone che diranno che non esiste perché non possono averlo. Ma io ti dico che è vero, che tu lo possiedi e che sei fortunato, anche se domani morrai.
(Per chi suona la campana)

In cima alla strada, nella capanna, il vecchio si era riaddormentato. Dormiva ancora bocconi e il ragazzo gli sedeva accanto e lo guardava. Il vecchio sognava i leoni.
(Il vecchio e il mare)

Essere uomo è un mestiere difficile, soltanto pochi ce la fanno.
(Morte nel pomeriggio)

Le pieghe amare intorno alla bocca sono il primo segno della sconfitta.
(Un’estate pericolosa)

Non ha senso che per il solo fatto che faccia buio si debbano vedere le cose in maniera diversa da quando c’è luce. No, accidenti, non ha senso!
(Fiesta)

Se hai amato qualche donna e qualche paese ti puoi ritenere soddisfatto, perché anche se dopo muori, non ha importanza.
(Fiesta)

C’è gente a cui non si possono dire cose offensive. Ti danno la sensazione che il mondo andrebbe a pezzi, letteralmente a pezzi, se tu dicessi certe cose.
(Fiesta)

Avevo bevuto una quantità di vino e poi caffè e Strega e spiegavo, pieno di vino, come noi non facciamo mai le cose che desideriamo; non le facciamo mai.
(Addio alle armi)

Fino ad ora, sulla morale ho appreso soltanto che una cosa è morale se ti fa sentire bene dopo averla fatta, e che è immorale se ti fa star male.
(Morte nel pomeriggio)

«Tu sei la mia sveglia» disse il ragazzo. «La mia sveglia è l’età» disse il vecchio. «Perché i vecchi si svegliano così presto? Sarà perché la giornata duri più a lungo?»
(Il vecchio e il mare)

Ora, nel buio, e senza luci in vista e senza chiarori, e soltanto col vento e la spinta regolare della vela, gli parve di essere già morto, forse. Congiunse le mani e si tastò le palme. Non erano morte e gli bastava aprirle e chiuderle per risuscitare il dolore della vita.
(Il vecchio e il mare)

Quando c’è una burrasca se ne vedono i segni nel cielo giorni e giorni prima, quando si è in mare. A terra non si vedono perché non si sa che cosa guardare, pensò. E poi la terra deve rendere diversa la forma delle nuvole.
(Il vecchio e il mare)

Alcuni fra i pescatori più giovani, di quelli che usavano gavitelli come galleggianti per le lenze e avevano le barche a motore, comprate quando il fegato di pescecane rendeva molto, ne parlavano come di el mar al maschile. Ne parlavano come di un rivale o di un luogo o perfino di un nemico. Ma il vecchio lo pensava sempre al femminile e come qualcosa che concedeva o rifiutava grandi favori e se faceva cose strane o malvagie era perché non poteva evitarle. La luna lo fa reagire come una donna, pensò.
(Il vecchio e il mare)

La vita degli uccelli è più dura della nostra. […] «Perché sono stati creati uccelli delicati e fini come queste rondini di mare se l’oceano può essere tanto crudele?»
(Il vecchio e il mare)

Pensava sempre al mare come a la mar, come lo chiamano in spagnolo quando lo amano. A volte coloro che l’amano ne parlano male, ma sempre come se parlassero di una donna.
(Il vecchio e il mare)

Pesce ti voglio bene e ti rispetto molto. Ma ti avrò ammazzato prima che finisca questa giornata.
(Il vecchio e il mare)

Durante la notte si svegliò e la strinse forte come se lei fosse tutta la vita e gliela volessero portar via. La strinse sentendo che lei era tutta la vita che poteva esserci per lui, ed era vero. Ma lei dormiva profondamente e non si svegliò.
(Per chi suona la campana)

Dicono che il seme di ciò che faremo è in noi tutti, ma a me è sempre sembrato che in coloro che affrontano la vita scherzando quel seme sia coperto da un humus più ricco e da un letame di migliore qualità.
(Festa mobile)

Tutti i buoni libri sono simili nel fatto che sono più veri di quanto avrebbe potuto essere la realtà.

Amo scrivere. Amo il suono e la suggestione delle parole quando s’intrecciano con i sentimenti.
(Un’estate pericolosa)

Un uomo non può morire che una volta; una morte dobbiamo a Dio e vada come vuole, chi muore quest’anno non dovrà farlo quello successivo.
(Tutti i racconti)

Tutte le generazioni erano perdute da qualche cosa e lo erano sempre state e sempre lo sarebbero state.
(Festa mobile)

Mai pensare che la guerra, non importa quanto necessaria, non importa quanto sia giustificata, non sia un crimine.
(Addio alle armi)

La lenza si alzò lentamente e regolarmente e poi la superficie dell’oceano si sollevò davanti alla barca e il pesce uscì. Uscì senza fine e l’acqua gli ricadde dai fianchi. Era lucente nel sole e la testa e la schiena erano di un rosso scuro e nel sole le strisce sui fianchi apparivano larghe, di un lavanda leggero. La spada era lunga come una mazza da baseball e appuntita come un’alabarda e il pesce si alzò in tutta la sua lunghezza dall’acqua e poi vi rientrò, dolcemente, come in un tuffo, e il vecchio vide la grande lama falcata della coda andare sott’acqua e la lenza incominciò a filare. «È mezzo metro più lungo della barca»
(Il vecchio e il mare)

Nessuno dovrebbe mai restar solo, da vecchio, pensò. Ma è inevitabile.
(Il vecchio e il mare)

Tieni la testa lucida e fa vedere come sa soffrire un uomo. O un pesce, pensò.
(Il vecchio e il mare)

Tutti gli uomini che pensano sono atei – All thinking men are atheists.
(Addio alle armi)

Ero sempre imbarazzato dalle parole sacro, glorioso e sacrificio e dall’espressione invano. Le avevamo udite a volte ritti nella pioggia quasi fuori dalla portata della voce, in modo che solo le parole urlate giungevano, e le avevamo lette su proclami che venivano spiaccicati su altri proclami, da un pezzo ormai, e non avevo visto niente di sacro, e le cose gloriose non avevano gloria e i sacrifici erano come i macelli a Chicago se con la carne non si faceva altro che seppellirla.
(Addio alle armi)

Il mondo spezza tutti quanti e poi molti sono forti nei punti spezzati. Ma quelli che non spezza li uccide. Uccide imparzialmente i molto buoni e i molto gentili e i molto coraggiosi. Se non siete fra questi potete esser certi che ucciderà anche voi, ma non avrà una particolare premura.
(Addio alle armi)

Questo si faceva. Si moriva. Non si sapeva di cosa si trattasse. Non si aveva mai il tempo di imparare. Si veniva gettati dentro e si sentivano le regole e la prima volta che vi acchiappavano in fallo vi uccidevano.
(Addio alle armi)

Ma accorgersi che si era capaci di inventare qualcosa; di creare con abbastanza verità da esser contenti di leggere ciò che si era creato; e di farlo ogni giorno che si lavorava, era qualcosa che procurava una gioia maggiore di quante ne avessi mai conosciute. Oltre a questo, nulla importava.
(Addio alle armi)

La letteratura è come un iceberg: ciò che si vede, ciò che si legge, è solo un ottavo della massa totale, il resto rimane sommerso.

Gli scrittori si forgiano nell’ingiustizia come si forgiano le spade.
(Verdi colline d’Africa)

Nei tempi antichi è stato scritto che è dolce e opportuno morire per la propria patria. Ma nella guerra moderna non c’è niente di dolce e opportuno nella morte. Si muore come cani senza un valido motivo.
(Appunti sulla prossima guerra)

È il grande inganno, la saggezza dei vecchi. Non diventano saggi. Diventano attenti.
(Addio alle armi)

[Riguardo a Francis Scott Fitzgerald] Il suo talento era naturale come il disegno tracciato dalla polvere sulle ali di una farfalla.
(Festa mobile)

[Riguardo a Fëdor Dostoevskij] Come può un uomo scrivere cosí male, cosí spaventosamente male, e comunicarti delle sensazioni cosí profonde?
(Festa mobile)

Il guaio della moderna tecnica della corrida è che è diventata troppo perfetta. Il matador lavora così vicino al toro, così lentamente e in modo così del tutto privo di difesa e di movimento che gli è indispensabile un toro quasi fatto su ordinazione.
(Morte nel pomeriggio)

La corrida è basata sul fatto che è il primo incontro tra l’animale allo stato selvaggio e l’uomo a piedi. Questa è la premessa fondamentale della corrida moderna; che il toro non sia mai stato prima nell’arena
(Morte nel pomeriggio)

La corrida non è uno sport nel senso anglosassone della parola, vale a dire non è una gara o un tentativo di gara tra un toro e un uomo. È piuttosto una tragedia; la morte del toro, che è recitata, più o meno bene, dal toro e dall’uomo insieme e in cui c’è pericolo per l’uomo ma morte sicura per l’animale
(Morte nel pomeriggio)

La corrida è l’unica arte in cui l’artista sia in pericolo di morte e in cui il grado di bravura nell’esecuzione sia lasciato all’onore del torero.
(Morte nel pomeriggio)

Tutta la corrida è basata sul coraggio del toro, la sua semplicità e la sua mancanza d’esperienza. C’è modo di combattere tori vigliacchi, tori esperti e tori intelligenti, ma il principio della corrida, la corrida ideale, presuppone nel toro coraggio e un cervello sgombro da qualunque ricordo di un lavoro precedente nell’arena.
(Morte nel pomeriggio)

Ci sono solo tre sport: il combattimento dei tori, le gare automobilistiche e l’alpinismo. Il resto sono semplici giochi.
(Morte nel pomeriggio)

Uno scrittore che omette le cose perché non le conosce, non fa che lasciare dei vuoti nel suo scritto. Uno scrittore che prende così poco sul serio lo scrivere da essere ansioso di far vedere alla gente come è accademico, colto o ben educato, è un semplice pappagallo.
(Morte nel pomeriggio)

Entrai in camera mia e mi sdraiai sul letto. Il letto salpò e io mi rizzai a sedere e guardai la parete per farlo smettere.
(Fiesta)

Mi guardava negli occhi con quel suo modo di guardare che ti induceva a chiederti se davvero vedeva qualcosa con quegli occhi. Continuavano a guardare anche quando gli occhi di chiunque altro al mondo avrebbero smesso.
(Fiesta)

Avevo già imparato a non vuotare mai il pozzo della mia fantasia, ma a fermarmi sempre quando c’era ancora qualcosa, là in fondo, e a lasciare che tornasse a riempirsi durante la notte con l’acqua delle sorgenti che lo alimentavano.
(Festa mobile)

Potevamo sentirci soli mentre eravamo insieme, soli contro gli altri. Mi è capitato così soltanto una volta. Sono stato solo mentre ero con molte ragazze e questo è il modo in cui si può essere più soli. Ma noi non eravamo mai soli e non avevamo mai paura quando eravamo insieme
(Addio alle armi)

«Non credo più alla vittoria.» «Neanch’io. Ma non credo alla sconfitta. Anche se sarebbe meglio.» «A che cosa crede?» «Al sonno» dissi.
(Addio alle armi)

La mattina era finito tutto. La fiesta si era conclusa. Mi svegliai verso le nove, feci il bagno, mi vestii e scesi. La piazza era deserta e non c’era nessuno per le strade. Solo qualche bambino che raccoglieva aste di razzi nella piazza. I caffè si stavano appena aprendo e i camerieri portavano fuori le comode sedie bianche di vimini, disponendole intorno ai tavolini col ripiano di marmo nell’ombra del portico. Stavano pulendo le strade e annaffiandole con un idrante.
(Fiesta)

Sorrise come soltanto i veri timidi sanno sorridere. Non era la risata facile dell’ottimista né il rapido sorriso tagliente dei testardi ostinati e dei malvagi. Non aveva niente a che fare col sorriso equilibrato, usato di proposito, del cortigiano o del politicante. Era il sorriso strano, inconsueto, che sorge dall’abisso profondo, buio, più profondo di un pozzo, profondo come una miniera profonda, che è dentro di loro
(Di là dal fiume e tra gli alberi)

Non c’è rimedio a niente nella vita.
(Morte nel pomeriggio,