Frasi, citazioni, aforismi e pensieri di Blaise Pascal

Blaise Pascal (Clermont-Ferrand, 19 giugno 1623 – Parigi, 19 agosto 1662) è stato un matematico, fisico, filosofo e teologo francese. François-René de Chateaubriand scrisse su Blaise Pascal: “Ci fu un uomo che a 12 anni, con aste e cerchi, creò la matematica; che a 16 compose il più dotto trattato sulle coniche dall’antichità in poi; che a 19 condensò in una macchina una scienza che è dell’intelletto; che a 23 dimostrò i fenomeni del peso dell’aria ed eliminò uno dei grandi errori della fisica antica; che nell’età in cui gli altri cominciano appena a vivere, avendo già percorso tutto l’itinerario delle scienze umane, si accorge della loro vanità e volge la mente alla religione”.

Presento una raccolta di frasi, citazioni, aforismi e pensieri di Blaise Pascal. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Arthur Schopenhauer e Frasi, citazioni e aforismi di Friedrich Nietzsche.

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Frasi, citazioni, aforismi e pensieri di Blaise Pascal

Tutta l’infelicità degli uomini proviene da una cosa sola: dal non saper restare tranquilli in una camera – Tout le malheur des hommes vient d’une seule chose, qui est de ne savoir pas demeurer en repos dans une chambre.

Basta poco per consolarci, perché basta poco per affliggerci.

Non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose.

Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce – Le coeur a ses raisons que la raison ne connaît point.

Se Dio si manifestasse continuamente all’uomo non vi sarebbe merito alcuno nel credere in lui.

Dio non costringe nessuno a credere. Infatti c’è luce sufficiente per chi vuol credere; ma c’è buio sufficiente per chi non vuol credere.

Sono convinto che il nostro più grande peccato è quello di omissione: bene non fatto, responsabilità non vissute, gesti buoni e doverosi non compiuti, impegni disattesi.

L’uomo non è che una canna, la più debole della natura; ma è una canna pensante. Non c’è bisogno che tutto l’universo s’armi per schiacciarlo: un vapore, una goccia d’acqua basta a ucciderlo. Ma, anche se l’universo lo schiacciasse, l’uomo sarebbe ancor più nobile di chi lo uccide, perché sa di morire e conosce la superiorità dell’universo su di lui; l’universo invece non ne sa niente.

La grandezza dell’uomo è grande in questo: che si riconosce miserabile. Un albero non sa di essere miserabile. Dunque essere miserabile equivale a conoscersi miserabile; ma essere grande equivale a conoscere di essere miserabile

Ridersela della filosofia significa filosofare per davvero.

Incomprensibile che Dio esista e incomprensibile che non esista; che l’anima sia unita al corpo e che noi non abbiamo anima; che il mondo sia creato e che non lo sia ecc.; che il peccato originale esista e che non esista.

Che una cosa sia incomprensibile non implica che non esista.

Il finito si annulla davanti all’infinito e diventa un puro niente. Così il nostro spirito davanti a Dio, e la nostra giustizia davanti alla giustizia divina.

Valutiamo il guadagno e la perdita, scegliendo croce, cioè l’esistenza di Dio. Esaminiamo questi due casi: se guadagnate, guadagnate tutto; se perdete, non perdete nulla. Scommettete dunque che egli esiste, senza esitare.

“Dio esiste oppure non esiste?” Da che parte ci decideremo? La ragione non può decidere nulla; c’è di mezzo un caos infinito. Si giuoca una partita, all’estremità di questa distanza infinita, dove risulterà testa o croce. Su che cosa puntare? Secondo ragione, non potete scegliere né l’uno né l’altra; secondo ragione, non potete escludere nessuno dei due. Dunque non accusate di falsità coloro che hanno fatto una scelta, perché non ne sapete niente.

Due eccessi: escludere la ragione, non ammettere che la ragione.

Ognuno ha in sé l’originale della bellezza di cui cerca la copia nel vasto mondo.

L’uomo è così infelice che si annoierebbe anche senza alcuna causa di noia per lo stato proprio della sua natura.

Condizione dell’uomo. Incostanza, noia, inquietudine.

Tutti gli uomini cercano di essere felici. Per quanto i mezzi possano differire, ciò si verifica senza eccezione. Tutti tendono a questo fine. Chi va in guerra e chi non ci va sono spinti dallo stesso desiderio, anche se con idee diverse. La volontà non si muove di un passo se non in questa direzione. È la causa di tutte le azioni di tutti gli uomini, anche di quelli che vanno a impiccarsi.

Il supremo passo della ragione sta nel riconoscere che c’è un’infinità di cose che la sorpassano. È ben debole, se non giunge a riconoscerlo. Se le cose naturali la trascendono, che dire di quelle soprannaturali?

Gli uomini si interessano a inseguire una palla o una lepre: è anche il piacere dei re.

La cosa più importante di tutta la vita è la scelta di un lavoro ed è spesso affidata al caso.

Bisogna conoscere sé stessi. Anche se questo non servisse a trovare la verità, servirebbe a regolare la propria vita, e non c’è nulla di più giusto.

Gli uomini, non avendo potuto guarire la morte, la miseria e l’ignoranza, hanno deciso di non pensarci per rendersi felici.

Corriamo senza curarci del precipizio, dopo aver messo qualcosa davanti a noi per impedircene la vista.

Tra noi da una parte e l’inferno o il cielo dall’altra non c’è che la vita, che è la cosa più fragile che esista.

Il cuore, e non la ragione, sente Dio. E questa è la fede: Dio sensibile al cuore e non alla ragione.

Quale distanza tra la conoscenza di Dio e l’amore per lui!

Le cose umane si capiscono studiando, le cose di Dio si capiscono amando.

O uomini, è inutile che cerchiate in voi stessi il rimedio per le vostre miserie. Tutto il vostro lume può soltanto arrivare a capire che in voi non troverete la soluzione.

Solo Cristo può dar senso alla vita e alla morte.

Mio, tuo. – «Questo cane è mio», dicevano quei poveri ragazzi. «Questo posto al sole è mio». Ecco l’inizio e l’immagine dell’usurpazione su tutta la terra.

Poche amicizie sopravvivrebbero, se ciascuno sapesse ciò che il suo amico dice di lui in sua assenza.

Pochi parlano umilmente dell’umiltà, pochi castamente della castità, pochi dello scetticismo dubitando. Siamo solo menzogna, ambiguità, contraddizione, ci nascondiamo e ci mascheriamo davanti a noi stessi.

Si consulta solo l’orecchio perché si manca di cuore.

Niente è tanto insopportabile per l’uomo come il rimanere in un riposo assoluto, senza passione, senza affari, senza divertimento, senza applicarsi. Allora avverte il proprio nulla, l’abbandono, l’insufficienza, la dipendenza, l’impotenza, il vuoto. Dal fondo della sua anima uscirà quanto prima la noia, l’orrore, la tristezza, il dolore, il dispetto, la disperazione.

L’unica cosa che ci consola delle nostre miserie è il divertimento, e intanto questa è la maggiore tra le nostre miserie. Perché è esso che principalmente ci impedisce di pensare a noi stessi e ci porta inavvertitamente alla perdizione. Senza di esso noi saremmo annoiati, e questa noia ci spingerebbe a cercare un mezzo più solido per uscirne. Ma il divertimento ci divaga e ci fa arrivare inavvertitamente alla morte.

Abbiamo un’opinione così grande dell’anima dell’uomo che non possiamo tollerare di essere disprezzati e di non essere stimati; tutta la felicità degli uomini consiste in questa stima.

Nelle città in cui siamo di passaggio non ci preoccupiamo della stima degli altri. Ma se ci dobbiamo abitare per un po’ di tempo allora ci preoccupiamo. Quanto tempo? Un tempo proporzionato alla nostra vana e fragile esistenza.

Le bestie non s’ammirano tra loro. Un cavallo non ammira il suo compagno

Di solito siamo meglio convinti dalle ragioni che troviamo da noi stessi, che da quelle che ci provengono dagli altri.

La natura dell’uomo non è di avanzare sempre; ha i suoi alti e bassi.

L’uomo non è né angelo né bestia, e disgrazia vuole che chi vuol fare l’angelo fa la bestia.

Che cos’è in fondo l’uomo nella natura? Un nulla rispetto all’infinito, un tutto rispetto al nulla; un qualcosa di mezzo tra il niente e il tutto. Infinitamente lontano dall’abbracciare gli estremi, la fine delle cose e il loro principio gli sono invincibilmente nascosti in un impenetrabile segreto, ed egli è ugualmente incapace di vedere il nulla da cui è stato tratto e l’infinito dal quale è inghiottito.

Il silenzio eterno degli spazi infiniti mi sgomenta.

L’immortalità dell’anima è una cosa che ci riguarda in modo così forte, e ci tocca così in profondità, che bisogna aver perso ogni sensibilità perché ci sia indifferente sapere come stanno le cose.

Non è certo necessario avere un animo molto elevato per capire che quaggiù non c’è vera e durevole soddisfazione, che tutti i nostri piaceri sono solo vanità, che i nostri mali sono infiniti e che da ultimo la morte, che ci minaccia a ogni istante, nel giro di pochi anni ci porrà nell’orribile necessità di essere per sempre annientati o infelici.

La nostra immaginazione ingrandisce così tanto il tempo presente, che facciamo dell’eternità un niente, e del niente un’eternità.

L’uomo è visibilmente fatto per pensare; è tutta la sua dignità e tutto il il suo mestiere; e tutto il suo dovere è pensare come si deve.

Vedo quegli spaventosi spazi dell’universo, che mi rinchiudono; e mi trovo confinato in un angolo di questa immensa distesa, senza sapere perché sono collocato qui piuttosto che altrove, né perché questo po’ di tempo che mi è dato da vivere mi sia assegnato in questo momento piuttosto che in un altro di tutta l’eternità che mi ha preceduto e di tutta quella che mi seguirà. Da ogni parte vedo soltanto infiniti, che mi assorbono come un atomo e come un’ombra che dura un istante, e scompare poi per sempre. Tutto quel che so è che debbo presto morire; ma quel che ignoro di più è, appunto, questa stessa morte, che non posso evitare.

Quando considero la breve durata della mia vita, assorbita nell’eternità che precede e che segue il piccolo spazio che occupo e che vedo inabissato nell’infinita immensità degli spazi che ignoro e che m’ignorano, mi spavento, e mi stupisco di vedermi qui piuttosto che là, perché non c’è ragione che sia qui piuttosto che là, adesso piuttosto che allora.

Malgrado la vista di tutte le miserie che ci toccano, che ci prendono alla gola, abbiamo un istinto verso l’alto che non possiamo reprimere.

Ciascuno esamini i propri pensieri: li troverà sempre occupati del passato e dell’avvenire. Non pensiamo quasi mai al presente, o se ci pensiamo, è solo per prenderne il lume al fine di predisporre l’avvenire. Il presente non è mai il nostro fine; il passato e il presente sono i nostri mezzi; solo l’avvenire è il nostro fine. Così, non viviamo mai, ma speriamo di vivere, e, preparandoci sempre ad esser felici, è inevitabile che non siamo mai tali.

Ci conosciamo tanto poco che parecchi credono di stare per morire quando stanno bene; e parecchi credono di stare bene quando sono vicini a morire, perché non sentono la febbre vicina o l’ascesso pronto a formarsi.

Non è nello spazio che devo cercare la mia dignità, ma nell’ordine dei miei pensieri. Non avrei alcuna superiorità possedendo terre. Nello spazio, l’universo mi comprende e m’inghiotte come un punto; nel pensiero, io lo comprendo.

Il nostro egoismo è un bello strumento per gettarci polvere negli occhi in modo piacevole.

La vanità è a tal punto radicata nel cuore dell’uomo che un soldato, un attendente, un cuciniere, un vessillifero si vantano e vogliono degli ammiratori. E anche i filosofi li vogliono, e quelli che scrivono contro tutto ciò vogliono la gloria di avere scritto bene, e quelli che leggono vogliono la gloria di averli letti, e anch’io che sto scrivendo ho forse questo desiderio, e forse quelli che lo leggeranno…

Compiangere gli atei che cercano: infatti non sono abbastanza infelici? Inveire contro coloro che ne fanno ostentazione.

Gli uomini sono così necessariamente folli che il non essere folle equivarrebbe a essere soggetto a un’altra specie di follia.

Se l’uomo non è fatto per Dio, perché mai non è felice se non in Dio? Se l’uomo è fatto per Dio, perché mai è così contrario a Dio?

Niente rivela maggiormente un’estrema debolezza di mente quanto il non conoscere che cosa sia l’infelicità di un uomo senza Dio; niente denota maggiormente una cattiva disposizione del cuore quanto il non desiderare la verità delle promesse eterne; niente è così stupido quanto il fare il gradasso con Dio.

Chi dicesse che l’uomo è troppo basso per meritare la comunione con Dio, dev’essere abbastanza grande per dare questo giudizio.

La conoscenza di Dio senza la conoscenza della propria miseria genera l’orgoglio. La conoscenza della propria miseria senza la conoscenza di Dio genera la disperazione. La conoscenza di Gesù Cristo sta tra i due estremi, perché in essa troviamo Dio e la nostra miseria.

Ci sono due categorie di uomini: i giusti che si credono peccatori, e i peccatori che si credono giusti.

Il cristianesimo è strano. Ordina all’uomo di riconoscersi vile e abominevole, e gli ordina di voler essere simile a Dio

L’amore non ha età, è sempre nascente.

La natura ha delle perfezioni per dimostrare che essa è l’immagine di Dio e ha dei difetti per mostrare che ne è solo un’immagine.

Non si comprendono le profezie se non quando le cose sono accadute.

Non è vero che tutto rivela Dio, e non è vero che tutto lo nasconde. Ma è vero al tempo stesso che egli si nasconde a coloro che lo tentano e si rivela a quelli che lo cercano, perché gli uomini sono sia indegni sia capaci di Dio: indegni per la loro corruzione, capaci per la loro prima natura.

Non si deve misurare la virtù di un uomo dalla sua eccezionalità ma nel quotidiano.

Gli uomini mostrano disprezzo per la religione; hanno per essa odio e paura che sia vera. Per guarirli di ciò, bisogna cominciare col provare che la religione non è contraria alla ragione; è venerabile, e bisogna farla rispettare; in seguito renderla amabile, far desiderare ai buoni che sia vera e poi provare che essa è vera.

Esistono tre categorie di individui: quelli che servono Dio dopo averlo cercato; quelli che si sforzano di cercarlo senza ancora trovarlo; quelli che vivono senza cercarlo e senza averlo trovato. I primi sono ragionevoli e felici, gli ultimi sono pazzi e infelici, quelli di mezzo sono infelici e ragionevoli.

La fede dice quel che i sensi non dicono, ma non il contrario di quel che i sensi vedono. È al di sopra e non contro.

Riconosciamo dunque che l’uomo è infinitamente al di là dell’uomo e che, senza il soccorso della fede, sarebbe incomprensibile a se stesso. Chi non vede come, senza la conoscenza di questa doppia condizione della nostra natura, rimarremmo invincibilmente ignoranti della nostra natura?

Come la moda decide dei gusti, così decide della giustizia.

Il naso di Cleopatra: se fosse stato più corto, tutta la faccia della terra sarebbe cambiata.

La nostra natura sta nel movimento; il completo riposo è la morte.

È assai più bello sapere un po’ di tutto che saper tutto di una cosa.

Ci sono dei vizi che vivono in noi soltanto per mezzo degli altri e che, tagliando il tronco, si tolgono via come rami.

La vera eloquenza si ride dell’eloquenza.

Due volti simili, che presi a parte non fanno ridere, messi insieme fanno ridere per la loro somiglianza.

Quando siamo di fronte a uno stile naturale, restiamo stupiti e incantati, perché ci aspettavamo di vedere un autore e troviamo invece un uomo.

Significa proprio essere superstizioso voler fondare la propria speranza nelle formalità; ma significa essere superbo non volersi sottomettere ad esse.

È meglio non digiunare e provarne umiliazione, che digiunare e provarne compiacimento.

Spesso la curiosità non è che vanità; si vuole sapere per poterne parlare; diversamente non si viaggerebbe certo sul mare per non dirne mai nulla e per il solo piacere di vedere, senza speranza di riferirne mai a qualcuno.

Se si vanta, l’abbasso; se si abbassa, lo vanto e sempre lo contraddico fino a fargli capire che è un mostro incomprensibile.

È un male essere pieni di difetti, ma è anche peggio esserne pieni e non volerlo riconoscere, perché è un aggiungere agli altri anche quello di una volontaria illusione.

Il potere dei re si fonda sulla ragione e sulla follia del popolo, ma molto più sulla follia.

La maggioranza è la via migliore perché è visibile e ha la forza di farsi obbedire. Tuttavia è l’opinione dei meno competenti.

Non si riesce a immaginare Platone e Aristotele se non con gran vesti di pedanti. Erano invece delle persone comuni e ridevano, come gli altri, con i loro amici; e quando si sono divertiti a scrivere le Leggi e la Politica l’hanno fatto per divertirsi; questa era la parte meno filosofica e meno seria della loro vita, mentre la più filosofica era di vivere semplicemente e tranquillamente. Se hanno scritto di politica, l’han fatto come per dar norme per un manicomio; e se hanno finto di parlarne come di cosa seria, l’hanno fatto perché i pazzi a cui si rivolgevano credevano di essere re e imperatori, ed essi si immedesimavano nei princìpi di costoro per rendere la loro follia meno dannosa possibile.

Dio è nascosto. Ma si lascia trovare da quelli che lo cercano. Ci sono sempre state tracce visibili di lui in ogni tempo. Le nostre sono le profezie.

Mi scuso per la lunghezza della mia lettera, ma non ho avuto il tempo di scriverne una più breve

Ritengo che contro chiunque vorrebbe rinvenire nell’uomo la spiegazione dell’uomo stesso, l’uomo sia un problema la cui soluzione si trova soltanto in Dio.

Siamo così presuntuosi che ci piacerebbe essere noti in tutto il mondo, anche da persone che nasceranno solo quando saremo già morti. Ma la nostra vanità è tale che la buona opinione di una mezza dozzina di persone intorno a noi ci dà piacere e soddisfazione.

Per quanto la commedia sia stata bella in ogni sua parte, l’ultimo atto è cruento. Alla fine ci gettano un po’ di terra sulla testa ed eccoci sistemati per sempre.