Le frasi più belle di Philip Roth

Philip Roth (Newark, 19 marzo 1933 – New York, 22 maggio 2018) è considerato uno dei più importanti scrittori statunitensi della sua generazione.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Philip Roth. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi di Milan Kundera e Le frasi più belle di Daniel Pennac.

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Le frasi più belle di Philip Roth

Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto; è quanto mi hanno dato al posto di un fucile.

Quando si pubblica un libro, esso è il libro del mondo. È il mondo a editarlo – When you publish a book, it’s the world’s book. The world edits it.

La politica è la grande generalizzatrice e la letteratura è la grande particolareggiatrice.

Con quello che si vede nei film, si sente nelle canzoni o si trova su internet, ci si può scandalizzare per i miei libri? Un libro fa scandalo solo se è scritto male.

Io non chiedo agli altri scrittori quali siano le loro abitudini lavorative. Non mi interessa proprio. Joyce Carol Oates dice, non so più dove, che se uno scrittore domanda a un altro scrittore a che ora comincia a lavorare, quando finisce, e quanto tempo dedica al pranzo, in realtà sta solo cercando di scoprire se è matto quanto lui.

Quando inizio, vado in cerca di resistenza, di guai. Certe volte l’incertezza iniziale viene non tanto perché la scrittura è difficile, ma perché non lo è abbastanza. La fluidità può essere il segnale che non sta succedendo niente se non addirittura che devo fermarmi, mentre invece quando brancolo nel buio, da una frase all’altra, allora capisco che devo andare avanti.

Un bel giorno la setta dei lettori di narrativa non sarà più numerosa di quella di chi oggi legge poesia latina per svago.

Tutti hanno “idee” per un romanzo: la metropolitana è intasata da persone appese alle cinghie, con la testa piena di idee per un romanzo che non sono in grado nemmeno di iniziare a scrivere. Spesso, io sono uno di loro.

Mattina dopo mattina per cinquant’anni, ho affrontato la pagina a venire senza difese e impreparato. L’ostinazione, non il talento, ha salvato la mia vita.

Ogni talento ha i suoi termini contrattuali – una propria natura e portata e forza, e anche una fine, una durata, un decorso. Non tutti possono essere fecondi per sempre.

Raccontare storie per me era tutto. Ora semplicemente, non lo è più.

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Evereyman (2006)

La vecchiaia non è una battaglia, la vecchiaia è un massacro – Old age isn’t a battle: old age is a massacre.

Perché invece non godersi i momenti più belli della vecchiaia? O i momenti più belli della vecchiaia erano proprio questi, la nostalgia per i momenti più belli dell’infanzia, per il sottile virgulto che il suo corpo era allora.

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Indignazione (Indignation, 2008)

Cerca di essere più grande dei tuoi sentimenti. Non sono io che te lo chiedo, ma la vita. Altrimenti finirai spazzato via dai tuoi sentimenti. Spazzato via senza poter più tornare indietro. I sentimenti possono essere il più grande dei problemi. I sentimenti possono giocare gli scherzi più crudeli.

La debolezza di un’altra persona può distruggerti tanto quanto la sua forza. Le persone deboli non sono innocue. La loro debolezza può essere la loro forza.

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Il fantasma esce di scena (Exit Ghost, 2007)

L’unica cosa che volevo era riparare all’errore di aver cercato di migliorare le cose e tornare a casa per riprendere a vivere al meglio delle mie incapacità.

La sorte di ognuno: l’instabilità.

Se un mattino avessi raccolto la pagina scritta e mi fossi scoperto incapace di ricordare di averla scritta, che cosa avrei fatto? Senza il mio lavoro, cosa sarebbe rimasto di me?

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L’animale morente (The Dying Animal, 2001)

Per quante cose tu sappia, per quante cose tu pensi, per quanto tu ordisca e trami e architetti, non sei mai al di sopra del sesso.

Un uomo non avrebbe i due terzi dei problemi che ha se non continuasse a cercare una donna da scopare. È il sesso a sconvolgere le nostre vite, solitamente ordinate.

Ora, come sai, io sono molto sensibile alla bellezza femminile. Tutti hanno qualcosa davanti a cui si sentono disarmati, e io ho la bellezza. La vedo e mi acceca, impedendomi di scorgere ogni altra cosa.

E’ bello che lei sia di Cuba, è bello che sua nonna fosse questo e suo nonno quello, è bello che io suoni il piano e sia il proprietario di un manoscritto di Kafka, ma questa è solo una digressione lungo la strada che ci porta nel posto dove stiamo andando. E’ una parte dell’incanto, immagino, ma è la parte di cui io farei volentieri a meno, senza la quale mi sentirei molto meglio. Il sesso: ecco tutto l’incanto necessario. Le donne, per gli uomini, sono davvero tanto incantevoli, una volta tolto il sesso? C’è qualcuno che trova incantevole un’altra persona di questo o di quel sesso se non nutre per lei un interesse di natura sessuale? Da chi, ancora ti fai incantare così? Da nessuno.

Gli sto dicendo chi sono, pensa lei. Gli interessa sapere chi sono. Questo è vero, ma io sono curioso di sapere chi è perché la voglio scopare. Non ho bisogno di tutto questo grande interesse per Kafka e Velasquez. Mentre con lei faccio questa conversazione, penso, Quanto dovrò aspettare ancora? Tre ore? Quattro? Arriveremo a otto? Venti minuti di veli, e sono già lì che mi domando, Cosa c’entra tutto questo con le sue tette, la sua pelle e il suo portamento?

Il sesso non è semplice frizione e divertimento superficiale. Il sesso è anche la vendetta sulla morte. Non dimenticartela, la morte. Non dimenticarla mai. Sì, anche il sesso ha un potere limitato. So benissimo quanto è limitato. Ma dimmi, quale potere è più grande?

L’unica ossessione che vogliono tutti: l'”amore”. Cosa crede, la gente, che basti innamorarsi per sentirsi completi? La platonica unione delle anime? Io la penso diversamente. Io credo che tu sia completo prima di cominciare. E l’amore ti spezza. Tu sei intero, e poi ti apri in due. Quella ragazza era un corpo estraneo introdotto nella tua interezza. E per un anno e mezzo tu hai lottato per incorporarlo. Ma non sarai mai intero finché non l’avrai espulso. O te ne sbarazzi o lo incorpori con un’autodistorsione. Ed è quello che hai fatto e che ti ha ridotto alla disperazione.

L’attaccamento è rovinoso, ed è il tuo nemico. Joseph Conrad: chi si forma un legame è perduto. E’ assurdo che tu stia lì seduto con quella faccia. L’hai assaggiato. Non ti basta? Di cosa riesci mai ad avere più di un assaggio? E’ tutto quello che ci è dato nella vita, è tutto quello che ci è dato della vita. Un assaggio. Non c’è altro

Cosa potrebbe esserci di più erotico dell’apparente assenza in una donna eccitante di ogni intento erotico?

Riesci a immaginarla, la vecchiaia? Naturalmente no. Io no. Non ci riuscivo. Non avevo idea di che cosa fosse. Non ne avevo neanche un’immagine falsata: non ne avevo alcuna immagine. E non c’è nessuno che abbia voglia di fare previsioni. Nessuno desidera affrontare queste cose prima che venga il momento.

Gli uomini reagiscono alla gelosia dicendo: «Nessun altro l’avrà. L’avrò io: la sposerò. La catturerò così. Secondo le regole». Il matrimonio guarisce dalla gelosia. Ecco perché molti uomini lo cercano. Non essendo sicuri dell’altra persona, le fanno firmare il contratto: prometto di non… eccetera.

Questo bisogno. Questa follia. Non avrà mai fine? Dopo un po’, non so nemmeno io qual è la causa della mia disperazione. Le sue tette? La sua anima? La sua giovinezza? La sua semplicità? Forse è peggio di così: forse, ora che mi sto avvicinando alla morte, anch’io segretamente desidero non essere libero.

Smettila di preoccuparti di invecchiare. E pensa a crescere.

Non riesci ad avere ciò che vuoi nemmeno quando riesci ad avere ciò che vuoi.

La vita di coppia e la vita familiare tirano fuori quanto d’infantile c’è in tutti gli interessati. Perché di notte in notte devono dormire nello stesso letto? Perché devono telefonarsi cinque volte al giorno? Perché stanno sempre insieme ? Il rispetto forzato è sicuramente infantile. Questo rispetto innaturale.

La più bella favola infantile è che tutto si svolge ordinatamente. I nonni se ne vanno molto prima dei genitori, e i genitori se ne vanno molto prima di te. Se sei fortunato, la situazione può essere questa, con le persone che invecchiano e muoiono ordinatamente, per cui tu, al funerale, mitighi il tuo dolore pensando che quella persona ha avuto una lunga vita. Non rende l’estinzione meno mostruosa, questo pensiero, ma è il trucco al quale ricorriamo per mantenere intatta l’illusione metronomica e per resistere alla tortura del tempo.

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Pastorale americana (American Pastoral, 1997)

La gente è infallibile: sceglie quello che ti manca e poi non te lo dà.

La gente, dappertutto, si alzava in piedi urlando: – Questa persona sono io! Questa persona sono io! – Ogni volta che li guardavi si alzavano e ti dicevano chi erano, e la verità era che non avevano, non più di quanto l’avesse lui, la minima idea di chi o che cosa fossero.

Perchè sono come sono? Una domanda senza risposta, e fino a quel momento era stato così fortunato da ignorare addirittura che esistesse la domanda.

Nessuno attraversa la vita senza restare segnato in qualche modo dal rimpianto, dal dolore, dalla confusione e dalla perdita. Anche a quelli che da piccoli hanno avuto tutto toccherà, prima o poi, la loro quota d’infelicità; se non, certe volte, una quota maggiore.

Aveva imparato la lezione peggiore che la vita possa insegnare: che non c’è un senso. E quando capita una cosa simile, la felicità non è piú spontanea. È artificiale e, anche allora, comprata al prezzo di un ostinato estraniamento da se stessi e dalla propria storia.

Rimane il fatto che, in ogni modo, capire la gente non è vivere. Vivere è capirla male, capirla male e male e poi male e, dopo un attento riesame, ancora male. Ecco come sappiamo di essere vivi: sbagliando. Forse la cosa migliore sarebbe dimenticare di aver ragione o torto sulla gente e godersi semplicemente la gita. Ma se ci riuscite… Beh, siete fortunati.

Come penetrare nell’intimo della gente? Era una dote o una capacità che non possedeva. Non aveva semplicemente la combinazione di quella serratura.

E’ la mancanza di rabbia che finisce per uccidere. Mentre l’aggressività depura o guarisce.

Non era un uomo religioso, ma in quel momento ringraziò il cielo, dicendo ad alta voce: ‘C’è qualcosa in cielo che splende su di me’.

Il buco nero dell’egocentrismo è senza fondo.

Al posto dell’anima, pensavo, ha l’affabilità: quest’uomo la irradia da ogni poro.

Il dettagio, l’immensità del dettaglio, la forza del dettaglio, il peso del dettaglio: la ricca sconfinatezza del dettaglio, che ti circonda nella tua giovane vita come i due metri di terra che saranno pressati sulla tua tomba quando sarai morto.

Un giorno la vita ha iniziato a ridergli in faccia, e non ha più smesso.

Mi sento sola, gli diceva quando era piccola, e lui non era mai riuscito a capire dove avesse pescato quella parola. Sola. La parola più triste che può uscire dalla bocca di una bambina di due anni.

Si, l’incanto irresistibile che continuiamo a esercitare, fino alla fine, con la superficie del nostro corpo, si dimostra, come sospettai durante quella scampagnata, la cosa più seria che c’è nella vita. Il corpo, del quale uno non si può spogliare per quanti sforzi faccia, del quale è impossibile liberarsi fino alla morte.

Tu sei quello che è sempre lí a cercare di minimizzare le cose. Sempre lí che si sforza di essere moderato. Mai dire la verità, se credi che possa ferire i sentimenti di qualcuno. Sempre pronto ai compromessi. Sempre pronto ad accontentare la gente. Sempre lí a cercare di trovare il lato migliore delle cose. Quello educato. Quello che sopporta pazientemente ogni cosa. Quello che ha una dignità da difendere. Il ragazzo che non viola mai le regole. Quello che la società ti ordina di fare, tu lo fai. Le norme della convivenza civile. Ci devi sputare in faccia alle norme della convivenza civile.

Siamo soli, profondamente soli, e in serbo per noi, sempre, c’è uno strato di solitudine ancora piú profondo. Non c’è nulla che possiamo fare per liberarcene. No, la solitudine non dovrebbe stupirci, per sorprendente che possa essere farne l’esperienza. Puoi cercare di tirar fuori tutto quello che hai dentro, ma allora non sarai altro che questo: vuoto e solo anziché pieno e solo.

La vita è solo un breve periodo di tempo nel quale sei vivo.

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La macchia umana (The Human Stain, 2000)

Noi lasciamo una macchia, lasciamo una traccia, lasciamo la nostra impronta. Impurità, crudeltà, abuso, errore, escremento, seme: non c’è altro mezzo per essere qui.

La crudeltà è camuffata da «autostima» perduta. Anche Hitler mancava di autostima. Era il suo problema.

Com’è umano avere un segreto, è anche umano, prima o poi, svelarlo.

Ciò che noi sappiamo è che, in un modo non stereotipato, nessuno sa nulla. Non puoi sapere nulla. Le cose che sai… non le sai. Intenzioni? Motivi? Conseguenze? Significati? Tutto ciò che non sappiamo è stupefacente. Ancor più stupefacente è quello che crediamo di sapere

Il pericolo dell’odio è che, una volta cominciato a coltivarlo, hai cento volte più di quanto ti aspettassi. Una volta cominciato, non ti fermi più.

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Ho sposato un comunista (I Married a Communist, 1998)

Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per le cose giuste. Le dissi: guardalo dalla prospettiva darwiniana. La rabbia serve a renderti efficiente. Questa è la sua funzione per la sopravvivenza. Ecco perché ti è stata data. Se ti rende inefficiente, mollala come una patata bollente.

Guarda, tutto quello che i comunisti dicono del capitalismo è vero, e tutto quello che i capitalisti dicono del comunismo è vero. La differenza è che il nostro sistema funziona perché si basa su quella verità che è l’egoismo della gente, e il loro non funziona perché si basa su quella favola che è la fratellanza.

Oggi, ogni tanto, voltandomi indietro, ripenso alla mia vita come un lungo discorso che ho ascoltato. La retorica a volte è originale, a volte piacevole, a volte inconsistente (il discorso dell’incognito) a volte maniacale, a volte pratica, a volte come l’improvvisa puntura di un ago, e io l’ascolto da tempo immemorabile: come pensare, come non pensare; come comportarsi, come non comportarsi; chi detestare e chi ammirare; cos’abbracciare e quando scappare; cos’è entusiasmante, cos’è massacrante, cos’è lodevole, cos’è superficiale, cos’è sinistro, cos’è schifoso, e come restare un’anima pura

La maggior parte dei figli lasciano i genitori a diciotto o vent’anni, vivono indipendentemente da loro per quindici o vent’anni e poi, col tempo, si riconciliano con gli anziani genitori e cercano di dar loro una mano.

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Il teatro di Sabbath (Sabbath’s Theater, 1995)

Beh, si è giovani una volta sola, ma si può essere immaturi per sempre.

In quanta stupidità dobbiamo calarci per giungere alla nostra meta, quali sconfinati errori bisogna saper commettere! Se qualcuno te lo dicesse prima, quanti errori dovrai fare, tu diresti no, mi spiace, è impossibile, trovatevi qualcun altro; io sono troppo furbo per fare tutti quegli errori. E loro ti direbbero, noi abbiamo fede, non preoccuparti, e tu diresti no, niente da fare, avete bisogno di uno molto più schmuck, molto più cretino, ma loro ripeterebbero che hanno fede in te, che tu ti trasformerai in un cretino colossale mettendoci un impegno che neanche ti immagini, che farai sbagli di una grandezza che neanche te li sogni… perché è l’unico modo di giungere alla meta.

Sta scendendo il crepuscolo, e il sesso, il nostro più grande piacere, se ne sta andando a velocità supersonica, tutto se ne sta andando a velocità supersonica e ti chiedi come hai potuto essere tanto pazza da rifiutare anche la minima, la più squallida scopata.

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La lezione di anatomia (The Anatomy Lesson, 1983)

Il matrimonio era stato il suo baluardo contro la continua distrazione rappresentata dalle donne. Si era sposato per l’ordine, per l’intimità, per la leale solidarietà, per il trantran e la regolarità della vita monogama; si era sposato per non sprecare energia in un’altra avventura o impazzire dalla noia a un’altra festa o finire solo soletto la sera nel soggiorno dopo una giornata passata solo soletto nello studio. Passare da solo tutte le sere leggendo le cose necessarie per concentrarsi sul lavoro solitario dell’indomani era troppo anche per la determinazione di Zuckerman, e così in quella voluttuosa austerità egli aveva attirato una donna, una donna per volta, una donna tranquilla, assorta, seria, colta e autosufficiente che non chiedeva di andare di qua e i là, ma che invece era contenta di passare la serata, dopo cena, a leggere in silenzio davanti a lui e il suo libro.

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Lo scrittore fantasma (The Ghost Writer, 1979)

Io prendo le frasi e le giro. Questa è la mia vita. Scrivo una frase e la giro. Poi la guardo e la giro di nuovo. Poi vado a pranzo. Poi torno qui e scrivo un’altra frase. Poi prendo il tè e giro la frase nuova. Poi rileggo le due frasi e le giro tutt’e due. Poi mi sdraio sul sofà e rifletto. Poi mi alzo, le cancello e ricomincio da capo.

Nulla di quanto avessi mai scritto mi aveva fatto sudare come quella lettera. Appena lo avevo scritto, tutto ciò che era incontestabilmente vero mi appariva platealmente falso, e più mi sforzavo di essere sincero, peggio andava. Alla fine gli mandai la decima stesura, e poi cercai di ficcare il braccio nella fessura per estrarla dalla buca delle lettere.

Non gli era successo nulla? Caspita, il genio gli era successo, l’arte gli era successa; quell’uomo era un visionario!

Non rendeva giustizia a uno scrittore se non lo leggeva per qualche giorno consecutivamente e per almeno tre ore di fila. Altrimenti, nonostante le note e le sottolineature, perdeva i contatti con la vita interiore del libro, e tanto sarebbe valso non averlo neppure cominciato. A volte, quando inevitabilmente doveva saltare un giorno, tornava indietro e ricominciava da capo, per non essere tormentato dall’idea di avere fatto un torto a un autore serio.

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