I proverbi toscani più belli e famosi

“Nel grande fiume dei proverbi italiani, il torrente toscano è vasto, impetuoso, corrosivo e fecondo, anche se ormai è difficile distinguere le sue acque da quelle del patrimonio nazionale” scrive Beatrice Manetti a proposito dei proverbi toscani. In Toscana il proverbio era usato di continuo. Si pensi a quel verso della Divina Commedia che dice “poca favilla gran fiamma seconda”: Dante trova un proverbio all’interno della sua lingua e lo formalizza.

Presento una raccolta dei proverbi toscani più belli e famosi. Tra i temi correlati si veda Provberbi romani e detti romaneschi e Frasi, citazioni e aforismi sulla Toscana.

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I proverbi toscani più belli e famosi

Senza lilleri ‘un si lallera (cioè, senza soldi non si ottiene niente)

Bacco, tabacco e Venere riducono l’uomo in cenere.

Chi dà retta al cervello degli altri, butta via il suo.

Chi ha denti, non ha pane; e chi ha pane, non ha denti.

Meglio invidiati ‘he compatiti.

Bacio di bocca spesso cuor non tocca.

Chi si marita fa bene, e chi no, fa meglio.

Chi monta più alto ch’e’ non deve, cade più basso ch’e’ non crede.

Amore e gelosia nacquero insieme.

L’ha visto più soffitti lei d’un imbianchino (detto di donna che ha giaciuto in innumerevoli letti)

Chi non carneggia, non festeggia (nella cucina toscana la carne è il piatto che denota la festa)

Peggio è l’invidia dell’amico, che l’insidia del nemico.

Socera e nora, tempesta e gragnola.

E’ meglio un piatto di buon viso che un pranzo senza amore.

Porta aperta per chi porta, e chi non porta, parta (cioè, si dà il benvenuto a chi viene portando un dono, altrimenti è meglio che se ne torni indietro)

Chi ‘un ha quattrini ‘un abbia voglie (cioè, chi non ha soldi non abbia desideri)

L’infermo mentre spira sempre spera (cioè, la speranza è l’ultima a morire)

L’amicizia si dee sdrucire, non istracciare. (cioè, l’amicizia deve stropicciarsi, ma non strapparsi)

Chi offende se la scorda e chi è offeso se la ricorda.

Fatta la legge, pensata la malizia.

Guelfo non son, né Ghibellin m’appello: chi mi dà da mangiar, tengo per quello (cioè, prendo il partito di chi mi dà da mangiare)

Casa che ha buon vicino, val più qualche fiorino.

Bella moglie, dolce veleno.

Lontan dagli occhi, lontan dal cuore.

Saltar d’Arno in Bacchiglione (cioè, saltare da una cosa all’altra senza riuscire a concludere nulla)

In Chiesa coi Santi, e in taverna co’ ghiottoni (proverbio citato in Inferno XXII, 14-15, Dante)

Alle giovani i bocconi, alle vecchie li stranguglioni (proverbio citato nel Decamerone di Boccaccio. I ‘bocconi buoni’ sono gli amanti giovani, gli ‘stranguglioni sono i bocconi cattivi, cioè gli amanti vecchi)

Cambia la musica, ma i sonatori son gli stessi.

Meglio un aiuto che cinquanta consigli.

Fidati era un buon uomo, non ti fidare era meglio.

Se la mi nonna aveva le rote era un carretto.

Fiorentini ciechi, senesi matti, pisani traditori, lucchesi signori, maremmani Dio ne scampi i cani (Questo proverbio descrive secolare astio che c’era tra le città toscane)

Il padrone sono io, ma chi comanda è la mi’ moglie (cioè, sono le donne che prendono le decisioni per la casa e per la famiglia)

L’ostetrica campa coi vivi, il becchino coi morti e i prete con tutt’e due

Gli errori dei medici sono coperti dalla terra, quelli dei ricchi dai denari.

Ognuno ama la giustizia a casa d’altri (cioè vogliamo il rispetto della legalità, ma non a casa nostra)

Pane di Prato, vino di Pomino, potta di Siena, cinci fiorentino (cioè, ogni città ha le sue tradizioni)

Quando il caso è disperato, la Provvidenza è vicina.

L’amicizie devono essere immortali, e le inimicizie mortali.

Non c’è migliore specchio dell’amico vecchio.

Tristo a quella casa dove gallina canta e gallo tace (cioè, infelice quella casa dove l’uomo è sottomesso alla donna)

L’amico non è conosciuto finché non è perduto.

È meglio errar con molti ch’esser savio solo.

Chi burla lo zoppo badi d’esser dritto.

A cane scottato, l’acqua fresca gli par calda.

Fino a quaranta, si ride e si canta; da quaranta in là, mi dole di qui, mi dole di là.

È meglio esser capo di lucertola, che coda di dragone

Dì il vero a uno, ed è tuo nemico.

Meglio puzzà di merda che di povero.

La pazienza è una buona erba, ma non nasce in tutti gli orti.

Due cose sono buone dopo la morte: l’avaro e il maiale.

Una volta corre il cane e una volta la lepre (cioè, a volte tocca a uno e a volte tocca a un altro)

È meglio dare e pentire, che tenere e patire.

Chi fonda sul popolo, fonda sul fango (usato anche nel Principe di Machiavelli. La fama, il favore, la popolarità sono forze instabili).

Se non si maritassero altro che le belle, cosa farebbero le brutte?

Dimmi chi tu pratichi, e ti dirò chi sei.

Oggi male, doman bene, prendi il mondo come viene.

Per conoscere un furbo ci vuole un furbo e mezzo.

Poeti, pittori, strologi e musici fanno una gabbia di matti.

Meglio una cosa fatta che cento da fare.

Piccola acqua fa cessar gran vento. (cioè, poche lacrime bastano a placare un grande sdegno)

Tira più i’ filo di una sottana che un carro di buoi della Chiana.

Le donne sono il purgatorio della borsa, il paradiso del corpo, e l’inferno dell’anima.

Chi lascia la via vecchia per la nuova, sette volte ingannato si ritrova.

Il cuor delle donne è fatto a spicchi come il popone.

Un uomo ne val cento, e cento non ne vagliono uno.

Quel che fu duro a patire, è dolce a ricordar.

Il cuore dei bricconi è un mare in burrasca.

Un nemico è troppo, e cento amici non bastano.

Il cuore ha le sue ragioni e non intende ragione.

L’onore porta oro, ma non l’oro l’onore.

II pane degli altri è salato.

Alla morte e al pagamento indugia quanto puoi.

L’amore non è bello se non è stizzarello (variante di “L’amore non è bello se non è litigarello”)

La beltà senza la grazia è un amo senza l’esca.

Impara il mestiere e mettilo là; quando bisogna, vallo a cercà.

L’ultimo vestito ce lo fanno senza tasche. (cioè, non si può portare nell’aldilà, riferito soprattutto agli avari).

La buona fama è come il cipresso. (cioè, il cipresso una volta troncato, non riverdisce mai più)

Prima di scegliere l’amico bisogna averci mangiato sale sett’anni.

Molte volte i nocumenti sono agli uomini insegnamenti.

Bellezza senza bontà è casa senz’uscio, nave senza vento, fonte senz’acqua.

Bisogna far lo sciocco per non pagar il sale (cioè, la furbizia più grande è quella di non apparir furbi)

Brutto in fascia, bello in piazza (cioè, chi ha un brutto aspetto da neonato, diventa poi spesso un bel giovane)

Casa mia, casa mia, per piccina che tu sia, tu mi sembri una badia.

Chi affoga, s’impiccherebbe alle funi del cielo.

Non si sente le campane piccole quando suonano le grandi.

Meglio una sassata nella testa, che una ferita nell’onore.

Chi è al coperto quando piove, è ben matto se si muove; se si muove e se si bagna, è ben matto se si lagna.

Morso di pecora non passa mai la pelle.

Chi ha bella moglie la non è tutta sua.

Chi si loda s’imbroda.

L’accidente, gira gira, torna addosso a chi lo tira.

Onestà e gentilezza sopravanza ogni bellezza.

Non nominare la fune in casa dell’impiccato.

La lingua batte dove il dente duole.

La lode giova al savio e nuoce al matto.

La lontananza ogni gran piaga sana.

Chi sbadiglia non può mentire: o gli ha fame o vuol dormire.

La maggior gloria del vincere è perdonare al vinto.

La mala compagnia fa cattivo sangue.

Non è malvagio eguale a quel che si compiace del far male.

Non è più bel mestiere, che non aver pensiere.

Tutti i guai son guai, ma il guaio senza pane è il più grosso.

Ogni dieci anni un uomo ha bisogno dell’altro.

Ogni difforme trova il suo conforme

Non sa donare chi tarda a dare.

Due piedi non istanno bene in una calza.

Il mondo è di chi lo sa canzonare.

Ne’ pericoli si vede chi d’amico ha vera fede.

Nella pace i giovani seppelliscono i vecchi, ma nella guerra i vecchi seppelliscono i giovani.

Nella guerra d’amor vince chi fugge.

Nelle botti piccine c’è er vino bono.

Non si può avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Ogni volta che uno ride, leva un chiodo alla bara.

Olio, aceto, pepe e sale, fanno buono uno stivale

Nessuna meraviglia dura più di tre giorni.

Duro con duro non fa buon muro (cioè, due persone ostinate possono difficilmente vivere insieme)

È meglio morir con onore, che vivere con vergogna.

La necessità non ha legge.

A nave rotta ogni vento è contrario.

Buone parole e cattivi fatti, ingannano savi e matti.

È meglio un tieni tieni, che cento piglia piglia.

Si può fare il male a forza, ma non il bene.

Dio ti salvi da un cattivo vicino, e da un principiante di violino.

Casa che ha buon vicino, val più qualche fiorino.

Quando la volpe predica, guardatevi, galline.

Chi t’accarezza più di quel che suole, o t’ha ingannato o ingannar ti vuole.

Il più ciuco è fatto priore.

Quando Siena piange, Firenze ride. (Riferito al meteo e non solo. Presente anche nella forma inversa)

Niuna persona senza peccato, niun peccato senza rimorso.

Non bisogna fare il diavolo più nero di quanto non sia.

Chi nasce bella, nasce maritata.

La prima oliva è oro, la seconda argento, la terza non val niente

Faccia chi può, prima che il tempo mute; che tutte le lasciate son perdute.

Chi ha fatta la roba, può far la persona. (cioè, chi ha fatto il suo dovere, può riposarsi)

Chi all’onor suo manca un momento, non vi ripara poi in anni cento.

Adulatori e parassiti sono come i pidocchi (cioè, gli adulatori e i parassiti vivono a spese degli altri)

La verità è figliola del tempo.

La verità può languire ma non perire.

Levarsi la sete col prosciutto (Il prosciutto toscano per tradizione è salato. Il proverbio si riferisce a chi vuol risolvere un problema adottando delle azioni che hanno invece l’effetto di peggiorarlo)

Chi dà presto è come se desse due volte.

A chi Dio vuoi castigare, leva il cervello.

Fatti buon nome e piscia a letto, e’ diranno che hai sudato.

Il medico pietoso fa la piaga puzzolente.

I poveri sono i primi alle forche, e gli ultimi a tavola.

Acqua lontana non spegne il fuoco (cioè, gli aiuti che non sono pronti all’occasione, non giovano a nulla)

La vita dell’adulatore poco tempo sta in fiore (cioè, prima o poi l’adulatore viene scoperto)

Chi perde la roba perde molto, ma chi perde il cuore perde tutto.

Lagrime di donne, fontana di malizia.

V’è chi bacia tal mano che vorrebbe veder mozza.

Lavoratore buono, d’un podere ne fa due; cattivo, ne fa un mezzo.

Se tu vuoi star sano, piscia spesso come il cane.

Se un cieco guida l’altro, tutti due cascano nella fossa.

Le donne dicono sempre il vero; ma non lo dicono tutto intero

Le donne son sante in chiesa, angele in istrada, diavole in casa, civette alla finestra e gazze alla porta.

Al contadino non gli far sapere, quanto sia buono il cacio colle pere.

Una pera fradicia ne guasta un monte

Sanno più un savio e un matto, che un savio solo.

Sdegno cresce amore.

Tutto cala in vecchiezza, fuorché avarizia, prudenza e saviezza.

Gennaio zappatore, febbraio potatore, marzo amoroso, aprile carciofaio, maggio ciliegiaio, giugno fruttaio, luglio agrestaio, agosto pescaio, settembre ficaio, ottobre mostaio, novembre vinaio, dicembre favaio.

Chi loda per interesse vorrebbe esser fratello del lodato

Chi mal cerca fama, se stesso diffama.

Donne e buoi, de’ paesi tuoi.

Ira senza forza, nulla vale.

Dispicca l’impiccato, impiccherà poi te.

Cielo a pecorelle, acqua a catinelle.

Frenesia, gelosia, eresia, mai son sanate per alcuna via.

Chi manca a un sol amico, molti ne perde.

Tre cose vuole il campo, buon lavoratore, buon seme e buon tempo.

Tre donne fanno un mercato e quattro fanno una fiera.

A ogni uccello suo nido è bello.

Un neo cresce bellezza.

Un pazzo getta una pietra nel pozzo, che poi ci voglion cento savi a cavarla fuori.

Chi disse donna, disse danno.

Chi è più alto, è il bersaglio di tutti.

Comandi chi può, e obbedisca chi deve.

Con arte e con inganno, si vive mezzo l’anno.

Contro la forza la ragion non vale.

Un noce in una vigna, una talpa in un prato, un legista in una terra, un porco in un campo di biada, e un cattivo governatore in una città, sono assai per guastare tutto.

Corvi con corvi, non si cavano gli occhi.

Dove sta un pane, può stare una parola. (cioè, chi ti dà da mangiare, è autorizzato ad ammonirti)

Amico di tutti e di nessuno, è tutt’uno.

Chi troppo ride ha natura di matto; e chi non ride è di razza di gatto.

A padre avaro figlioul prodigo

A ogni uccello suo nido è bello.

Oggi è fiore, doman si muore.

Fino alla bara, sempre se ne impara.