Frasi, citazioni e aforismi di Vladimir Nabokov

Vladimir Nabokov (San Pietroburgo, 23 aprile 1899 – Montreux, 2 luglio 1977), è considerato uno dei più grandi scrittori del Novecento.

Nel 1940 Vladimir Nabokov si trasferisce negli Stati Uniti e nel 1945 prende la cittadinanza statunitense. Da quel momento egli scrive in inglese e traduce in questa lingua alcune delle sue opere precedenti scritte in russo. Universalmente noto per il suo romanzo Lolita (1955), base per l’omonimo film del 1962 di Stanley Kubrick, Vladimir Nabokov è autore romanzi, saggi, opere teatrali e poesie.

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi di Vladimir Nabokov. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle e famoso di Lev Tolstoj e Frasi, citazioni e aforismi di Fëdor Dostoevskij.

**

Frasi, citazioni e aforismi di Vladimir Nabokov

Non essere arrabbiato con la pioggia; semplicemente non sa come cadere verso l’alto.

La curiosità è insubordinazione nella sua forma più pura.

Certe persone – e io sono di quelle – odiano il lieto fine. Ci sentiamo truffati. Il fallimento è la norma.
(Pnin)

La vita è una grande sorpresa. Non vedo perché la morte non potrebbe esserne una anche più grande.
(Fuoco pallido)

Le mie avversioni sono semplici: stupidità, oppressione, crimine, crudeltà, musica leggera.
(Intransigenze)

Lolita è famosa, non io. Io sono un romanziere oscuro, doppiamente oscuro, con un nome impronunciabile.

Qual è la cosa peggiore che fanno gli uomini? “Puzzare, barare, torturare”. E la cosa migliore? “Essere buoni, essere coraggiosi”
(Intransigenze)

Un sillogismo: gli altri muoiono; ma io non sono un altro; dunque non morirò.

Il genio è un africano che sogna la neve.
(Il dono)

C’è solo una scuola: quella del talento.

Scrivere è sempre stato per me un miscuglio di avvilimento ed esaltazione, una tortura e uno svago.
(Intransigenze)

Non posso fare a meno di pensare che nell’amore ci sia qualcosa di essenzialmente sbagliato. Tra amici si litiga o ci si perde di vista, e anche tra parenti stretti, ma non c’è questo spasimo, questo pathos, questa fatalità che sta attaccata all’amore. L’amicizia non ha mai l’aspetto della condanna. Perché dunque l’amore è così misteriosamente esclusivo? Si possono avere mille amici, ma si deve amare una sola persona

Tutti siamo capaci di inventare il futuro, ma solo chi è saggio può creare il (proprio) passato.
(Mondo sinistro)

Freud mi sembra rozzo, medioevale: non voglio che un anziano gentiluomo viennese con l’ombrello mi infligga i suoi sogni.
(Intransigenze)

[Su Freud] Se gli ingenui e il volgo continuano a credere che tutti i malanni mentali si possono guarire con un’applicazione quotidiana di vecchi miti greci alle parti intime, facciano pure. La cosa non mi tocca.
(Intransigenze)

La nostra immaginazione vola – noi siamo solo la sua ombra sulla terra.

Le pagine sono ancora vuote, ma c’è una specie di sensazione miracolosa che le parole siano lì, scritte con inchiostro invisibile e che chiedano a gran voce di diventare visibili.

Le somiglianze sono l’ombra delle differenze.
(Fuoco pallido)

La solitudine è terreno di caccia di Satana.
(Fuoco pallido)

Lo stile e la struttura sono l’essenza di un libro; le grandi idee sono inutili.

La culla oscilla sopra un abisso, e il buon senso ci dice che la nostra esistenza non è che una breve crepa di luce tra due eternità di oscurità
(Parla, ricordo)

Più uno presta attenzione alle coincidenze, più queste si verificano.

Perdi la tua immortalità quando perdi la memoria.
(Ada o ardore)

La filosofia è l’invenzione dei ricchi.
(Disperazione)

Definire una storia una storia vera è un insulto all’arte e alla verità.

Ciò che l’artista percepisce è, principalmente, la differenza tra le cose. È il volgo che nota la loro somiglianza.
(Disperazione)

Per me un’opera di narrativa esiste solo se mi procura quella che chiamerò francamente voluttà estetica, cioè il senso di essere in contatto, in qualche modo, in qualche luogo, con altri stati dell’essere dove l’arte (curiosità, tenerezza, bontà, estasi) è la norma.

Uno scrittore dovrebbe avere la precisione di un poeta e l’immaginazione di uno scienziato

Sapere che si ha qualcosa di bello da leggere prima di coricarsi è una delle sensazioni più piacevoli della vita.

Un buon lettore, un grande lettore, un lettore attivo è un “rilettore.

Magari a volte gli angeli fumano e quando arriva l’arcangelo buttano via i mozziconi: ecco perché vedi le stelle cadenti.
(Lettere a Vera)

Sei l’unica persona con cui posso parlare dell’ombra di una nuvola, della musica di un pensiero.
E di come, quando oggi sono andato a lavorare e ho guardato in faccia un girasole, mi ha sorriso con tutti i suoi semi.
(Lettere a Vera)

Un pensiero, quando è scritto, è meno opprimente, benché si comporti talvolta come un tumore maligno: lo asporti, lo strappi via, e si sviluppa di nuovo peggio di prima.
(Invito a una decapitazione)

Ci sono aforismi che, come gli aeroplani, stanno su solo quando sono in movimento.
(Il dono)

Il deserto dello scrittoio andrà arato a lungo prima che su di esso fioriscano le prime righe.
(Il dono)

La costante sensazione che i nostri giorni terreni siano solo argent de poche, monetine che tintinnano nel buio delle tasche, e che da qualche parte esista il vero capitale da cui finché siamo vivi dobbiamo saper riscuotere i dividendi in forma di sogni, lacrime di felicità, montagne lontane.
(Il dono)

Era un odore che all’ultimo istante si rifiutava di comunicare il ricordo.
(Il dono)

I grandi romanzi sono grandi fiabe.
(Lezioni di letteratura)

Ma come posso cominciare a scrivere quando non so se mi basterà il tempo, e la tortura inizia quando dici a te stesso: “Ieri ci sarebbe stato tempo sufficiente” e di nuovo pensi: “Se solo avessi cominciato ieri…”
(Invito a una decapitazione.

La satira è una lezione, la parodia è un gioco.
(Intransigenze)

Accarezza il dettaglio, il dettaglio divino.

Il cervello umano può diventare la migliore casa di tortura di tutti quelli che lo usano.
(Ada o Ardor)

Mentre lo scienziato vede tutto ciò che accade in un punto dello spazio, il poeta sente tutto ciò che accade in un punto del tempo.

L’immaginazione, delizia suprema dell’immortale e dell’immaturo, andrebbe tenuta a freno. Per goderci la vita, non dovremmo godercela troppo
(Parla ricordo)

Non sono colpevole di imitare «la vita reale» più di quanto «la vita reale» sia responsabile di plagio nei miei confronti.
(Nota bibliografica)

La parte migliore della biografia di uno scrittore non è il resoconto delle sue avventure ma la storia del suo stile.

[A proposito di Mandel’stam e Blok] Faccio notare per inciso che i professori di letteratura continuano ad assegnare questi due poeti a scuole diverse. Esiste una sola scuola: quella del talento.
(Intransigenze)

**

La vera vita di Sebastiano Knight (1938-1939)

Dimenticami ora, ma ricordami poi, quando l’amaro si sarà sciolto.

Le lettere d’amore vanno sempre bruciate. Il passato è un ottimo combustibile.

C’è un solo numero vero: Uno. E l’amore, in apparenza, è il migliore esponente di questa unicità.

Possedeva anche quell’autentico senso della bellezza che più che una faccenda d’arte è una prontezza a discernere l’aureola intorno a un tegame o la rassomiglianza tra un salice piangente e uno skye terrier.

Vedi, più aumentava la nostra felicità e più nebbiosi diventavano i suoi contorni, come se il suo profilo si confondesse, ed ora si è dissolto del tutto. Non ho cessato di amarti; ma qualcosa è morto in me, e non riesco più a vederti nella nebbia…

L’immaginazione -il muscolo dell’anima.

Le disse sprezzantemente che lei era frivola e vana, e allora la baciò per assicurarsi che non fosse una statua di porcellana

Sono nato in un paese dove l’idea della libertà, il concetto di diritto, la consuetudine di umanità e gentilezza erano cose tenute in freddo dispregio e brutalmente proscritte. Di tanto in tanto, nel corso della storia, accadeva che un governo ipocrita dipingesse le pareti della nostra immensa prigione di bei colori e proclamasse la garanzia dei diritti, familiari in altre nazioni più felici della nostra; ma, o questi diritti venivano goduti esclusivamente dai carcerieri, o altrimenti contenevano qualche vizio occulto che li rendeva più amari delle grida della dichiarata tirannia

**

Lolita (1955)

Era amore a prima vista, a ultima vista, a eterna vista.

La vita umana è una serie di note a piè di pagina di un immenso e oscuro capolavoro.

Tutt’a un tratto ci innamorammo, pazzamente, goffamente, spudoratamente, tormentosamente; e senza speranza, dovrei aggiungere.

Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta.

E lei era mia, mia, avevo la chiave in pugno, il pugno in tasca, era mia!

Bisogna essere artisti e pazzi, creature di infinita melanconia, con una bolla di veleno ardente nei lombi e una fiamma ipervoluttuosa perennemente accesa nella sensitiva spina dorsale (oh, quanto bisogna dissimulare e farsi piccoli!) per discernere a prima vista, grazie a segnali ineffabili – il profilo impercettibilmente felino di uno zigomo, la snellezza di una gamba appena velata di lanugine, e altri indizi che la disperazione e la vergogna e le lacrime di tenerezza mi vietano di enumerare.

In noi lo spirito e la carne si erano fusi con una perfezione che deve risultare incomprensibile ai rozzi, prosaici giovanotti di oggi, coi loro cervelli fatti in serie.

E pensai fra me che quei tipetti facili dimenticano tutto, mentre noi, vecchi innamorati, serbiamo come un tesoro ogni centimetro della loro ninfità.

Tra la vergine e l’uomo, affinché costui possa cader vittima della malia, dev’esserci un divario di diversi anni – mai meno di dieci.

Io giacevo immobile sul mio abisso, e da lì sbirciavo i suoi capelli spettinati, e quel baluginio di carne di ninfetta in cui apparivano confusamente una mezza anca e una mezza spalla, cercando di sondare la profondità del suo sonno in base al tasso di respirazione. Passò qualche tempo, nulla mutò, e decisi che potevo rischiare di avvicinarmi un po’ di più a quell’adorabile, sconvolgente lucore; ma ero appena arrivato nei suoi tiepidi dintorni che il respiro cessò, ed ebbi l’odiosa sensazione che la piccola Dolores fosse perfettamente sveglia, e pronta a strillare a squarciagola se l’avessi toccata con una parte qualsiasi della mia ignominia.

Poco tempo dopo, per salvaguardare me stesso, decisi di sposarmi. Mi venne in mente che gli orari regolari, i pranzi casalinghi, tutte le convenzioni del matrimonio, la profilattica routine della camera da letto e, chissà, l’eventuale fioritura di certi valori morali, di certi surrogati spirituali, avrebbero potuto aiutarmi, se non a purificarmi dalle mie voglie degradanti e rischiose, almeno a tenerle pacificamente a bada.

Io ti amavo. Ero un mostro pentapodo, ma ti amavo. Ero ignobile e turpido e tutto quello che vuoi, mais je t’aimais, je t’aimais! E c’erano momenti in cui sapevo come ti sentivi, e saperlo era l’inferno, piccola mia. bambina Lotita.

Il senso morale è nei mortali il prezzo da pagar al mortal senso di bellezza.

Che invidia avrebbe provato quel tizio libidinoso, chiunque fosse, se avesse saputo che ogni mio nervo era ancora cinto e consacrato della sensazione del suo corpo– il corpo di un demone immortale vestito da bambina.

Un cambiamento d’ambiente è la tradizionale premessa fallace in cui ripongono le loro speranze gli amori e i polmoni condannati.

Il buon lettore è colui che ha immaginazione, memoria, un dizionario e un certo senso artistico.

La guardai. La guardai. Ed ebbi la consapevolezza, chiara come quella di dover morire, di amarla più di qualsiasi cosa avessi mai visto o potuto immaginare. Di lei restava soltanto l’eco di foglie morte della ninfetta che avevo conosciuto. Ma io l’amavo, questa Lolita pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro. Poteva anche sbiadire e avvizzire, non mi importava. Anche così sarei impazzito di tenerezza alla sola vista del suo caro viso.

Insisto perché il mondo sappia quanto amavo la mia Lolita, quella Lolita, pallida e contaminata, gravida del figlio di un altro, ma sempre con gli occhi grigi, sempre con le sopracciglia fuligginose, sempre castano e mandorla, sempre Carmencita, sempre mia

Sai, quello che è così terribile nel morire è che sei completamente da solo.