Le frasi più belle di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

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Papa Benedetto XVI, nato Joseph Ratzinger (Marktl, 16 aprile 1927), è stato il 265º papa della Chiesa cattolica.

Nel concistoro ordinario dell’11 febbraio 2013 Papa Benedetto XVI ha annunciato la sua rinuncia «al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro»: da quel momento il suo titolo è diventato sommo pontefice emerito o papa emerito.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger). Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Papa Francesco e Le frasi più belle di Papa Giovanni Paolo II (Karol Wojtyla).

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Le frasi più belle di Benedetto XVI (Joseph Ratzinger)

Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare e agire anche con strumenti insufficienti, e soprattutto mi affido alle vostre preghiere.
(dal suo primo discorso)

Il cielo non appartiene alla geografia dello spazio, ma alla geografia del cuore.

Ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio. Ciascuno di noi è voluto, ciascuno è amato, ciascuno è necessario.

Non è di una Chiesa più umana che abbiamo bisogno, ma di una Chiesa più divina. Solo allora essa sarà veramente umana.

La dittatura del relativismo non riconosce nulla come definitivo e lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie.

Questa e non altra è la finalità della Chiesa: la salvezza delle anime, una ad una.

Il segno di Dio è la semplicità. Il segno di Dio è il bambino. Il segno di Dio è che Egli si fa piccolo per noi. È questo il suo modo di regnare. Egli non viene con potenza e grandiosità esterne. Egli viene come bambino – inerme e bisognoso del nostro aiuto.

I conti sull’uomo, senza Dio, non tornano, e i conti sul mondo, su tutto l’universo, senza di Lui non tornano.

Dio ci ama in modo profondo, totale, senza distinzioni; ci chiama all’amicizia con Lui; ci rende partecipi di una realtà al di sopra di ogni immaginazione e di ogni pensiero e parola: la sua stessa vita divina.

Non troviamo la vita impadronendoci di essa, ma donandola.

La pace è la meta a cui aspira l’intera umanità! Per i credenti ‘pace’ è uno dei più bei nomi di Dio.

Il fondamentalismo è sempre una falsificazione delle religioni perché Dio invita a creare pace.

Il cristiano non deve essere tiepido. L’Apocalisse ci dice che questo è il più grande pericolo del cristiano: che non dica di no, ma un sì molto tiepido. Questa tiepidezza proprio discredita il cristianesimo.

Senza verità, la carità scivola nel sentimentalismo. L’amore diventa un guscio vuoto da riempire arbitrariamente.

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L’amore per il prossimo è una strada per incontrare anche Dio.

Vi sono tante forme di deserto. Vi è il deserto della povertà, il deserto della fame e della sete, vi è il deserto dell’abbandono, della solitudine, dell’amore distrutto. Vi è il deserto dell’oscurità di Dio, dello svuotamento delle anime senza più coscienza della dignità e del cammino dell’uomo. I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi.

Credere non è altro che, nell’oscurità del mondo, toccare la mano di Dio e così, nel silenzio, ascoltare la Parola, vedere l’Amore.

Il denaro, la sete dell’avere, del potere e persino del sapere non hanno forse distolto l’uomo dal suo Fine vero dalla sua propria verità?

La speranza ci liberi dalla superficialità, dall’apatia e dall’egoismo che mortificano le nostre anime e avvelenano i rapporti umani.

Non tutto ciò che è scientificamente fattibile è anche eticamente lecito.

Oggi possiamo illuminare le nostre città in modo così abbagliante che le stelle del cielo non sono più visibili. Non è questa forse un’immagine della problematica del nostro essere illuminati?

Non si dica più “ha mentito, è umano; ha rubato, è umano”. Questo non è il vero essere umani. Essere umani vuol dire esseri generosi, volere la giustizia, la prudenza, la saggezza, essere a immagine di Dio.

Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare.

La vita umana è bella e va vissuta in pienezza anche quando è debole ed avvolta dal mistero della sofferenza.

Amore e Verità sono due nomi della stessa realtà, due nomi di Dio.

Non considerare il potere, la ricchezza e il prestigio come i valori superiori della nostra vita, perché in fondo essi non rispondono alle attese del nostro cuore.

Chi crede si affida completamente a Dio e per questo non teme di perdere nulla, avendo Lui come ricchezza.

E’ Dio che cerca l’uomo in mezzo alle cose del mondo e della terra; è Dio, che nessuno può scoprire da sé, nemmeno l’uomo più puro, a inseguire l’uomo e ad entrare in rapporto con lui.

La gioia… non è la gioia banale, che si fonda sulla dimenticanza degli abissi della nostra esistenza ed è pertanto condannata a precipitare nel vuoto. E’ la vera gioia… che nella sofferenza non viene distrutta, ma soltanto portata a maturità.

Chi crede, non è mai solo, non lo è nella vita e neanche nella morte.

Chi pretende di sfuggire l’incertezza della fede, dovrà fare i conti con l’incertezza dell’incredulità.

Il tempo non è Dio. Dio è l’eterno, mentre il tempo è un idolo.

Chi impara a credere, impara a inginocchiarsi.

Chi non dà Dio dà troppo poco.

Pensare secondo il mondo è mettere da parte Dio, non accettare il suo progetto di amore.

Quando leggiamo i nomi dei santi possiamo vedere quante volte siano stati – e continuino ad essere – anzitutto degli uomini semplici, uomini da cui emanava – ed emana – una luce splendente capace di condurre a Cristo.

L’idea genericamente diffusa è che i cristiani debbano osservare un immensità di comandamenti, divieti, principi e simili e che quindi il cristianesimo sia qualcosa di faticoso e oppressivo da vivere e che si è più liberi senza tutti questi fardelli. Io invece vorrei mettere in chiaro che essere sostenuti da un grande Amore e da una rivelazione non è un fardello ma sono ali e che è bello essere cristiani.

Il limite tra il prima di Cristo e il dopo Cristo non è un confine tracciato dalla storia o sulla carta geografica, ma è un segno interiore che attraversa il nostro cuore. Finché viviamo nell’egoismo, siamo ancora oggi coloro che vivono prima di Cristo.

Un piccolo fanciullo, un operaio oppresso dal lavoro, se credono, sono superiori ai più grandi asceti.

Per cos’altro dovrebbe esserci la Chiesa se non per questo, per divenire l’abitazione di Dio nel mondo?

Troppo spesso la bellezza che viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento e, invece di far uscire gli uomini da sé e aprirli ad orizzonti di vera libertà attirandoli verso l’alto, li imprigiona in se stessi e li rende ancor più schiavi, privi di speranza e di gioia. Si tratta di una seducente ma ipocrita bellezza, che ridesta la brama, la volontà di potere, di possesso, di sopraffazione sull’altro e che si trasforma, ben presto, nel suo contrario, assumendo i volti dell’oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa.

Il nocciolo di ogni tentazione: rimuovere Dio, che di fronte a tutto ciò che nella nostra vita appare più urgente sembra secondario, se non superfluo e fastidioso. Mettere ordine da soli nel mondo, senza Dio, contare soltanto sulle proprie capacità, riconoscere come vere solo le realtà politiche e materiali e lasciare da parte Dio come illusione.

La fede è un dono che ci è dato perché sia condiviso; è un talento ricevuto perché porti frutto; è una luce che non deve rimanere nascosta, ma illuminare tutta la casa. E’ il dono più importante che ci è stato fatto nella nostra esistenza e che non possiamo tenere per noi stessi.

L’annuncio cristiano, il cristianesimo non è un pacchetto complicatissimo di tanti dogmi, così che nessuno può conoscerli tutti; non è cosa solo per accademici, che possono studiare queste cose, ma è cosa semplice: Dio c’è e Dio è vicino in Gesù Cristo.

La Chiesa ha la vocazione di portare al mondo la gioia, una gioia autentica e duratura.

Un cristiano non può essere mai triste perché ha incontrato Cristo, che ha dato la vita per lui.

Fate sì che l’amore unificante sia la vostra misura; l’amore durevole sia la vostra sfida; l’amore che si dona la vostra missione!

Chi non riesce a donare un po’ di se stesso, dona sempre troppo poco.

Gesù, il vero Figlio, in un senso molto profondo è andato Egli stesso in «esilio», per riportare tutti noi dall’alienazione verso casa.

Le parole di Gesù sono più grandi della nostra ragione. Sempre di nuovo superano la nostra intelligenza. La tentazione di ridurle, di manipolarle per farle entrare nella nostra misura, è comprensibile.

Che cosa ha portato Gesù veramente, se non ha portato la pace nel mondo, il benessere per tutti, un mondo migliore? Che cosa ha portato? Dio. Ha portato Dio.

L’eternità non è un continuo susseguirsi di giorni del calendario, ma qualcosa come il momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. Sarebbe il momento dell’immergersi nell’oceano dell’infinito amore, nel quale il tempo – il prima e il dopo – non esiste più.

«Speranza», di fatto, è una parola centrale della fede biblica – al punto che in diversi passi le parole «fede» e «speranza» sembrano interscambiabili.

Il bambino non è proprietà dei genitori, ma è affidato dal Creatore alla loro responsabilità, liberamente e in modo sempre nuovo, affinché essi lo aiutino ad essere un libero figlio di Dio.

Siate disponibili e generosi verso gli altri, vincendo la tentazione di mettere al centro voi stessi, perché l’egoismo è nemico della vera gioia

Dio non ha solo parlato, non ha solo compiuto segni prodigiosi nella storia dell’umanità, Dio si è fatto così vicino da farsi uno di noi e percorrere le tappe dell’intera vita dell’uomo.

Oggi non è facile parlare di vita eterna e di realtà eterne, perché la mentalità del nostro tempo ci dice che non esiste nulla di definitivo: tutto muta, e anche molto velocemente. ‘Cambiare’ è diventata, in molti casi, la parola d’ordine, l’esercizio più esaltante della libertà, e in questo modo anche voi giovani siete portati spesso a pensare che sia impossibile compiere scelte definitive, che impegnino per tutta la vita

Cari giovani, vorrei invitarvi a “osare l’amore”, a non desiderare cioè niente di meno per la vostra vita che un amore forte e bello, capace di rendere l’esistenza intera una gioiosa realizzazione del dono di voi stessi a Dio e ai fratelli, ad imitazione di Colui che mediante l’amore ha vinto per sempre l’odio e la morte.

Gli angeli sono, per così dire, i pensieri di Dio rivolti a noi, che, in quanto pensieri divini, non sono solo idee, ma realtà, persone. L’angelo incarna e concretizza la sollecitudine di Dio per ogni uomo.

La mistica non crea distanza dall’altro, non crea una vita astratta, ma piuttosto avvicina all’altro, perché si inizia a vedere e ad agire con gli occhi, con il cuore di Dio.

La preghiera non è una cosa marginale: è proprio “professione” del sacerdote pregare, anche come rappresentante della gente che non sa pregare o non trova il tempo di pregare.

La reincarnazione ha un senso nell’induismo, è un cammino di purificazione. Fuori da tale contesto, la reincarnazione è moralmente crudele, perché questo eterno ritorno alla vita terrestre somiglia a un ciclo infernale.

Se il buddhismo seduce è perché sembra una promessa di toccare l’infinito, la felicità, senza avere obbligazioni religiose concrete. Una spiritualità erotica, in qualche modo.

Se in certe teologie ed ecclesiologie di oggi Maria non trova più posto, la ragione è semplice e drammatica: hanno ridotto la fede a un’astrazione. E un’astrazione non sa che farsene di una madre.

L’uomo non ha creato il cosmo, per cui esso gli rimane impenetrabile nella sua ultima profondità.

Penso che nessuno di noi sarebbe diventato sacerdote se non avesse conosciuto sacerdoti convincenti nei quali ardeva il fuoco dell’amore di Cristo.

Cristo non condanna nessuno alla perdizione, egli è pura salvezza, e chi sta presso di lui, sta entro lo spazio della liberazione e della salvezza. Il male non viene inflitto da lui, ma esiste là dove l’uomo è rimasto lontano da lui, nasce dallo starsene chiusi nel proprio io.

Fare guerra a Dio per estirparlo dal cuore degli uomini porta l’umanità, impaurita e impoverita, verso scelte che non hanno futuro.

La cultura consumistica attuale tende ad appiattire l’uomo sul presente, a fargli perdere il senso del passato, della storia; ma così facendo lo priva anche della capacità di comprendere se stesso, di percepire i problemi, e di costruire il domani.

Il mercato non è, e non deve perciò diventare, di per sé il luogo della sopraffazione del forte sul debole.

Uno dei maggiori compiti dell’economia è proprio il più efficiente uso delle risorse, non l’abuso.

Il lavoro non è solo strumento di profitto individuale, ma momento in cui esprimere le proprie capacità con spirito di servizio.

L’essere umano è uno solo e l’umanità è una sola. Ciò che in qualsiasi luogo viene fatto contro l’uomo alla fine ferisce tutti.

Colui che è il titolare del ministero petrino deve avere la consapevolezza di essere un uomo fragile e debole – come sono fragili e deboli le sue proprie forze – costantemente bisognoso di purificazione e di conversione.

Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino… Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20.00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice.
(Declaratio di Papa Benedetto XVI dell’11 febbraio 2013, in cui rinuncia all’ufficio di romano pontefice)

Sono semplicemente un pellegrino che inizia l’ultima tappa del suo pellegrinaggio in questa terra.
(Saluto ai fedeli della diocesi di Albano, 28 febbraio 2013)

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