Frasi, citazioni e aforismi sul gol

La partita con più gol tra squadre nazionali è dell’11 aprile 2001. Australia e Samoa Americane si affrontarono per una partita valida per le qualificazioni ai mondiali del 2002. Finì 31 a 0 per l’Australia che pochi giorni prima aveva battuto 22-0 anche Tonga.

Presento la più ampia raccolta in lingua italiana di frasi, citazioni e aforismi sul gol. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sul calcio e i calciatori, Frasi, citazioni e aforismi sul calcio di rigore, Frasi, citazioni e aforismi sul portiere e Frasi, citazioni e aforismi sul dribbling.

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Frasi, citazioni e aforismi sul gol

Ci sono nel calcio dei momenti che sono esclusivamente poetici: si tratta dei momenti del «goal». Ogni goal è sempre un’invenzione, è sempre una sovversione del codice: ogni goal è ineluttabilità, folgorazione, stupore, irreversibilità. Proprio come la parola poetica.
(Pier Paolo Pasolini)

E’ un ricordo di infanzia comune a molti. Sono ore che giochiamo a pallone e si sta facendo buio. Qualcuno grida: “Chi segna questo gol, vince”. E la partita diventa seria, perché non è il proprio il caso di andare a dormire con un simile fallimento sulle spalle.
(Jorge Valdano)

Il gol ci riporta istantaneamente all’infanzia, dunque non ci sorprende vedere un uomo grande e grosso arrampicarsi sulla rete metallica, fare l’aeroplanino o ballare con la bandierina del calcio d’angolo a una musica allegra che gli esce dall’anima e che solo lui può sentire.
(Jorge Valdano)

Il pallone… quando urtò la rete avversaria, la sollevò come una gonna, come i migliori venti sollevano le gonne alle ragazze in fiore…
(Manuel Vázquez Montalbán)

Gli uomini. Chiedi loro come era vestita la sposa e rispondono “Di bianco”.
Di un gol in uno stadio descrivono persino il fruscio dell’erba e il sibilo del pallone nell’aria.
(Fabrizio Caramagna)

Il gol è l’orgasmo del calcio. Come l’orgasmo, il gol è sempre meno frequente nella vita moderna. Mezzo secolo fa era raro che una partita terminasse senza gol: 0-0, due bocche aperte, due sbadigli. Ora gli undici giocatori passano tutta la partita aggrappati alla traversa, dediti a evitare il gol e senza avere il tempo di farli.
(Eduardo Galeano)

L’entusiasmo che si scatena ogni volta che la palla bianca scuote la rete può sembrare mistero o follia, ma bisogna tenere in considerazione che il miracolo si concede poco. Il gol, anche se è un golletto, risulta sempre un gooooooooooool nella gola dei radiocronisti, un do di petto capace di lasciare Caruso muto per sempre, e la folla delira, e lo stadio dimentica di essere di cemento e si stacca dalla terra librandosi nell’aria.
(Eduardo Galeano)

Hanno appena segnato un gol e provano un’allegria così perfetta che entra nel corpo, lo pervade, sembra irreale ed è, naturalmente, immeritata. Nessuno merita tanto. I goleador vivono per questa poderosa follia eppure non riescono a spiegarsela. Nessuno può riuscirci.
(Eduardo Galeano)

L’estetica conta, ma il tiro migliore è quello che porta al gol: anche brutto, o sporco, purché sia gol.
(Alessandro Del Piero)

Dieci secondi sono un lasso di tempo lungo nella vita di un eroe. Diego Armando Maradona danzò e partì come un proiettile impazzito. Con il pallone, il corpo e la velocità, si prese gioco di cinque sudditi dellImpero britannico e alla fine segnò un gol meraviglioso nella memoria di tutti. Accadde in Messico nel 1986, sul campo Inghilterra e Argentina.
(Jorge Valdano)

Controllo, giravolta e Maradona si lanciò contromano in un’autostrada che solo un suonato poteva tracciare. Restavano poco più di cinquanta metri e molte curve, ad attenderlo c’erano tipacci duri, ma leali; cominciava la grande antologia del dribbling: bellezza, stupore, poi il lieto fine. L’ho visto mille volte quel gol, eppure non saprei raccontarlo. Dieci secondi, dieci tocchi: un eroe con il numero dieci.
(Jorge Valdano)

Quel gol l’hanno visto tutti, in ogni classifica lo mettono sempre al secondo posto, subito dietro alla volta in cui Maradona dribllò da solo l’Inghilterra, Thatcher compresa.
Chi l’ha visto in diretta non potrà mai dimenticarlo. E’ lì che capimmo. E’ lì che Van Basten si fece comprendere.
Nulla sarebbe stato come prima.
(Andrea Scanzi)

Quella volée incrociata di Van Basten che si concluse all’incrocio dei pali alla destra di Dasaev è pura espressione. Quel gol lo possiamo vedere e rivedere proprio come possiamo vedere e rivedere la Gioconda di Leonardo. La loro bellezza è semplicemente inesauribile. Beatamente inutile.
(Giancristiano Desiderio)

Strano che non abbia ancora detto che il calcio è uno sport stupendo, ma è chiaro che lo è. I gol hanno quel valore della rarità che i punti e i set non hanno, e quindi ci sarà sempre quel fremito, il fremito di vedere qualcuno fare qualcosa che può essere fatto solo tre o quattro volte in tutta una partita se sei fortunato, neanche una se non lo sei.
(Nick Hornby)

Non è possibile spiegare cosa significhi segnare un gran gol a qualcuno che non ci sia mai riuscito. Qualche anno fa dissi che se mi avessero dato la possibilità di scegliere tra segnare un gol al Liverpool da ventisette metri, dopo aver saltato quattro uomini, e andare a letto con Miss Mondo, sarebbe stata una scelta difficile. Per fortuna, ho avuto entrambe le cose e soprattutto, una di queste cose l’ho ottenuta davanti a cinquantamila persone.
(George Best)

Il mio fugace amico uruguagio si chiama Carlos Lorenzo e gridava gol con tutta l’anima ogni volta che vedeva Ghiggia segnare, in televisione, il gol che fece vincere all’Uruguay il mondiale del 1950: “A volte mi capita di vederlo sei volte in un pomeriggio, e tutte e sei le volte non posso fare a meno di gridare come un pazzo”.
(Jorge Valdano)

Dire che il calcio è capriccioso è un modo di generalizzare. Capricciosi sono i gol. Il gioco è l’argomento, ma il gol è il problema, il dettaglio cruciale, la chiave che apre una porta.
(Jorge Valdano)

Gol ne ho fatti tanti finora e anche molto belli. Mi manca solo di dribblare 11 giocatori e segnare. Questo sarebbe un gol da PlayStation
(Cristiano Ronaldo)

Una star è un calciatore capace di fare molti gol.
(Michel Platini)

In tutto il mondo, ci dicono, in ogni momento ci sono un tot di persone che nascono, muoiono, concepiscono un figlio, oppure si trovano una pistola puntata addosso. A me piace pensare che in ogni istante da qualche parte nel mondo un giocatore dilettante qualsiasi stia segnando un gol straordinario. È successo a chiunque abbia giocato a calcio. In qualche occasione, forse anche una volta sola, abbiamo spedito la palla in gol da 25 metri, lasciando di sale il portiere, oppure abbiamo incornato il pallone (a occhi chiusi ovviamente) spedendolo nel sette come una fucilata. Non tutti gli sport offrono questa emozione.
(Chris Pierson)

Quando sono lì, in campo, il gol non è né un pensiero leggero, né un’ossessione: semplicemente, è il mio mestiere.
(Diego Milito)

Chi non tira in porta non segna.
(Vujadin Boškov)

Pallone entra quando Dio vuole.
(Vujadin Boškov)

La mia grossa preoccupazione è prendere un gol meno dell’avversario.
(Vujadin Boškov)

Goal è termine inglese e significa scopo, fine, meta d’arrivo. Goal è divenuto universale come il calcio e non ha mai trovato surro­gato in nessuna lingua, neppure in Italia al tempo dei furori xenofobi (a parole): si è tentato di eliminare il termine goal e si è adottato rete in sostituzione. Qualche volta, per necessità di scrittura, capita anche al cronista di servirsi dell’Ersatz, ma lo fa con impaccio, perché «se­gnare una rete» è piuttosto arduo
(Gianni Brera)

Il mestiere del portiere non è solo evitare il gol, è anche saperlo incassare senza demoralizzarsi.
(Dino Zoff)

Esiste, naturalmente, la bellezza del gol. Un gol bello di per sé, e un gol che diventa bello perché utile, necessario. In questo senso si potrebbe dire che tutti i gol sono belli, ma qualcuno di più.
(Alessandro Del Piero)

Il colpo giusto, quello che manderà la palla in gol, lo senti dentro di te appena l’hai scoccato.
(Alessandro Del Piero)

Sono ancora convinto che sia meglio un assist di un gol.
(Antonio Cassano)

E’ più difficile colpire una traversa che fare gol. Perché, dunque, non si da alla traversa colpita il valore di due gol? Chissà, però: proprio perché cercherebbero di colpire la traversa, gli attaccanti così farebbero più gol.
(Mario Soldati)

Lo scopo del gioco di una squadra è mettere dentro la palla e il gol è massimamente utile. Può darsi. Ma allora qual è il valore dei gol non decisivi. Perché si segna se si sa che quel gol non darà la vittoria né un pareggio? Ma la domanda centrale è un’altra: un gol vale solo ai fini del risultato? Perché allora, una volta archiviata la partita, rimane nella nostra memoria o, nei casi più particolari, nella Storia il gol nella sua bellezza estetica?
(Giancristiano Desiderio)

La differenza tra la bellezza artistica e quella calcistica risiede nel movimento. La prima ferma il movimento in un’immagine eterna: “Fermati attimo che sei bello” dice il Faust di Goethe. La seconda traduce l’eterno nel movimento.
(Giancristiano Desiderio)

Un’altra caratteristica che avvicina la bellezza di un gol a un’opera d’arte è la sua unicità. Un gol fatto è un gol che svanisce subito nel nulla.
(Giancristiano Desiderio)

Pelé e il portiere Andrada erano soli. In solitudine aspettavano. Pelé fermo vicino al pallone nel punto bianco del rigore. Dodici passi più in là, Andrada, piegato su se stesso, in agguato tra i pali.
Il portiere arrivò a toccarla, ma Pelé inchiodò il pallone in rete. Era il suo gol numero mille. Nessun altro giocatore aveva fatto mille gol nella storia del calcio professionistico.
Allora la folla tornò a esistere, e saltò come un bambino pazzo di allegria, illuminando la notte.
(Eduardo Galeano)

Lui i gol non li segna. Sta lì per impedire che vengano fatti. Il gol, festa del calcio: il goleador crea l’allegria e il portiere, guastafeste, la disfa. Porta sulle spalle il numero uno. Primo nel guadagnare? No, primo a pagare. Il portiere ha sempre la colpa. E se non ce l’ha paga lo stesso
(Eduardo Galeano)

Juan Santurain annota: “I gol vengono segnati a tutta la squadra ma l’unico realmente battuto è il portiere”. Vero. E’ lui che viaggia fino in fondo alla rete per togliersi dalla carne quella spina rotonda. Andare a prendere quella palla maledetta è come cercare qualcosa dentro il proprio fallimento. Le prime cento volte è dura, poi finisce per forgiare il proprio carattere.
(Jorge Valdano)

Mi piace fare gol, però mi piace anche avere degli amici in squadra. È bello che ti apprezzino come persona, e abbiano una buona opinione di te al di là del fatto se segni tanti gol o meno.
(Lionel Messi)

Non è Inzaghi ad essere innamorato del gol, è il gol ad essere innamorato di Inzaghi.
(Emiliano Mondonico)

L’interista più simpatico? Giacinto Facchetti. Fece un gol al Napoli in mezzo alla nebbia e venne a cercarmi a bordo campo per abbracciarmi. Ci mise tre minuti per trovarmi.
(Peppino Prisco)

Io e la mia ragazza oggi festeggiamo 5 anni che lei non ha capito la regola del gol fuori casa che vale doppio.
(diegoilmaestro, Twitter)

Il gol in fuorigioco è come quando trovi 20 euro per terra, sei felice finché non leggi FAC-SIMILE.
(itscetty, Twitter)

– Ti ho già detto che sei bellissima?
– Sì.
– Che ti amo?
– Sì, amore.
– Ecco, allora se facciamo un attimo di silenzio che ci sono i gol…
(Ftzj, Twitter)

[Sui gol] Ci provi, ma non escono. E quando escono, lo fanno tutti insieme, come il ketchup. È una bella immagine
(Gonzalo Higuain)

Caro Valentino, capitava in quegli anni che la squadra battesse la fiacca, succedeva anche allora. Allora una tromba suonava la carica e vedevamo capitan Valentino Mazzola rimboccarsi le maniche della maglietta. Da quel momento sembrava che in campo ci fosse un’invasione di maglie granata e i gol fioccavano.
(Dal film Ora e per sempre)

È la prima volta che viene a vedermi, non lo aveva mai fatto, nemmeno quando ero bambino, quando poteva farlo più facilmente. Invece si è fatta questa scarpinata, e da una nonna di 82 anni non è da tutti. Questo gol è per lei perché mi ha detto “Vengo a vedere solo te, però vieni a salutarmi”. E allora l’ho fatto solo per lei, ne è valsa la pena prendere il cartellino giallo.
(Alessandro Florenzi. Florenzi, dopo il gol, è salito fino in tribuna per andare ad abbracciare la nonna)

Meazza faceva così. Si fermava davanti al portiere, lo invitava a uscire, come il torero col drappo rosso in pugno: Aca toro!. Il portiere usciva dai pali, il Peppino lo aggirava e metteva il pallone in rete. Un giorno lo ha fatto per ben tre volte col portiere della Roma, Ballante: tre gol. La quarta volta il guardiano è rimasto inchiodato sulla linea di porta. Il Peppino allora ha fatto qualche passo avanti e ha messo in rete senza problemi. Ballante ha festeggiato col gesto dell’ombrello: Tiè!. Meazza gli ha fatto notare: Guarda che il pallone è entrato. Lo so – ha risposto il numero uno –. Però stavolta non mi hai fregato. Non sono uscito! Capisci, Ambrogio? Il Peppino faceva diventare matti i portieri.
(Luigi Garlando)

Se una squadra può farci quattro gol, noi possiamo di sicuro farne sei.
(Luis Enrique, prima della gara di ritorno degli ottavi di Champions League 2016-17 Barcellona-Paris Saint-Germain 6-1. La gara d’andata era terminata 4 a 0 per il Paris Saint Germain)

[Sulla zona Cesarini]. Sono passati sedici anni da quando, come si dice, io l’ho inventata, ma essa rimane per me uno dei più cari ricordi di una non breve carriera di calciatore. Debbo confessare, però, che la fama avuta in quel giorno è immeritata. Prima di tutto non è stata mia l’idea di dare un simile nome al gol, ottenuto […] contro l’Ungheria [il 13 dicembre 1931], allo scadere del novantesimo minuto ed inoltre non fu quella la sola rete da me segnata in… zona Cesarini.
(Renato Cesarini)

Ho sempre sperato che lo spettatore potesse seguire una partita di calcio come un’enigma, e che provasse la stessa sorpresa per un gol come per la soluzione di un giallo di Hitchcock.
(Giacinto Facchetti)