Frasi, citazioni e aforismi sul Milan – Campionato di serie A

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Presento qui di seguito una selezione di frasi, citazioni e aforismi sul Milan e i colori rossoneri.

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Frasi, citazioni e aforismi sul Milan e i colori rossoneri

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Saremo una squadra di diavoli. I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari!
(Herbert Kilpin, fondatore del Milan Footbal and Cricket Club)

Mi avvidi presto di due cose assai curiose. Prima di tutto, non c’era l’ombra dell’arbitro; in secondo luogo, col passar dei minuti, la squadra italiana avversaria andava sempre più ingrossandosi. Ogni tanto uno del pubblico, entusiasmato, entrava in giuoco, sicché ci trovammo presto a lottare contro una compagine formata da almeno venti giocatori. Ciò non ci impedì di vincere 5 a 0.
(Herbert Kilpin, fondatore del Milan Footbal and Cricket Club)

Diventai milanista perché da piccolo trovai un giorno per terra il portafoglio di mio nonno. Lo aprii e vidi le foto ingiallite di padre Pio e Gianni Rivera, che io non conoscevo, non sapevo chi fossero. Lo chiesi a mio nonno e lui mi spiegò: uno fa i miracoli, l’altro è un popolare frate pugliese
(Diego Abatantuomo)

Una volta ho rivelato a Diego Abatantuomo, milanista come e più di me, di esserlo fin da quando avevo tre anni. E lui mi ha risposto: “Perché, prima cosa eri?”
(Edoardo Erba)

Grembiule nero e fiocco azzurro: per un bambino milanista il primo giorno di scuola è un trauma.
(Diego Abatantuono)

L’ideologia, la religione, la moglie o il marito, il partito politico, il voto, le amicizie, le inimicizie, la casa, le auto, i gusti letterari, cinematografici o gastronomici, le abitudini, le passioni, gli orari, tutto è soggetto a cambiamento e anche più di uno. La sola cosa che non sembra negoziabile è la squadra di calcio per cui si tifa.
(Javier Marías)

La più grande squadra di ogni tempo è stata il Milan di Sacchi, ma soprattutto dei tre olandesi, di Baresi e Maldini, di Tassotti ed Ancelotti. Non si vedrà mai più una squadra così, più grande del Brasile di Pelè, dell’Olanda di Cruyff.
(Carmelo Bene)

Sacchi rivoluzionò il calcio mentalmente, oltre che tatticamente. Quel suo Milan aveva un suo gioco che doveva provare a imporre sempre e comunque, addirittura nelle partitelle settimanali. Perciò il Milan di Sacchi destò scalpore ed emozione giocando partite d’attacco anche al Bernabeu contro il Real Madrid.
(Roberto Donadoni)

Del 4 a 0 con lo Steaua Bucarest ricordo soprattutto l’assenza.
Non ci fu partita, mai.
Il primo gol lo realizzò Gullit, il secondo Van Basten.
Il terzo ancora Ruud, il quarto ancora Marco. Van Basten ricevette da Rijkaard, lasciò scorrere e girò di sinistro, battendo Lung.
Quel quarto gol non lo vedemmo. Arrivò dopo cinquanta secondi del secondo tempo. Le immagini tornarono quando Pizzul già urlava.
(Andrea Scanzi)

Prima c’era il gioco del calcio, poi è arrivato il Milan. Da quel momento tutto è cambiato.
(L’equipe, dopo la vittoria per 4 a 0 sullo Steaua)

“The best football team off all time”.
(The World Soccer, sul Milan di Sacchi)

Ho del tempo della dittatura milanista un ricordo visivo lancinante. E’ l’immagine televisiva di una palla giocata a centrocampo dove a un certo punto vennero a trovarsi di fronte il nostro Rui Barros e il milanista Frank Rijkaard e apparve per un attimo come se il minuscolo juventino Rui Barros passasse in mezzo alle gambe del monumentale centrocampista milanista, di tanto quello lo sovrastava tecnicamente e fisicamente.
(Giampiero Mughini)

Sono milanista dalla nascita. Avevo uno zio tifosissimo del Milan. Uno di quelli che fanno la storia del tifo calcistico. II giorno che ricevetti il battesimo, senza che nessuno se ne accorgesse lo zio milanista legò i miei… attributi maschili con un nastrino rossonero. E io sono andato in chiesa col mio bel “cazzettino” legato, sotto il coprifasce di pizzo bianco. Quando poi me lo hanno detto, ricordo che ho pensato: meno male che era maschio, quello era capace di mettermi una bandierina!.
(Ugo Tognazzi)

Si racconta che Marco Van Basten venne al Milano perché il Presidente Berlusconi, dopo trenta secondi di videocassetta, disse: “Okay, basta così, questo è un fenomeno”.
(Andrea Scanzi)

Marco Van Basten aveva un dono: era sempre bello. Gli riusciva tutto a dispetto di ogni impedimento. Di destro, di sinistro, di testa. Al volo, rasoterra, d’astuzia (mai di rapina). La caviglia gli impediva di allenarsi come gli altri, ma lui eccedeva.
(Andrea Scanzi)

Un giorno Van Basten mi chiese: “Mister, ma perché noi dobbiamo sempre convincere?”.
“Perché se vuoi entrare nella storia non puoi soltanto vincere. Devi lasciare un segno diverso, devi farti ricordare a distanza di anni non solo per il risultato”.
(Arrigo Sacchi)

La notte di Barcellona resterà il ricordo più emozionante. E non tanto per la partita con la Steaua che si rivelò una marcia trionfale vincendo 4 a 0, quanto per l’ingresso allo stadio e l’accoglienza dei nostri tifosi. Sembrava che tutta Milano ci avesse seguito fin là.
(Marco Van Basten)

Quel Real era antipatico. Buyo, Butragueno, Hugo Sanchez. Una squadra di portieri inutili, avvoltoi inutili, capriole inutili.
Il famoso 5 a zero di San Siro fu una lezione ostentata, un infierire sullo sparring partner.
(Andrea Scanzi)

Un toro… Era più brutale che tecnico, però suppliva a tutto con la sua potenza, la sua preparazione fisica.
(Diego Armando Maradona su Gullit)

Il pallone è nella metà campo dello Steaua e Ancelotti, che lo colpisce di testa, lo dà a Rijkaard, Rijkaard a Gullit, Gullit a Colombo. Tre quarti di campo, Colombo largo per Tassotti, arriva Tassotti sul quale gioca Ungureanu, palla fuori ancora per Colombo. Sinistro di Colombo, respinge il portiere! Bumbescu, mischia, Gullit… gol! Gol! Gol di Gullit!
(Bruno Pizzul)

“Ragassi, se oggi non corremo tutti, lo ciapemo nel cul…”
(Nereo Rocco illustrando la tattica sulla lavagnetta, alla vigilia della finale di Coppa Campioni del 1963)

Malatrasi si rivolge a Rocco per la marcatura di Anquilletti su Cruijff: “Signor Rocco, cambi”. Lui si volta verso il dottor Monti: “Cossa xe che’l vol? “Dice di cambiare marcatura”. “Dighe che s’el cambiassi le mudande”.
(Nereo Rocco durante la finale di Coppa Campioni del 1969)

Tuto quel che se movi su l’erba, daghe. Se xe la bala, pasiensa”.
(Nreo Rocco)

Nereo Rocco era il prototipo del calcio che nasceva all’oratorio e finiva in osteria, aveva il cuore dei giganti buoni e un’ironia da far invidia.
(Darwin Pastorin)

“Quel mona de Baròn. Con lui me toca sempre parlar italiano”.
(Nereo Rocco a proposito di Nils Liedholm)

Gunnar Gren era il “Professore”, Gunnar Nordahl il “Pompierone”, e Nils Liedholm la “Stella venuta dal nord”. I tre fuoriclasse svedesi formarono il fantastico trio Gre-No-Li, che nell’immediato dopoguerra portò il Milan ai più alti vertici di gioco e di risultati nel panorama calcistico italiano

Nordhal era partito da Stoccolma alle 6.45 e tra treni, aerei e spostamenti era arrivato alla Stazione Centrale di Milano alle 21,50. Non immaginava di trovare un tifo da inferno.

Capace di finte di corpo che sbilanciavano i difensori avversari, nonostante la stazza, sapeva partire da metà campo con passi corti e rapidi, quasi ondeggiando dall’alto del suo metro e novanta, e travolgeva chiunque gli si parasse davanti. I suoi tiri rasoterra sono imprendibili e si becca il soprannome di “missionario della rasoiata”.
(Fabrizio Calzia a proposito di Gunnar Nordahl)

Il barone Nils Liedholm non sbagliava neanche un passaggio e giocava talmente bene, che durante una partita commise un errore e il pubblico gli dedicò una standing ovation per 5 minuti!
(Fabrizio Calzia)

In un calcio arido, cattivo, con troppi dubbi di doping e premi elevati, Rivera è il solo a dare un senso di poesia a questo sport.
(France Footbal nel 1969, anno del pallone d’oro assegnato a Gianni Rivera)

“Rivera, Rivera, sempre e solo la stessa bandiera”
(Coro per Gianni Rivera)

“Il Capitano, c’è solo il Capitano” è stato il coro che ha accompagnato Franco Baresi per quasi tutta la sua carriera.

Più che con le parole Franco Baresi va descritto con i fatti. E’ stato protagonista di una carriera infinita in cui è riuscito a togliersi le soddisfazioni più grandi. Non puoi restare nel calcio al altissimo livello per vent’anni, se non sei un grande uomo
(Paolo Maldini)

Baresi II è dotato di uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato. Si getta sul pallone come una belva: e se per un caso dannato non lo coglie, salvi il buon Dio chi ne è in possesso! Esce dopo un anticipo atteggiandosi a mosse di virile bellezza gladiatoria. Stacca bene, comanda meglio in regia: avanza in una sequenza di falcate non meno piacenti che energiche: avesse anche la legnata del gol, sarebbe il massimo mai visto sulla terra con il brasiliano Mauro, battitore libero del Santos e della nazionale brasiliana 1962
(Gianni Brera)

Raccontano i giocatori del Real Madrid che i rivali del Milan non guardavano né loro né il pallone: guardavano solo Baresi. Così si rispetta un vero capo. Raccontano ancora che “ad ogni fuorigioco provocato gli scappava un sorriso”.
(Jorge Valdano).

Scirea era più elegante. Non so se fosse, o sia, una qualità, ma non mi viene in mente una sua rudezza. Baresi, invece, di botte ne ha date. Ma come guida la difesa – e talvolta, addirittura la squadra – non la guida nessuno. Formidabile.
(Gianni Agnelli)

L’unico difetto che ha Maldini è di essere del Milan
(Giacinto Facchetti)

La sintesi perfetta della scuola dei grandi difensori italiani: Facchetti più Baresi più Scirea più Cabrini: un campione in provetta non sarebbe riuscito meglio
(Enrico Currò su Paolo Maldini)

Il record del Milan, quello delle 58 partite senza sconfitte, vale di più, perché arrivò nel periodo delle cosiddette sette sorelle: il Parma vinceva la Coppa Uefa, la Lazio la Coppa delle coppe e in Europa tutte le italiane arrivavano fino in fondo.
(Paolo Maldini, riferendosi alla stagione 1991-1993)

Come negli altri sport, non c’è più l’attaccamento alla maglia. I ragazzi a 22 anni sono miliardari. Alle prime difficoltà nel club se ne vanno. Esistono ancora eccezioni, che diventano eroi. In Italia, Paolo Maldini è un esempio straordinario.
(Yannick Noah)

Da bambino passavo il tempo con il pennarello in mano a scrivere “Forza Milan” sui muri del paese.
(Gennaro Gattuso)

Essere rossonero mi ha insegnato a essere uomo.
(Josè Altafini)

Nessun impegno è scontato in partenza. Bisogna applicarsi e lavorare. La volontà di riuscire è alla base di tutto.
(Cesare Maldini)

Lei è il meno adatto a protestare. Se fosse il presidente del Milan dipingerebbe la pelle dei giocatori di rosso e di nero per risparmiare le magliette la domenica.
(Andrea Rizzoli a proposito dell’avarizia di Juan Alberto Schiaffino)

Ogni lunedì sui giornali mi ritrovavo riconosciuto come un eroe nazionale; se indovinavo un passaggio ero paragonato a Schiaffino, se azzeccavo un gol a Meazza.
(Gianni Rivera)

A volte sono stato ingenuo, opportunista mai. Se lo fossi stato, avrei ottenuto sicuramente di più nella vita, ma avrei perso me stesso.
(Gianni Rivera)

Se avessi i piedi buoni anziché scostumati non sapremmo dove mettere le coppe
(Gennaro Gattuso)

Il mio doping è il peperoncino. E il fatto che mi spacco il culo tutta la settimana
(Gennaro Gattuso)

Quando arrivai a Milano, all’età di cinque anni, mi fecero la fatidica domanda, uguale per tutti da venti generazioni: “Coppi o Bartali? Milan o Inter?”. Te la ponevano veloce: “CoppiBartali? MilanInter?”. Dovevi rispondere subito. Io dissi Milan senza respirare, senza riflettere, e senza rendermi conto che improvvisamente avevo acquisito… circa sei milioni di cugini
(Teo Teocoli)

Compleanno del biscione festeggiato a più non posso.
Questa Inter bastonata sempre un cane senza l’osso.
(Anonimo)

Non sono io che corro, ma gli altri che camminano.
(Gennaro Gattuso)

Pippo è torero, è gazza, simula svagatezza e invece tiene d’occhio contemporaneamente guardalinee, filo dell’offside, controllore.
(Andrea Aloi su Pippo Inzaghi)

Il gol è innamorato di lui.
(Su Pippo Inzaghi)

Vieri ha problemi comportamentali? Mi sembra che in area si sia sempre comportato bene
(Adriano Galliani)

Con l’arrivo di Capello il Milan vinse così tanto da annoiare persino i milanisti.
(Carmelo Bene)

Santità, mi lasci dire che lei assomiglia un po’ al mio Milan: tutti e due andiamo spesso in trasferta a portare nel mondo un’idea vincente.
(Silvio Berlusconi a Papa Giovanni Paolo II)

In una squadra possono risultare più importanti giocatori come Angelo Colombo che Diego Armando Maradona.
(Arrigo Sacchi)

Vado in giro sempre col mio telefonino, guardo e vedo il gol [mostrando il gol fantasma di Muntari contro la Juventus]. Ho sempre questa immagine per non dimenticare quello che è successo
(Adriano Galliani)

L’urlo di Galliani in tribuna è secondo solo a quello di Munch.
(D’Aguanno, dopo Perugia-Milan 1-2 del 1999)

Io sono più milanista di Galliani.
(Gennaro Gattuso)

Serginho non si diverte giocando da terzino? Vorrà dire che dopo la partita lo porterò al cinema.
(Carlo Ancellotti)

Kakà è un fenomeno al 100%. Se quest’anno non vince il Pallone d’oro glielo vado a comprare io.
(Gennaro Gattuso)

Fata un monumento al più terribile Inzaghi di nostra memoria, all’uomo dell’eterno combattimento. All’attaccante dell’estrema frontiera.
(Candido Cannavò)

Il mio Pallone d’oro è rubare più palloni possibile.
(Gennaro Gattuso)

Van Basten colpì di testa, radente all’erba, lontanissimo dalla porta. Nessuno ci avrebbe provato, lui sì. La traiettoria che ne nacque non l’avrebbe capita nessuno, figuriamo Buyo. Somigliava a una palombella inspiegabile.
Colpì la parte inferiore della traversa, carambolò appena sulla schiena di Buyo. Poi lentamente, oltrepassò la linea.
Buyo tentò di allontanarla, lo fece tardi.
Ciò nonostante Van Basten aspettò prima di esultare. Lo facemmo anche noi.
Non ci credeva, non credevamo
(Andrea Scanzi)

Il Milan li ha annientati con un gioco corretto e dignitoso senza mai insistere in una affermazione di superiorità che era fin troppo chiara ed evidente.
(I giornali dopo la vittoria del Milan sull’Inter per 8 a 1 nel 1918)

Ho visto l’inter via via annichilire sotto le ventate cicloniche del Milan… dovevamo pur dire al sole giocondo e libero che non vedrà nessuna cosa al mondo maggiore del Milan.
(Gianni Brera)

Il Milan di Sacchi era vertigine pura, che ti toglieva il respiro. Sono le cose che ti tolgono il respiro a restare sulla pelle. Equazione impossibile di estetica, grazia e armonia. Un miracolo anatomicamente perfetto, congiunzione di cuori, polmoni, fegato e fosforo. Non giocava contro le avversarie, giocava contro i propri limiti. Come Dio.
(Giancarlo Dotto)

Tutte le cose di cui mi occupo sono profane; ma il Milan è sacro.
(Silvio Berlusconi)

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