Le frasi e gli aforismi più belli di Elias Canetti

Elias Canetti (Ruse, 25 luglio 1905 – Zurigo, 14 agosto 1994) è considerato uno dei principali pensatori e scrittori di aforismi del Novecento.

Nella scrittura, Elias Canetti non procede per accumulazione progressiva e costruzioni sistematiche, ma per folgorazioni balenanti e talora contraddittorie: “L’unica cosa in cui ho perseverato con coerenza per cinquant’anni sono stati gli aforismi, e questo proprio per via della loro incoerenza” dice Canetti.

Il suo testo di aforismi più importante è “La provincia dell’uomo”, che raccoglie testi e frammenti brevi, scritti dal 1942 al 1972. Nel 1981 Elias Canetti ha ricevuto il Premio Nobel per la letteratura.

Presento una raccolta di frasi e aforismi di Elias Canetti. Tra i temi correlati si veda Gli aforismi più belli di Karl Kraus, Le frasi più belle di Friedrich Nietzsche e Le frasi e gli aforismi più belli di Emil Cioran.

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Le frasi e gli aforismi più belli di Elias Canetti

La provincia dell’uomo (Die Provinz des Menschen – Aufzeichnungen 1942-1972)

I giorni vengono distinti fra loro, ma la notte ha un unico nome.

L’uomo ha raccolto tutta la saggezza dei suoi predecessori, e guardate quanto è stupido!

Il progresso ha i suoi svantaggi; di tanto in tanto esplode.

D’improvviso i risorti, in tutte le lingue, accusano Dio: il vero Giudizio Universale.

Dio è il più grande atto di superbia dell’uomo; e quando egli l’avrà espiato, non ne troverà mai uno più grande.

Dio fu un errore. Ma è difficile stabilire se fu commesso troppo presto o troppo tardi.

Com’è facile dire: trovare se stesso! Quanto ci si spaventa, quando davvero accade!

Chi ha avuto successo non ode che gli applausi. Per il resto è sordo.

Ci vogliono anni per distruggere l’amore di un uomo; ma nessuna vita è lunga abbastanza per piangere questo assassinio, che è più di un assassinio.

I morti si nutrono di giudizi, i viventi di amore.

Dio stesso ha istigato il serpente contro Adamo ed Eva, e tutto è disceso dal fatto che il serpente non lo tradì. Quell’animale velenoso è rimasto fino a oggi fedele a Dio.

E qual è il peccato originale degli animali? Perché gli animali subiscono la morte?

Mi addolora che non si arriverà mai a un’insurrezione degli animali contro di noi, degli animali pazienti, delle vacche, delle pecore, di tutto il bestiame che è nelle nostre mani e non ci può sfuggire.

L’invenzione dell’inferno è la cosa più orrenda, ed è difficile concepire come, dopo questa invenzione, ci si possa ancora aspettare qualcosa di buono dagli uomini.

E se quelli che rimangono fossero sempre i peggiori? – darwinismo capovolto.

Essere Dio e poi rinunciarvi, come se fosse nulla. Si è così rinunciato a noi?

Gli occhi molto belli sono insostenibili, bisogna guardarli sempre, ci si affoga dentro, ci si perde, non si sa più dove si è.

Forse neanche un solo uomo è degno di avere un bambino.

Già solo per questo non ci può essere un creatore, perché la sua tristezza per il destino del suo creato sarebbe impensabile e insopportabile.

Gli uomini più tremendi: quelli che sanno tutto e ci credono.

Niente è più noioso dell’essere adorato. Come fa Dio a sopportarlo?

Il nemico del mio nemico non è mio amico.

Non ci sono più parole potenti. Capita di dire “Dio” solo per pronunciare una parola che una volta era potente.

Il potere dà alla testa anche a chi non lo possiede, ma in questo caso la sbornia svanisce in fretta.

Leggendo i grandi autori di aforismi, si ha l’impressione che si conoscessero tutti bene tra loro.

Una frase sola è netta e bella. Già la successiva le toglie qualcosa.

Bisognerebbe saperlo dire in così poche frasi come Lao Tzu o Eraclito – e, fino a quando non si potrà, non si avrà veramente niente da dire.

Lei lo sposò per averlo sempre con sé. Lui la sposò per dimenticarla.

Di tutte le religioni dell’uomo, la guerra è la più tenace.

Con una colpa cominciò la guerra. Con una colpa è finita. Solo che è diecimila volte più grande.

Ha l’arguzia della sua malvagità, la smemoratezza della sua età, la limitatezza della sua stirpe e la brutalità del suo mestiere: un grande generale.

La promessa dell’immortalità basta a mettere in piedi una religione.

Ogni anno dovrebbe essere più lungo del precedente di un giorno: un nuovo giorno in cui non è ancora accaduto nulla, un giorno in cui nessuno è morto.

Un dio che occulta la sua creazione. “E vide che non era buona”.

Alcuni raggiungono la loro massima cattiveria nel silenzio.

La megalomania dell’interprete: nella sua interpretazione si sente più ricco dell’opera.

La noia mortale che emana da quelli che hanno ragione e lo sanno. Chi è veramente intelligente nasconde di aver ragione.

Ha gli occhi spietati di chi è amato sopra ogni cosa.

La cosa più dura: tornar sempre a scoprire ciò che già si sa.

L’elemento pericoloso dei divieti: che ci si fida di essi e non si riflette su quando sarebbero da cambiare.

Le guerre si fanno per amore della guerra. Finché non si ammetterà questo, non si riuscirà mai a combattere veramente contro le guerre.

Le persone su cui facciamo assegnamento, e le persone che fanno assegnamento su di noi, una commedia.

Talvolta si lascia il meglio di sé per la strada come un giornale vecchio, un altro passa, vede che si tratta di un giornale scritto in una lingua che non conosce e lo calpesta irritato, per sporcarlo ancora di più.

L’uomo più infimo: quello di cui sono soddisfatti tutti i desideri.

Questi eroi! sanno sempre chi assiste allo spettacolo.

Nel giornale si trova tutto. Basta leggerlo con sufficiente odio.

Nell’amore le rassicurazioni valgono come annuncio del loro opposto.

Nell’eternità tutto è inizio, mattino profumato.

Nell’oscurità le parole pesano il doppio.

La cosa spaventosa nei sentimenti di colpa: che neanche essi sono giusti.

Non andar sempre fino in fondo. C’è tanto in mezzo!

Non dice nulla, ma come sa spiegarlo!

Ogni imbecille, basta che ne abbia voglia, può perturbare la mente più complicata.

Per quanti varrà ancora la pena di vivere, appena non si morirà più?

Si vuole diventare migliori, si dice; ci si vuole solo rendere le cose più facili.

Solo l’incredulo ha diritto al miracolo.

Sempre più graziosi gli orologi, sempre più pericoloso il tempo.

Solo un’immagine può piacere interamente, mai una persona. Origine degli angeli.

Nella storia si parla veramente troppo poco degli animali.

Si può aver conosciuto tre o quattromila persone, si parla sempre di sei o sette.

Zoppica così bene che coloro che le camminano a fianco sembrano storpi.

Ha nella pancia un poeta, riuscisse ad averlo sulla punta della lingua!

La parola – poeta – non mi piace più, sono restio ad usarla.

Io posso essere amico solo di spiriti che conoscono la morte.

Nella vita la cosa più audace è odiare la morte: sono disprezzabili e disperate le religioni che ottundono questo odio.

Le lacrime di gioia dei morti per il primo che non muore più.

La letteratura come professione è distruttiva: si deve avere più paura delle parole.

Alcune frasi sprigionano il loro veleno solo dopo anni.

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Il cuore segreto dell’orologio (Das Geheimherz der Uhr – Aufzeichnungen 1973-1985, 1987)

Che Dio sia morto o no, è impossibile tacerne: c’è stato per tanto tempo.

Ognuno vuole amici potenti. Ma loro ne vogliono di più potenti.

Successo è lo spazio che si occupa nel giornale. Successo è la spudoratezza di un giorno.

Escogitare un modo di scomparire che sconfigga la morte.

Amore per ogni parola che si è udita. Attesa per ogni parola che ancora si potrebbe udire. Insaziabilità per le parole. E’ immortalità, questa?

La cosa più dura per chi non crede in Dio: non avere nessuno cui poter dire grazie. Più ancora che per le proprie miserie si ha bisogno di un Dio per esprimere gratitudine.

È già difficile sopportare il proprio autocompiacimento. Ma quello degli altri!

Frasi in una sola parola. Frasi interminabili.

Chi ha troppe parole non può che essere solo.

Non c’è fede tanto disgustosa da prevenirne una più disgustosa.

Per quanto sgradevoli siano i nemici, non diventeranno mai noiosi come i seguaci.

Quello che era timor di Dio è diventato timore di Dio nei nostri confronti, e questo suo timore è così grande che Dio si tiene nascosto e nessuno lo trova più.

Di tutti i destini il più spaventoso: diventare di moda prima di morire.

Se non ha offeso una persona non la capisce.

Il cretino si è impadronito della catastrofe.

Si può vivere soltanto se, con una certa frequenza, non si fa quello che ci si propone. L’arte consiste nel proporsi la cosa giusta da non fare.

Cercare un pezzo di terra su cui nessuno abbia messo un nome. Non c’è.

Una seria amabilità di ugual sorta irradiava dal suo viso quando raccontava con profondo incanto come un giorno avesse avuto tra le mani una rondine, l’avesse guardata negli occhi e allora gli fosse sembrato di affondare lo sguardo nel cielo.

L’ultimo albero, un’ipotesi affliggente come l’ultimo uomo.

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La rapidità dello spirito (Nachtraege aus Hampstead Aus den Aufzeichnungen 1954-1971, 1994)

Parole che si usano solo un’unica volta nella vita. Quali?

Il secondo incontro distrugge sempre il primo. Sarebbe bene che ci fossero soltanto i primi incontri.

E’ importante dire di nuovo tutti i grandi pensieri senza sapere che sono stati già detti.

Abbandonarsi ai propri pensieri per un’ora, ogni giorno, senza scopo: basta questo per rimanere qualcosa che somigli a un uomo.

Devi leggere anche i tuoi contemporanei. Non ci si può nutrire solo di radici.

Perché vuoi sempre spiegare? Perché vuoi sempre scoprire cosa c’è dietro? E più dietro ancora, sempre e solo dietro?
Come sarebbe una vita limitata alla superficie? Serena? E sarebbe da disprezzare solo per questo? Forse c’è molto di più alla superficie – forse è tutto falso ciò che non è superficie.

Il tuo peccato originale: che tu apri la bocca. Fintanto che stai ad ascoltare sei innocente.

La vera tenerezza per gli esseri umani ti sopraffà quando non ti stanno più intorno.

Non dimentichiamo nulla, e lo dimentichiamo sempre meno.

Si impara solamente da coloro che sono in tutto diversi da noi. Si trova la quiete accanto a chi ci è affine.

Solo il miscredente può misurare appieno la felicità della fede.

L’umiliazione degli alberi: che noi possiamo piantarli, che loro devono crescere per nostro ordine là dove noi vogliamo.

Uno scrittore che non ha una ferita sempre aperta, per me non è uno scrittore. Magari preferisce tenerla nascosta, perché è orgoglioso, perché non vuole farsi compatire; ma deve averla.

Ciò che è perfetto non fa entrare nessuno.

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La tortura delle mosche (Die Fliegenpein – Aufzeichnungen, 1992)

Un Dio che gli esseri umani non li ha creati bensì trovati.

Non dimenticare che per parecchie persone tu sei un cretino, esattamente come lo è per te il più cretino degli uomini.

Come tutto suona convincente, purché se ne sappia poco!

La grandezza dell’amore sta soprattutto nel fatto che in esso tutti i diritti sono sospesi.

Dare un nome alle cose è la grande e seria consolazione concessa agli umani.

Gli uomini fuggono da chi dice sempre le stesse cose. Ma se uno le dice con sufficiente arroganza, da costui si lasciano dominare.

Nessun sogno è mai stato così insensato come la sua spiegazione.

Chi ha imparato abbastanza, non ha imparato niente.

Chi vuole pensare deve rinunciare a “darsi da fare”.

Il poeta vive di esagerazioni e si fa conoscere per mezzo di fraintendimenti.

Gli sarebbe piaciuto venire al mondo in tutte le epoche, di continuo, e ogni volta, preferibilmente, per sempre.

Gli unici esseri umani che trovo noiosi sono i parenti.

Gradi della disperazione: non ricordarsi di nulla, ricordare qualcosa, ricordare tutto.

Magnifico fare il pazzo, se si è intelligenti.

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Un regno di matite (Aufzeichnungen 1992-1993, 1996)

È tutto scritto nel vento. Ma si scrive per respirare.

Chi ha conosciuto i propri accessi di odio − contro se stesso −, come fa a meravigliarsi dell’odio altrui?

Coloro che non s’adeguano sono il sale della terra, il colore della vita, condannano se stessi all’infelicità, ma sono la nostra felicità.

Com’è cresciuto e ha continuato a crescere il potere del misero uomo primitivo, fino a diventare onnipotenza, che tutto ha annientato, anche se stessa.

L’uomo: un ciocco di legno che getta se stesso nel fuoco.

Non legge nulla, ma come lo loda!

Ogni frase può avere il suo effetto, anche la più dimenticata, anche fra mille anni.

Si scrive per essere diversi. Chi imbroglia scrivendo rimane ciò che comunque è.

Soltanto il sapere che esita conta. Questo è ciò che, più di ogni altra cosa, manca al computer: l’esitazione.

Talvolta ho la sensazione che le parole siano tutte prive di valore, e mi domando perché ho vissuto. Ma non trovo risposte. E l’intensità della domanda a poco a poco vien meno, io mi siedo alla scrivania ed è di nuovo un far parole.

Tutto è contaminato dall’uomo, questo essere spaventoso.

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Massa e potere (Masse und Macht, 1960)

Il potere nella sua intima essenza e al suo culmine sdegna le trasformazioni, basta a se stesso, vuole soltanto se stesso. In questa forma è sembrato agli uomini degno di ammirazione; assoluto e arbitrario, esso non agisce a vantaggio di nulla e di nessuno.

Come ogni altra cosa, il potere porta in sé la propria fine.

Fenomeno enigmatico quanto universale è la massa che d’improvviso c’è là dove prima non c’era nulla.

Il vero boia è la massa.

Lo scoppio di una guerra è innanzitutto lo scoppio di due masse.

La massa non si sente mai sazia. Fin quando resta un uomo non ancora catturato da lei, essa mostra il suo appetito.

La massa vuol sempre crescere. Per la sua stessa natura, non c’è limite alla sua crescita.

La massa ha bisogno di una direzione. Essa è in movimento, e muove verso qualcosa. La direzione comune a tutti gli appartenenti rinforza la sensazione di eguaglianza. Una meta, che sta al di fuori di ogni individuo e diventa la stessa per tutti, spinge di sotterra le mete private, dissimili, che sarebbero la morte della massa.

I denti sono il più evidente strumento di potere che gli uomini portano in sé.

La morte è una battaglia sempre perduta.

La speranza dell’aldilà colora sempre la vita del fedele, così che si ha ragione di parlare di una massa lenta, cui appartengono tutti insieme i seguaci di una fede.

La spinta a crescere è la prima e suprema caratteristica della massa. Essa vuole afferrare chiunque le sia raggiungibile. Chiunque si configuri come un essere umano può unirsi a lei. La massa naturale è massa aperta: non c’è limite alla sua crescita. Essa non riconosce case, né porte, né serrature; chiunque si chiuda dinanzi a lei le appare sospetto.

L’aggressione “esterna” alla massa può solo renderla più forte. Coloro che sono stati fisicamente dispersi tendono tanto più fortemente a riunirsi. L’aggressione “dall’interno”, invece, è veramente pericolosa.

Nessun sovrano può essere certo per sempre dell’ubbidienza della sua gente. Finché si fanno uccidere da lui, egli può dormire tranquillo. Ma non appena uno si sottrae alla sua sentenza, il sovrano è in pericolo.

Nulla l’uomo teme di più che essere toccato dall’ignoto.

Prima di osare contro i lupi le pecore si volgono verso le lepri.

Solo nella “massa” l’uomo può essere liberato dal timore d’essere toccato. Essa è l’unica situazione in cui tale timore si capovolge nel suo opposto.

La prima e più saliente contrapposizione è tra uomini e donne; la seconda, fra i vivi e i morti; la terza, fra amici e nemici.

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La lingua salvata. Storia di una giovinezza (Die gerettete Zunge. Geschichte einer Jugend, 1977)

Tutti i pregiudizi sono determinati da altri pregiudizi, e i più frequenti sono quelli che nascono dai loro opposti.

Andavo già a scuola da qualche mese, quando accadde una cosa solenne ed eccitante che determinò tutta la mia successiva esistenza. Mio padre mi portò un libro.

Non c’è sentimento che cresca più rigoglioso della paura, e saremmo davvero ben povera cosa senza le paure che abbiamo patito. E’ una tendenza caratteristica degli esseri umani esporsi continuamente alla paura. Le nostre paure non vanno mai perdute, anche se i loro nascondigli sono misteriosi. Forse, di tutte le cose del mondo, nulla si evolve e si trasforma meno della paura

Allora non sapevo ancora che cosa è la vastità, eppure lo intuivo: il poter contenere in sé moltissime cose, anche tra loro contraddittorie, sapere che tutto ciò che sembra inconciliabile sussiste tuttavia in un suo ambito, e questo sentirlo senza perdersi nella paura, e anzi sapendo che bisogna chiamarlo col suo nome e meditarci sopra: ecco la cosa che proprio da mia madre ho imparato, ed è la vera gloria della vita umana

Ben poco del male che si può dire dell’uomo e dell’umanità io non l’ho detto. E tuttavia l’orgoglio che provo per essa è ancora così grande che solo una cosa io odio veramente: il suo nemico, la morte.

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Auto da fé (Die Blendung, 1935)

L’amore è una lebbra, una malattia che abbiamo ereditato dai protozoi.

La cultura è un salvagente dell’individuo contro la massa che è in lui.

Per gli analfabeti il denaro rappresenta la prova decisiva di tutto: dell’amicizia, della bontà, dell’istruzione, del potere, dell’amore.

Il principio dominante nel cosmo è la cecità. Proprio essa rende possibile la presenza, l’una accanto all’altra, di tante cose che non potrebbero coesistere se si potessero vedere reciprocamente.

La colpa di tutti i dolori è del presente. Lui non vede l’ora che giunga il futuro perché allora nel mondo vi sarà più passato.

Gli animali spingono all’estremo l’appagamento dei loro bisogni, poi l’interrompono. Mangiano fino a saziarsi e fanno l’amore fino a spossarsi.Il loro riposo diventa subito sonno.

Vedere ciò che è giusto e non farlo significa mancare di coraggio

Non che dai romanzi la mente tragga molto nutrimento. Il piacere che forse essi offrono lo si paga a carissimo prezzo: essi finiscono per guastare anche il carattere più solido. Ci s’abitua ad immedesimarsi in chicchessia. Si prende gusto al continuo mutare delle situazioni. Ci si identifica con i personaggi che piacciono di più. Si arriva a capire qualunque atteggiamento. Ci si lascia guidare docilmente verso le mete altrui e si perdono di vista le proprie.

Il tempo è una grandezza continua, e c’è solo un mezzo per sfuggirgli. Astenendosi di tanto in tanto dal guardarlo.

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Le voci di Marrakech (Die Stimmen von Marrakesch, 1968)

La cosa più bella è sparire in un vicolo senza uscita, fermarsi davanti a un portone di cui si ha la chiave in tasca, e aprirlo senza che anima viva ci possa sentire.

Che c’è nella lingua? Che cosa nasconde? Che cosa ci sottrae? Durante le settimane che ho trascorso in Marocco, non ho tentato di imparare né l’arabo né alcuna delle lingue berbere. Non volevo perdere nulla della forza di quelle strane grida.

Ci sono prezzi per stranieri che si fermano in città un giorno soltanto, e altri per stranieri che vivono qui già da tre settimane. Ci sono prezzi per i poveri e prezzi per i ricchi, e i più alti sono naturalmente quelli per i poveri. Vien da pensare che ci siano più varietà di prezzi che varietà di uomini nel mondo.

Davvero in quel momento mi sembrò di essere altrove, di aver raggiunto la meta del mio viaggio. Da lì non volevo più andarmene, ci ero già stato centinaia di anni prima, ma lo avevo dimenticato, ed ecco che ora tutto ritornava in me. Trovavo nella piazza l’ostentazione della densità, del calore della vita che sento in me stesso. Mentre mi trovavo lì, io ero quella piazza. Credo di essere sempre quella piazza.

Tento di raccontare qualcosa, ma subito ammutolisco e mi accorgo di non avere detto ancora niente. Una sostanza meravigliosamente lucente che non riesce a fluire rimane dentro di me e si fa beffe delle parole. Sarà per la lingua, che là non capivo e che ora, a poco a poco, deve tradursi in me? Si trattò di avvenimenti, immagini, suoni il cui senso si formò allora, ma che non furono percepiti né definiti per mezzo delle parole; stanno al di là delle parole, e sono più profondi e più ambigui delle parole.

Quando si viaggia si prende tutto come viene, lo sdegno rimane a casa. Si osserva, si ascolta, ci si entusiasma per le cose più atroci solo perché sono nuove. I buoni viaggiatori sono gente senza cuore.