Le Frasi e poesie più belle di Paul Celan

Paul Celan - Aforisticamente
Paul Celan - Aforisticamente

Paul Celan, nome originale Paul Antschel (Cernauți, 23 novembre 1920 – Parigi, 20 aprile 1970), è uno tra i maggiori poeti di lingua tedesca del Novecento (una delle sue poesie più famose “Fuga di morte”, avente come tema l’Olocausto e i campi di sterminio nazisti, è tra le più citate durante la Giornata della memoria).

In parallelo alla produzione poetica, Paul Celan si dedica alla la scrittura di frammenti, aforismi e epigrammi. L’opera più famosa è Microliti che Paul Celan definisce “pietruzze appena percettibili, lapilli minuscoli nel tufo denso dell’esistenza”.

Presento una raccolta delle frasi e poesie più belle di Paul Celan. Tra i temi correlati Le frasi e poesie più belle di Emily Dickinson e Le 10 poesie più belle di Wislawa Szymborska.

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Le Frasi e poesie più belle di Paul Celan

Scese, scese
scese una parola, scese,
scese attraverso la notte,
volle risplendere, volle risplendere

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Corona

L’autunno mi bruca dalla mano la sua foglia: siamo amici.
Noi sgusciamo il tempo dalle noci e gli apprendiamo a camminare:
lui ritorna nel guscio.

Nello specchio è domenica,
nel sogno si dorme,
la bocca fa profezia.

Il mio occhio scende al sesso dell’amata:
noi ci guardiamo,
noi ci diciamo cose oscure,
noi ci amiamo come papavero e memoria,
noi dormiamo come vino nelle conchiglie,
come il mare nel raggio sanguigno della luna.

Noi stiamo allacciati alla finestra, dalla strada ci guardano:
è tempo che si sappia!
E’ tempo che la pietra accetti di fiorire,
che l’affanno abbia un cuore che batte.
E’ tempo che sia tempo.

E’ tempo.

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Sbatti via leggermente
i cunei di luce:
l’ondeggiante parola
la possiede il buio.

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Con alterna chiave

Con alterna chiave
tu schiudi la casa dove
la neve volteggia delle cose taciute.
A seconda del sangue che ti sprizza
da occhio, bocca ed orecchio
varia la tua chiave.

Varia la tua chiave, varia la parola
cui è concesso volteggiare coi fiocchi.
A seconda del vento che via ti spinge
s’aggruma attorno alla parola la neve.

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Sempre e mai

Di notte, quando l’amore come un pendolo
oscilla tra Sempre e Mai
la tua parola incrocia le lune del cuore
e il tuo occhio grigio e azzurro
dona alla terra lo sguardo del cielo.

Dal bosco lontano, nero
di sogno, ci arriva il vento
di ciò che è passato,
e quello che abbiamo dimenticato
ci gira intorno,
enorme
come sa esserlo solo
lo spettro di ciò che sarà.

Quello che ora si leva e discende
riguarda ciò che è più profondamente nascosto:
è così che il tempo – cieco come lo sguardo che ci offriamo –
ci bacia sulla bocca

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Fuga di morte

Nero latte dell’alba lo beviamo la sera
lo beviamo al meriggio, al mattino, lo beviamo la notte
beviamo e beviamo
scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
lo scrive e va sulla soglia e brillano stelle e richiama i suoi mastini
e richiama i suoi ebrei uscite scavate una tomba nella terra
e comanda i suoi ebrei suonate che ora si balla

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al mattino, al meriggio ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
Nella casa c’è un uomo che gioca coi serpenti che scrive
che scrive in Germania la sera i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith scaviamo una tomba nell’aria lì non si sta stretti

Egli urla forza voialtri dateci dentro scavate e voialtri cantate e suonate
egli estrae il ferro dalla cinghia lo agita i suoi occhi sono azzurri
vangate più a fondo voialtri e voialtri suonate che ancora si balli

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio e al mattino ti beviamo la sera
beviamo e beviamo
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca coi serpenti
egli urla suonate la morte suonate più dolce la morte è un maestro tedesco
egli urla violini suonate più tetri e poi salirete come fumo nell’aria
e poi avrete una tomba nelle nubi lì non si sta stretti

Nero latte dell’alba ti beviamo la notte
ti beviamo al meriggio la morte è un maestro tedesco
ti beviamo la sera e al mattino beviamo e beviamo
la morte è un maestro tedesco il suo occhio è azzurro
egli ti centra col piombo ti centra con mira perfetta
nella casa c’è un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete
egli aizza i suoi mastini su di noi ci dona una tomba nell’aria
egli gioca coi serpenti e sogna la morte è un maestro tedesco

i tuoi capelli d’oro Margarete
i tuoi capelli di cenere Sulamith

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La morte

La morte è un fiore che solo una volta fiorisce.
Ma fiorisce come nient’altro fiorisce.
Fiorisce, appena lo vuole, non fiorisce nel tempo.

Essa viene, una grande falena, che adorna steli cedevoli.
Tu lasciami essere uno stelo, cosí forte, che la rallegri.

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L’altro

Più profonde ferite che a me
inflisse a te il tacere,
più grandi stelle
ti irretiscono nella loro insidia di sguardi,
più bianca cenere
giace sulla parola, cui hai creduto.

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Salmo

Nessuno c’impasta di nuovo, da terra e fango,
nessuno insuffla la vita alla nostra polvere.
Nessuno.

Che tu sia lodato, Nessuno.
È per amor tuo
che vogliamo fiorire.
Incontro a
te.

Noi un Nulla fummo, siamo, reste-
remo, fiorendo:
la rosa del Nulla,
la rosa di Nessuno.

Con
lo stimma anima-chiara,
lo stame ciel-deserto,
la corona rossa
per la parola di porpora
che noi cantammo al di sopra,
ben al di sopra
della spina.

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Insieme

Nel cielo dei garofani anche una bocca indugia a sorriderti.
Essa ancora conosce le vie a te,
la mezza foglia della tua notte,
l’ammutolita pianta dei nostri gridi.

Essa fa luce innanzi al buio e sulla porta dice le parole:

era pesante, il pesante;
un soffio era il vento che ti ha strappato via;
un cuore che batte ancora sotto la neve.

Le porte si aprono, se sentono che qui questo rimane vero:
il mio occhio col tuo vi va a stare,
come coppia più oscura al seguito.
Piove come sempre, quando occhio a occhio si giunge
e alla coppia la più oscura si appresta un sonno sprizzante
a sinistra di un garofano in volo.

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Nei fiumi a nord del futuro
getto la rete che tu,
esitante, carichi
di ombre scritte
da pietre.

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Dormi dunque

Dormi dunque
e il mio occhio rimarrà aperto
la pioggia colmò la brocca
noi la vuotammo
la notte germinerà un cuore
il cuore un breve stelo
ma per mietere è troppo tardi
falciatrice.
Vento notturno
così candidi sono i tuoi capelli
candido ciò che mi resta
candido ciò che perdo
ella conta le ore e io conto gli anni
noi bevemmo pioggia
pioggia, bevemmo.

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Parla anche tu

Parla anche tu,
parla per ultimo,
dai voce alla tua parola.

Parla –
ma non separare il No dal Sì.
Dai alla tua parola anche il senso:
dalle l’ombra.

Dalle ombra a sufficienza,
dagliene tanta,
fino a saperla attorno a te divisa
tra mezzanotte e mezzogiorno e mezzanotte.

Guardati intorno:
vedi come ovunque tutto è vivo –
Vicino alla morte, eppure vivo!
Dice la verità, chi dice ombra.

Ma ora si restringe il luogo dove stai:
in quale posto andrai, spogliato delle ombre, dove?
Sali. Tenditi verso l’alto come puoi.
Più esile diventerai, irriconoscibile, più sottile!
Più sottile: un filamento,
lungo il quale cerca di calarsi nell’abisso, la stella:
per nuotare laggiù, proprio laggiù,
dove si guarda splendere: nella risacca
di parole erranti

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Frasi di Paul Celan sulla poesia

Le poesie, sono altresì dei doni – doni per chi sta all’erta. Doni che implicano destino.

Solo mani vere scrivono poesie vere.

Chi alla poesia non dà la forza di resistenza dell’immediato, non ha scritto poesia.

La poesia, essendo una manifestazione della lingua, e perciò per sua essenza dialogica, può essere un messaggio nella bottiglia, lanciato nella fiducia, certo non sorretta da ferma speranza, che la corrente la spinga comunque in qualche luogo, ad una terra; terra del cuore forse. Le poesie si dirigono verso qualcosa. Che cosa? Qualcosa di aperto, occupabile, il tu a cui si può parlare, forse una realtà a cui si può rivolgersi

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Lettere di Paul Celan

Quanto lontana o quanto vicina sei, Ingeborg? Dimmelo, così saprò se tu chiudi gli occhi, quando io adesso ti bacio.
(A Ingeborg Bachmann)

Perché nulla può impedire che una parte di me sia sempre vicino a te e una parte di te sia sempre vicino a me.
(A Ingeborg Bachmann)

False stelle ci sorvolano – certamente; ma il granello di polvere che la Sua voce impregna di dolore descrive l’orbita infinita.
(A Nelly Sachs)

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Paul Celan, Microliti

Da’ il tuo cuore a chi esso desidera; a chi vuole sapere perché, prendilo indietro.

Soltanto l’incompreso comprende gli altri.

Le poesie non cambiano certo il mondo, ma cambiano l’essere-nel-mondo.

Te e te e te. Un viaggiare senza quiete e senza sosta dall’uno all’altro.

Anche i sassi sono fiori, solo è più forte il loro profumo.

Gli enigmi non si sciolgono; si sciogliessero, non sarebbero tali.

Nulla è più nero dell’alba luminosa del ricordo.

Storia strana, la storia del nostro mondo: non tutta del mondo, non tutta nostra, non tutta storia; non tutta così strana.

I poeti: gli ultimi custodi delle solitudini.

Qualcosa si fermò in te, qualcosa che non era il tuo cuore.

Quando in terra ammutolì il pregare, Dio si svegliò di soprassalto.

Ridevi pensando a un altro nome dell’amore: pazienza.

Chi dispone di “parole”, la lingua gli si nega. Chi si dispone alla lingua, anche le parole… lo trovano

Chi impara realmente a vedere si avvicina all’invisibile.

Bene se senti il vento, però anche lui deve sentire te.

Bussa alla porta della tua solitudine e chiedi del padrone: se ti viene aperto, non hai parlato invano agli uomini.

Carico di mondo e zavorra di cultura sono (notoriamente?) due cose diverse.

Una lingua incomprensibile come due parole uguali che stanno sospese su due bocche pronte al bacio.

«Diventiamo amici» disse afferrandomi la mano. Presi queste parole e andai nella solitudine.

È lecito contare gli avvoltoi tra gli uccelli da preda solo se è certo che hanno assunto voce umana.

La poesia che viene al mondo vi giunge carica di mondo.

Nella poesia viene detto qualcosa, ma di fatto in modo che il detto rimane non detto finché chi lo legge non se lo lascia dire.

Chi non si aspetta la poesia, neanche la riconosce.

La poesia vuole essere compresa, vuole proprio perché è oscura essere compresa: come poesia, come buio poetico.

Gli assorellamenti sono più intimi degli affratellamenti, più vincolanti, più fatali perché segnati di futuro.

La parola in una poesia è occupata solo parzialmente dai vissuti dell’autore; un’altra parte viene occupata dai vissuti della poesia; un’altra rimane ancora libera. cioè occupabile

Si negò anche questo: il piacere del dispiacere.

Con ogni cenere, con ogni vera poesia ci è sempre restituita la Fenice.

Il colore della disperazione: il bianco magico del poetare

Mentre lui piazzava la poesia sotto la lente d’ingrandimento dell’intelletto, io la osservai dall’altro lato col telescopio della fantasia. E vidi di più.

Non hai dunque sogni che ti assillano di notte e di giorno, sogni che ti costruiscono un’arca ove sopravvivere al diluvio spumeggiante dagli abissi dell’accadere.

Le lacrime che versai davanti a te: il magro rigagnolo d’acqua che alimentava i nostri mari di pietra.

Poesia: una teca senza tempio.

Quando uno tiene la bocca chiusa, le sue parole diventano proverbi.