Skip to main content
AutoriFrasi Belle

Le frasi più belle di Chiara Gamberale

Annunci

Chiara Gamberale (Roma, 27 aprile 1977) è una scrittrice, autrice e conduttrice di programmi televisivi e radiofonici. I suoi romanzi sono tradotti in 20 paesi e hanno venduto più di un milione di copie.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Chiara Gamberale, tratte dai suoi principali romanzi. Tra i temi correlati Le frasi più belle di Michela Murgia e Le frasi più belle di Margaret Mazzantini.

**

Le frasi più belle di Chiara Gamberale

 

Se c’è una legge inesorabile dell’amore è che, quando funziona, parliamo con una sola persona di tutte le altre, le analizziamo, le troviamo ridicole, tenere, insopportabili. Colpevoli o innocenti. Quando invece l’amore si sfascia, parliamo con tutte le altre persone di una sola, la analizziamo, la troviamo ridicola, tenera, insopportabile. Colpevole o innocente.
(Corriere 7)

La camera è il posto dove nella vita io ho più desiderato essere con qualcuno quando ero sola, ma anche il posto dove se c’era qualcuno qui con me, più mi è presa la voglia, anzi il bisogno animale, di tornare al più presto da sola.
Perché a noi slegati è quello che ci frega: la reale presenza dell’altro.
(Podcast Gli slegati)

Quando è nata mia figlia, mi sono scoperta sempre più delusa dagli uomini e più incuriosita dalle femmine. Non mi piace quello che sono diventata, ma vi ricordo un verso di Catullo: amami quando lo merito di meno.
(Corriere 7)

Per dieci minuti (2013)

E’ davvero perverso l’amore.
Quando c’è, parli con una sola persona di tutte le altre.
Quando entra in crisi, parli con tutte le altre di una sola persona. L’unica con cui, a parlare, non riesci più.

Le ossessioni non si offendono se le si trascura: anzi. Trascurarle è l’unico modo per mandarle via.

Ci sono cose che per tutta la vita, forse perfino quando moriranno, sono i genitori a fare, punto.

Una minore intensità di aspirazioni senza dubbio permette una maggiore coincidenza con la propria vita.

Basta un attimo perché i nostri schemi emotivi e mentali, da cui l’inconscio si sente protetto e che consideriamo i confini della nostra identità, si rivelino in realtà dei limiti

L’ho amata subito. Non mi è stata semplicemente simpatica: no. L’ho proprio amata. Come si ama un cucciolo che appena incroci il suo sguardo senti che diventerà per sempre tuo, come si ama un panorama che ti ricorda una certa estate

Conoscere davvero qualcuno è qualcosa di talmente complesso, raro, fatale. Conoscere davvero qualcuno è per sempre.
Chissà perché certi abbandoni sono così netti e certe riconquiste così vaghe.
Hai presente quando la vita che fai ti pare sì la tua, ma senza di te?

Nelle infinite semplificazioni con cui crediamo di metterci in salvo e dentro cui invece ci perdiamo, c’è una cosa, una soltanto, che non può venirci dietro, che non possiamo ingannare.
Questa è il tempo. Che è qualcosa di pochissimo, se siamo felici.
E’ qualcosa di tantissimo, se siamo disperati.

E allora mi dico che, se nel mondo ci sono persone che suonano il violino, cambiano pannolini, girano videoporno amatoriali, insegnano hip-hop, seminano e leggono Harry Potter, fra sette miliardi ce ne sarà almeno una che stava aspettando proprio me, nei dieci minuti in cui io la incontrerò.

Ho sempre avuto problemi con i centri commerciali, i grandi magazzini, con tutti quei luoghi mitomani, disumani, eppure costruiti dall’uomo per l’uomo: da un anno a questa parte, poi, piena di lividi come sono, anche andare al cinema mi costa una certa fatica e cinque persone che non conosco già mi sembrano una follia.

Si diventa così sordi, quando la paura di perdersi supera la voglia di trattenersi…

Ma poi è arrivata quella mattina. Dove misteriosamente ho sentito che non faceva più così tanto male là dove faceva male. O che forse, ormai, a quel dolore mi stavo abituando. E che in un modo o nell’altro, insomma, potevo andare avanti.

Leggiamo per noia, per curiosità, per scappare dalla vita che facciamo, per guardarla in faccia, per sapere, per dimenticare, per addomesticare i mostri fra la testa e il cuore, per liberarli.

Penso a tutte le cose che gli altri fanno al posto nostro, per noi: dobbiamo essergliene grati? Ma certo. Anche se quelle stesse persone, mentre ci sollevano da certe incombenze, ci tolgono la possibilità di un’esperienza, Colpa loro? A volte. Colpa nostra? Sempre.

Sono stata tante cose, lì: triste, felice, con i capelli a caschetto, lunghi, corti, con il morbillo, le ginocchia sporche, ho avuto gli incubi dei dieci anni, i segreti tremendi dei quindici, le delusioni dei venti, gli stupori dei venticinque, ho fatto le cazzate dei dieci, dei quindici, dei venti e dei venticinque, mentre di là cucinava mia madre, usciva e rientrava mio padre, nasceva mio fratello, passeggiava un gatto, un cane, un altro cane, un coinquilino, un altro coinquilino, un altro ancora, mi sono innamorata, sono stata ricambiata, ma poi no, lasciata, ma poi no, annoiata, noiosa, voluta, perduta, cretina, moglie. Sempre e comunque protetta. Dalla violenza della realtà, dicevo io.

Mi abbraccia come si abbraccia una nonna che compie cento anni, una bambina che si è appena sbucciata il ginocchio, come si abbraccia un amore gentile, innocente, senza controindicazioni, un amore che avrebbe potuto essere, ma non è stato, non sarà.

Credo che ci siano persone che non dobbiamo sforzarci di accogliere: sono già entrate nella nostra vita mentre non ce ne rendevamo conto. Mentre a chissà cos’altro stavamo pensando.
Allo stesso modo ci sono persone che non dobbiamo sforzarci di allontanare dalla nostra vita. Di fatto sono già fuori. Anche loro sono già uscite mentre non ce ne rendevamo conto.

**

Adesso (2016)

Fra l’infanzia e il troppo tardi: là in mezzo. Là in mezzo c’è adesso.

Ci si mette in aspettativa perché i corpi s’ammalano o s’ingravidano. Perché le teste impazziscono. Ma i cuori? Per quei muscoli involontari, rossi buffoni, non si prevede nessun permesso speciale. Problemi familiari, influenza, lutto: sulle giustificazioni per saltare un giorno di scuola, sui cartelli appesi alle saracinesche abbassate non appare mai scritto innamoramento.

È che ci sono sette miliardi di persone, al mondo. Ma fondamentalmente si dividono in due categorie. Ci sono quelle che amiamo. E poi ci sono tutte le altre. Che sono tantissime. Le prime invece sono poche. Le incrociamo in spiaggia, a una mostra, su un aereo, in chat. Chi lo sa dove le abbiamo incontrate la prima volta. Parlano troppo, parlano poco, hanno un’infanzia da riparare, sono spaventate, sbagliano tutto, non sono pronte – anche se nessuno lo è. Non gli perdoniamo niente. Possiamo perdonargli tutto.

Chiedere è anche, inevitabilmente, dare. Tempo, spazio. Fiducia. Possibilità.

Sul Pianeta Noi si deve creare quest’equilibrio matto fra l’attenzione massima e il chissenefrega.

Tuttavia qualcosa in comune, le persone che amiamo e tutte le altre, ce l’hanno: fanno come gli pare. Possono andare via quando vogliono. In un caso ci lasciano addosso un vago rimpianto. Se le amiamo, invece, ci devastano. Eppure da qualche parte, sotto le costole, all’altezza della pancia, resteranno per sempre.

Per chi è paralizzato dall’idea dell’abbandono, un matrimonio infelice rappresenta una garanzia. Insomma, l’infelicità comunque non riserva nessuna sorpresa: no?

Tutti e due conoscono il rumore che fa una porta quando si chiude, e che tu sia dentro o che tu sia fuori sei comunque dentro o comunque fuori, conoscono il rumore che faceva quella porta quando all’inizio si apriva e tu eri in cucina e pensavi: finalmente è tornato, finalmente è tornata; il rumore che faceva quella porta quando poi si apriva e tu steso a letto guardavi il soffitto e pensavi: oddio no, è tornato, oddio è tornata.

**

Quattro etti d’amore (2013)

Quanto pesa quello che siamo? E quello che non abbiamo?

L’amore non è una sfida, all’altro o a noi stessi. È stare bene con una persona.

Tutti credono di essere diversi, un istante prima di diventare identici agli altri.

L’incontro fatale della nostra vita, forse, fa proprio così: prima ci riscatta da tutto quello che da bambini non avevamo, non eravamo. Poi, giorno dopo giorno, ci fa venire una nostalgia tremenda di tutto quello che avevamo, che eravamo. E quel riscatto ci appare improvvisamente un attentato.

Pensavo ma chissà dove va, da dove torna la gente, a Roma e in tutto il mondo, mentre non è a letto, abbracciata alla persona che ama: va a cercarne una, ecco dove va. Torna da quella ricerca. Il più delle volte sola.

Penso a come un distacco non segni per forza la fine di un’esperienza. Anzi: può darle il permesso di durare per sempre.

**

La zona cieca (2008)

È assurdo parlare degli psicotici come di persone fuori di testa. È esattamente il contrario, loro vivono tutti dentro la loro testa.

Non esiste soluzione a nessuno stato d’animo, a nessun problema, a nessuna condizione. Esiste solo l’oblio. Il mondo è il sogno di un ubriaco.

E’ difficile capire perché fra tutte le voci e i modi di camminare e di fare l’amore in cui ci imbattiamo, capita quella, capita quello che ci raggiunge proprio lì, dove fa sempre freddo, e a quel punto non può che rimanere. E’ difficile capirlo, ma da qualche parte lo sappiamo subito.

Niente mi è mai venuto tanto naturale come innamorarmi di lui.

Il problema delle storie d’amore è che superata la fase del rincoglimento si trovano a tu per tu due persone che non hanno solo desideri e bisogni opposti, del tipo a me piace il gelato al cioccolato, a me invece alla fragola, ma hanno desideri e bisogni completamente diversi tra loro, del tipo a me piace il gelato al cioccolato, io invece adoro le macchine da corsa. E a quel punto è un casino.

**

L’amore quando c’era (2011)

Siamo tutti ignari di almeno un particolare che potrebbe stravolgerci la vita: vale la pena scoprirlo?

Il segreto per stare bene, perché la vita funzioni. Ecco: mi sono accorto che erano anni che non mi interrogavo su quale fosse. E che forse, dunque, sì: certe risposte possono arrivare solo e smetti di farti certe domande…

Si può diventare orrendi, a stare insieme. Nessuno rischia di farci esprimere la nostra bassezza e la nostra volgarità come chi può considerare il vederci nudi un’abitudine. Mi capisci? Io, e lo sai bene, valgo qualcosa solo se m’entusiasmo. Ma nello stesso tempo, mentre m’entusiasmo, proprio perché m’entusiasmo, e perché l’entusiasmo porta con sé date di scadenza precise e micidiali, rischio l’avvelenamento. E per non rovinarmi, rovino.

Perché da questo 2010 ho imparato, soprattutto, che l’amore è meglio quando c’è. E che se hai amato una sola persona della tua vita, se solo una volta hai avuto quella certezza, ti conviene non entrare mai più in contatto con quella persona. O quantomeno, se ci entri in contatto, ti conviene, prima che sia troppo tardi, sparire di nuovo. Ma se adesso ti sto scrivendo mi sa che no: questo non l’ho davvero imparato.

Che ci sono momenti, nella vita di tutti, dove niente è al suo posto, dove desideriamo una cosa, ne facciamo un’altra, ma forse no, quella che facciamo è esattamente quella che desideriamo: però ci è impossibile ammetterlo. Insomma, è tutto un disastro perché siamo, un disastro. Ma la differenza allora la fa quanto riusciamo almeno a difendere chi ci sta intorno, dal nostro disastro.

**

Arrivano i pagliacci (2002)

Le cose di cui siamo stati convinti hanno misteriose date di scadenza: all’improvviso odiamo quello che abbiamo amato, ridiamo di quello per cui abbiamo pianto, ci vergogniamo di quello di cui andavamo fieri.

Preferisco non pensare troppo, soprattutto nel tunnel dei se con la torcia dei forse, perché lo so che è terribile, ma i fatti ci sono e, cosa ancora più terribile, generano altri fatti: insomma, hai voglia a usare la lente colorata. Se lancio un pallone contro il vetro il vetro si rompe, se metto del peperoncino nel sugo il sugo è piccante, se non mangio dimagrisco, se mi do una martellata in testa muoio, senza se e forse.

Più divento grande e più mi accorgo di come sia terribilmente complesso volersi bene attraverso gli anni e riuscire a rispettarsi malgrado la confidenza e l’alito che certe mattine puzza di quello che la sera prima non hai digerito e le bollette ma non avevi detto che la pagavi tu? No no, e le taglie che aumentano, diminuiscono, comunque deludono, la televisione.

La vita è fatta un po’ così, che tu ti affanni a pensare se in quel punto lì starebbe meglio un pezzettino di lego blu da due o due rossi da uno e, mentre pensi e ripensi, la costruzione si fa da sé, così ti svegli una mattina e in quel punto lì ci trovi un pezzettino verde da tre.

Io sono convinta che nel momento in cui le persone che poi diventano nostre ci rubano il primo pezzo di tempo, di sguardo, di respiro, di voce, ecco, un nervetto in noi lo sente, che sta per accadere qualcosa d’importante. Non è detto che quel nervetto bussi alla nostra testa e si dichiari, certo, ma si muove, quel qualcosa si muove e per un bel po’ non comandiamo più noi. Comanda il nervetto.

**

Una vita sottile (1999)

Vivendo lasciamo dietro di noi delle tracce, grandi o piccolissime che siano: non possiamo essere così arroganti da pensare di essere i soli a decidere del loro valore.

**

Color lucciola (2001)

Non mi è mai bastato nulla. E’ terribile, terribile volere con tutta l’anima una cosa e poi trovarsela d’un tratto fra le mani e non riuscire a sentire niente, niente, nessuna emozione, nessuna, solo una voce, interna e tagliente: ancora.

come fanno gli aquiloni che osano spingersi verso il mistero azzurro che sta sopra il cielo solo perché sanno che non lo raggiungeranno mai in virtù del filo che li lega a terra. L’ immensità, nonostante la si cerchi ovunque, quando la si trova spaventa.

**

Avrò cura di te (con Massimo Gramellini, 2014)

Tu esisti davvero soltanto quando non pensi. Perché è quando smetti di pensare con la testa che cominci a sentire con il cuore. È quella la tua identità.

La vita è un ritorno a casa e certi amori che sembrano crepacci diventano ponti per attraversare il vuoto e avvicinarsi al traguardo. Non voltarti indietro a giudicarli.

Amarsi è l’opera d’arte di due architetti dilettanti di nome lo che, sbagliando e correggendosi a vicenda, imparano a realizzare un progetto che prima non esisteva. Noi.

Smetti di chiedere agli altri l’amore che non riesci a darti da sola, altrimenti continuerai a incontrare soltanto persone che non te ne sapranno dare.

Tu conosci bene le emozioni. Intense e brevi, increspano la superficie e poi esplodono, lasciando un vuoto che va riempito con dosi di adrenalina sempre più forti. Conosci un po’ meno bene i sentimenti. Lenti e noiosi, talvolta. Esposti di venti della vita. Eppure capaci di durare. Benedetto il giorno in cui gli uomini proveranno il desiderio di esplorarli. Vorrà dire che avranno smesso di averne paura.

Prima di uscire, trova il tempo di passare davanti allo specchio e sorriderti addosso. Poi prendi l’immagine di quel sorriso, incorniciala e appoggiala dentro di te. Così potrai richiamarla alla memoria durante la serata, tutte le volte che sarai attraversata da pensieri d’inadeguatezza.

Appena ti sforzi di diventare come ti vogliono gli altri, gli altri non ti vogliono più.

Ti sei mai chiesta perché le corde suonano? Fanno resistenza alla pressione. È da quella resistenza che nasce la musica. Come nella vita: è dalla capacità di resistere alla pressione che nascerà la tua musica migliore.

Ogni essere umano viene al mondo con un talento unico, inimitabile. E con il compito di riconoscerlo e di farlo fruttare. Quando scopri il tuo talento e lo eserciti, stai partecipando al disegno della Creazione. Perciò ti senti realizzata, anche se sei povera e sconosciuta. Quando invece non lo scopri, o dopo averlo scoperto lo rinneghi, ti condanni all’infelicità: persino se sei ricca e famosa.

Tutti abbiamo un dolore da attraversare, ma molti si rifiutano di intraprendere il viaggio e altri tornano indietro o si fermano a metà del guado. Perdono tempo a fissare il passato. Esiste un solo modo per attraversare il dolore. Accettarlo e andare oltre.

La natura non prevede che i simili si attraggono, e per una ragione semplicissima che non mi stanco di ripeterti: le anime si incarnano per crescere, non per compiacersi del livello raggiunto. Disdegnano le situazioni comode e hanno bisogno di sfide. La voglia di restare al caldo può indurre due affini a rimanere insieme per qualche tempo. Ma, dopo essersi ritemprate a vicenda, sentiranno l’impulso irresistibile di staccarsi. L’amore è una tensione di energie contrastanti ed è questo che lo distingue dall’amicizia.

Nessuno viene al mondo per contemplare la propria perfezione. Ci si arriva con un obiettivo molto più serio: evolvere. Non dare retta a chi tesse l’elogio delle vite pianeggianti. Le salite sono trampolini: E a te è sempre piaciuto tuffarti, vero?

Gli amori non finiscono col tempo. Cambiano forma, scavando nuove profondità. E se ci lasciano non è perché sono durati troppo, ma perché a un certo punto hanno incontrato il vuoto.

Il solito gioco di specchi: se vuoi una storia forte, devi prima diventarlo tu.

Esistono tanti modi per firmare una tregua con il cervello, alcuni salubri e altri decisamente meno, eppure tutti si chiamano allo stesso modo: viaggi (…) Ma per viaggiare non è indispensabile trasportarsi dall’altra parte del mondo. Si può uscire da se stessi con i suoni di un disco o le parole di un libro. Persino con un paio di scarpe da ginnastica.

Tremenda è l’ira dei miti. Spesso le urla che fanno più male sono quelle pronunciate sottovoce.

La leggerezza non è parente della superficialità, a differenza di quanto sostengono i superficiali che scambiano la pesantezza per profondità di pensiero.

**

Le luci nelle case degli altri (2010)

Quand’è che gli uomini si sentono soddisfatti? Quando fanno tredici al Totocalcio, ottengono una promozione, arrivano fra i primi mille alla Maratona di New York, quando se ne escono con una battuta e tutti ridono, vincono la trattativa sul prezzo di una casa o di un paio di scarpe, quando entrano al bar e gli basta dire: “Il solito”, quando incontrano per caso dopo vent’anni una loro ex che gli confida: “Nessuno mi ha mai più scopato come mi scopavi tu”.

**

Come il mare in un bicchiere (2020)

Ci voleva questo dannato virus per capire che con il cuore ormai non riuscivo, a fare più niente, neanche ad amare con pienezza le mie persone e il mio lavoro, perché in quel frullatore pure il cuore pareva un pomodoro pelato andato a male.

In certi momenti la distanza è una dichiarazione di amore assoluto. L’unico modo con cui possiamo proteggere e sostenere l’altro.

Non ho mai sopportato che delle persone con un certo tipo di problemi si dica, fuori di testa. Semmai è il contrario. Stare male significa essere prigionieri della propria testa, barricati in un bunker dove forse speravamo di difenderci da una qualche guerra e invece ci ritroviamo nel focolaio più pericoloso di un’altra guerra, senza possibilità di tregua. Persone semmai dentro di testa, quindi, quelle che smarginano