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Guia Soncini, frasi e citazioni

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Guia Soncini (Bologna, 1972) è giornalista e scrittrice. Attualmente editorialista del quotidiano “Linkiesta”, ha scritto migliaia di articoli sui più svariati argomenti della nostra società, “col vasto programma di capire come siamo diventati quel che siamo diventati e la scellerata ambizione di sistematizzare il presente”. Il suo ultimo libro è Questi sono i 50. La fine dell’età adulta (Marsilio, 2023).

In questo articolo il lettore troverà le frasi più significative e memorabili di Guia Soncini, tratte dai suoi tweet, dai suoi articoli e interviste e dai suoi libri. Tra i temi correlati si veda Le frasi più celebri di Selvaggia Lucarelli nei suoi tweet.


Guia Soncini, Indice dei contenuti

Guia Soncini, articoli e interviste
Tweet di Guia Soncini
Frasi di Guia Soncini tratte dai libri


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Guia Soncini, articoli e interviste

[Sui social network] Il guaio non è che i nuovi strumenti ci abbiano resi arroganti, o vanitosi, o scemi. È che ci hanno liberati dalla vergogna di esserlo.

Se proprio non riusciamo a essere famosi, vogliamo almeno che un famoso ci si fili.
(Linkiesta, 2022)

Il problema siamo noi, e la nostra smania di trasformare in editorialisti e pensatori quelli che dovrebbero potersi permettere di non avere un’opinione sul fatto del giorno: cantanti, attori, e altre categorie una volta sepolte in terra sconsacrata
(Repubblica, 2015)

Se i premi letterari fossero una cosa seria, andrebbero tutti agli autori di Temptation Island.
(Repubblica, 2015)

Non riesco a capire come sia nato questo luogo comune del «non si può più dire niente»; quando, se c’è un problema evidente di quest’epoca, è che si può dire veramente tutto. Di tutti i temi in tutti i contesti […] Ma anche, e soprattutto, si può dire qualunque enormità, insensatezza, si può spacciare qualunque opinione inattrezzata per analisi del reale, e nessuno mai ti fa una pernacchia, che tu sia intervistato o commentatore o monologhista o celebrità da reality o esponente del paese reale.
(Linkiesta, 2022)

Tra le molte ragioni per cui essere grati d’esser gente d’insuccesso, la possibilità di morire senza un lutto pubblico è sicuramente la principale. Morire da famosi, nell’era dei social, è un fenomeno che, alla milionesima replica, ancora sfonda i rilevatori di senso del ridicolo e fa venir voglia di staccare tutte le connessioni e andare a vivere nella capanna di Unabomber.
(Linkiesta, 2020)

L’abbronzatura, il rifugio delle bruttine convinte che la pelle dorata le renderà bellocce.
(Linkiesta, 2020)

Se l’internet non trova niente da rimproverarti vuol dire che non hai proprio mai detto niente d’interessante
(Linkiesta, 2022)

George Orwell era ricco di famiglia. Altrimenti non gli sarebbe mai venuto in mente d’elaborare il lussuoso concetto che gli intellettuali avessero il dovere di dire alla gente ciò che la gente non vuole sentirsi dire.
(Linkiesta, 2022)

Mi sono rotta i coglioni dell’idea che chi vive di pubblico debba coltivarselo, compiacerlo, blandirlo, e mai mai mai dirgli che se mi fai arrivare una notifica social per dirmi una cosa sciatta, noiosa, ignorante, ridondante, compiaciuta, se mi fai arrivare una notifica senza porti il problema se a me quella notifica interessi, se smani per fare conversazione ma non per rendere la tua conversazione avvincente, sei come quei parenti che salviamo nella rubrica del cellulare col nome e il cognome di “Non Rispondere” (ma almeno quelli sono parenti, almeno da quelli un giorno magari erediti).
(Linkiesta, 2021)

Da piccole siamo tutte piene di fidanzati cattivi, per una ragione semplice: abbiamo tempo libero. Non siamo distratte da mille minuzie che c’impediscono di concentrarci sulla nostra vita sentimentale. Se uno non chiama, è un dramma. Da grandi, se uno non chiama, tra un rubinetto che perde e un 730 da pagare è praticamente impossibile che ce ne accorgiamo. Il poverino investe tutta la sua strategia seduttiva nel non chiamare, certo che così ci farà disperare e ci conquisterà, e noi siamo impegnate a capire quale sia la farmacia di turno e a trovare qualcuno che ci consegni l’acqua a casa perché c’è l’ascensore rotto.
(Elle.com, 2015)

Di solito Via col vento si vede la prima volta – quella che conta, quella dell’imprinting – quando si è abbastanza piccole da non aver ancora studiato la guerra civile americana. Io avevo sette anni; se qualcuno, nei decenni successivi, mi avesse detto che, facendo il tifo per Rossella, stavo dalla parte degli schiavisti, mi sarei offesa moltissimo. Loro sono i buoni, non vedi?
(Elle.com, 2016, Al Family Day sono tutti buoni come Rossella O’Hara in Via col vento)

Ci piace così tanto lamentarci, che votiamo chi alimenta il nostro vittimismo. Se quel personaggio di Paolo Virzì che diceva «Siete brutti, siete poveri» si candidasse, lo voteremmo gongolando.
(Elle.com. 2016)

Cosa si resta incinte a fare, se non per poter dire «Caro, quella cosa sul soppalco devi prenderla tu, io sono fragile»?
(Elle.com. 2017)

Voglio condurre il prossimo Sanremo non perché sia in grado di mandare a memoria gli ormai almeno sei nomi che ci vogliono per scrivere una canzone (non mi ricordo neanche il mio numero di telefono), non perché sappia scendere la scala coi tacchi (al primo gradino mi cappotterei, al secondo mi sfilerei le scarpe imprecando), non perché abbia talenti tipo ballare, intrattenere, cantare (t’ho mai raccontato di quando mi bocciarono al provino per lo Zecchino d’oro?). Voglio condurre Sanremo perché voglio fare l’ultimo gesto rivoluzionario possibile. Ieri l’ennesimo assessore ha ringraziato in conferenza stampa […] perché avevano parlato dei fiori di Sanremo, inquadrato i fiori di Sanremo, regalato i fiori di Sanremo. Voglio salire su quel palco e dire “io quando mi regalano dei fiori li lascio morire perché non possiedo un vaso”.
(Il Foglio, 2019, Appello per Guia Soncini, valletta spettinata al prossimo rivoluzionario Sanremo)

Blogger, che è la parola che noialtri che scriviamo sui giornali usiamo quando non abbiamo due intere righe per scrivere “io questo non ho mica ben capito cosa faccia, ma mi sembra sveglio”
(Repubblica, 2014)

[Sui quarantenni] Siamo la generazione la cui sfumatura preferita è la nostalgia. Siamo allo stesso tempo infantili e i nostri nonni: sempre a dire com’era meglio ai nostri tempi, sempre a rievocare i consumi della nostra giovinezza. Parliamo del modello di cellulare che c’era quand’eravamo giovani coi toni con cui i nostri nonni rievocavano la ricostruzione dopo la guerra.
(Repubblica, 2015)

Non credo d’aver mai visto un giornale scrivere di Jennifer Aniston senza precisare «ex moglie di Brad Pitt», sebbene i due siano stati sposati per cinque anni a inizio secolo e dalla loro separazione sia ormai passato più del doppio del tempo di quanto fosse durato il matrimonio. Questo nonostante Aniston negli anni ’90 facesse uno dei telefilm più visti al mondo (Friends, per chi è così vecchia da ricordarselo). È perché domina il maschio, seppure ex? No: è perché, se vi chiedo il titolo di un film di Jennifer Aniston degli ultimi dieci anni, dovete cercare su Google la risposta. Non è che siamo sessisti, noi dei giornali: è che la cosa più popolare che ha fatto Jennifer in questo secolo è stata sposare Brad.
(Elle.com, 2016)

Non è vero che serve la sensibilizzazione, che bisogna spiegare bene che non si fa, che la violenza sulle donne si risolve educando i maschi. Sanno tutto quel che c’è da sapere: che non va bene picchiare o stuprare o ammazzare è chiaro almeno quanto lo è che è illegale rubare una macchina. Le macchine vengono rubate lo stesso. Nessuno invoca sensibilizzazione nelle scuole contro i furti.
(Elle.com, 2016)

Chi non è sui social per piazzare il suo libro, il suo salone di manicure, il suo studio dentistico, sarà sui social per mettere in vetrina i suoi lutti, le sue opinioni sull’universo, le sue malattie, i suoi amori.
(Intervista di Sara D’Ascenzo, 2022)

Se stai sui social oggi non puoi non rispondere. Decidere di fregarsene è una scelta possibile ma non per chi fa un mestiere che dipende dal consenso popolare, come l’attrice, il politico, o il marito dell’influencer.
(Intervista di Adele Sarno, 2022)

La lotta contro il tempo esiste solo nelle pubblicità dei cosmetici, e nelle vite delle signore abbastanza ottuse da preferire che le chiamino “signorina”.
(Intervista di Roselina Salemi, 2023)

io non vivo in una casa foderata di specchi. Neppure mi faccio foto in continuazione, è un tic da cui per fortuna sono immune. Quindi, il mio aspetto non è un mio problema. Sono gli altri che guardano la mia faccia che casca: la mia bellezza o la mia vecchiezza sono un dramma o un diletto altrui.
(Intervista di Roselina Salemi, 2023)

Nessuno dirà: “Ehi ragazza, pensavo di darti più soldi perché così mi costi di più”. Non è vero che le donne vengono pagate poco perché le aziende pensano che valgano meno degli uomini, vengono pagate meno perché non chiedono di essere pagate di più.
(Intervista di Adele Sarno, 2021)

La molla del linciaggio è la ricerca del cretino del giorno. Ti svegli e c’è il deputato che “se vuoi il green pass per il Covid, lo devi volere pure per i sieropositivi” e, per mezza giornata, tutti danno addosso a lui. La mattina dopo c’è un altro che l’ha detta più grossa. E i più accaniti cacciatori di cretini del giorno sono quelli che, a loro volta, sono stati il cretino del giorno, perché pensano che un giorno in cui do addosso a un altro è un giorno in cui nessuno dà addosso a me.
(Intervista di Candida Morvillo, 2021)

Quando ho scoperto il concetto di “economia dell’attenzione”, mi sono chiesta perché non fosse un concetto utilizzato di continuo; mi sembra la chiave fondamentale di comprensione del tempo in cui siamo: è arrivata la guerra e non c’è più la pandemia. Non riusciamo a occuparci di due cose alla volta, non abbiamo spazio mentale, non abbiamo concentrazione, non abbiamo abbastanza cuoricini per due guai alla volta.
(Intervista di Arnaldo Greco, 2022)

Il mondo non è mai stato così diverso rispetto a cinquant’anni prima come lo è adesso. Nemmeno quando è stata inventata l’elettricità.
(Intervista di Arnaldo Greco, 2022)

Anni fa ho chiesto a un cantante se si vedeva ancora sul palco a settant’anni, come Mick Jagger, perché mi sembrava che Jagger fosse ridicolo. La sua risposta fu: “Non fai questo mestiere se hai il senso del ridicolo”. Aveva a tal punto ragione lui che oggi quasi tutti ci comportiamo come se fossimo delle popstar, nonostante quasi nessuno di noi lo sia.
(Intervista di Arnaldo Greco, 2022)

Non userei, per dire che qualcuno è vecchio, nessuna parola che non fosse “vecchio”: quando leggo “è scomparso” penso sempre si tratti di un caso per Chi l’ha visto?, poi capisco che è semplicemente un titolo fatto da qualcuno che ha paura delle parole e non osa dire “morto”. Certo bisogna decidere cosa significhi “vecchio”: per una cinquantenne e per una novantenne forse non ha senso usare la stessa parola. Io per me uso “vegliarda”, ma più che con l’età ha a che fare con l’antiquariato, con l’essere – nei gusti, nella formazione, nelle attitudini – una ragazza del secolo scorso.
(Intervista di Roselina Salemi, 2023)

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Tweet di Guia Soncini

L’internet è una forma di welfare: serve a far sognare chi non combinerà mai un cazzo nella vita, e a illuderlo ci sia un posto in cui vale. È L’Oréal, ma coi cancelletti.
(Twitter, 2021)

Sono del tutto disinteressata a Musk e Twitter, ma vorrei dire una cosa a margine del dibattito «ommioddio senza controlli circolerà la disinformazione»: se uno si fida delle cose che legge sui social, non c’è granché che si possa fare per recuperare quell’uno alla ragione.
(Twitter, ottobre 2022)

A volte mi viene il sospetto che passiate le giornate a dirci le vostre opinioni sulla guerra perché siete convinti che le vostre opinioni sulla guerra siano rilevanti, ma lo scaccio subito.
(Twitter, ottobre 2022)

Bizzarra epoca quella che fa d’una ventiseienne semianalfabeta una star in nome del fatto che conta solo l’emotività, e poi trasecola quando ella non si dimostra intellettualmente all’altezza.
(Twitter, settembre 2022)

io non so come dirvelo, ma al reddito per le casalinghe potevano aver diritto semmai le nostre nonne che lavavano i panni al fiume. se cliccare il pomodoro e caricare la lavastoviglie di casa vostra vi sembrano lavori, non avete mai lavorato.
(Twitter, settembre 2022)

Dirty Dancing era un film che ci diceva che certo, il manzo squattrinato del villaggio era disposto a mettersi con la turista cessa, se la turista cessa aveva genitori benestanti. Gli 80 gran decennio per il commercio spacciato per romanticismo, da American Gigolò a Pretty Woman.
(Twitter, agosto 2022)

Non hanno i coglioni di mettersi il cognome su Twitter, però se vedono un invasato ammazzare di botte qualcuno ah come intervengono, ah come lo fermano, ah come non esitano.
(Twitter, luglio 2022)

Sto ridendo da dieci minuti per l’influencer che vuole raccontare che si è addormentata molto profondamente, è caduta in catalessi, ma parla italiano a orecchio come ormai tutti e quindi dice «sono caduta in una catarsi». Forse ho l’esaurimento.
(Twitter, luglio 2022)

Io vorrei sapere cosa vengono fatte a fare le inutili pagine culturali negli inutili giornali di questo inutile paese se non mi spiegano il fenomeno Erin Doom, che dopo più di un anno dall’uscita continua a vendere settemila copie a settimana.
(Twitter, giugno 2022)

Mi aspetto concordiate senza discussioni circa il fatto che Caruso son buoni tutti, è scrivere Disperato Erotico Stomp che richiede del genio. Se avete obiezioni, mi spiace per voi.
(Twitter, giugno 2022)

Non c’è Musk che possa riparare quella civiltà che s’è frantumata quando ci siamo accorti che gente che ci pareva fin lì normodotata rituitta i peggio scemi annuendo grave come di fronte a pensatori che dicono verità scomode.
(Twitter, aprile 2022)

Se multiamo tutti quelli che usano «Truman Show» dimostrando non solo di non averlo mai visto ma di non aver neanche letto la sinossi ripianiamo il bilancio da qui al 2075.
(Twitter, aprile 2022)

Io non potrei mai fare il lavoro di Fazio per un milione d’evidenti mie inadeguatezze, ma nei primi posti della classifica delle ragioni c’è sicuramente che ogni volta che mi apparisse Di Maio in collegamento direi: ministro, ma si ricorda di quella sera che voleva l’impeachment?
(Twitter, marzo 2022)

È invero inaccettabile che ci sia gente pagata per andare in tv, quando voi ci andreste gratis.
(Twitter, marzo 2022)

La giovinezza è quando t’illudi che la gente sappia fare il proprio lavoro e resti delusa.
La vecchiaia è quando prevedi cosa sbaglieranno e dici loro di fare attenzione.
La maturità è quando sai che dirglielo non serve a niente e ti troverai un lavoro mal fatto comunque.
(Twitter, febbraio 2022)

Il giorno in cui diventerò una che, devastata dalla chirurgia plastica, si mette a fare l’elogio del naturale, spero d’avere uno straccio d’amico che mi porti in una clinica svizzera a fare una flebo di senso del ridicolo.
(Twitter, dicembre 2021)

Il più grande equivoco social è che gli sconosciuti che ti scrivono «brutta cessa» o simili siano un problema, e quelli che ti scrivono «genio, dèa, solo tu nell’universo» siano invece sani di mente.
(Twitter, novembre 2021)

Giorgia, assumimi. Giorgia, io t’avrei spiegato che l’innesco per cui un persona già famosa sposa una causa percepita buona si chiama «posizionamento», non «visibilità». Giorgia, costo cara ma sono soldi ben spesi. Giorgia, ti conviene.
(Twitter, ottobre 2021)

Il 2021 e ancora tocca spiegare che la massa è scema, è scema quali che siano le sue affiliazioni partitiche, è scema aggravata se le dai uso di pulpito o di palcoscenico, è scema sia che ti metta i cuoricini sia che t’insulti.
(Twitter, ottobre 2021)

Secondo uno studio dell’università di Tubinga, nessuno che usi la parola «sdoganare» ha mai scritto qualcosa che valga la pena leggere.
(Twitter, ottobre 2021)

Perché abitiamo l’epoca del paradosso in cui chi ti vende espedienti per migliorarti deve farlo dicendoti che sei già al tuo meglio.
(Twitter, settembre 2021)

C’è una di cui mi compaiono solo tuit che ci raccontano quanto sia intelligentissima, quant’abbia la battuta prontissima, quanto i suoi ex non fossero mai all’altezza. come una con tutte ‘ste qualità sia finita a fotografarsi su tw col culo di fuori è fitto mistero.
(Twitter, agosto 2021)

La scoperta che la convinzione che sia dovere degli altri starti a sentire, mica dovere tuo essere interessante, la scoperta che questa malsana convinzione abbia travalicato l’internet e occupato le conversazioni della vita vera, la scoperta è invero terrorizzante.
(Twitter, agosto 2021)

La ragione per cui ogni tanto si usano parole inglesi è che l’inglese è una lingua viva. Cioè: si è evoluta quando la nostra si era già fermata, e ha lemmi per dire cose del presente che l’italiano non ha. Perché vi sto dicendo quest’ovvietà?
(Twitter, giugno 2021)

Una nazione di madri che scrivono sui social che certo che i bambini a due anni sanno mettersi le scarpe, poi poggiano il telefono e corrono dal dodicenne che non sa mettersi le mutande.
(Twitter, giugno 2021)

Niente ti fa capire il tuo valore di scrittrice come il festival letterario che, in un albergo sul mare, t’assegna la stanza vista parcheggio.
(Twitter, giugno 2021)

Quindi pubblicare il video della funivia è schifosa ricerca di visualizzazioni, invece pubblicare l’editoriale «vi spieghiamo quanto siamo virtuosi a non pubblicare il video della funivia» è francescanesimo e servizio pubblico.
(Twitter, giugno 2021)

La decisione più importante che prenda qualcuno che di mestiere scrive riguarda le cose di cui non scrivere.
(Twitter, giugno 2021)

Gli annunci di addio ai social in semifinale con gli annunci di querela. chi vince va in finalissima.
(Twitter, giugno 2021)

Il problema del dibattito culturale sulla libertà d’espressione è che a destra usano a caso “censura” e a sinistra usano a caso un po’ tutto, da “razzismo” in su. Forse, se rimandiamo tutti a scuola, fra un paio di generazioni si può cominciare a discutere.
(Twitter, maggio 2021)

Nove decimi delle conversazioni private di nove decimi delle donne che conosco vertono su come dimagrire, come sembrare ancora più magre, come si butterebbero dalla finestra se ingrassassero mezzo chilo. In pubblico, tutte militanti della body positivity.
(Twitter, gennaio 2021)

“I riottosi”. (Cioè: quelli che hanno assaltato Capitol Hill, calco da rioters.) Si parla sempre male dei giornali italiani, e invece dovremmo lodare la loro generosità nel far scrivere gente che non sa l’italiano.
(Twitter, gennaio 2021)

La quantità di persone che stanno dicendo che un giornale è una buca delle lettere e un direttore ha *il dovere* di pubblicare qualunque cosa gli venga proposta è impressionante persino per un paese di analfabeti per il quale credevo d’aver esaurito la capacità di sorprendermi.
(Twitter, novembre 2020)

Ogni volta che vedo una derelitta che su Instagram tenta di vendere un capo in puro acrilico, una caffettiera, un pacco di biscotti, mi torna in mente quell’olgettina che raccontava B le avesse chiesto “e tu cosa fai cara” e lei “presidente, cosa vuole che faccia: le marchètte”
(Twitter, novembre 2020)

Favolosa questa guerra tra fan del tenere aperte le chiese e fan del tenere aperti i teatri, cioè i due luoghi meno frequentati dagli italiani di questo secolo.
(Twitter, ottobre 2020)

Le lauree in discipline dello spettacolo han fatto più danni della grandine.
(Twitter, ottobre 2020)

I giovani non ci crederanno mai, ma c’è stato un tempo in cui i social non c’erano. E quindi l’undici settembre non potevi fare il tuit “ricordo benissimo dov’ero”, contarti cuoricini e commenti, sentirti sensibile.
(Twitter, settembre 2020)

Continua il crudele esperimento delle radio italiane di rovinarci tutti i classici degli ultimi decenni con delle cover di merda. credo sia uno studio scientifico, vogliono capire il minor numero di frazioni di secondo in cui un ascoltatore traumatizzato può spegnere la radio
(Twitter, luglio 2020)

Sono le otto di lunedì e hanno già sbagliato in parecchi il dosaggio delle goccine.
(Twitter, luglio 2020)

Poi un giorno parliamo di quest’epoca in cui non bisogna escludere nessuno, tutto cane pane minestrina col dado sennò la gente non capisce le parole difficili, tutte le feste sono di tutti sennò ci restan male: ho appena letto un “buona festa della mamma alle madri senza figli”.
(Twitter, maggio 2020)

Non è vero che non c’è differenza tra influencer e giornalisti: all’influencer, perché si fotografi col gadget della serie tv che vuoi promuovere, devi bonificargli un diecimila euro; il giornalista lo fa gratis e si sente pure privilegiato perché gliel’hai mandato.
(Twitter, maggio 2020)

Chissà se questa cosa di non vedere mai un tuit “sono preoccupato: come diavolo pagheremo il prossimo affitto” ma centinaia di “sono disperato, quando torneremo ad abbracciarci” dipende dall’algoritmo.
(Twitter, aprile 2020)

Io prima dell’internet mica mi rendevo conto ci fossero tanti italiani che hanno tante difficoltà a capire la lingua italiana, chissà cos’avevo di meglio da fare che ascoltare Tullio De Mauro che si sgolava a spiegarlo.
(Twitter, marzo 2020)

La prima legge dell’internet è che puoi scrivere un tuìt di due righe o un post di cinquanta, ma comunque sotto ci sarà (almeno) un commento che ti chiederà un’informazione già contenuta in quel che hai scritto.
(Twitter, marzo 2020)

Mi piace sempre molto questa cosa che qualunque emergenza ci sia in Italia la prima cosa che fa qualunque governo è sospendere i mutui, lanciando forte e chiaro il messaggio “voi in affitto fottetevi pure”.
(Twitter, marzo 2020)

L’italiano cui non frega niente di appestare un’intera penisola pur d’andare a mangiare la lasagna di mammà è sicuramente preoccupatissimo del reato di falsa autocertificazione
(Twitter, marzo 2020)

Voi panicate all’idea di non uscire perché avete pavimenti orrendi e vi siete messe in casa degli estranei; come non capirvi: se dovessi stare in casa coi vostri mariti e i vostri grès m’ammazzerei; ma mi sono organizzata per tempo, e ora sono una splendida reclusa.
(Twitter, marzo 2020)

Mozione per l’accuratezza linguistica. I tamponi in Italia non sono *gratis*. Niente è *gratis*, tranne che per gli evasori fiscali.
(Twitter, marzo 2020)

La D’Urso sta dicendo a Heather Parisi di dire agli abitanti di Hong Kong che lei (lei la D’Urso) ha mangiato un biscotto della fortuna in diretta.
Abbiamo la televisione più metafisica del mondo.
(Twitter, marzo 2020)

Beati voi che siete preoccupati per il fascismo. io sono preoccupata per tutte le analfabete che da domani sui giornali italiani ci spiegheranno cos’è il camp dopo avere consultato la pagina Wikipedia della povera Sontag.
(Twitter, maggio 2019)

Ma quell’articolo della Costituzione che continuate a fotografare, quello che dice che la retribuzione dev’essere proporzionata alla qualità del lavoro, vi rendete conto che meno male che non viene messo in pratica, sì?
(Twitter, maggio 2019)

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Frasi di Guia Soncini tratte dai libri

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Qualunque cosa significhi amore, 2015

La verità offre un prezioso vantaggio a chi voglia confutarla: non è quasi mai verosimile.

Dalla lesa morale ti riprendi. È dal ridicolo, che non ti riprendi mai.

Ogni matrimonio è una mole di mistero indecifrabile dall’esterno e inaffrontabile dall’interno.

Sfascio culturale assoluto per cui in questo paese i poeti facevano la fame e i cuochi diventavano bestseller.

Mai, prima degli ultimi decenni, l’umanità aveva dedicato tanto tempo ed energie a convincere se stessa e chi le stava intorno che essere genitori fosse un’attività impegnativa e rilevante.

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L’era della suscettibilità, 2021

Siamo diventati più imbecilli, o l’internet mi fa vedere imbecillità che prima avrei schivato?

Il social network è un anabolizzante irresistibile. Una volta per chiedere la testa di qualcuno dovevi andare ad agitare la tua brava picca sotto Versailles; adesso stai sul divano e cancelletti la tua indignazione. È persino più semplice che guardare una serie in streaming.

Questo è il tempo del sentire, non dell’ascoltare. Del sentire inteso come to feel: provare emozioni, considerare sacre le proprie sensazioni.

Ai tutti contro uno si tifa per l’uno, pure se l’uno è il peggior personaggio di sempre.

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L’economia del sé. Breve storia dei nuovi esibizionismi, 2022

È un lavoro di precisione, il commercio del sé. Devi sapere cosa mettere in vetrina e cosa tenere nel retrobottega illudendo ogni cliente che quell’esemplare fosse da parte solo per lui. Devi sapere quali difetti della merce occultare e quali ostentare.

Pensiamo: se ce l’ha fatta Tizio Senza Qualità, perché non io. E quindi procediamo per emulazione, e – come Tizio, che sarà pure senza qualità ma ha milioni di follower più di noi – esponiamo al mondo le nostre vite, le nostre piccinerie, le nostre gioie, le nostre insicurezze. Il nostro essere noi stessi, che qualche bugiardo ci ha convinto essere una forza e non un limite. Ci seguono solo i nostri cugini e un paio di vicini di scrivania, ma non desistiamo.

Eravamo – siamo stati, saremmo stati – esibizionisti anche prima di avere piattaforme sulle quali esibirci? Se non avessimo abitato un’epoca in cui ci sono multinazionali il cui giro d’affari si fonda sulla nostra smania di dire la nostra, ci sarebbe comunque sembrato un crimine non dire la nostra su tutto? Forse no.

Come siamo diventati questo prodotto perpetuamente in vetrina? Come si può uscire da questo commercio delle nostre radiografie, da questa illusione che conoscerci significhi amarci, da questo terrore che, se non ci raccontiamo abbastanza, niente di ciò che facciamo o sappiamo conti qualcosa?

Il disprezzo è il più formidabile incentivo: i social somigliano più al circo che alle riviste di moda; vuoi ridere dei mostri pensandoti così meno mostro, mica ammirare l’eleganza di chi è migliore di te.

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Questi sono i 50. La fine dell’età adulta, 2023

Una cosa che sapete a cinquant’anni e non sapevate a quindici è che nessun guaio è per sempre, tranne il disfacimento del corpo.

Il vero dualismo non è tra invecchiare e morire: è tra crescere e no.

La nostalgia è l’unica invenzione di cui possano fregiarsi quelli della mia età, e l’unica eredità che lasceremo ai nostri pargoli (assieme al crollo del sistema pensionistico).

Un giorno, senza che nessuno t’abbia avvisato, ti scopri più vecchia del tuo medico di base, più vecchia della farmacista, più vecchia del nuovo commercialista che ti dice garrulo «diamoci del tu» mentre tu pensi: potrei essere sua madre, giovanotto, un po’ di rispetto.

Il presentismo è quel fenomeno per cui una canzone di due anni fa è considerata vecchia, un episodio di cronaca dell’altroieri è considerato per sempre, e quando la più importante rivista culturale del mondo decide di occuparsi dei classici della commedia romantica il film più antico che cita è del 1987.