L'aforisma contemporaneo ha avuto una grande fioritura soprattutto nei paesi dell'est europeo. L'aforisma e la satira sono stati un modo di prendere le distanze dalla politica totalitaria senza per questo essere troppo espliciti. A differenza di forme più lunghe come l'articolo di giornale o il saggio, l'aforisma (con il suo parlare indiretto, i suoi ammiccamenti, le sue allusioni e soprattutto la sua brevità) in qualche modo è stato tollerato dai censori (ma non sempre) a condizione che il destinatario non si riconoscesse in quanto scritto.

In Polonia è vissuto Stanislaw Jerzy Lec, forse il più importante scrittore di aforismi, autore dei conosciutissimi Pensieri spettinati (Myśli nieuczesane). In Romania scrive Valeriu Butulescu, tradotto in oltre quaranta lingue, il cui primo libro Oasi di sabbia (Oaze de nisip) è stato pubblicato nel 1985 sotto il regime di Ceauşescu. In Serbia intorno al Circolo aforistico di Belgrado, a partire dagli anni 80, si forma una corrente di circa cinquanta scrittori di aforismi che denunciano prima i mali del comunismo e poi quelli del regime serbo. Gabriel Laub, un altro importante aforista contemporaneo, scrive i suoi primi aforismi nel 1956 a Praga, pubblicando poi nel 1967 il libro di aforismi in lingua ceca" Zkušenosti" ("Dopo la mia fuga da Praga nella Germania dell'ovest, per diversi anni non trovai più l'ispirazione per scrivere aforismi" scriverà Gabriel Laub nel suo libro Denken Verdirbt den Charakter. Alle Aphorismen").

Anche in Bulgaria la satira e l'aforisma hanno avuto una certa risonanza, anche se in modo meno pronunciato rispetto agli altri paesi. Molti dei bulgari che sono vissuti sotto il comunismo conoscono molto bene questo aforisma "eretico" di Radoi Ralin (uno dei più importanti scrittori bulgari, il cui vero nome è Dimitar Stefanov Stoyanov, nato nel 1923 e morto nel 2004): "Io non sono preoccupato per il ministro della cultura. Io sono preoccupato per la cultura del ministro". Il libro di epigrammi e aforismi di Radoi Ralin, dal titolo "Peperoncino piccante" ("Люти чушки") avrebbe dovuto essere pubblicato in due tranche di 20.000 copie ciascuno verso la fine degli anni 60, ma prima che la seconda tranche venisse pubblicata, intervenne la polizia confiscando e bruciando tutti le copie del libro (le copie sfuggite alla censura conobbero una massiccia diffusione clandestina). Ecco qui di seguito alcuni aforismi di Radoi Ralin:

Come scrive Žarko Trebješanin nell'Antologia di aforismi "Vek aforizma" (curata da Aleksandar Baljak) "Un satirico cerca di marcare ed evidenziare le origini dell'umano fraintendimento, della stupidità e della malizia. Più è inquinato l'ambiente sociale e spirituale e più è fertile la fioritura della satira. Nei paesi in cui la verità è perseguitata, dove le persone al potere sono intoccabili, dove la democrazia non vive, l'aforisma satirico fiorisce in modo eccellente. Non è un caso che sotto il regime serbo il Circolo aforistico di Belgrado abbia raggiunto livelli letterari di eccellenza nel panorama mondiale dell'aforisma".

Intorno al Circolo Aforistico di Belgrado - nato agli inizi degli anni 80 come associazione spontanea di scrittori e aforisti guidati da Aleksandar Baljak e accomunati dalla satira contro lo Politica vista come il Male assoluto - si sono riuniti oltre una cinquantina di scrittori di aforismi che hanno prodotti testi di grande valore letterario e morale. Come ho scritto in un mio precedente articolo a cui rimando (link), l’aforista serbo non è isolato nella sua torre d’avorio e non scrive per un pubblico ignoto, ma al contrario è legato da una rete di relazioni con gli altri aforisti serbi, attraverso incontri e confronti, manifestazioni e premi letterari, antologie, riviste in un "processo collettivo di creazione" che non ha eguali nella storia del genere. Solo nel Seicento francese si assiste a un analogo processo collettivo di creazione (i grandi moralisti – La Rochefoucauld, Pascal, Arnauld, Nicole e altri – sono accomunati dallo stesso codice culturale, si riuniscono nel salotto di madame de Sablè scambiando giudizi sulle produzioni scritte dall’uno e dall’altro ed elaborando un grande numero di scritti aforistici (le cosiddette "Maximes").

Tra i tanti scrittori serbi di aforismi vorrei segnalare in questo articolo Radomir (diminuitivo Rade) Jovanović. Radomir Jovanović è nato il 1939 a Srebrenica e attualmente risiede a Užice. Ha pubblicato sette libri di aforismi, epigrammi e satira: "San je da sve ovo sanjamo" - aforizmi 1994; "Kuća smeća" - aforizmi, 1995;  "Happygrami" - epigrami, 1995; "Srbija na isteku" – aforizmi, 1997; "Pusti, mužu, rogove" – erotski aforizmi, 1999; "Kratko i kasno" - aforizmi, 2008. i 2010; "Iz Crvene banovine" - erotski aforizmi, 2010. E' stato tradotto in diverse lingue tra cui inglese, tedesco, russo, polacco. E' rappresentato in numerose antologie nazionali e internazionali ed ha ottenuto diversi premi e riconoscimenti tra cui il più recente è il premio "Radoje Domanović" nel 2009.

La maggior parte dei testi aforistici di Radomir Jovanović sono stati scritti negli anni 90, nel momento più buio del regime serbo, sotto i colpi della guerra civile. "La nostra guerra fratricida non avrà più vittime di quante ce ne erano nel conflitto tra Caino e Abele. Solo il 50 per cento" scrive ironicamente Jovanović in uno dei suoi aforismi. E in un altro aforisma in un modo molto lucido dice "Grazie al Leader ("Vođa" in serbo ha un significato molto particolare e in italiano si può tradurre come leader, presidente, capo, ma anche dittatore), tutti i Serbi vivranno in uno stato. Solo le loro case saranno in un altro" . Come scrive Žarko Trebješanin, "Radomir Jovanović mostra una raffinata ironia e anche autoironia quando descrive la mentalità serba. Ma nei suoi aforismi si evidenzia anche una critica senza nessuna pietà per l'oggetto della sua satira". A proposito della raccolta di aforismi "Kuća smeća" pubblicata nel 1995, il critico Duško M. Petrović scrive: "I libri di Jovanović sono raccolte di saggi, racconti, romanzi, poesie e poemi epici nella forma condensata dell'aforisma."

Professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Padova, studioso di Leopardi (a 29 anni pubblica un ampio e innovativo saggio su “Leopardi e l’estetizzazione dell’antico“, nucleo e presupposto dei suoi successivi studi leopardiani) e scrittore di aforismi, Mario Andrea Rigoni ha avuto il merito di aver diffuso in Italia il pensiero e l'opera di E.M. Cioran, uno dei più grandi pensatori del novecento e cultore del frammento (il sentimento del nulla induce Cioran a scegliere l'aforisma visto come un "abbozzo di vertigine", "assioma del crepuscolo", "sillogismo dell'amarezza" "pensiero acido che si insinua nelle cose per disorganizzarle, perforarle, attraversarle" in contrapposizione al linguaggio tradizionale, alla scrittura continua. Ancora Cioran scriverà: "concepire un pensiero, un solo e unico pensiero, ma capace di fare a pezzi l'universo").

Nel mio precedente articolo, citando le lettere scritte da E.M. Cioran a Mario Andrea Rigoni (pubblicate da Il Notes Magico con il titolo di Mon cher Ami), ho ripercorso la storia della ricezione editoriale di Cioran in Italia. Proprio grazie a Mario Andrea Rigoni, infatti, E.M. Cioran all'inizio degli anni ottanta trova nelle edizioni Adelphi di Roberto Calasso la casa editrice ideale per i propri testi. Rigoni si mostra un traduttore tanto congeniale quanto competente e diventa ben presto il responsabile presso Adelphi della pubblicazione delle opere di Cioran.

In un altro bel libro intitolato In compagnia di Cioran, (edito anche questo dal Notes Magico di Padova nel 2004) sono raccolti molti degli scritti che Mario Andrea Rigoni ha dedicato nel corso del tempo allo scrittore franco-rumeno (che in realtà, ricordiamolo, si definisce "apolide).

In un genere emarginato e nascosto come quello aforistico, Emil Cioran, o meglio E.M. Cioran ("ho rinunciato al mio nome di battesimo e al suo posto metto sempre le iniziali E.M. A ognuno le sue manie" scrive in una lettera all'amico e studioso Mario Andrea Rigoni) è forse uno degli scrittori di aforismi e forme brevi più conosciuti e letti (mi esimo dall'aggiungere anche "grande" dal momento che in un'altra sua lettera a Rigoni Cioran scrive "Ho un solo suggerimento da darle: se non è troppo tardi bisognerebbe sopprimere grande nell'espressione 'il grande scrittore romeno-parigino'. Sono realmente sincero, e non si tratta di modestia calcolata").

In Italia la casa editrice Adelphi ha pubblicato quasi tutte le opere di Cioran (libri come Al Culmine della disperazione, Sillogismi dell'amarezza o L'inconveniente di essere nati hanno anche registrato un ampio successo di vendite), critici e studiosi citano continuamente opere e frammenti e sul web gli aforismi e i frammenti di Cioran rimbalzano, in modo quasi ossessivo, da un sito all'altro.

Non è mia intenzione in questo articolo riprodurre una selezione - l'ennesima - di aforismi cioraniani né scrivere una recensione - l'ennesima - sull'opera di Cioran ("Qui si sono scritti una ventina di articoli sul mio ultimo libro: cosa da disgustarmi per sempre di scrivere" scrive Cioran in una lettera). Vorrei piuttosto parlare di Cioran attraverso un punto di vista particolare: la sua amicizia con Mario Andrea Rigoni, studioso di letteratura italiana (in particolare su Leopardi) e scrittore di aforismi.

Pochi sanno che, proprio grazie a Mario Andrea Rigoni, E.M. Cioran all'inizio degli anni ottanta trova nelle edizioni Adelphi di Roberto Calasso la casa editrice ideale per i propri testi ("Proprio oggi ho scritto due righe a Roberto Calasso, che conoscevo da un po' di tempo grazie alle Sue lettere. Non dimentico che, se Adelphi ha deciso di pubblicarmi, è soprattutto merito Suo" scrive Cioran a Rigoni). Rigoni si mostra un traduttore tanto congeniale quanto competente ("perchè lei conosce mirabilmente il francese, ogni volta che ricevo una sua traduzione, respiro" gli scrive Cioran da Parigi) e diventa ben presto il responsabile presso Adelphi della pubblicazione delle opere di Cioran scrivendone anche alcune illuminanti prefazioni (pochi l'avranno notato ma all'inizio delle edizioni Adelphi c'è la scritta: "La pubblicazione delle opere di E.M Cioran avviene sotto la direzione di M.A. Rigoni").

In un bellissimo libro intitolato "E.M. Cioran Mon cher ami, lettere a Mario Andrea Rigoni 1977-1990", pubblicato da una piccola casa editrice di Padova Il notes magico con una splendida introduzione di Raoul Bruni, viene raccolta un'ampia scelta delle lettere che E.M. Cioran scrive a Mario Andrea Rigoni, nell'arco di tredici anni, tra il 1977 e il 1990. L'epistolario tra uno dei massimi scrittori contemporanei e il giovane studioso e scrittore di aforismi ripercorre la storia di questa amicizia (quando il carteggio prende avvio, Rigoni, allora ventinovenne, aveva pubblicato da poco un ampio e innovativo saggio su Leopardi e l'estetizzazione dell'antico) e soprattutto fa luce sulla storia, tutt'altro che lineare, della ricezione di Cioran in Italia.

[caption id="attachment_2152" align="aligncenter" width="300" caption="Mario Andrea Rigoni con E.M. Cioran (foto per gentile concessione di Mario Andrea Rigoni)"][/caption]

Mario Andrea Rigoni, nato ad Asiago nel 1948, professore ordinario di Letteratura italiana all’Università di Padova, studioso di Leopardi (a 29 anni pubblica un ampio e innovativo saggio su "Leopardi e l'estetizzazione dell'antico", nucleo e presupposto dei suoi successivi studi leopardiani), amico, traduttore ed editore di E.M. Cioran, da un ventennio collaboratore delle pagine letterarie del Corriere della Sera, è anche uno dei più apprezzati scrittori italiani contemporanei di aforismi (il suo nome compare nell'Antologia di Gino Ruozzi, Scrittori italiani di aforismi).

[caption id="attachment_14635" align="aligncenter" width="350"]Mario Andrea Rigoni (foto di Indira Restrepo) Mario Andrea Rigoni (foto di Indira Restrepo)[/caption]

Mario Andrea Rigoni esordisce nel 1981 con un gruppo di aforismi su Platone (sulla rivista In forma di parole diretta da Gianni Scalia), cui seguono gli aforismi di Variazioni sull'impossibile, stampati prima nella traduzione francese di Michel Orcel (alla traduzione diede il suo contributo Cioran stesso) nel 1986 (Paris, L'Alphée), poi in edizione italiana aumentata nel 1993 presso Rizzoli (ristampata nel 2006 con saggio di Tim Parks presso la casa editrice Il notes magico di Padova). Di questo libro E.M. Cioran scriverà in una lettera a Rigoni: "Ho letto con vivo interesse le sue Variazioni sull'impossibile (un bel titolo) e le consiglio di farle pubblicare, prima di tutto perchè queste riflessioni sono effettivamente molto varie, e in secondo luogo perché fanno tutt'uno grazie alla loro unità di tono, merito essenziale ed esigenza fondamentale di una raccolta di questo genere". A proposito di Variazioni sull'impossibile (citando il primo capitolo che si intitola Platonica e raccoglie gli aforismi su Platone precedentemente pubblicati nel 1981) Rigoni scriverà lucidamente: "Sono relitti di un piccolo naufragio gnoseologico, ma rivendicati nello stesso tempo come sole forme possibili dell'autentico o del plausibile".