Frasi, citazioni e aforismi di James Joyce

James Joyce (Dublino, 2 febbraio 1882 – Zurigo, 13 gennaio 1941) è stato un narratore, poeta e drammaturgo irlandese, ritenuto uno dei più importanti scrittori del XX secolo e della letteratura di ogni tempo. A proposito della sua opera più importante, Ulisse, Edoardo Sanguineti disse: “Ulisse va visto come l’ultimo dei capolavori della narrativa ottocentesca, e il primo di quelli del nostro secolo. Anche in questa ambivalenza si rivela il suo carattere di opera eccezionale”.

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi di James Joyce. Tra i temi correlati si veda Le più belle frasi di Franz Kafka, Frasi, citazioni e aforismi di Marcel Proust e Le frasi più belle di Italo Svevo.

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Frasi, citazioni e aforismi di James Joyce

La vita è come un’eco: se non ti piace quello che ti rimanda, devi cambiare il messaggio che invii.
(Frase attribuita a James Joyce)

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere. Oggi sono ciò che ho deciso ieri o nei giorni precedenti.
(Frase attribuita a James Joyce)

Scrivere in Inglese è la tortura più ingegnosa mai studiata per i peccati commessi nelle vite precedenti – Writing in English is the most ingenious torture ever devised for sins committed in previous lives.
(Lettera a Fanny Guillermet – Zurich, 5 September 1918)

Non vi è eresia, né filosofia, tanto aborrita dalla Chiesa, quanto l’essere umano.
There is no heresy or no philosophy which is so abhorrent to the church as a human being
(Lettera ad Augusta Gregory, 22 novembre 1902)

La poesia, anche quando è apparentemente fantastica, è sempre una rivolta contro l’artificio, una rivolta, in un certo senso, contro l’attualità.
(Conferenza, 1 febbraio 1902)

L’arte è la disposizione che l’uomo dà alla materia sensibile o intelligibile per un fine estetico.
(Notebook entry, Parigi 28 marzo 1903)

L’Irlanda, l’isola dei santi e dei saggi.
(27 aprile 1907)

Cristoforo Colombo, come ognuno sa, è venerato dai posteri perché fu l’ultimo a scoprire l’America.
(Trieste, 5 settembre 1912)

Ho voluto dare un’immagine così completa di Dublino, che se un giorno la città dovesse improvvisamente sparire dalla faccia della Terra, potrebbe essere ricostruita sulla base del mio libro.
(Conversazione con Frank Budgen, Zurigo, 1918)

Vi ho messo così tanti enigmi e rompicapi che terranno i professori occupati per secoli a chiedersi cosa ho voluto significare, e quello è l’unico modo per assicurarsi la propria immortalità.
(James Joyce parlando dell’Ulisse)

Quando morirò Dublino sarà scritta nel mio cuore.

Qualcuno capisce?
(James Joyce, ultime parole prima di morire, gennaio 1941)

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Ulisse (Ulysses, 1922)

La storia, disse Stephen, è un incubo da cui cerco di destarmi – History, Stephen said, is a nightmare from which I am trying to awake.

L’amore ama amare l’amore – Love loves to love love.

Un uomo di genio non commette sbagli. I suoi errori sono volontari e sono i portali della scoperta – A man of genius makes no mistakes. His errors are volitional and are the portals of discovery.

Dio fece il cibo, ma certo il diavolo fece i cuochi – God made food; the devil the cooks.

Ogni vita è una moltitudine di giorni, un giorno dopo l’altro.
Noi camminiamo attraverso noi stessi, incontrando ladroni, spettri, giganti, vecchi, giovani, mogli, vedove, fratelli adulterini, ma sempre incontrando noi stessi.

Si può passar sopra a un morso di lupo, ma non a un morso di pecora.

Le donne. Non le vedi mai sedersi su una panchina con su scritto Vernice fresca. Si guardano intorno ovunque

Cosa c’è in un nome? E’ quel che ci chiediamo da fanciulli quando scriviamo il nome che ci hanno detto essere il nostro.

Non far domande e non sentirai menzogne.

Il pensiero è il pensiero del pensiero.

Trovi le mie parole oscure. L’oscurità è nella nostra anima, non credi?

Il successo è per noi la morte dell’intelletto e dell’immaginazione.

Sta nello spazio ciò a cui nel tempo devo arrivare, ineluttabilmente.

Fragilità, il tuo nome è matrimonio.

Il pensiero che a pagare sia l’altro è la salsa migliore al mondo.

La donna è spesso il punto debole del marito.

L’uomo e la donna, l’amore, cos’è mai tutto questo? Un tappo e una bottiglia.

Gli amici che amiamo sono al nostro fianco, i nemici che odiamo ci stanno di fronte.

Dio ti ringrazio in quanto Autore dei miei giorni.

Ecco da cosa si vede il buon commerciante. Ti fa comprare quello che lui vuol vendere.

Il sentimentale è colui che vorrebbe godere senza addossarsi l’immensa responsabilità dell’agire e del giudicare.

Shakespeare è la felice riserva di caccia di tutte le menti che hanno perso l’equilibrio.

L’arte deve rivelarci idee, essenze spirituali informi.

Quattrini e cretini non si fanno compagnia.

Non si può far tornare indietro il tempo. Come tener l’acqua nella mano.

Crudele la sua natura. Curioso che i topi non stridono mai. Sembra gli piaccia. La gattina con la sua crudeltà innocente da predatrice irrimediabilmente ha tra le grinfie la sua preda, ormai rassegnata alla sua fine. Così anche vi è il silenzio dei rassegnati in ogni occasione che la vita presenta.

La paternità, nel senso dell’atto cosciente di mettere al mondo, è sconosciuta all’uomo.

Gli atei poi strillano per avere il prete quando stanno per morire

Come tu sei adesso, eravamo noi un tempo.

I movimenti che operano le rivoluzioni nel mondo nascono dai sogni e dalle visioni nel cuore di un contadino sui piedi delle colline. Per loro la terra non è un terreno da sfruttare bensì la madre vivente.

La domanda suprema circa un’opera d’arte è da quali profondità vitali essa scaturisca. La pittura di Gustave Moreau è una pittura di idee. La poesia più profonda di Shelley, le parole di Amleto mettono il nostro spirito in contatto con la saggezza eterna, il mondo delle idee di Platone. Tutto il resto è speculazione di scolaretti per scolaretti.

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Ritratto dell’artista da giovane (A Portrait of the Artist as a Young Man, 1916)

“Lei è un’artista, vero signor Dedalus?” disse il decano, guardando in su e sbattendo le palpebre sugli occhi senza colore. “Obiettivo dell’artista è la creazione del bello. Resta da stabilire che cosa sia il bello”.

“Forse io non ho il suo talento” disse Stephen a bassa voce.
“Questo non può dirlo” rispose il decano in tono vivace. “Non possiamo mai dire quel che c’è in noi. Una cosa è certa: non bisogna scoraggiarsi. Per aspera ad astra”.

L’anima è molto simile a un secchio pieno di acqua.

E se l’avesse giudicata troppo severamente? Se la sua vita fosse stata un semplice rosario di ore, una vita semplice e strana come la vita di un uccello, gaio al mattino, inquieto per tutto il giorno, stanco al tramonto? Il suo cuore semplice e ostinato come il cuore di un uccello?

“La frase più profonda che sia mai stata scritta” disse Temple con entusiasmo “è la frase scritta in fondo al libro di zoologia. La riproduzione è l’inizio della morte”.

Qualunque cosa è incerta in questo letamaio puzzolente di mondo, tranne l’amore materno. La madre ti mette al mondo, e prima di allora ti porta nel suo corpo. Che ne sappiamo di ciò che prova? Ma qualunque cosa provi deve essere almeno una cosa reale. Deve proprio esserlo. Che cosa sono le nostre idee e le nostre ambizioni?

Il cuore di Stephen danzava a quei suoi movimenti come un sughero sulla marea. Udiva quel che i suoi occhi gli dicevano da sotto il cappuccio e sapeva che in un offuscato passato, o nella vita o nel sogno, ne aveva già ascoltato il racconto.

Benvenuta, o vita! Vado a incontrare per la milionesima volta la realtà dell’esperienza e a forgiare nella fucina della mia anima la coscienza increata della mia razza – Welcome, O life! I go to encounter for the millionth time the reality of experience and to forge in the smithy of my soul the uncreated conscience of my race.

Il giorno della prima comunione è il giorno più felice della propria vita. Una volta alcuni generali avevano chiesto a Napoleone quale fosse stato il giorno più felice della sua vita. Pensavano che avrebbe detto il giorno in cui aveva vinto qualche battaglia importante o il giorno in cui lo avevano fatto imperatore. Invece lui disse : “ Signori, il giorno più felice della mia vita è stato quello in cui ho fatto la prima comunione”.

Cercare adagio, umilmente, costantemente di esprimere, di tornare a spremere dalla terra bruta o da ciò ch’essa genera, dai suoni, dalle forme e dai colori, che sono le porte della prigione della nostra anima, un’immagine di quella bellezza che siamo giunti a comprendere: questo è l’arte.

L’anima nasce dapprima in quei momenti di cui ti parlavo. E’ una nascita lenta e oscura, più misteriosa della nascita del corpo. Quando nasce l’anima di un uomo, in questo paese ci sono reti che le vengono lanciate contro per impedirle di volare. Tu mi parli di nazionalità, di lingua, di religione. Io mi sforzerò di volare via da queste reti.

Il passato è distrutto nel presente e il presente vive soltanto perché reca futuro.

Nella sua anima niente si agitava tranne una lussuria fredda, crudele e priva di amore. L’infanzia era morta o perduta e con essa l’anima capace di gioie semplici, e lui navigava nella vita come il guscio sterile della luna.

Voleva conoscere nel mondo reale l’immagine intangibile che la sua anima contemplava in modo così costante. Non sapeva dove cercarla o come, ma una premonizione che lo guidava gli diceva che tale immagine, senza nessuna azione scoperta da parte sua, sarebbe andata a lui. Si sarebbero incontrati con tranquillità, come se si conoscessero e si fossero dati appuntamento, magari a uno dei cancelli o in qualche posto più segreto.

Un’estasi di volo gli rese radiosi gli occhi, selvaggio il respiro e tremule e selvagge e radiose le membra spazzate dal vento.

La pietà è il sentimento che arresta la mente alla presenza di tutto ciò che è grave e costante nelle sofferenze umane e la unisce con l’essere umano che soffre. Il terrore è il sentimento che arresta la mente alla presenza di tutto ciò che è grave e costante nelle sofferenze umane e le unisce con la causa segreta.

Sarebbe un tormento spaventoso sopportare per tutta l’eternità anche soltanto la puntura di un insetto. Che cosa non deve essere allora sopportare per sempre i molteplici tormenti dell’inferno? Per sempre! Per tutta l’eternità! Non per un anno o per un secolo, ma per sempre. Cercate di immaginare il significato spaventoso di ciò.

Ti dirò che cosa farò e che cosa non farò. Non servirò più ciò in cui non credo più, sia che si chiami casa patria o chiesa; e cercherò di esprimere me stesso in un modo di vita di arte con tutta la libertà e l’integrità che potrò, usando per mia difesa le uniche armi che mi concedo di usare: il silenzio, l’esilio e l’astuzia.

Mi hai fatto confessare le paure che ho. Ma ti dirò anche ciò che non temo. Non temo essere solo o essere scansato per un altro o lasciare qualsiasi cosa debba lasciare. E non ho paura di fare un errore, anche un errore grande, un errore lungo una vita, o forse anche un’eternità.

L’artista, come il Dio della creazione, rimane dentro o dietro o al di là o al di sopra della sua opera, invisibile, sottilizzato fino a svanire, indifferente, intento a limarsi le unghie.

Ma anche se per Dio c’erano nomi differenti in tutte le differenti lingue del mondo e Dio capiva ciò che la gente diceva in tutte quelle lingue differenti Dio rimaneva comunque sempre lo stesso Dio e il vero nome di Dio era Dio.

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Gente di Dublino (Dubliners, 1914), raccolta di 15 racconti

Non sapevo se le avrei mai parlato o no oppure, se le avessi parlato, come potevo dirle la mia confusa adorazione. Ma il mio corpo era come un’arpa e le parole e gesti di lei come dita sulle sue corde.
I did not know whether I would ever speak to her or not or, if I spoke to her, how I could tell her of my confused adoration. But my body was like a harp and her words and gestures were like fingers running upon the wires.

Non ci sono amici come i vecchi amici.

Nella realtà le avventure non capitano a chi se ne sta a casa: bisogna andarsele a cercare fuori.

Il segreto della letteratura consiste nell’arte di alludere.

Sorpreso nell’oscurità mi vedevo come una creatura guidata e derisa dalla vanità; e i miei occhi bruciavano di angoscia e di rabbia.

Meglio passare a miglior vita baldanzosamente, nel pieno splendore di qualche passione, piuttosto che appassire e spegnersi lentamente di vecchiaia.

Si ammucchiava fitta sulle croci contorte e sulle lapidi, sulle punte del cancelletto, sui roveti spogli. La sua anima si dissolse lentamente nel sonno, mentre ascoltava la neve cadere lieve su tutto l’universo, come la discesa della loro ultima fine, su tutti i vivi e su tutti i morti.

I suoi occhi non diedero un segno, né di amore né di addio; non sembravano neppure riconoscerlo.

Attese qualche minuto in ascolto. Non udiva nulla: la notte era perfettamente silenziosa. Tornò ad ascoltare: perfettamente silenziosa. Sentì di essere solo.

Moriva dal desiderio di salire in cielo attraverso il tetto e di volare verso un altro paese dove non avrebbe più sentito parlare dei suoi guai, eppure una forza lo spingeva dabbasso scalino per scalino.

Un’ondata di gioia ancora più tenera gli sfuggì dal cuore e gli scorse come un caldo flusso nelle arterie. Come il tenero fuoco di stelle, attimi della loro vita insieme, di cui nessuno sapeva o avrebbe mai saputo, si scagliarono nella sua memoria illuminandola. Desiderava rammentarle quegli attimi, farle dimenticare gli anni della noiosa vita in comune e ricordarle soltanto gli attimi di estasi. Perché gli anni, sentiva, non avevano spento la sua anima o quella di lei

Osservò la scena e pensò alla vita – e come regolarmente gli succedeva quando pensava alla vita, diventò malinconico. Una tristezza dolce discese in lui. Sentì quanto era vano lottare contro la sorte – era questa la saggezza che i secoli gli avevano tramandato.

Convennero di interrompere i loro rapporti: ogni legame, disse lui, è un legame di dolore.

Mentre sedeva lì, rivivendo la sua vita con lei ed evocando ora l’una ora l’altra delle immagini nelle quali adesso la concepiva, si rese conto che era morta, che aveva cessato di esistere, che era diventata un ricordo.

I pensieri mi scappavano via. Gli impegni seri della vita, che ora parevano separarmi dai miei desideri, mi sembravano un gioco infantile, antipatico e noioso

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Finnegans Wake (1939)

Non è vero quello che ti ho detto? Che ci si diverte alla veglia per Finnegan.

fluidofiume, passato Eva ed Adamo, da spiaggia sinuosa a baia biancheggiante, ci conduce con un più commodus vicus di ricircolo di nuovo a Howth Castle Edintorni
(Incipit di Finnegans Wake)

Bababadalgharaghtakamminarronnkonnbronntonnerronntuonnthunntrovarrhounawnskawntoohoohoordenenthurnuk!

Three quarks for Muster Mark
(La frase è all’origine del termine dato dal fisico Murray Gell-Mann ai quark, un tipo di particella subatomica)

Stanislaus Joyce (fratello di James) definì il romanzo «l’ultimo delirio della letteratura prima della sua estinzione»

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Esuli (Exiles 1918) opera teatrale

L’amore (inteso come desiderio del bene di un’altra persona) è di fatto un fenomeno così innaturale che raramente si ripete, perché l’anima è incapace di tornare vergine e non ha abbastanza energie per tuffarsi di nuovo nell’oceano di un’altra anima

Quando si ha una cosa, questa può essere portata via. […] Ma quando si dà una cosa, questa è data. Nessun ladro può prendertela. […] Se l’hai data tu, allora è tua per sempre. Sarà sempre tua. Ecco, questo è dare.