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Frasi, aforismi e battute divertenti di Alessandro Bergonzoni

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Quella di Alessandro Bergonzoni è una comicità in perenne corpo a corpo con il linguaggio. I suoi testi sono un profluvio di parole, ripescate da un glossario quotidiano e dotto che creano accostamenti fuori dall’ordinario, che danno accesso a un altrove (“uno spazio da antipodi”), in un al di là del senso e degli schemi logori del reale. “Sono giochi di parole ma sono le parole che giocano con noi, stanno facendo un altro percorso” dice Alessandro Bergonzoni che, nel suo smontare e rimontare il linguaggio, dice di fare “voto di vastità” e “apologia del creato”.

Presento una raccolta di frasi, aforismi e battute divertenti di Alessandro Bergonzoni, che a proposito della citazione scrive: “Io li chiamo gli uomini di Tarzan, sono tutti impegnati in ‘citazioni’, ma invece di citare dovremmo essere quelli che inventano, che scrivono il nuovo pensiero”. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e battute diverenti di Luciana Littizzetto.

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Frasi, aforismi e battute divertenti di Alessandro Bergonzoni

Alessandro Bergonzoni

Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

Stai colmo! Questo mi sono detto nel fare voto di vastità.

Tra i credenti e i non credenti io scelgo gli incredibili.

E secondo me, parere che peraltro condivido…

Facciamo il contrario di Pollicino: buttiamo noi le briciole avanti, e seguiamole, non aspettiamo che le perda qualcuno.

Mi sono iscritto ad un concorso di colpa, ma non ho vinto niente perché non c’entravo.

Il tempo vola e noi no. Strano sarebbe se noi volassimo e il tempo no, il cielo sarebbe pieno di uomini con l’orologio fermo.

Io ero nel classico periodo in cui guardavo un uovo e chiedevo: chi sei tu? Né carne né pesce…

Non concepisco perché si concepisca solo il concepibile (è inconcepibile!)

Aver cura del proprio metafisico.

Le parole ci stanno chiedendo aiuto, le parole ci stanno dicendo, ma ci sentite o no?

Fonderemo la “Banca dei Peli”. Si dice sempre: per un pelo non mi hanno dato il mutuo, per un pelo non ho avuto la pensione, per un pelo non ho vinto un concorso. Beh, la banca dei peli cosa fa? Ti darà quel pelo per andare avanti

Chi cerca di distrarci minacciarci con la scienza dell’obbligo, con la chimica del dovere, con la genetica a tutti costi sempre e solo? (A quando la genetica poetica, la fisica dell’arte, la staminalità della metafisica?)

E come diceva un mio amico muratore: “Il buongiorno si vede dal mattone”. Costruiamoci!

Basta! Chi s’è visto s’è visto, io mi sono rotto! Disse lo specchio appena schiantatosi a terra.

“Allora, signora, mi dica: quando ha accusato i primi dolori?”. “Guardi che ha capito male, sa? Io non sono una delatrice della sofferenza!”.

Pavido la mattina alzava le braccia, ma alzava anche le gambe per non farle sentire arti inferiori.

Un giorno decise di suicidarsi: si mise la camicetta di quando aveva quattro anni e allacciò il bottone del colletto.

La prima volta che ho visto un piatto di spaghetti, pensavo fosse una versione impegnativa dello shangai.

Mi hanno regalato un paio di mutandem: ci si sta in due e si pedala.

Meno orgogliosi più rigogliosi

Che l’Occidente si orienti

Te lo prometto, ci monteremo la testa! Troppa persone escono alla mattina e la lasciano sul cuscino. Montiamocela la testa! Svegli!

E la madre gli disse: “Non essere ingenuo, non credere a tutto quello che ti dicono; sappi che il miglio non è l’ unità di misura dei canarini, che i malati di mente vanno pazzi per certe caramelle, che Pino Daniele è il nome proprio di un albero e che fa diesis non è musica ma matematica, e cioè la somma di cinques più cinques! Abbi fiducia in te stesso! Applicati ma non inchiodarti”.

Quando voglio conoscere il mio futuro, guardo nella mia palla di vetro e dico: ‘Toh, ho un testicolo artificiale’

Qui pro quo: sono molto contento di essere qui, come disse uno dei nipotini di Paperone.

Vivere nel paese dei campanelli è un vero supplizio per chi ama bussare.

Napoli in agosto è un po’ come Parigi a maggio: ricorda Pescara in aprile.

Non è il senso del ridicolo che mi uccide, il consenso del ridicolo, è il consenso.

Mi piace perdere la faccia e ritrovarmi i capelli sul collo.

Gli regalai un cambio, così, tanto per cambiare…

Se tornassi a nascere cosa farei? Una gran festa per la resurrezione!

Se ne vanno i migliori, mi consolo pensando che non tornano i peggiori.

Il cervello di ognuno di noi è come un giardino senza panchine: difficile è riposare, e facile che qualcuno faccia pipì sui nostri sogni.

Corro in macchina, ho una Ferrari 355, che io chiamo ‘cinque minuti alle quattro’

Le balle sono delle bugie che stanno nelle mutande.

Sono stato fermato a un posto di blocco perché guidavo con le mutande in testa. Quando mi hanno chiesto di togliermele ho risposto che io non vado mica in giro senza mutande.

Erano le cinque di mattina, o almeno credo con precisione.

De Coubertin: l’importante non è vincere ma ritirare il premio.

Vogliamo parlare del dolore del nano che vede crescere solo i capelli? Vogliamo parlare di chi disse “Fuori i nomi!” e così inventò i campanelli?

Vorrei avere tasti al posto dei denti e suonarli piano, vorrei battere tutte le casse toraciche del mondo, eseguire le sinfonie di Mea Culpa, suonare i seni di certe donne cornamusa, suonare dentro tutti i problemi del piffero e fare silenzio per sentire i suoni di tutti i trombati ad un esame qualsiasi anche quello della vista.
Vorrei accordare il mio piano e scordare il pianeta, cantare a squarcia gola sentendo l’eco della bocca rimbalzare nella gola e vedere scalatori aggrappati con corde vocali alle tonsille.

Dedicato a tutte quelle donne superficiali che hanno giurato amore esterno
Dedicato ai sani cronici
Dedicato a quelli che pregano da poco cioè con le mani appena giunte…

Non mi divertono gli imitatori che imitano gli imitati che si fanno imitare.

Adoro travestirmi da vongola andare a prendere i miei figli a scuola e sentir dire c’è tuo padre vestito da vongola che ti aspetta, poi il giorno dopo invece andare vestito normale e sentire i loro amici che dicono c’è una vongola vestita da tuo padre…

Barare: approfittarsene della morte, cioè mettere nella bara ciò che si teme.

Terra, estirperemo quelle piante di uomini piccoli, in miniatura, invasati, che non crescono mai. I “non-sai”. Non li vogliamo più i nonsai.

Noi non siamo autori ma autorizzati, noi non siamo scrittori ma scritturati.

Voglio fare un anti testamento, non per quando muoio, ma per quanto torno

Che sia giunta l’ora di abbandonare questa nave e cominciare a essere mare?