Frasi, citazioni e aforismi su Trieste

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi su Trieste. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sul FriuliFrasi, citazioni e aforismi su Venezia, Frasi, citazioni e aforismi su Verona e Frasi, citazioni e aforismi su Milano.

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Frasi, citazioni e aforismi su Trieste

La mia anima è a Trieste.
(James Joyce)

Trieste, forse, più di altre città, è letteratura, è la sua cultura
(Claudio Magris)

Trieste è la città che dà ai suoi figli un’anima in tormento e per questo è amata.
(Scipio Slataper)

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore.
(Umberto Saba)

Credo sia stata fondamentale per me l’esperienza di quella grande apertura del golfo di Trieste, un mare in sé modesto ma che dà il senso dell’aperto, l’orizzonte sconfinato che sembra preludere ad altri, più grandi mari e oceani.
(Claudio Magris)

In alto quatro nuvoli, de soto un fià de mar,
xe’l quadro più magnifico che mai se pol sognar!
(Canzone triestina)

I tramonti a Trieste pare che il mare si spalanchi rosso. Color sodo, non sparso nell’aria, ma attaccato a grossi strati alle cose. Colore virulento. La scena grandiosa. Il sole brucia il mare. Si capisce che non si spegne.
(Scipio Slataper)

Per me al mondo non v’ha un più caro e fido luogo di questo. Dove mai più solo mi sento e in buona compagnia che al molo San Carlo, e più mi piace l’onda e il lido?
(Umberto Saba)

Scendo verso Trieste percorrendo una costa mediterranea e insieme nordica, come Trieste stessa: scogliosa, ventosa, selvatica; con scintilli mediterranei, colori smorzati ma folli; con luci crude, bianco acuto, d’argento, di piombo.
(Guido Piovene)

E’ questa la più pazza costa dei nostri mari, mediterranea e insieme nordica, i colori smorzati come sulla costa del Baltico ma d’improvviso sfavillanti più che nel sud.
(Guido Piovene)

A Trieste ove son tristezze molte,
e bellezze di cielo e di contrada,
c’è un’erta che si chiama Via del Monte.
Incomincia con una sinagoga,
e termina ad un chiostro.
(Umberto Saba)

La mia città che in ogni parte è viva,
ha il cantuccio a me fatto, alla mia vita
pensosa e schiva.
(Umberto Saba)

Si trovavano sempre all’aperto. Amarono in tutte le vie suburbane di Trieste. Dopo i primi appuntamenti, abbandonarono Sant’Andrea ch’era troppo frequentato, e per qualche tempo preferirono la strada d’Opicina fiancheggiata da ippocastani folti, larga, solitaria, una salita lenta quasi insensibile. Si fermavano a un pezzo di muricciuolo che divenne la meta delle loro passeggiate soltanto perché la prima volta vi si erano assisi. Si baciavano lungamente, la città ai loro piedi, muta, morta, come il mare, di lassù niente altro che una grande estensione di colore misterioso, indistinto: e nell’immobilità e nel silenzio, città, mare e colli apparivano di un solo pezzo, la stessa materia foggiata e colorita da qualche artista bizzarro, divisa, tagliata da linee segnate da punti gialli, i fanali delle vie.
(Italo Svevo, Senilità)

Trieste è davanti a te, fiera della sua bellezza nuda, del suo porto vuoto, della sua piazza spettacolare, degli eleganti palazzi del Borgo Teresiano, delle sue colline. In alto, i torrioni della fortezza che noi chiamiamo “castello di San Giusto” danno un senso di sicurezza e di solidità. Una presenza che ha sfidato e sfida il tempo.
(Fabiana Redivo)

Trieste è una città bellissima, meravigliosa; tutte le città di mare sono belle, ma Trieste lo è in particolare perché è diritta sul mare.
(Ornella Vanoni)

Trieste è un sussulto verticalizzato tra il Carso e il mare, una caduta libera quando il treno sbuca dalle gallerie, uno scossone dopo la noia padana se si inforca con l’auto la strada costiera. Niente è mediocre a Trieste, non la gente, miscuglio slavo ingentilito dai tratti latini, per dirla con Bobi Bazlen; non il dialetto che a forza di contrarre e tradurre fa precipitare qualunque cosa in un iperrealismo spesso sboccato; non l’aspetto da Vienna bianca, austera e a tratti popolana.
(Cristina Battocletti)

Accanto alla Trieste austroungarica è sempre esistita un’altra Trieste. Accanto alla città dei caffè letterari, della composta amicizia di Svevo e Joyce, c’è sempre stata un’altra città morbida, disinvolta, picaresca, dai connotati quasi carioca. C’è il lungomare di Barcola, ad esempio, dove la gente prende il sole sei mesi all’anno e fa il bagno anche in ottobre. C’è un edonismo antico, morale nei triestini. E anche un vitalismo moderno un po’ easy-going, alla californiana.
(Mauro Covacich)

Come grande città Trieste fu una creazione politico-illuministica dell’impero austro-ungarico all’inizio del Settecento. Da piccolo municipio di 3000 abitanti e di breve respiro, abitato da pescatori, salinatori, orticoltori, artigiani, divenne per decisione sovrana l’unico porto di un impero vasto ma povero di coste.
(Guido Piovene)

Triesta fu sempre, ed è ancora (benché meno di un tempo) golosa di cultura. Ma può anche scivolare verso il cinismo. E’ una citta laica, versatile.
(Guido Piovene)

La luna di Trieste, sentimentale, ottocentesca. Si accorda con il grigio dell’incrociatore, con il bianco del molo e con il moderato neoclassico della città.
(Guido Piovene)

La psicoanalisi a Trieste attecchì (lessi non ricordo in che libro) come gioco di società. Essa dimostra la fiducia e il bisogno nella felicità, come possono presentarsi in un popolo mercantile, deciso a non subire inganni, a evitare dolori anche dall’incosciente, a tenere una specie di bilancio contabile, rassicurante, antinevralgico della propria persona.
(Guido Piovene)

Era piacevole per Stanko entrare non più da solo nei saloni del caffè degli Specchi, del Fabris, della Stella Polare, dove aveva trascorso gran parte del primo soggiorno triestino leggendo e scribacchiando poesie come nei caffè di Lubiana e di Venezia.
(Fulvio Tomizza)

Trieste è un tale groppo di sentimenti, di ricordi, di bandiere e di canti, che è impossibile vederla a nudo, ridurla a quel che ora è: una città di frontiera, stretta tra il mare e una linea di confine. Questa città, che è la città più italiana d’Italia, senza retorica, ma per radicato, ancestrale convincimento, è anche la meno italiana d’aspetto.
(Cesare Brandi)

Bagnata dalla migliore letteratura italiana di questo secolo, da Svevo a Saba, sullo sfondo di Rilke e di Joyce, ha tutte le sue credenziali, non solo quelle patriottiche, e dovrebbe, nella vita di oggi, impersonare un ruolo più vigoroso che non abbia.
(Cesare Brandi)

Trieste è stata un crocicchio di molte civiltà, è stata la porta attraverso la quale molte correnti di pensiero europee — o magari mitteleuropee — sono entrate in Italia.
(Giorgio Voghera)

Come una città del sogno
sei permeata d’amore
e come una città del Paradiso
sei fabbricata di luce.
La prepotenza teutone
non ti piegò
né la torbida invadenza slava
giunse a lambirti la fronte
un tenero sorrise inglese
non vi affinerà le penne.
(Aldo Palazzeschi)

Trieste è la città dei venti. All’estremità del Molo Audace, da cui si gode una splendida vista sulla città, c’è una bitta con una rosa dei venti: maestrale, scirocco, libeccio, grecale e, in caratteri più grandi degli altri, la bora che tutto domina.
(Veit Heinichen)

La bora nasce per spostamenti d’aria dovuti a differenze di pressione. Scaturisce dal punto di incontro di due climi, quello nordico e quello mediterraneo ed è quindi anche la perfetta sintesi dello spirito della città.
(Mauro Covacich)

La bora arriva da nord-est, si incanala nel valico di Postumia e acquista forza e velocità nel dedalo delle vie cittadine. Quando soffia come oggi, le navi rafforzano gli ormeggi, l’amministrazione comunale mette fuori le corde nei punti cruciali, i motorini sono tutti un groviglio sui marciapiedi, dai tetti piovono tegole e, ovviamente, i cassonetti corrono dappertutto. Ma difficilmente sentirete qualcuno lamentarsi. C’è semmai, nel senso comune dei triestini, tutta una retorica sulla salubrità della bora. L’idea che dia tono e fortifichi non solo il fisico ma anche le malattie.
(Mauro Covacich)

Tre giorni la nassi, tre giorni la cressi, tre giorni la crepa. In tre giorni nasce la bora, per tre giorni cresce, in tre giorni muore.
(Proverbio triestino)

Bora che sbaia xe fogo de paia; bora scura, poco la dura; bora a trati, xe quela che bati – Bora che sbaia, fuoco di paglia; bora scura, poco dura; bora a tratti, è quella che batte.
(Proverbio triestino)

Adoro Trieste perchè posso pregare all’aperto, sferzato da raffiche di vento. Ora et la Bora.
(Texxmat, Twitter)