Frasi, citazioni e aforismi sul Friuli

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul Friuli. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi su Trieste, Frasi, citazioni e aforismi su Venezia e I Proverbi friulani più belli e famosi.

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Frasi, citazioni e aforismi sul Friuli

Il Friuli è un piccolo compendio dell’universo, alpestre piano e lagunoso in sessanta miglia da tramontana a mezzodì.
(Ippolito Nievo)

I friulani hanno molte doti, da me largamente rappresentate ma tra esse la magnanimità è molto rara.
(Carlo Sgorlon)

La parola Nord-Est fu inventata da me, per indicare il Friuli, che in effetti è il Nord-Est più Nord-Est che ci sia.
(Carlo Sgorlon)

Il popolo friulano. Un popolo quasi sconosciuto agli stessi italiani. Un popolo di cui si parla, per poco, soltanto in occasione di grandi calamità: la guerra mondiale, l’ondata micidiale del Vajont, i terremoti di maggio e settembre del 1976. Un popolo mite e fiero, operoso e risparmiatore, costruttivo e silenzioso, che non si fa mai notare.
(Carlo Sgorlon)

Vedo contrasti e colori taglienti, con la pianura che si spinge fino ai piedi delle Alpi: i luccichi metallici dell’aria marina si incontrano con le ombre violacee scendenti dai monti.
(Guido Piovene)

È fantasia dei friulani che la loro terra, con le montagne della Carnia, le colline dell’Udinese, la pianura, i paesaggi lagunari lungo la costa, le diverse razze e i colori vivaci di un tempo più antico del nostro, sia per se stessa un universo nella sua varietà.
(Guido Piovene)

L’originalità del Friuli non è mai stata negata attraverso i secoli (…) Questo è un luogo di incontro di tre civiltà, latina, slovena e germanica, e di tre razze in armonia. Vi si parla una lingua, non un dialetto italico; né italiano né veneto, ma la variante più cospicua della lingua ladina. Tale lingua ci ha dato una letteratura sua, colta e popolare.
(Guido Piovene)

Il nome di Friuli è di origine romana e deriva dalla città di Forum Julii (ora Cividale) fondata da Giulio Cesare verso la metà del I secolo a.C.
(Touring Club Italiano)

Il Friuli è la regione della polifonia, delle voci aperte, liquide, che vanno lontano, mescolate in una dolce armonia e in una sequenza di accordi che sono entrambe incomprensibili per gli italiani più a sud, e soprattutto è la regione delle influenze culturali, linguistiche e musicali che giungono dall’Europa del nord. È una terra amabile e fertile, dove c’è abbondanza di vino e di cibo, dove innamorarsi è facile, dove la gente sta per molte ore nei caffè, unendo le voci in canzoni che sono gentili e vaghe, squadrate e dolci alla maniera austriaca, di stile slavo – uniscono le voci in lunghi, dolci accordi, con lacrime ubriache di vino e di piacere.
(Alan Lomax)

Il Friuli Venezia Giulia non è un territorio omogeneo né culturalmente, né etnicamente e nemmeno dal punto di vista fisico.
(Paolo Rumiz)

il Friuli è una terra che arriva al Mediterraneo, ma non ne prende le mosse.
(Carlo Sgorlon)

Il friulano è lingua pura di poesia.
(Pier Paolo Pasolini)

Casarsa
Fontana di aga dal me paìs.
A no è aga pì fres-cia che tal me paìs.
Fontana di rustic amòur

Fontana d’acqua del mio paese.
Non c’è acqua più fresca che nel mio paese.
Fontana di rustico amore.
(Pier Paolo Pasolini)

Chi parte da Venezia, dopo un viaggio di due ore (se prende l’accelerato, magari quello del sabato sera, pieno di studenti e di operai) giunge al limite del Veneto e, per dissolvenza, entra nel Friuli. Il paesaggio non sembra mutare, ma se il viaggiatore è sottile, qualcosa annusa nell’aria. È cessata sulla Livenza la campagna dipinta da Palma il Vecchio e da Cima. Le montagne si sono scostate, a nord, e appiattite a colorare il cielo di un viola secco, con vene di ghiaioni e nero di boschi appena percettibile contro il gran velame; e il primo Friuli è tutto pianura e cielo. Poi si infittiscono le rogge, le file dei gelsi, i boschetti di sambuchi, di saggine, lungo le prodaie. I casolari si fanno meno rosei, sui cortili spazzati come per una festa, coi fienili tra le cui colonne il fieno si gonfia duro e immoto. Ma è specialmente l’odore — che flotta dentro lo scompartimento svuotato — a essere diverso. Odore di terra romanza, di area marginale. Sulla dolcezza dell’Italia moderna c’è come il rigido, fresco riflesso di un’Italia alpestre dal sapore neolatino ancora stupendamente recente
(Pier Paolo Pasolini)

Passato il ponte sul Meduna, guardai fuori del finestrino e vidi le foglie. Una diver sità improvvisa me le dipinse nella loro informe calma sui gelsi, sugli ontani, sui piop pi. Mi bastò guardarle ancora un momento perché il loro aspetto famigliare mi toccas- se così acutamente da sentirle davvero cantare. “Fuèjs”, cantavano le foglie, “aghis” le acque, “Mari, mari” gridava un fanciullo, correndo già per l’argine, verso una vecchia curva sulla terra, “radic” cantava il radicchio colto da quella mano scura, “vecia” cantava il gesto famigliare di quella donna chinata. Il vespro mi riportava nel Friuli, tra le care foglie, e l’odore della polenta che indovinavo nelle tinte smorte e accecanti dei tronchi, dei muri, mi fece pensare a mia madre con tenerezza insostenibile.
(Pier Paolo Pasolini)

In Frioli, paese, quantunque freddo, lieto di belle montagne, di più fiumi e di chiare fontane, è una terra chiamata Udine, assai piacevole e di buona aria.
(Giovanni Boccaccio)

Ad Udine, questa bella città così veneziana d’aspetto, ho la sensazione segreta d’essere in una terra lontana nel tempo, ed una sensazione non meno segreta d’Oriente. Ma non è il sogno esotico di Venezia. Si radunano nella mia mente aggettivi diversi, rude, reale, contadino, montanaro, feudale. Un incanto profondo e sordo, la rievocazione confusa di alcune fiabe dell’infanzia.
(Guido Piovene)

A nord di Udine è la zona dolce del Friuli, la zona collinosa e cara al Nievo dei castelli, ora in gran parte decaduti. Restano coperti d’edera come fondali di pittura, misti alle ville gentilizie più tarde, tra viti, prugni, peri, meli, ciliegi. I contadini qui distillano patriarcalmente l’acquavite più pura; lo stesso prosciutto di San Daniele è collinare, così roseo, e di sapore così dolce.
(Guido Piovene)

Si conosce la bella capitale del Friuli, Udine, che piantata sopra un ultimo colle dell’Alpi, sembra una vedetta dell’Austria alle porte di Venezia. Udine, in latino Utinum, ha da più di mille anni la pretesa d’esser stata fondata da Attila.
(Amédée Simon Dominique Thierry)

Cividale, la più bella città del Friuli, che conserva l’impronta longobarda più di Pavia, con le viuzze a labirinto.
(Guido Piovene)

Attorno a Cividale i nomi di luogo si fanno longobardi, la bici fila sotto un cielo basso, ma da qui sino ai prosciuttifici di San Daniele è tutto l’industrioso Friuli che pedala tirato come un ciclista al massimo della forma. Hai muscoli gonfi: inventa, produce, investe, esporta, progetta, compra e vende.
(Paolo Rumiz)

Il carso è un paese di calcari e di ginepri. Un grido terribile, impietrito. Macigni grigi di piova e di licheni, scontorti, fenduti, aguzzi. Ginepri aridi.
(Scipio Slataper)

La terra [del Carso] è senza pace, senza congiunture. Non ha un campo per distendersi. Ogni suo tentativo è spaccato e inabissato.
(Scipio Slataper)

[Sulle grotte del Carso] Grotte fredde, oscure. La goccia, portando con sé tutto il terriccio rubato, cade regolare, misteriosamente, da centomila anni.
(Scipio Slataper)

Oh noci della Carnia addio!
Erra tra i vostri rami il pensier mio
sognando l’ombre d’un tempo che fu!
(Giosuè Carducci)

Per i tedeschi che scendevano verso il Sud, Gorizia era la prima città in cui l’aria, i portici delle vie, i sapori della cucina e il colore del vino avessero un «gusto» italiano. Per gli italiani che andavano a Vienna, a Salisburgo, a Monaco e a Dresda, era la prima città in cui le locande fossero pulite, le ostesse accoglienti, le kellerine servizievoli e graziose. Per gli sloveni del contado il Prato, come si chiamava nella loro lingua la piazza più grande, era il mercato dove si scambiavano merci e notizie. Oggi Gorizia è molto più di una locanda per viaggiatori di passaggio.
(Sergio Romano)

Negli annali della guerra fredda Gorizia è stata una piccola Berlino, la città deturpata da un muro, divisa da una frontiera e dominata da un colle su cui il Minculpop jugoslavo aveva scritto con le pietre a caratteri cubitali, perché tutti dal basso potessero leggere, «Naš Tito», il nostro Tito.
(Sergio Romano)

Quel “muro” ha spaccato in due la città di Gorizia snaturandola. Ma oggi per i viali ombrosi si torna a respirare quella compitezza mitteleuropea che attingendo al passato proietta Gorizia nel futuro.
(Giorgio Pressburger)

Il Friuli autentico non è mai doc. È l’alba segreta che bussa dietro le Alpi Giulie dal balcone del Palavierte, sopra Zuglio. E il Tagliamento che tuona sotto le stelle tra Pinzano e il monte di Ragogna. Lo spazio delle acque sorgive tra Bugnins e Ariis. i tetti color smeraldo di Pesàriis. La bici che scollina sul Passo Puro e ti schiude la trigonometria dei campanili.
(Paolo Rumiz)

Le dolomiti sono la pinacoteca di Dio, rifinite in ogni dettaglio. Le Giulie sono un’altra cosa. Non hanno i rifugi-bombardiera con gerani alle finestre. Sono le Alpi dure delle nostre leggende.
(Paolo Rumiz)

Da ragazzino andavo a giocare sul Carso. E spesso arrivavo alla Cortina di ferro. Oltre c’era un mondo misterioso, inquietante. Il mondo di Tito e di Stalin. Qualcosa di conosciuto e sconosciuto, familiare e impressionante. Un Paese chiuso dalla frontiera. E che mi portava a interrogarmi sulla mia identità: quando cessiamo d’interrogarci sull’identità, andiamo verso la fossilizzazione
(Claudio Magris)