Frasi, citazioni e aforismi sul Piemonte

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Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul Piemonte e i piemontesi. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi su Torino, Frasi, citazioni e aforismi su Roma e Frasi, citazioni e aforismi sulla Liguria.

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Frasi, citazioni e aforismi sul Piemonte e i piemontesi

L’individuazione del Piemonte come entità politica risale sostanzialmente ad Amedeo VIII di Savoia, che nel 1418, all’estinzione del ramo Savoia-Acaja, commutò il titolo di Duca di Savoia in quello del Piemonte.
(Guida Touring Club)

Dal punto di vista paesistico, la caratteristica principale della regione di cui stiamo parlando è che basta spostarsi di pochi chilometri per trovare ambienti e atmosfere anche molto diversi, e che non esiste un solo Piemonte, ma dieci, dodici, quindici Piemonti!
(Sebastiano Vassalli)

C’è il Piemonte delle grandi montagne che sono il simbolo di questa terra: il Monte Rosa, a nord, che domina come un “macigno bianco” (per usare le parole del poeta Dino Campana) tutta la pianura sottostante e si vede fino dall’Appennino alle spalle di Genova; il Monviso, a ovest… C’è, a nord-est, il Piemonte dei laghi; c’è la pianura novarese e vercellese, detta – “bassa”, che è un pezzetto di delta del Mekong trapiantato nel cuore d’Europa…
(Sebastiano Vassalli)

Il Piemonte: cinto per tre lati di montagne e aperto con il quarto su spazi pianeggianti volti più a disperdere che a unire.
(Pier Luigi Bertotto)

Tutto distingue i piemontesi: la geografia e la loro storia. Per parecchio tempo hanno deciso le cose più importanti della vita politica italiana. I dirigenti del Partito comunista erano quasi tutti torinesi, Gramsci e Togliatti stavano qui; da qui è partita l’industrializzazione e il miracolo economico. La più grande multinazionale che c’è in Italia è la Fiat. Il Piemonte ha avuto per primo uno stato e un esercito efficienti.
(Enzo Biagi)

C’è una dote precipua dei piemontesi che non è la genialità, lo spirito, ma il buonsenso. Credo che Cavour e Giolitti siano stati politici che ne avevano tanto.
(Enzo Biagi)

I piemontesi. In fondo, pensavo, chi sono? Facciamo pure l’elenco delle loro virtù e ammettiamo, scialando, che le abbiano tutte: e con ciò? Va bene, sono bravi: bravi contadini, bravi operai, bravi soldati, bravi funzionari, bravi tecnici, bravi imprenditori: e con ciò? Va bene, hanno fatto la Fiat, nessuno da questo momento lo sa meglio di me: e con ciò? Va bene, sono gli unici a sapere come si conduce uno Stato, una diplomazia, un esercito: e con ciò? Va bene, sono quelli che hanno fatto (Dio li perdoni, diceva mio nonno) l’Italia, noi li abbiamo soltanto aiutati a farla peggio di come l’avrebbero fatta loro, se l’avessero fatta da soli: e con ciò? Va bene, la loro cultura, rimasta sempre agganciata a quella europea, è meno provinciale della nostra: e con ciò?
Ma oltre questo con ciò non sapevo andare, e come calmante valeva poco anche perché sotto sotto sentivo che poco mi restava di cui nutrirlo. Eppure, il malanimo, o almeno il malinteso fra i piemontesi e gli altri italiani (questo altri, scusate, l’ho aggiunto in fase di correzione: d’acchito, non m’era venuto in mente) è tutto qui, in un con ciò che, ridotto all’osso, significa questo: «Avete ragione, ma è proprio questo il vostro torto».
(Indro Montanelli)

Mi sento piemontese più ora che a venti o quarant’anni. Come per tutte le appartenenze, si scoprono man mano che si invecchia (…) Vorrei riassumerla in una espressione alla quale ho dedicato diverse pagine ‘O basta là’, detta di fronte a qualsiasi affermazione un po’ troppo forte: può essere l’intera teoria di Hegel, l’esposizione di un sistema religioso, il progetto della pace nel mondo, una dichiarazione d’amore troppo forsennata.
Il piemontese dice “O basta là”, che è anche un modo di stupirsi educatamente per qualcosa di sproporzionato che ci viene messo di colpo di fronte.
(Umberto Eco)

I piemontesi, ogni novità li irrigidisce, l’inatteso li terrorizza, per farli muovere sino alle Due Sicilie (ma nei garibaldini c’erano pochissimi piemontesi) ci sono voluti due liguri, un esaltato come Garibaldi e uno iettatore come Mazzini.
(Umberto Eco)

Mi considero, e sono, piemontese. Pur essendo metà lombardo per parte di padre, e metà toscano per parte di madre. Il Piemonte, e specificatamente la pianura ai piedi delle Alpi: la pianura del riso (inteso come cereale) è, se non proprio la terra dei miei avi, il paese dove sono vissuto sempre. È il mio orizzonte fisico e mentale, che comprende e racchiude in sé ogni altro orizzonte.
(Sebastiano Vassalli)

[Prima della finale della UEFA Champions League 1995-1996 tra la Juventus e l’Ajax] Se loro sono una squadra di pittori fiamminghi, noi saremo dei piemontesi tosti.
(Gianni Agnelli)

Prerogativa peculiare del Piemonte, densa di riflessi in campo artistico, è di essere terra di confine tra due mondi: quello mediterraneo a sud e quello dell’Europa continentale a nord.
(Guida Touring Club)

Lo spostamento della capitale del regno prima a Firenze e poi a Roma provoca nella vita di Torino e del Piemonte una crisi di identità e di prospettive economiche, da cui si solleverà dalla fine dell’ottocento con la trasformazione in senso industriale di una parte consisente dell’economia regionale.
(Guida Touring Club)

Sembra un paradosso ma è verità: il Piemonte, la regione che più ha contribuito alla nostra unità nazionale, è la più recente – come formazione e come storia – di tutte le regioni italiane. Ed è anche la più artificiale. Quali tradizioni in comune potevano esserci, nei secoli passati, per esempio tra i contadini e i pastori delle valli occitaniche delle Alpi e i walser della Valsesia, che addirittura parlano un dialetto tedesco? La Val d’Ossola è un mondo a sé, esattamente come la Val D’Aosta a cui soltanto in epoca recente è stato riconosciuto lo statuto di regione autonoma; ma se ci spostiamo dalle Alpi alla pianura e alle colline, ci accorgiamo che anche qui ci sono differenze ambientali e storiche profonde da luogo a luogo, certamente maggiori che in altre parti d’ltalia.
(Sebastiano Vassalli)

Una piazzetta rustica, un giorno di festa; il panorama delle Langhe. E’ uno dei paesaggi che raccontano meglio l’indole degli abitanti. Colline su cui prospera stupendo il vigneto, disseminate di castelli, e di aspetto feudale. Vengono incontro con dolcezza, ma l’impressione di dolcezza dura un minuto. Guardandole bene si scorge, come di trasparenza, il loro fondo bianco, eroso, franoso. La loro attrattiva si accresce quanto più si precisa il fondo duro, violento, ma dissimulato da un velo di dolcezza superficiale.
(Guido Piovene)

La vita va vissuta
lontano dal paese: si profitta e si gode
e poi, quando si torna, come me a quarant’anni,
si trova tutto nuovo. Le Langhe non si perdono.
(Cesare Pavese)

C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire «Ecco cos’ero prima di nascere». Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione.
(Cesare Pavese)

A Canelli entrai per un lungo viale che ai miei tempi non c’era, ma sentii subito l’odore – quella punta di vinacce, di arietta di Belbo, di vermut
(Cesare Pavese)

Alba che mi sorride e mi prende per mano ogni volta.
(Fabrizio Caramagna)

Alba non si visita. Alba si assaggia.
(Fabrizio Caramagna)

A San Benedetto si parlava sempre di Alba quando si voleva parlare di città. (…) Mi stampai nella testa i campanili e le torri e lo spesso delle case, e poi il ponte e il fiume, la più gran acqua che io abbia mai vista.
(Beppe Fenoglio)

Corse giù dove potesse meglio vederla, come da un sipario più accentuatamente ritratto, si sedette sul ciglio e con le armi accanto e una sigaretta in bocca riguardò Alba. La città episcopale giaceva nel suo millenario sito, coi suoi rossi tetti, il suo verde diffuso, tutto smorto e vivificato dalla luce non luce che spioveva dal cielo.
(Beppe Fenoglio)

Le viti, che decorano quasi tutto il Piemonte, più varie che in Borgogna, a spalliera, a festoni, a pergolato ed a terrazza, si addensano nell’Astigiano e nelle terre confinanti.
(Guido Piovene)

Il vigneto astigiano “nato dalla lotta secolare tra il bosco selvatico e il colono portatore del vitigno”, è commovente e venerabile.
(Guido Piovene)

Con i suoi monumenti romanici e gotici, con la sua atmosfera profonda e sorda, Asti ha l’attrattiva della vera provincia che va dovunque scomparendo.
(Guido Piovene)

A sud-est di Alba, la città gastronomica per eccellenza, giace la zona del Barolo; il più illustre di quei vini color rubino, per cui gli antichi intenditori escogitavano aggettivi da prosatori d’arte; morbido, vellutato, austero; e trovavano nel Barolo, e nei suoi confratelli, fragranze di violetta, di lampone, di rosa, di resina, di marasca.
(Guido Piovene)

Questo genere di paese ama il cibo con passione. La gastronomia qui raccoglie tutti i moti dell’anima, la sua parte vitale e insieme la sua parte sorda. La capitale del tartufo bianco, Alba, lo mette in scatola, lo esporta, lo celebra in feste annuali.
(Guido Piovene)

[Sul Monferrato] D’inverno il mio è il paese del fango, come in primavera è il paese dei peschi e dei ciliegi in fiore, d’estate è il paese delle lucertole e delle lepri, d’autunno il paese dell’uva, delle vendemmia nere della barbera
(Davide Lajolo)

Le colline monferrine d’inverno, sotto la neve e il gelo, prendono l’aria delle montagne. Le groppe coperte di neve, gli alberi bianchi di brina che sostituisce le foglie, i filari imbacuccati di fiocca, coperte le strade e i sentieri, tutto appare come terra da esplorare. Eppure di notte, sotto la luna, quel paesaggio astrale mi ha sempre preso nella sua malia e fin da bambino volevo a tutti i costi resistere al freddo, sporgendomi dalla finestra, per contemplarlo.
(Davide Lajolo)

Leggevo sui libri delle elementari e, quando venivo qui, o sopra il bricco dei saraceni, mi dicevo “Il mare deve essere così sempre uguale a vista d’occhio” e, quando mi sono scontrato con il mare vero e l’ho navigato per notti e giorni nello spasimo delle guerre, avevo sempre nostalgia del mare verde della Sarmassa, il mare del mio paese.
(Davide Lajolo)

Chi, oggi, si trova a viaggiare, in treno o in automobile, tra Torino e Milano, vede intorno a sé una pianura piatta e verde come un tavolo da biliardo, divisa in tanti riquadri che ancora pochi decenni or sono erano più piccoli e avevano forme irregolari, mentre ora si estendono a perdita d’occhio e sono quasi sempre dei perfetti rettangoli.
(Sebastiano Vassalli)

Quando noi pensiamo alle risaie, di solito pensiamo al loro momento più poetico e al loro aspetto più bello: a quella stagione primaverile, tra aprile e maggio, in cui la “Bassa” si riempiva d’acqua e le risaie tutte insieme diventavano un mare, che rifletteva le stelle e le Alpi cariche di neve. Quella stagione durava poco meno di un mese: poi, lo specchio dell’acqua incominciava a coprirsi di verde, e poi ancora, nel volgere di pochi giorni o di poche settimane, si vedeva soltanto più il riso. Il mare si trasformava in un’immensa prateria e la prateria incominciava a popolarsi di rane
(Sebastiano Vassalli)

[Sul lago d’Orta] Ci sono laghi alpini, anche bellissimi, nella vicina Svizzera, e ci sono grandi laghi nebbiosi e lunari nei paesi scandinavi e nel Canada, che possiedono, anche in forma più accentuata, le caratteristiche nordiche di questo piccolo lago (il mistero, la malinconia) ma non ne possiedono gli aspetti mediterranei e solari, e non hanno nel loro centro quel gioiello irripetibile della natura e dell’arte che è l’isola di San Giulio
(Sebastiano Vassalli)

Il Piemonte, come tutti sanno, fece l’unità di Italia. Ma, se si è detto parlando della Lombardia, non meno patriottica del Piemonte, che l’unità d’italia l’ha messa in un curioso conflitto con la sua anima, si può dirlo a maggior ragione del Piemonte. Fece prima da mentore a tutto il popolo italiano, e fornì i quadri della burocrazia statale. La burocrazia piemontese si comportava come un padre, che esige di vedere i conti, tiene lontano dagli eccessi i figli ambiziosi e inesperti, li richiama all’onestà, ai limiti e alla giusta valutazione della realtà effettiva. Il Piemonte aveva per questo tutte le virtù che riescono fastidiose a chi le possiede meno.
(Guido Piovene)

L’evento che segnò la storia di Italia non fu certo il fascismo, la caduta del Governo Giolitti nel 1915 ad opera di Salandra; esso rimane incancellabile. Il Piemonte finì il suo compito di tutore.
(Guido Piovene)

La ricchezza piemontese non è vistosa, espansiva, pubblicitaria come quella lombarda. Il lombardo la mostra per procurarsi lustro e credito; il piemontese la maschera allo stato estraneo, vuole apparire meno di quello che è.
(Guido Piovene)

Come il Piemonte con l’Italia, ed in maniera non diversa, il comunismo piemontese ha fatto da mentore per le altre regioni; per divenire poi soprattutto toscano ed emiliano.
(Guido Piovene)

Perché, signora [Mélanie Waldor], abbandonare il mio Paese? Per venire in Francia a cercare una reputazione nelle lettere? Per correre dietro a un po’ di rinomanza, un po’ di gloria, senza poter mai raggiungere lo scopo che si propone la mia ambizione? Quale bene potrei fare all’umanità fuori del mio Paese? Quale influenza potrei esercitare a favore dei miei fratelli sventurati? … Sono deciso, non separerò mai la mia sorte da quella dei piemontesi. Fortunata o sfortunata, la Patria avrà tutta la mia vita, non sarò mai ad essa infedele.
(Camillo Benso conte di Cavour)

Il marchese d’Azeglio, uno dei protagonisti del Risorgimento, disse: «L’Italia è fatta; ora dobbiamo fare gli italiani». Al momento dell’unificazione del 1861, l’italiano era la prima lingua di solo il 2,5% della popolazione. La coesione comunitaria dei «popoli locali» (piemontesi, veneziani, sardi, napoletani, siciliani) precede quella italiana.
(Stefan Collignon)

Chi di noi si aspettava due mesi fa quanto succede oggi nell’Italia Centrale? Chi poteva sognare possibile la sua riunione con il Piemonte in un Solo Stato? Ed ora ecco i vecchi calcoli dei possibili ridotti a nulla.
(Massimo D’Azeglio)

“Le conquiste morali essere le sole vere, le sole più durevoli”. Quanto ciò sia esatto l’ha provato il Piemonte, che co’ i suoi atti da dieci anni in qua ha conquistato gli animi e la volontà degli italiani.
(Massimo D’Azeglio)

Salve, Piemonte! A te con melodia
mesta, da lungi risonante, come
gli epici canti del tuo popol bravo,
scendono i fiumi.
Scendono pieni, rapidi, gagliardi,
come i tuoi cento battaglioni, e a valle
cercan le deste a ragionar di gloria
ville e cittadi.
(Giosuè Carducci)

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