Frasi, citazioni e aforismi sulla sirena

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Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sulla sirena. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sul mare, Frasi, citazioni e aforismi sulla bellezza e Frasi, citazioni e aforismi sui pesci.

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Frasi, citazioni e aforismi sulla sirena

Sirena

Devo essere una sirena. Non ho paura della profondità e ho una gran paura della vita superficiale.
(Anaïs Nin)

Le sirene esistono? O forse non sono altro che il sogno di inchiostro di un polpo geniale che si diverte a disegnarle nell’acqua e a farla apparire ai marinai inconsapevoli? Questo polpo ha il talento di un pittore e nessuno lo sa.
(Fabrizio Caramagna)

Hai barattato un’introvabile coda da sirena con due gambe lunghe e seducenti e una camminata leggera.
Ma ci sono giorni di vento e nuvole in cui guardo il mare in burrasca e so che tu sei lì, in mezzo a quelle onde, a respirare quello che sei stata un tempo.
(Fabrizio Caramagna)

Mi piaci, prendimi. Sono Lighea, son figlia di Calliope. Non credere alle favole inventate su di noi: noi non uccidiamo nessuno, amiamo soltanto
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Io ti ho amato e, ricordalo, quando sarai stanco, quando non ne potrai proprio più, non avrai che da sporgerti sul mare e chiamarmi: io sarò sempre lì, perché sono ovunque.
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Sirena
Sono convinto che tu non esista
e tuttavia ogni notte ti ascolto
t’invento a volte con la vanità
con la desolazione o la pigrizia.
Dall’infinito mare arriva il tuo stupore
l’ascolto come un salmo e ciò malgrado
son così certo che tu non esista
che ti aspetto nel sogno per domani.
(Mario Benedetti)

Le Sirene hanno un’arma ancora più terribile del canto, cioè il silenzio. Non è certamente accaduto, ma potrebbe essere che qualcuno si sia salvato dal loro canto, ma non certo dal loro silenzio.
(Franz Kafka)

La differenza che c’è tra le ninfe e le sirene è che le ninfe danno baci dolci e le sirene salati.
(Ramón Gómez de la Serna)

Da qualche parte esiste un guardiano del faro che conserva tutti i messaggi in bottiglia. Li rilegge di notte insieme alla sua amata sirena.
(Fabrizio Caramagna)

Il volto liscio di una sedicenne emergeva dal mare… Quell’adolescente sorrideva, una leggera piega scostava le labbra pallide e lasciava intravedere i dentici aguzzi e bianchi, come quelli dei cani. Non era però uno di quei sorrisi come se ne vedono fra voialtri… esso esprimeva soltanto se stesso, cioè una quasi bestiale gioia di vivere, una quasi divina letizia… Dai disordinati capelli color sole, l’acqua del mare colava sugli occhi verdi apertissimi, sui lineamenti di infantile purezza… Sotto l’inguine, sotto i glutei il suo corpo era quello di un pesce, rivestito di minutissime squame madreperlacee e azzurre, e terminava in una coda biforcuta che lenta batteva il fondo della barca. Era una sirena.
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Riversa poggiava la testa nelle mani incrociate, mostrava con tranquilla impudicizia i delicati peluzzi sotto le ascelle, i seni divaricati, il ventre perfetto; da lei saliva quel che ho malchiamato un profumo, un odore magico di mare, di voluttà giovanissima… La sua voce era un po’ gutturale, velata, risonante di armonie innumerevoli…
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

Era una bestia ma nel medesimo istante era anche una Immortale ed è peccato che parlando non si possa continuamente esprimere questa sintesi come, con assoluta semplicità, essa la esprimeva nel proprio corpo. Non soltanto nell’atto carnale essa manifestava una giocondità e una delicatezza opposte alla tetra foia animale ma il suo parlare era di una immediatezza potente che ho ritrovato soltanto in pochi grandi poeti.
(Giuseppe Tomasi di Lampedusa)

I suoi occhi sono blu mare, ma non quel blu chiaro che lambisce la riva.
Sono di acque lontane e profonde che solo le sirene possono raggiungere.
(Fabrizio Caramagna)

Mi chiedo chi conforta il mare quando è in burrasca
e le sirene cercano un rifugio in qualche faro abbandonato.
(Fabrizio Caramagna)

“Io son”, cantava, “io son dolce serena,
che ’ marinari in mezzo mar dismago;
tanto son di piacere a sentir piena!”
(Dante Alighieri, La Divina Commedia, Purgatorio)

Nel secolo VI, una sirena fu catturata e battezzata nel Galles settentrionale, e figurò come santa in certi almanacchi antichi […]. Un’altra, nel 1403, passò per la breccia d’una diga e abitò in Haarlem fino al giorno della sua morte. Nessuno la capiva; ma le insegnarono a filare […]. Un cronista del secolo XVI argomentò che non era pesce, perché sapeva filare, e non era donna perché poteva vivere nell’acqua.
(Jorge Luis Borges)

Alle sirene non sfuggì l’agile nave
che s’accostava: e un armonioso canto intonarono.
“Qui, presto, vieni, o glorioso Odisseo, grande vanto degli Achei,
ferma la nave, la nostra voce a sentire.
Nessuno mai si allontana di qui con la sua nave nera,
se prima non sente, suono di miele, dal labbro nostro la voce;
poi pieno di gioia riparte, e conoscendo più cose”.
(Odissea, Omero)

Ma lei che, come una sirena, lo ha prima stregato, adesso lo fa languire.
(Stefano Lannuzza)

Cosa bisogna fare per vivere nel mondo delle sirene?
Devi scendere in fondo al mare, molto lontano.
Così lontano che il blu non esiste più.
La dove il cielo non è che un ricordo.
E quando sei là, nel silenzio, ti fermi e…
Se decidi che vuoi morire per loro
E restare con loro per l’eternità,
Allora le sirene vengono verso di te,
A giudicare l’amore che gli offri.
Se è sincero, se è puro, allora…
Ti accoglieranno per sempre.
(Jaques Mayol)

Infine ho una favola per bambini da trecento escudos, disse lui, una di quelle storie che una volta si raccontavano ai bambini per farli addormentare, non è proprio un racconto di fate ma parla di un mondo magico, di una sirena che lavorava in un circo e che si prese d’amore per un pescatore di Ericeira, è una bella storia, un po’ malinconica, con un finale che fa piangere.
(Antonio Tabucchi)

Alcune donne, come le sirene, intonano canti e attendono.
Nell’attesa c’è generosità.
Ma il canto, bellissimo e inascoltato, attira marinai sbagliati e relitti trascinati dalle maree.
Le sirene hanno imparato.
Per questo non esistono.
(LaPugile, Twitter)

Ricordati, una volta che ti sarai trasformata in donna, non potrai mai più ritornare a essere una sirena! Non potrai più discendere nel mare dalle tue sorelle e al castello di tuo padre; e se non conquisterai l’amore del principe, cosicché lui dimentichi per te suo padre e sua madre, dipenda da te per ogni suo pensiero e chieda al prete di congiungere le vostre mani rendendovi marito e moglie, non avrai mai un’anima immortale! e se lui sposerà un’altra, il primo mattino dopo il matrimonio il tuo cuore si spezzerà e tu diventerai schiuma dell’acqua!
(Hans Christian Andersen, La sirenetta)

Le sirene non hanno lacrime e per questo soffrono molto di più.
(Hans Christian Andersen, La sirenetta)

Non c’è isoletta o scoglio del Mediterraneo che non abbia provato ad appropriarsi del titolo di «isola delle Sirene»: prima fra tutte Capri, in quanto terra consacrata all’amore, poi la maggiore delle isole Li Galli al largo di Positano, quindi Procida, Panarea, Maiorca, l’isola delle Femmine nei pressi di Palermo e persino Sjernaroy, un’isoletta al largo delle coste norvegesi. La verità è che le Sirene sono dappertutto. Il problema è non credere a quello che ti dicono.
(Luciano De Crescenzo)

Angelo o Sirena, cosa importa, se tu – fata dagli occhi di velluto, ritmo, luce, profumo, o mia sola regina! – mi rendi meno ripugnante l’universo, meno grevi gli istanti?
(Charles Baudelaire)

Quando Ulisse si fa legare dai compagni all’albero della nave, per poter udire, lui solo, il magico canto delle sirene senza restare vittima di quella pericolosa seduzione, non fa che dare espressione a una dimensione tipica della razionalità umana: la consapevolezza della propria debolezza di fronte alla mutevolezza del desiderio e all’incalzare delle passioni.
(Jon Elster)

Ulisse vuole ascoltare il canto delle sirene, a costo di mettere in pericolo la propria vita. Egli percorre l’occidente fino ai suoi confini; senza di lui, esso non potrebbe nemmeno sussistere. Non ci sarebbe stato nessuno sbarco sulla luna.
(Ernst Jünger)

Quello che noi ci immaginiamo bisogna che sia o una delle cose già vedute, o un composto di cose o di parti delle cose altra volta vedute; ché tali sono le sfingi, le sirene, le chimere, i centauri, etc.
(Galileo Galilei)

Il caso delle sirene. Per Omero questo mostro di natura era un collage di donna e di uccello, e così ce le descrive nell’Odissea.
Più tardi, Orazio allude alle sirene ma come innesto, ben più noto, di una donna e di un pesce. Nel Fisiologo, opera scritta nei primi secoli dell’era cristiana, la sirena ha per metà corpo muliebre e per metà corpo d’oca. Qualche secolo più tardi, all’ombra del Mille, in un altro bestiario, Liber monstruorum, la “coda” della sirena subisce un’altra metamorfosi zoologica, e torna a farsi squama, e pinna natante. Tutte chirurgie, e trapianti, fantastici, che dimostrano l’instabilità dell’immagine mentale, incerta tra il pesce e l’uccello.
(Giorgio Celli)

Finché nuota sott’acqua qualunque pesce può parere sirena.
(Gesualdo Bufalino)

La parola “domani” ha voce da sirena e occhi da Medusa.
(Esercizinvolo, Twitter)

Il richiamo del mare è un canto di sirena…
(Nico Orengo)

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