Le frasi più belle di Alexandre Dumas padre, autore de I tre moschettieri

Alexandre Dumas padre - Aforisticamente
Alexandre Dumas padre - Aforisticamente

Alexandre Dumas padre (Villers-Cotterêts 1802 – Puys 1870) è stato uno scrittore e drammaturgo francese, famoso soprattutto per i capolavori Il conte di Montecristo e I tre moschettieri.

Alexandre Dumas guadagnò con la sua attività di romanziere una fortuna, che dilapidò in viaggi, amanti, amici, vini costosi. Abitò al ‘Palazzo Montecristo’, dove era sistematicamente assediato da parassiti, postulanti e creditori.

Alexandre Dumas padre ebbe 2 figli legittimi e 4 illegittimi. Il suo figlio omonimo, Alexandre Dumas, anch’egli scrittore e autore, è noto soprattutto per il romanzo La signora delle camelie.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Alexandre Dumas padre. Tra i temi correlati Frasi, citazioni e aforismi di Victor Hugo, Frasi, citazioni e aforismi di Stendhal e Frasi, citazioni e aforismi di Gustave Flaubert.

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Le frasi più belle di Alexandre Dumas padre

I tre moschettieri (Les trois mousquetaires, 1844. I tre moschettieri del titolo sono Athos, Porthos e Aramis, a cui poi si aggiunge il protagonista del romanzo, D’Artagnan)

Tutti per uno, uno per tutti.
[Tous pour un, un pour tous!]

“Stendi la mano e giura!” gridarono insieme Athos e Aramis.
Vinto dall’esempio, ma brontolando piano, Porthos stese la mano, e i quattro amici ripeterono ad una sola voce la formula dettata da d’Artagnan:
“Tutti per uno, uno per tutti”.
“Benissimo; e ora, ognuno a casa propria” disse d’Artagnan come se nella sua vita non avesse fatto altro che comandare “e state attenti perché da questo momento siamo alle prese con il Cardinale”.

Per una creatura operante e ambiziosa come quella di Milady, i giorni che non s’impiegano a salire sono giorni nefasti; trovate dunque una parola adatta ai giorni nei quali si discenda!

Milady sorrise di un sorriso strano.
— Così, voi mi amate? — disse.
— Ho forse bisogno di dirvelo? Non ve ne siete accorta?
— Oh, sì, ma come sapete, i cuori più fieri sono più difficili da conquistare.
— Oh, le difficoltà non mi sgomentano — disse d’Artagnan; — temo solo le cose impossibili.
— Non c’è nulla di impossibile, — disse Milady — per un vero amore.

Dico che l’amore è una lotteria; e chi vince, vince la morte. Dovete credermi, d’Artagnan, è una fortuna per voi aver perduto. E se vi posso dare un consiglio, perdete sempre.

Nel leggere queste righe, d’Artagnan sentiva il suo cuore dilatarsi e stringersi in quel dolce spasimo che tortura e accarezza il cuore degli innamorati.

Un birbante non ride come un uomo onesto, un ipocrita non piange le stesse lagrime di un uomo di buona fede.
Ogni falsità è una maschera, e per quanto la maschera sia ben fatta, si arriva sempre, con un po’ di attenzione, a distinguerla dal volto.

In generale, si chiedono consigli solo per non seguirli o, se si seguono, è per avere qualcuno da rimproverare per averli dati.

Tu sei giovane, ed i tuoi più amari ricordi hanno tempo di trasformarsi nelle più tenere memorie.

Il coraggio incute rispetto anche ai nemici.

Il capitano dei moschettieri era dunque ammirato, temuto e amato, il che costituisce l’apogeo delle umane fortune.

Anche quando si mangia molto, non si mangia che una volta.

Verso le dieci di sera, l’uragano si scatenò; Milady si sentiva felice di vedere la natura condividere il disordine del suo cuore; il tuono brontolava nel cielo come la collera nel suo animo; le sembrava che le raffiche, passando, sconvolgessero la sua fronte come gli alberi di cui torceva i rami e rapiva le foglie; essa urlava come l’uragano, e la sua voce si perdeva nella grande voce della natura, che, anch’essa, sembrava gemere e disperarsi.

I grandi criminali recano con s una specie di predestinazione grazie alla quale sormontano tutti gli ostacoli e che li sottrae a ogni pericolo fino al momento in cui la Provvidenza, stanca di loro, non segna lo scoglio contro cui naufraga la loro empia fortuna.

Fra i suoi amici, Athos era il più attempato, e quindi il meno vicino in apparenza ai suoi gusti, alla sua simpatia.
Purtuttavia egli provava per quel gentiluomo una spiccata preferenza. La sua aria nobile e distinta, certi lampi di grandezza che sprizzavano di tanto in tanto dall’ombra nella quale si chiudeva volontariamente, quell’inalterabile eguaglianza di umore che faceva di lui il più gradito compagno del mondo, quella gaiezza forzata e mordace, quel coraggio che si sarebbe potuto dire cieco se non fosse stato il risultato di un rarissimo sangue freddo, tutte queste qualità insieme, suscitavano in d’Artagnan più che stima, più che amicizia, ammirazione.

Buckingham volle sorridere un’ultima volta, ma la morte arrestò il suo pensiero che rimase inciso sulla sua fronte come un ultimo bacio d’amore.

Pazzi o eroi, due categorie di imbecilli molto simili tra loro.

Ma avremmo torto se volessimo giudicare le azioni di un’epoca dal punto di vista di un’altra epoca.

Nulla fa passare il tempo e abbrevia la strada come un pensiero in cui si assorbiscano tutte le facoltà intellettive.

E’ solo col proprio coraggio, mettetevelo ben in mente, che ai nostri giorni un gentiluomo può farsi strada. Chiunque abbia un solo attimo di paura lascia forse sfuggire l’esca che, proprio in quell’attimo, la fortuna gli tendeva.

I curiosi bevono le nostre lacrime, come le mosche succhiano il sangue di un daino ferito.

L’amore è la più egoistica di tutte le passioni.

Le mani, soprattutto quelle delle donne, hanno bisogno di rimanere oziose per restare belle.

E’ già abbastanza faticoso difendere i propri amici e ricompensarli, perché ci si debba occupare anche dei nemici.

Dove troverete un amore simile al mio, un amore che né il tempo, né la lontananza, né la disperazione possono spegnere; un amore che si accontenta di un nastro smarrito, di uno sguardo perduto, di una parola sfuggita?

L’amore è un sentimento che si nutre di agi e ingigantisce attraverso la corruzione.

La vita è un rosario di piccole miserie, che il filosofo sgrana ridendo. Siate filosofi come me signori: mettevi a tavola e beviamo: l’avvenire non sembra mai così roseo, come quando lo si guarda attraverso un bicchiere di chambertin.

Polvere quale sono, rientro nella polvere. La vita è piena d’umiliazioni e di dolori, tutti i fili che la legano alla felicità si rompono in mano all’uomo uno dopo l’altro, soprattutto i fili d’oro.

Il silenzio è l’ultima gioia degli infelici; guardatevi bene dal mettere chicchessia sulla traccia dei vostri dolori: i curiosi succhiano le nostre lacrime come le mosche il sangue d’un daino ferito.

Il fondo del carattere di mastro Bonacieux era un profondo egoismo mescolato a una sordida avarizia; il tutto abbellito da una estrema viltà.

Non ci sono folli speranze se non per gli sciocchi.

Io non ho mai le idee così chiare come quando ho bevuto.

Se poteste vedere nel mio cuore allo scoperto, — disse d’Artagnan — vi leggereste tanta curiosità che avreste pietà di me, e tanto amore che dareste subito soddisfazione alla mia curiosità. Da coloro da cui si è amati non c’è nulla da temere.

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Il conte di Montecristo (Le Comte de Monte-Cristo, 1844-1846)

Quando chiudo gli occhi, rivedo tutto quello che ho visto. Ci sono due sguardi, quello del corpo e quello dell’anima. Quello del corpo qualche volta può scordare, quello dell’anima ricorda sempre.

Ora l’uomo sarà perfetto solo quando saprà distruggere e creare come Dio, ma distruggere lo sa già: metà della strada è fatta.

Oh, la cattiveria degli uomini è molto profonda, – disse Villefort, – poiché è più profonda della bontà di Dio.

Il mondo è dunque popolato di tigri e coccodrilli? Sì, solo che le tigri e i coccodrilli a due gambe sono più pericolosi di quelli veri.

In questo mondo non ci sono né felicità né infelicità, esiste solo il confronto tra una condizione e l’altra, ecco tutto.
[Il n’y a ni bonheur ni malheur en ce monde, il y a la comparaison d’un état à un autre.]

Ho nel cuore tre sentimenti con i quali non ci si annoia mai: la tristezza, l’amore e la riconoscenza.

Mai un uomo veramente innamorato ha permesso agli orologi di compiere in pace il loro cammino.

Quel fascino indefinito che in una donna è ciò che il profumo è per il fiore, ciò che il sapore è per il frutto: perché a un fiore non basta essere tale per essere bello, a un frutto per essere buono.

Ci vuole la sciagura per scavare certe miniere misteriose nascoste nell’intelligenza umana; ci vuole la pressione per far esplodere la polvere.

L’odio è cieco, la collera sorda, e colui che vi mesce la vendetta, corre pericolo di bere una bevanda amara.

In politica, mio caro, lo sapete quanto me, non ci sono uomini ma idee; non sentimenti ma interessi; in politica non si uccide un uomo: si elimina un ostacolo, ecco tutto.

Le cose procedono da sole; quando voi non ci pensate, sono loro che pensano a voi, e quando vi girate restate stupito del cammino che hanno fatto.

Il cuore della donna è fatto così: per quanto diventi arido al vento dei pregiudizi o per le esigenze dell’etichetta, c’è sempre un angolo fertile e ridente, quello che Dio ha consacrato all’amore materno.

Dantès, che tre mesi prima non aspirava ad altro che alla libertà, ora non si accontentava più della libertà e aspirava alla ricchezza; la colpa non era di Dantès ma di Dio che, limitando la potenza dell’uomo, ha suscitato in lui desideri infiniti!

La giovinezza è un fiore di cui l’amore è il frutto… Felice il vendemmiatore che lo coglie dopo averlo visto lentamente maturare.

Non si ama davvero che una sola volta…

I filosofi hanno un bel dire, ma gli uomini pratici daranno loro sempre una smentita: il denaro consola molte afflizioni

Sono colui che avete venduto, denunciato, disonorato, sono colui al quale avete prostituito la fidanzata; sono colui che avete calpestato per fare fortuna; sono colui al quale avete fatto morire il padre di fame; sono colui che vi aveva condannato a morire di fame e che invece vi perdona, perché egli stesso ha bisogno di perdono: sono Edmond Dantés!

Fai vedere che ti dai importanza, e ti sarà data importanza, assioma cento volte più utile nella nostra società di quello dei greci “conosci te stesso”, rimpiazzato ai giorni nostri dall’arte meno difficile e più vantaggiosa di conoscere gli altri

Viaggiare significa vivere in tutta la pienezza del termine; è dimenticare il passato e l’avvenire per il presente; è respirare completamente, godere di tutto, impadronirsi della creazione come di una cosa che ti appartiene, è cercare nella terra miniere d’oro che nessuno ha scavato, nell’aria meraviglie che nessuno ha visto.

Per l’uomo felice la preghiera rimane un insieme monotono e privo di senso fino al giorno in cui il dolore viene a spiegare all’infelice questo linguaggio sublime per mezzo del quale si rivolge a Dio.

Gli amici che abbiamo perduto non riposano nella terra, sono sepolti nel nostro cuore; è Dio che ha voluto così perché li avessimo sempre con noi.

A ogni male ci sono due rimedi: il tempo e il silenzio.

Negli affari non ci sono amici, soltanto soci.

A Roma la mia biblioteca conteneva circa cinquemila volumi. A furia di leggerli e rileggerli ho scoperto che con centocinquanta opere ben scelte si possiede, se non l’intero compendio delle conoscenze umane, almeno tutto ciò che è utile a uno studioso.

La felicità è come quei palazzi delle isole incantate alle cui porte stanno a difesa i draghi: bisogna combattere per conquistarli.

Imparare non significa sapere; ci sono gli eruditi e i sapienti: i primi li fa la memoria, i secondi la filosofia.

È proprio degli spiriti prostrati vedere ogni cosa attraverso un velo nero; è l’anima che si crea i suoi orizzonti; la vostra anima è incupita e vi presenta un cielo tempestoso.

Soltanto colui che provò le più grandi sventure è atto a godere le più grandi felicità.

Vivete dunque e siate felici, figli diletti del mio cuore, e non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la più alta sapienza d’un uomo consisterà in queste due parole: “Attendere e sperare”.
[Vivez donc et soyez heureux, enfants chéris de mon coeur, et n’oubliez jamais que, jusqu’au jour où Dieu daignera dévoiler l’avenir à l’homme, toute la sagesse humaine sera dans ces deux mots : ” Attendre et espérer ! “]

Che cosa è la morte per me? Un grado di più nella calma, e forse due nel silenzio.

Perché piace una persona? Perché la si detesta? Io la detesto per antipatia. O per istinto, come sempre.

I regni dei monarchi sono circoscritti da montagne, da fiumi, da cambiamenti di costumi o di lingua. Il mio regno, invece, è grande come l’universo perché non sono né italiano, né francese, né indiano, né americano, né spagnolo: io sono cosmopolita. Nessun paese può dire di avermi visto nascere; Dio solo sa quale terra mi vedrà morire.

Dio vuole che l’uomo da lui creato e nel cuore del quale ha profondamente scolpito l’amore della vita, faccia tutto ciò che può per conservare questa esistenza, spesso penosa, ma sempre cara.

Gli uomini veramente generosi sono sempre pronti a diventare misericordiosi quando la disgrazia del loro nemico oltrepassa la loro collera.

Il muovere contesa a un uomo è un cattivo mezzo per piacere alla donna che ama quest’uomo.

Prima di aver paura, si vede giusto; mentre si ha paura, si vede doppio; dopo aver avuto paura, si vede torbido.

Le invenzioni umane vanno dal complesso al semplice, e la semplicità è sempre la perfezione.

Non dimenticate mai che, fino al giorno in cui Dio si degnerà di svelare all’uomo i segreti dell’avvenire, tutta la più alta sapienza d’un uomo consisterà in queste due parole: “Attendere e sperare”.

Parlare dei propri mali è già una consolazione.

E’ una delle forme di orgoglio della nostra povera umanità che ognuno si creda più infelice di un altro che piange e geme accanto a lui.

Entrando nel passato, dimentico il presente; avanzando libero e indipendente nella storia, non ricordo più che sono prigioniero.

Se qualcuno avesse fatto morire fra le torture inaudite, in mezzo a tormenti senza fine, vostro padre, vostra madre, la vostra donna, uno di questi esseri, insomma che quando vengono rapiti al nostro cuore lasciano un vuoto eterno e una piaga sempre sanguinosa, vi parrebbe sufficiente la riparazione accordartavi dalla società, sareste soddisfatti solo perché il ferro della ghigliottina è passato fra la base dell’occipite e i muscoli delle spalle dell’uccisore, e perché chi vi ha fatto patire anni di morali ha provato sofferente qualche secondo di dolore fisico?

Vi sono esseri che hanno sofferto tanto, e che non solo non sono morti, ma hanno edificato una nuova fortuna sulla rovina di tutte le promesse di felicità che il cielo aveva loro fatte.

Ah, Mercedes! Il vostro nome l’ho pronunciato con i sospiri della malinconia, con i gemiti del dolore, col la rabbia della disperazione; l’ho pronunciato gelido per il freddo, rattrappito sulla paglia della mia prigione; l’ho pronunciato divorato dal caldo; l’ho pronunciato rotolandomi sul pavimento del mio carcere.

Quando si pensa che con questa carta si può ammazzare un uomo con più facilità che se si attendesse all’angolo di un bosco per assassinarlo. Ho sempre avuto più paura di una bottiglia di inchiostro, di una penna e di un calamaio, che non di una spada o di una pistola.

Ho sperato… L’uomo è una povera e miserabile creatura! Che cosa ho sperato! Non lo so, qualche cosa d’ignoto, d’assurdo, d’insensato… un prodigio! E quale? Può dirlo Dio solo, che ha mischiato alla nostra ragione il sentimento della speranza.

La morte è, a seconda delle cure che poniamo nel metterci in buona o cattiva armonia con essa, un’amica che ci culla dolcemente come una nemica che strappa violentemente l’anima dal corpo.

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Opere varie di Alexandre Dumas padre

Sì, sì, la terra, il cielo, gli astri, l’infinito! Ci si sente schiacciare. Ma c’è un infinito ancora più stupefacente: quello della stupidità umana.

Le madri perdonano sempre… è per questo che sono venute al mondo.
(Louise Bernard)

L’orgoglio ha quasi sempre una compagna ancora peggiore: l’invidia.
(Le Roi des quilles)

Certe donne amano talmente il proprio marito che per non sciuparlo prendono quello delle loro amiche.

Quando l’amore sfrenato entra nel cuore, va rosicchiando tutti gli altri sentimenti; vive alle spese dell’onore, della fede e della parola data.

E il mio genio, che cosa sarà del mio genio mentre io procurerò di mettere le cose in ordine?

Le preoccupazioni e le amarezze sono quasi sempre le uniche ricompense per le persone oneste, colpevoli soltanto di essersi adoperate per gli altri dimenticandosi di se stesse.
(Il tulipano nero)

Qual è la differenza tra la figura del conquistatore e quella del pirata? La stessa che c’è tra l’aquila e l’avvoltoio.
(Il tulipano nero)

A volte si è talmente sofferto da essere in diritto di non dover mai dire: “Sono troppo felice”
(Il tulipano nero)

La donna è come una buona tazza di caffè: la prima volta che se ne prende non lascia dormire.

Dio, nella sua divina previdenza, non ha dato la barba alle donne perché esse non sarebbero state capaci di tacere mentre venivano rasate.

Le opinioni sono come i chiodi: più vi battete sopra e più quelle penetrano.

Ci sono servigi così grandi che si possono ripagare soltanto con l’ingratitudine.
(Le mie memorie)

Più felice ancora dell’uomo più felice è colui che può rendere felici gli altri.

Che cos’è l’attesa, se non una specie di follìa? E che cos’è la follia, se non un eccesso di speranza?
(Il visconte di Bragellone)

Ridicolo! Ecco la gran parola! ecco la paura alla quale si sacrificano la reputazione passata e la felicità futura.
(Un matrimonio sotto Luigi XV)

Per bene che si parli, quando si parla troppo, si finisce sempre per dire delle bestialità.
(Il cavaliere d’Harmental)

Che cos’è, per lo più, l’amore? Il capriccio d’un giorno, un’allegra unione, mediante la quale due esseri s’ingannano reciprocamente e spesso in buona fede.
(Ascanio)

Chi legge la storia, se non gli storici quando correggono le loro bozze?
(Il corricolo)

Solo un uomo che ha sentito la disperazione finale è capace di sentire la beatitudine finale.

Il sonno è una divinità capricciosa e proprio quando lo si invoca, si fa aspettare.
(Vent’anni dopo)

L’immaginazione ha il volo dell’angelo e del lampo: varca i mari dove noi rischiammo di naufragare, le tenebre in cui si perdettero le nostre illusioni, i pregiudizi in cui fu sommersa la nostra felicità.
(Vent’anni dopo)

In tempi in cui la canaglia veste come i principi, credo che questi diano prova di buon gusto vestendosi, per distinguersi, come la canaglia.
(La dama di Monsoreau)

C’è una donna in ogni caso; appena mi portano un rapporto, io dico: “Cherchez la femme.”
(I Mohicani di Parigi)

Più un figlio è costato lacrime agli occhi della madre, e più caro è al suo cuore.
(Il gentiluomo della montagna)

Il vino è la componente intellettuale di un pasto; le carni ne sono soltanto la parte materiale.
(Grande dizionario di cucina)

Nascendo, l’uomo ha ricevuto dal suo stomaco l’ordine di mangiare tre volte al giorno, per recuperare le forze che gli tolgono il lavoro e più spesso ancora la pigrizia.
(Grande dizionario di cucina)

L’uomo nasce senza denti, senza capelli e senza illusioni, e muore allo stesso modo, senza capelli, senza denti e senza illusioni.