Le frasi più belle di Francesco Alberoni

Francesco Alberoni (Borgonovo Val Tidone, 31 dicembre 1929) è uno dei più importanti sociologi italiani, noto in tutto il mondo per i suoi studi sui movimenti collettivi e i processi amorosi. Molti dei suoi libri sono diventati bestseller, tradotti in diverse lingue.

Sulla sua carriera Francesco Alberoni racconta: “Mi sono laureato in Medicina e specializzato in Psichiatria, sì: ma nella realtà dei fatti non ho mai fatto lo psichiatra. Nella mia vita ho fatto lo studioso a tutto tondo e sono arrivato alla Sociologia tramite la Psicologia. Quando ho iniziato io non esistevano ancora cattedre di Sociologia: diciamo che sono stato uno dei pionieri della disciplina a livello universitario in Italia”.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Francesco Alberoni. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Vittorino Andreoli, Frasi, citazioni e aforismi di Sigmund Freud, Le più belle frasi d’amore e Frasi, citazioni e aforismi sull’innamoramento e l’innamorarsi.

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Le frasi più belle di Francesco Alberoni

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Innamoramento e amore, 1979

Che cos’è l’innamoramento? È lo stato nascente di un movimento collettivo a due.

L’innamoramento è uno stato nascente a due, è una forza immensa, capace di fondare nazioni, di deviare le vite delle persone, di cambiare la storia.

L’amore tende a separare la legge dalla persona; vuol instaurare altre leggi, altre norme.

L’innamoramento è un processo di ristrutturazione di tutti i rapporti attorno ad un individuo.

La vita quotidiana è un eterno purgatorio. Nell’innamoramento c’è solo o il paradiso o l’inferno; o siamo salvi o siamo dannati.

È possibile amare due persone? Certamente. Amarne una ed innamorarsi di un’altra? Certamente. Essere innamorato di due? No.

Nell’innamoramento la persona più semplice e sprovveduta è costretta, per esprimersi, ad usare il linguaggio della poesia, della sacralità e del mito.

La gelosia si presenta come scoperta che la persona che amiamo è attratta, affascinata da qualcosa che io non ho ed invece qualcun altro ha.

L’innamoramento è un processo in cui l’altra persona, quella che abbiamo incontrato e ci ha risposto, ci si impone come oggetto pieno del desiderio. E questo fatto ci impone di riorganizzare tutto, di ripensare tutto e per prima cosa il nostro passato. In realtà non è un ripensare, è un rifare. Infatti è una rinascita.

Con l’innamoramento nasce una forza terribile che tende alla nostra fusione e rende ciascuno di noi insostituibile, unico per l’altro. L’altro, l’amato, diventa colui che non può essere che lui, l’assolutamente particolare.

Il rapporto che c’è fra innamoramento e amore, fra stato nascente e istituzione è sul tipo del rapporto che c’è fra lo spiccare il volo, il volare e l’essere arrivato, fra l’essere nel cielo sopra le nubi e l’aver poggiato di nuovo stabilmente i piedi al suolo.

La fenomenologia dell’innamoramento omosessuale è in tutto identica a quella dell’innamoramento eterosessuale. Le categorie dello stato nascente, infatti, sono le stesse. Leggendo uno scritto d’amore, perciò, non si può sapere se è omosessuale o eterosessuale, perché identica è la natura dell’innamoramento.

La persona trascinata nell’innamoramento sente i problemi come problemi dell’altro, non come drammi comuni; in sostanza gli dice: arrangiati. Nell’innamoramento bilaterale invece ciascuno tende ad invadere il territorio dell’altro, a considerarlo un problema del “noi” e che soltanto il “noi” può risolvere.

L’amore dà un enorme potere su chi ama e questo enorme potere può far piacere perché lusinga la vanità, perché rende l’altro schiavo, disponibile, pronto a ogni cenno ed ogni desiderio.

Lo stato nascente è per definizione transitorio. Non è uno stare, è un andare verso; e l’arrivare è un essersene andato. L’innamorarsi, quando tutto procede bene, termina nell’amore; il movimento, quando riesce, produce un istituzione

Un gesto, uno sguardo, un movimento della persona amata ci parla in profondità, ci dice di lei, del suo passato, di come era bambino o bambina; comprendiamo i suoi sentimenti, comprendiamo i nostri.

Vogliamo essere vissuti come unici, straordinari, indispensabili da chi è unico, straordinario ed indispensabile. Per questo l’innamoramento è monogamico e non può che essere monogamico.

Nella vita l’innamoramento, come ogni trasformazione radicale, può comparire solo qualche volta o addirittura mai.

L’errore che ciascuno di noi fa nell’innamoramento: di attribuire l’esperienza straordinaria che stiamo vivendo alle proprietà della persona amata.
La persona amata, invece, non è diversa dalle altre, come noi non siamo diversi dagli altri.
È il tipo di relazione che si è stabilito fra noi e chi amiamo, il tipo di esperienza straordinaria che stiamo vivendo ciò che rende diversa e straordinaria la persona amata e, più profondamente, ciò che rende diversi e straordinari tutti e due.

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L’amicizia, 1982

L’amicizia ama ciò che apprezza e apprezza ciò che ama.

L’innamoramento trova il suo oggetto ovunque.
Anche l’essere più stupido, più ignobile, purché sia lì al momento giusto… l’amicizia invece va alla ricerca di un tipo particolare di persona e, se non la trova, non nasce.

L’amico è, per definizione, colui che non si comporta in modo meschino con noi.

Un amico non sarà mai maldicente verso di noi.
Se gli altri si riuniranno per sparlare di noi o ci difenderà o se ne andrà immediatamente.
Non si fermerà nemmeno per ascoltare per poi venircelo a riferire.

L’affinità profonda che sentiamo con l’altro è accorgersi che l’altro ci completa e noi completiamo lui.

L’amicizia è, nella sua essenza, un rapporto fra due individui isolati, padroni di se stessi. Ed è un incontro fra uguali. Anche se le loro condizioni economiche e sociali sono diverse, essi possono essere amici solo se si incontrano come due sovrani indipendenti, di uguale potere e di pari dignità.

Dall’amico mi aspetto che condivida l’immagine che ho di un me stesso o, perlomeno, che non se ne allontani troppo.
Anche se la sua valutazione è positiva, non deve essere esagerata. Se è troppo favorevole mi dà l’impressione di adulazione. Se è troppo negativa, se si allontana troppo da ciò che io penso di me, allora non mi rende giustizia e, quindi, contraddice una esigenza base dell’amicizia. I due amici, cioè, devono avere delle immagini reciproche simili. Non identiche, naturalmente, perché allora non ci sarebbe nulla da scoprire, ma senza eccessive dissonanze. Da un amico, perciò, io mi aspetto che non mi fraintenda. Tutti mi possono fraintendere, ma non un amico. Se un amico mi fraintende, è finita.

Nell’amicizia avviene come per la purezza. Basta un inquinamento infinitesimo e la sostanza non è più pura.

Nessuna forma di amore ha tanto rispetto della libertà dell’altro come l’amicizia.

Quando l’amicizia si è incrinata noi possiamo cercare di salvarla, conservare un atteggiamento amichevole, far finta che non sia successo nulla, ma è inutile. L’amicizia ha una sostanza morale. Una volta persa la fiducia, è persa per sempre.

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L’erotismo, 1986

Uomini e donne immaginano l’altro come, in realtà, non è, e pretendono cose che egli non può dare. L’erotismo ci si presenta sotto il segno dell’equivoco e della contraddizione.

Il corrispondente femminile del potere è la grande bellezza. Anche in questa è celata una carica competitiva terribile.

La Bellezza, la grande bellezza, è attratta inesorabilmente dal potere ed il potere tende, inesorabilmente, a monopolizzarla.

L’erotismo femminile è profondamente influenzato dal successo, dal riconoscimento sociale, dall’applauso, dal ruolo. L’uomo vuol fare all’amore con una donna bella e sensuale. La donna vuol fare all’amore con un divo, con un capo, con chi è amato dalle altre donne, con chi è al centro della società.

L’osservazione obbiettiva e spregiudicata della realtà ci mostra che vi sono alcune categorie di uomini che hanno donne bellissime: i capi carismatici, i miliardari, i divi, i grandi attori, i grandi registi e i gangsters. La Bellezza, la grande bellezza, è attratta inesorabilmente dal potere ed il potere tende, inesorabilmente, a monopolizzarla.

L’uomo innamorato ha uno sguardo che brucia.

La gelosia è un dispositivo essenziale del desiderio.

L’amore è cieco perché noi non vediamo più i difetti della persona amata. Ma, nello stesso tempo, vede più degli altri, perché nota le qualità e le bellezze che gli altri non colgono.

Il grande seduttore fa sentire la donna come si senta davanti allo specchio, quando si ammira, quando si scopre, quando fantastica. La fa cadere in adorazione della propria bellezza e del proprio fascino.

Anche nella persona più stanca l’amore è come un risveglio. Il mondo si rivela stupefacente. Chi ha sperimentato questo stato non riesce più a tornare a vivere nel grigiore inerte del passato.

Gli uomini restano colpiti vedendo una bella donna, si voltano per strada. Ma questo succede anche alle donne. Anzi le donne sono molto più capaci di valutare l’aspetto estetico della bellezza femminile, ne colgono la terribile potenza di attrazione. Sono orgogliose quando si sentono belle, sono prese da un morso di gelosia vedendo un’altra più bella e più elegante.

Il bacio è un modo di cominciare ad offrire qualcosa del proprio corpo, e di prendere qualcosa.

Il senso ultimo del corteggiamento maschile, la fantasia che si affaccia al di là del gioco, è fare all’amore. E, quando il corteggiamento produce un incontro erotico, questa fantasia diventa desiderio. Riuscire a fare all’amore è per l’uomo il punto di arrivo, la conclusione. Se una donna accetta la relazione erotica, ma gli rifiuta la sessualità, gli rifiuta l’essenziale.

L’amore è un continuo domandare, ma è anche trepida attesa.

L’ammirazione dell’uomo per la bella donna vista occasionalmente è, in genere, effimera. Lo sguardo erotico è facilmente eccitabile, però è altrettanto volubile.

La donna che ama eroticamente può stare delle ore accovacciata contro il corpo del suo uomo. Ad ascoltarne il battito del cuore, il respiro, il russare. Può stare delle ore a guardarlo, ad accarezzarlo, a studiare la sua pelle, a respirare il suo odore.

Le donne, spesso, hanno notato, con stupore ed inquietudine, che gli uomini sembrano temere, aver paura della bellezza femminile. La donna bellissima suscita desiderio, ma anche diffidenza e timore.

Le innumerevoli fantasie amorose della donna ci mostrano chiaramente che essa è sempre alla ricerca dell’eletto. Se fa fantasie è perché ciò che possiede non la soddisfa appieno. Le storie amorose che vive per procura nei romanzi rosa sono altrettanti adulteri come le masturbazioni solitarie dell’uomo davanti alle fotografie pornografiche.

Per molte donne la gravidanza è un arricchimento dell’amore verso il marito. Si aspettano che questo ammiri la loro nuova bellezza di gestante e soffrono se non avviene. Per molte donne la nascita del figlio completa il loro amore.

La pornografia immagina le donne come dotate degli stessi impulsi degli uomini, attribuisce loro gli stessi desideri e le stesse fantasie. Immagina, inoltre, che i due desideri si incontrino sempre. Due persone qualsiasi, in qualsiasi momento, vogliono l’una dall’altra la stessa cosa. Non c’è una domanda e una offerta. Non c’è scambio. Tutti danno tutto e ricevono tutto. Il desiderio è sempre vivo e sempre soddisfatto.

I romanzi rosa sono una manifestazione tipica dell’erotismo femminile come la pornografia è una manifestazione tipica dell’erotismo maschile.

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Ti amo, 1996

Quando ci innamoriamo è come se aprissimo gli occhi. Vediamo un mondo meraviglioso e la persona amata ci appare come un prodigio dell’essere.

L’innamoramento avviene quando incontriamo qualcuno che ci aiuta a crescere, a realizzare nuove possibilità. Ad andare in una direzione che risponde alle nostre esigenze interne, alle spinte che la società esercita su di noi.

«Ti amo» non vuol dire solo «mi piaci», «ti voglio», «ti desidero», «ti sono affezionato», «provo dell’affetto», ma «tu per me sei l’unico volto fra gli infiniti volti del mondo, l’unico sognato, l’unico desiderato, l’unico a cui io aspiro sopra ogni altra cosa e per sempre».

Ci innamoriamo quando siamo profondamente insoddisfatti del presente ed abbiamo l’energia interiore per iniziare un’altra tappa della nostra esistenza.

Quando siamo innamorati il nostro amato non è confrontabile e rimpiazzabile da nessun altro. Egli è l’unico, assolutamente l’unico essere vivente capace di darci gioia. Chiunque altro incontriamo, fosse anche il nostro divo preferito, non basta. Se non c’è l’amato il nostro mondo resta arido, vuoto.

L’amore rende le persone plastiche, le fonde insieme, le trasforma, le salda.

Se il soggetto è già pronto ad un cambiamento radicale, basta uno stimolo minimo, quasi un pretesto per scatenare l’innamoramento.

L’amore non è solo piacere, desiderio, sentimento, passione, è anche impegno, giuramento, promessa.

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Il primo amore, 1997

Quando ci innamoriamo, la persona amata viene preferita ad ogni altra ed il suo giudizio diventa per noi essenziale. Essere ricambiato vuol dire che sei bello, desiderato. Non essere ricambiato vuol dire perdere valore, sentirsi un niente.

La timidezza è un meccanismo di difesa contro il pericolo di venir respinti nell’incontro, di venir svalutati dal rifiuto. Il rifiuto distrugge il valore, l’essere accettati esalta, rafforza.

Il bambino sa fingere, sa mentire, ma non sa ancora mettere in scena i sentimenti che servono per sedurre. Impara a farlo da adolescente, perché esplora una molteplicità di ruoli, perché prova a impersonare molti “io” diversi.

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Il mistero dell’innamoramento, 2003

Fra sei miliardi di abitanti della terra, la persona innamorata cerca e ha pace solo con quell’unico individuo che le si è impresso nel cuore in modo indelebile.

Noi vorremmo essere in comunione col mondo, capire ed essere capiti. Vorremmo trovare un mondo che non si presenta come ostacolo e opposizione, ma che ci accoglie. Vorremmo un mondo benignamente predisposto per noi, adatto a soddisfare i nostri desideri più profondi e saziare la nostra sete più intensa.
Ebbene, quando ci innamoriamo, abbiamo l’impressione che ciò avvenga

L’innamorato, ogni tanto, rimane come incantato davanti alla sua amata. Scopre in lei cose che non aveva mai visto prima e ne resta rapito. E si meraviglia che quella creatura stupenda lo ricambi, lo ami. E così anche dopo mesi, anni. Nel grande amore dopo decenni.

Il periodo che precede l’innamoramento, è caratterizzato dalla recriminazione e dal rimpianto. E più il nostro disagio, la nostra insoddisfazione crescono, più aumenta il nostro desiderio di nuovo, di rinnovamento.

L’amore precede il sesso a cui si può poi congiungere. Altre volte invece è il sesso che precede l’amore e mette in moto il processo di stato nascente. L’unione di sesso e amore in ogni caso produce come una reazione in cui le due esperienze si dilatano, producono una nube ardente.

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Gli invidiosi, 1991

Il morso dell’invidia è quello spasmo doloroso che ci afferra nostro malgrado alla vista di qualcuno che possiede quello che non possediamo e che desideriamo. E’ il prodotto della vertigine della mancanza.

L’invidia è il sentimento che noi proviamo quando qualcuno, che noi consideriamo del nostro stesso valore ci sorpassa, ottiene l’ammirazione altrui. Allora abbiamo l’impressione di una profonda ingiustizia nel mondo. Cerchiamo di convincerci che non lo merita, facciamo di tutto per trascinarlo al nostro stesso livello, di svalutarlo; ne parliamo male, lo critichiamo. Ma se la società continua ad innalzarlo, ci rodiamo di collera e, nello stesso tempo, siamo presi dal dubbio. Perché non siamo sicuri di essere nel giusto. Per questo ci vergogniamo di essere invidiosi. E, soprattutto, di essere additati come persone invidiose. In termini psicologici potremmo dire che l’invidia è un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro.

Possiamo descrivere il nostro odio, la nostra gelosia, le nostre paure, le nostre vergogne. Ma non la nostra invidia.

L’invidia ha bisogno di un pubblico. Io sono invidioso di qualcuno che mi ha superato davanti a una collettività, a un’opinione pubblica che applaude lui e non me. Prima eravamo allo stesso livello, avevamo lo stesso valore sociale. Per esempio, io pensavo di essere simpatico e di cantare bene come Fiorello. Invece lui, a un certo punto, ha successo e io no. Lui va in televisione, è ammirato da tutti, e io no. Allora mi domando perché . Che cosa ha in più di me? Che cosa gli fa meritare tutto quel successo? Non c’è una ragione. Vuol dire che il mondo non premia in base ai meriti, alle capacità. Provo un senso di impotenza e di ingiustizia. Mi tormento e cerco di dire a me stesso che gli altri sbagliano. Ma loro continuano ad applaudirlo. Allora cerco di convincerli del contrario, cerco di screditarlo. Lo faccio anche per convincere me stesso. Ma è una lotta impari, nessuno mi crede.

In termini psicologici potremmo dire che l’invidia è un tentativo un po’ maldestro di recuperare la fiducia e la stima in sé stessi, impedendo la caduta del proprio valore attraverso la svalutazione dell’altro.

L’invidia è una pandemia.

Bisogna porsi delle mete, bisogna combattere per raggiungerle. Bisogna avere dei sogni, bisogna battersi per realizzarli

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Valori, 1993

La morale evolve con la società. Il cittadino romano non considerava immorali i giochi dei gladiatori nell’arena e dava serenamente l’ordine di uccidere lo sconfitto.

Oggi la televisione, il cinema e la stampa non propongono più un solo modello di comportamento, ma un repertorio di alternative. Vi sono molti modi autorizzati di vivere.

Il presupposto del sentimento morale è l’amore. Il comandamento «ama il tuo nemico» non è un comandamento eroico, estremo. È il punto di partenza del sentimento morale, quello che lo rende possibile.

La morale non si può fondare né sulla scienza, né sul conflitto e sulla competizione. Non si può fondare soltanto sulla ragione. Non si può fondare sul puro dovere. Perché ci sia morale occorre anche uno slancio interiore, una emozione, una passione che ci porti al di là di noi stessi, al di là dell’egoismo di gruppo, nel regno dell’altruismo e dell’amore.

La storia è li a ricordarci che le più nobili conquiste dell’umanità sono sorte dalla violenza o hanno avuto bisogno della violenza.

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L’ottimismo, 2013

Il pessimista ha una visione negativa del futuro. Ma ha anche una visione negativa degli uomini. Da loro si aspetta il peggio. Quando li osserva scopre dovunque le qualità peggiori, le motivazioni più egoiste, meno disinteressate. Per il pessimista la società è formata da gente gretta, corrotta, intimamente malvagia.

Il pessimista ha uno straordinario potere di contagio. Talvolta basta incontrarlo al mattimo, per strada e, in poco tempo, vi trasmette tutta la sua negatività e passività.

Di solito il pessimista è anche un avaro. Perché deve essere generoso se tutto il mondo è pieno di avidi, di corrotti, di profittatori?

L’ottimista, confrontato al pessimista, appare un ingenuo. Si fida degli uomini, si espone al rischio. Se lo osservate più attentamente, però, vi accorgete che, in realtà, vede le malvagità e le debolezze degli altri. Però non si fa arrestare da questi ostacoli. Conta sul fatto che in ogni essere umano ci sono delle qualità positive e cerca di risvegliarle. Il pessimista è rinchiuso in se stesso e non ascolta gli altri, li percepisce come entità minacciose. L’ottimista, invece, è attento alle persone. Le lascia parlare, dedica loro del tempo, le osserva. In questo modo riesce ad identificare, in ciascuno, quell’aspetto positivo, quella qualità che può esaltare, mettere a frutto.

La crisi è il momento iniziale, devastante, di un’opera di risanamento e di ricostruzione. Nella vita psichica non c’è vero progresso senza queste discontinuità in cui riusciamo a mettere in discussione radicale noi stessi, ciò che abbiamo fatto, ciò che vogliamo. Distruggendo i nostri possessi, le nostre certezze, creiamo il caos originario in cui tutto diventa nuovamente pensabile e possibile.

Tutti gli abitudinari, persone amabilissime di solito, diventano scorbutiche e di malumore quando vengono scosse dalla loro tranquilla regolarità. Le abitudini incominciano tutte così, assecondando il nostro corpo e la nostra pigrizia.

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Abbiate coraggio, 1998

Arrendersi è facile, è quasi un sollievo, un riposo. Mentre rialzarsi richiede di stringere i denti, di resistere al dolore, alla fatica, alla disperazione. Richiede sforzo, coraggio, un animo impavido e una grande speranza.

Tutti coloro che hanno realizzato qualcosa di grande sono stati fedeli al loro compito con fermezza resistendo alle difficoltà, all’insuccesso, all’incomprensione.

Il coraggio ha due volti. Quello di avanzare e quello di fermarsi o ritirarsi.

Perché Napoleone non capisce cosa sta accadendo? Perché non è … No, lui è intelligente e gli altri agiscono nel modo più chiaro. E’ caduto vittima dell’errore che facciamo tutti: non abbiamo il coraggio di ammettere che le circostanze sono mutate e che dobbiamo cambiare radicalmente comportamento.

La storia ci insegna che, di solito, per mutare rotta occorre un trauma e l’arrivo di un nuovo gruppo dirigente. In politica con la rivoluzione o con le elezioni, nelle imprese con la nomina di un nuovo amministratore delegato, oppure con la vendita, o mediante la fusione con un’altra impresa. I nuovi arrivati non hanno legami con il passato e non esitano a distruggere per ricostruire.

Lo scoramento è una tentazione. La tentazione di lasciarsi andare, di cedere alla fatica, al pericolo, di arrendersi. Ma vivere significa saper resistere allo scoramento provocato dalle sconfitte.

Per affrontare la vita non basta essere capaci, abili, intelligenti. Bisogna anche essere coraggiosi, tenaci, riuscire a controllare la propria ansia e quella degli altri.

Qualunque fallimento, qualunque perdita, non riguarda mai la totalità del nostro essere. È sempre la sconfitta di un nostro progetto, di un amore, di un sogno, di una aspirazione. E noi, anche se non lo sappiamo, siamo sempre di più” di ciò che abbiamo scelto di essere e di amare.

Gli esseri umani, se da un lato vogliono essere amati per quello che sono, nello stesso tempo hanno bisogno di sentirsi stimati per quanto hanno fatto.

Fra gli esseri umani vi sono enormi differenze. Alcuni diventano miliardari, altri muoiono di fame. Alcuni costruiscono grattacieli, altri capanne di fango. Ma queste spaventose disuguaglianze dipendono solo in parte da differenze nelle doti naturali. Queste per svilupparsi hanno bisogno di un ambiente adatto. Cosa avrebbe potuto fare un genio della parola come Dante se fosse vissuto in una tribù di illetterati?

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L’arte del comando, 2006

Dal vero capo ci si aspetta che sappia dare un senso alla nostra azione. Gli americani usano un’espressione che avete sentito più volte anche voi al cinema: “facci sognare”.

Il capo non è colui che ha la titolarità del comando, il capo è colui che crea. Nessuno tiene insieme uno stato, un’impresa, nemmeno una famiglia se non ha fantasia, se non risolve continuamente nuovi problemi, se non inventa.

L’impulso a creare non appartiene alla dimensione del prendere, ma del dare, non a quello dell’egoismo, ma dell’altruismo.

Tutti i creatori sono per natura dei capi perché vogliono cambiare gli altri, portarli su nuove strade e far sbocciare possibilità che nessuno riesce ancora ad immaginare.

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L’arte di amare. Il grande amore erotico che dura, 2012

L’innamoramento avviene solo se troviamo ciò che cercavamo. È come un puzzle in cui, a un certo punto, l’altra persona si rivela il pezzo mancante, quello che, di colpo, ci mostra l’intero disegno. Che, nel caso dell’amore, è il disegno della nostra vita.

È un grossolano errore pensare che l’innamoramento sia un “sentimento”. È un processo a un tempo emotivo e intellettuale in cui due persone compiono una vera e propria rivoluzione interiore, si ribellano al mondo così com’è per crearne uno nuovo.

Nel grande amore erotico non si cercano e si uniscono solo i corpi, si cercano e si completano anche le intelligenze

L’amore non può essere solo istituzione, rifugio sicuro, una casa dove riposare; deve essere sempre anche una tempesta che ci sa dare il brivido dell’assoluto, lo stupore del nuovo, il terrore della perdita e una felicità misteriosa, meravigliosa e divina.

Noi ci innamoriamo quando siamo stanchi della vita che conduciamo nel presente, quando ci sentiamo oppressi, tarpati, limitati nelle nostre possibilità e, contemporaneamente, quando siamo pronti a mutare, quando, pieni di vita, desideriamo compiere una nuova esplorazione del mondo, quando siamo pronti a crescere, a sviluppare una parte di noi…

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L’albero della vita, 1982

Innamorarsi non è soltanto essere attratti da una persona, vederla bella e desiderabile. È un mutamento interiore di tutto l’essere.

E’ la vita stessa che produce in noi i desideri giusti, quelli con cui essa vuole continuare a crescere. L’importante è seguire questa traccia, non abbandonarla mai.

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La speranza, 2012

La speranza è la virtù più importante per la vita.

La speranza non può essere basata soltanto sull’ottimismo. Deve avere radici più profonde della moralità, nella forza d’animo.

La parola entusiasmo viene dal greco en théos, essere in dio, presenza di dio, ispirazione divina.
L’entusiasmo è quindi energia straordinaria, slancio, fede. È una forza che ci spinge verso ciò che è elevato, ciò che ha valore. Una potenza che ci trascina a superare la nostra vita quotidiana, ad andare al di là di ciò che siamo abitualmente. L’entusiasmo è una esplosione di speranza.

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Articoli di Francesco Alberoni sul Corriere della sera e Il Giornale

Per qualcuno la sessualità è indispensabile, altri ne fanno a meno per lunghi periodi, altri ancora hanno scelto di restare casti. Anche il grande amore può essere più o meno erotico. Per alcuni l’erotismo è indispensabile, i loro corpi si cercano come se fossero affamati. Per altri l’amore è soprattutto intimità spirituale, convivenza quotidiana, cura reciproca
(Corriere della sera, 2010)

In tutti i campi ci sono i «figli d’arte» che si avvantaggiano delle posizioni raggiunte dal padre o dalla madre: nello spettacolo, nella scienza, nella finanza. La nostra società è fatta di clan, consorterie, tribù. Se sei dentro la tua vita è in discesa, se sei fuori trovi strade sbarrate.
(Corriere della sera, 2004)

Vi sarete inoltre accorti che i veri protagonisti della televisione sono ormai solo i divi televisivi: i conduttori degli spettacoli di intrattenimento, gli attori, le attrici, i comici. Sono sempre insieme, costituiscono un gruppo chiuso, una élite. Si invitano l’un l’altro nelle loro trasmissioni, si elogiano, parlano della loro vita, dei loro programmi. Ostentano amicizia e si tengono lontani dalla politica.
(Corriere della sera, 2000)

È facile passare dall’ applauso alla gogna, dalla gloria all’ insulto. Anche per la persona più nobile e innocente, basta uno schizzo di fango e subito c’ è gente che incomincia a trovarle difetti, a scoprire errori, colpe che vengono ingigantite. (…) La stessa gente che gridava «evviva» ora grida «abbasso», chi gridava «ti amo» ora grida «ti odio», chi gridava «vita» ora grida «a morte». Però, attenti, questo mutamento improvviso di opinione non avviene spontaneamente, è sempre opera di qualcuno che odiava già da prima e approfitta del momento adatto per convincere gli altri. Infatti, tutti coloro che emergono, che valgono, che sono ammirati e amati, hanno sempre dei nemici che li odiano e li invidiano in modo feroce
(Corriere della sera 2010)

Si moltiplicano i libri di consigli su tecniche per fare all’amore. Tutto utile, però vi assicuro che, alla fine di tanti anni di ricerca, sono giunto alla conclusione che il piacere sessuale straordinario, infinito, la beatitudine, la raggiungi soltanto quando ami.
(Corriere della sera)

Avendo a disposizione numerose alternative, molti spesso hanno tanti rapporti, tante esperienze, provano e cambiano in modo frettoloso. Alla più piccola frustrazione, alla più piccola delusione cercano subito qualcosa di meglio. Ma l’amore non si trova correndo in modo veloce da uno all’altro. Occorre tempo per capire se ciò che proviamo è amore o solo una attrazione. Occorre tempo per capire se l’altro ci ama. Occorre tempo per capire se il legame è forte.
E in questo periodo delicato un solo errore può distruggere tutto. L’amore infatti è come il diamante, durissimo e fragile. Vuole tutto, non puoi dirgli «resta dove sei, vado a fare un’altra esperienza e torno». E se lo perdi non puoi rimpiazzarlo, non c’è nessuno al mondo che lo possa sostituire.
(Corriere della sera, 2008)

Fra una persona che ha fatto l’università ma non legge, e una con una scolarità inferiore ma che ha l’abitudine di leggere, la seconda parla e scrive meglio.
(Corriere della sera, 2008)

Altro che colpo di fulmine, l’amore è un processo molto lento. Non bisogna confondere l’attrazione improvvisa con l’amore della vita.
(Il Giornale, 2019)

Uno degli errori più gravi che facciamo in questo tempo è confondere l’attrazione improvvisa con il vero innamoramento, che è un processo di trasformazione radicale. È da questo equivoco che sorgono oggi le principali nevrosi della coppia.
(Il Giornale, 2019)

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Interviste a Francesco Alberoni

Condizione indispensabile per l’innamoramento è che si sia in due. È sempre bilaterale: se viene da una parte sola quel miracolo di energia creatrice non avviene. E siccome oggi è più complicato pensare in due, spesso si confonde l’innamoramento con l’infatuazione.
(Intervista al Corriere della sera, 2019)

Qual è l’isteria del XXI secolo? È la dipendenza emotiva. Che cos’è la dipendenza emotiva? È una donna innamorata di un uomo che non è innamorato di lei. Lui la scopa benissimo e lei ha delle estasi sessuali, finite le quali lui se ne va, sta via una settimana e lei è lì con la bava alla bocca ad aspettarlo. Ha tutto il sesso che vuole, ma ha nostalgia dell’amore. Tante donne che ho conosciuto fanno l’amore dalla mattina alla sera, sperano in questo modo di sedurre il loro uomo, e il loro uomo le pianta e va con un’altra.
(Intervista al Corriere della sera, 2018)

La dipendenza emotiva è una delle motivazioni più frequenti oggi del ricorso allo psicologo, quasi sempre tra le donne: si ama una persona che non ci ama e che ci tiene in una situazione di dipendenza. Non se ne va, ma torna. Non sta con te ma riappare. E l’attesa, il tormento per quel messaggio che non arriva, diventano una sofferenza indicibile.
(Intervista al Corriere della sera, 2019)

Con la parola amore si intende tutto da Santa Teresa di Calcutta a Santa Teresa d’Avila, dall’amore appassionato della pornografia, all’amore erotico. Dentro questo gran calderone c’è tutto e il contrario di tutto.
(Intervista a huffingtonpost, 2018)

È abbastanza facile che ci sia confusione tra passione, puramente erotica, e innamoramento. Uno crede di essere innamorato, ma non lo è, uno è innamorato e non lo sa. E sono cose così serie che generano pasticci tremendi nelle relazioni umane.
(Intervista a huffingtonpost, 2018)

Le relazioni sono rapporti che implicano una continuità di interessi, una praticità di vita. La relazione non è fatta solo di momenti di emozione straordinaria, la relazione può durare fra gente che si piace e si trova bene, che ha affinità, che si diverte, fa bene l’amore, che fa cose in comune senza che ci sia una trasfigurazione dell’altro
(Intervista a huffingtonpost, 2018)

La coscienza di essere innamorati è fulminea, dà la felicità, l’innamoramento non è uno stato è un processo, non è una pietra o un asse, l’innamoramento è ondulatorio, ci si prende, ci ritrova, è movimento
(Intervista a huffingtonpost, 2018)

Una relazione può naufragare ma ci deve essere un motivo: nella relazione qualcosa non funziona, ci sono i punti di non ritorno, ci sono tante richieste che uno fa all’altro a cui l’altro non risponde o non corrisponde
(Intervista a huffingtonpost, 2018)

L’amore è molto crudele, è una passione violenta. Il problema dell’amore non è dominarlo ma guidarlo. Ci vuole maestria, è come una nave nella tempesta: almeno uno dei due deve essere molto abile.
(Intervista a huffingtonpost, 2018)

Innamorarsi è come il lancio di un dado. È puro rischio. Un giorno, quando meno te lo aspetti e senza capire come mai, una persona diventa la persona più importante della tua vita. E ti cambia la vita, in modi inimmaginabili.
(Intervista a Linkiesta, 2016)

Nell’innamoramento ci sono due individui che fondano una società nuova. Si separano da due ordini precostituiti, e creano una società nuova, un mutante
(Intervista a Linkiesta, 2016)

Il matrimonio non ha senso, o comunque ne ha molto poco. Il rito arcaico del “prometto di amarti per tutto il resto della mia vita” è una promessa assurda. Nessuno può promettere una cosa simile.
(Intervista a Linkiesta, 2016)

L’uomo vuole la donna più bella. La donna l’uomo più bello, potente, ricco, forte. Poi però non puoi decidere di chi ti innamori. I greci lo sapevano che l’amore era un semidio capriccioso, che tirava frecce a caso. L’innamoramento è una delle poche cose umane – insieme alla malattia e alla morte – in cui si dice che «era destino».
(Intervista a Linkiesta, 2016)

Chi sono i divi? Sono “gli oggetti selezionati del pettegolezzo collettivo”. Sono gli attori, i cantanti, i regnanti, i protagonisti della mitologia contemporanea, quelli raccontati senza pudori dalla stampa, dalla televisione.
(Intervista al Corriere della sera, 2018)