Le frasi più belle di Peter Pan

Peter Pan - Aforisticamente
Peter Pan - Aforisticamente

Peter Pan è un personaggio letterario creato dallo scrittore scozzese James Matthew Barrie (Kirriemuir, 9 maggio 1860 – Londra, 19 giugno 1937). Il personaggio appare per la prima volta nel 1902 in uno spettacolo teatrale dello scrittore scozzese, e poi nei romanzi Peter Pan nei Giardini di Kensington (1906) e in Peter e Wendy (1911).

Dopo la morte di James Matthew Barrie il personaggio di Peter Pan continuò ad avere un gran successo tanto da apparire in moltissime opere in particolare cinematografiche, a partire dal celeberrimo film animato di Walt Disney del 1953.

Presento una raccolta delle frasi più belle di Peter Pan. Tra i temi correlati si veda Le frasi più belle di Alice nel paese delle meraviglie, Le 50 frasi più belle dei cartoni animati e Frasi, citazioni e aforismi sulla fantasia e l’immaginazione.

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Le frasi più belle di Peter Pan

Solo chi sogna può volare!

Tutto ciò di cui hai bisogno è fede, fiducia e polvere di fata – All you need is faith, trust, and little pixie dust.

Quando il primo bambino rise per la prima volta, la sua risata si sbriciolò in migliaia di frammenti che si sparpagliarono qua e là. Fu così che nacquero le fate.

Tutti i bambini crescono, meno uno. Sanno subito che crescono, e Wendy lo seppe così. Un giorno, quando aveva tre anni, e stava giocando in giardino, colse un fiore e corse da sua madre. Doveva avere un aspetto delizioso, perché la signora Darling si mise una mano sul cuore ed esclamò, -Oh, perché non puoi rimanere sempre così!- Questo fu quanto passò fra di loro circa l’argomento, ma da allora Wendy seppe che avrebbe dovuto crescere. Tu sai questo quando hai due anni. Due anni sono l’inizio della fine.

Nel momento in cui dubiti di poter volare, perdi per sempre la facoltà di farlo – The moment you doubt whether you can fly, you cease for ever to be able to do it.

Il motivo per cui gli uccelli, a differenza degli esseri umani, sono in grado di volare, risiede nella loro fede incrollabile, perché avere fede vuol dire avere le ali.

Forse tutti noi saremmo in grado di volare se fossimo assolutamente certi della nostra capacità di farlo come l’ebbe, quella sera, il coraggioso Peter.

Dovete fare pensieri dolci e meravigliosi. Saranno loro a sollevarvi in aria.

C’è un’Isola-che-non-c’è per ogni bambino, e sono tutte differenti.

Fra tutte le isole amene l’Isola-che-non-c’è è la più accogliente e varia; non immensa ed estesa, con spazi noiosi tra un’avventura e l’altra, ma tutta ben stipata. Quando ci giocate di giorno con sedie e tovaglia, non è un posto per niente pauroso, ma nei due minuti prima di andare a dormire, quasi quasi diventa vero. Ecco perché esistono le lucine da notte.

Peter Pan era un ragazzino molto grazioso, vestito di foglie secche e di resine stillate dagli alberi; ma la cosa più stupefacente era che aveva ancora tutti i denti da latte.

Le stelle, per quanto meravigliose, non possono in alcun modo immischiarsi nelle faccende umane, ma devono limitarsi a guardare in eterno. È una punizione che si è abbattuta su di loro così tanto tempo fa che nessuna stella ne ricorda il motivo. E così quelle più anziane sono diventate cieche e taciturne (le stelle comunicano tra loro ammiccando con gli occhi), ma quelle più giovani si meravigliano ancora di tutto.

Un momento dopo l’ingresso della fata, la finestra fu spalancata dal soffio delle stelline, e Peter si lasciò cadere nella stanza. Per buona parte del viaggio aveva tenuto in mano Trilli, e aveva ancora tutte le dita imbrattate di polvere fatata.

“Oh, esci un po’ da quella caraffa, e dimmi, piuttosto: dove pensi che abbiano messo l’ombra?”.
Ebbe in risposta un delizioso tintinnio come di sonaglietti d’oro. E’ il linguaggio delle fate. Voi bambini normali non potete udirlo, ma se lo udiste, capireste di averlo già udito in passato.

Lei gli domandò dove abitava.
“Seconda stella a destra e poi dritto fino al mattino”, rispose Peter.
“Che indirizzo buffo!”. Peter si sentì smarrito. Si accorse per la prima volta che forse era davvero un indirizzo buffo.

Peter Pan non solo non aveva madre, ma non provava neppure il desiderio di averne una. Le riteneva persone sopravvalutate.

Spiace ammetterlo, ma la presunzione di Peter era una delle sue doti più affascinanti. Per dirla tutta, non esisteva un bambino più presuntuoso di Peter.

I bambini oggi sanno troppe cose, smettono troppo presto di credere alle fate, e ogni volta che un bambino dice “Io non credo nelle fate”, da qualche parte una fata muore.

Nessuno al mondo poteva essere allegro e spensierato come Peter e la sua risata era simile al più incantevole gorgogliare di un ruscello. Aveva mantenuto il sorriso di quando era venuto al mondo.

“I Bimbi Sperduti? Chi sono?”.
“Sono quelli che scivolano fuori dalla carrozzelle quando la bambinaia non fa attenzione. Se entro sette giorni i genitori non li ricercano, vengono spediti molto lontano, sull’Isola-che-non-c’è, perché nessuno ne sostiene le spese. Io sono il loro capitano”.

Wendy, Wendy, invece di dormire nel tuo sciocco letto, potresti volare con me dappertutto e scherzare con le stelle.

“Seconda a destra e poi dritto fino al mattino”.
Questa, Peter aveva detto a Wendy, era la strada per l’Isola-che-non-c’è, ma neanche gli uccelli che portano con sé mappe e carte geografiche e le consultano quando si imbattono in angoli ventosi potrebbero giovarsi di tale indicazione. Il fatto è che Peter diceva tutto quanto gli passava per la testa.

L’attacco dei pirati era stato una sorpresa a tutti gli effetti, una sicura prova che Uncino, da uomo privo di scrupoli qual era, si era comportato slealmente, perché nessun uomo bianco è così astuto da cogliere di sorpresa i pellerossa senza imbrogliare.

I Bimbi Sperduti erano sulle tracce di Peter, i pirati erano sulle tracce dei Bimbi Sperduti, i pellerossa erano sulle tracce dei pirati e le belve erano sulle tracce dei pellerossa. Continuavano a girare in tondo per l’isola, ma non si incontravano mai perché andavano tutti alla stessa velocità.

“Entriamo nei nostri letti, e facciamoci trovare là quando rientra, proprio come se non ci fossimo mai allontanati da qui”.
E così, quando Mrs. Darling entrò nella cameretta per vedere se il marito dormiva, si accorse che tutti i letti erano occupati. I ragazzi erano in attesa del suo grido di gioia, ma non lo sentirono. Lei li vide, ma non credette che fossero davvero lì. Li vedeva tante volte nei loro letti quando sognava, che anche allora credette di trovarsi in un sogno.

“Mi manderete a scuola?” chiese Peter Pan.
“Sì”
“E poi in ufficio?”
“Credo di sì”
“E presto sarò un uomo?”
“Molto presto”
“Ma io non voglio andare a scuola e imparare cose serie” disse stizzito “Io non voglio diventare un uomo. Oh mamma di Wendy, se un giorno dovessi risvegliarmi e accorgermi di avere la barba!”

Le fate non hanno vita lunga, ma sono così piccole che anche un breve arco di tempo a loro sembra già molto.

Quando si videro nuovamente Wendy era sposata, e Peter non era più per lei che un po’ di polvere nella scatola in cui conservava i vecchi giocattoli. Wendy era diventanta grande. Non dovete dispiacervi per lei: era una di quelli che sono contenti di diventare grandi. Anzi finì di diventare grande un giorno prima delle altre ragazze, per sua propria volontà.

“Perché ora non sai più volare mamma?”
“Perché sono grande tesoro. Quando si diventa grandi ci si dimentica di come si fa”
“Perché ci si dimentica di come si fa?”
“Perché non si è più spensierati, innocenti e senza cuore. Solo chi è spensierato, innocente e senza cuore può volare”.