Frasi, citazioni e aforismi sulla pallavolo e il volley

Presento la più ampia raccolta in lingua italiana di frasi, citazioni e aforismi sulla pallavolo e il volley. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sul basket e la pallacanestro, Frasi, citazioni e aforismi sul tennis e Frasi, citazioni e aforismi sul calcio e i calciatori.

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Frasi, citazioni e aforismi sulla pallavolo e il volley

La pallavolo è uno degli sport dove c’è più interazione. È un gioco di intuizione, immaginazione, improvvisazione – ma soprattutto di reciprocità e lavoro di squadra. Non c’è modo di essere individualisti nella pallavolo.
(Marv Dunphy)

La pallavolo non è meno fisica del rugby, non è meno muscolare della pallanuoto, non è meno diretta del pugilato, non è meno bombarola e bombardiera del basket, non è meno intelligente della vela, non è meno geniale degli scacchi, non è meno di nessun altro sport, ma di più, molto di più, perché dentro c’è tutto, gambe e testa, cuore e fegato, polpastrelli e alluci, e poi responsabilità, coscienza, strategia, coraggio, e una voglia illimitata, bollente, focosa, cocente, incendiaria.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

Amo difendere, buttarmi per quella palla, amo avere il contatto tra pavimento e palla, amo alzare quella palla, amo attaccare… schiacciare più forte che posso, saltare e sentire la sensazione di volare e toccare il paradiso, amo fare il muro e mandare una francobollata in faccia all’avversario…
(Anonimo)

Io che batto, loro che ricevono, rispondono, contrattaccano. Circondato, assediato, anche aspettato e controllato, anche studiato e sezionato, ma ho la palla, e la palla, per quanto pesante e incandescente, è mia, e se la batto come devo battere, come devo batterla, come so e posso batterla, per loro diventerà pesantissima e ustionante.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

Il momento in cui tutto attorno a te sparisce… Il momento in cui accarezzi la palla… Il momento in cui palleggi.
(Valerio Vermiglio)

La pallavolo è unica perché non c’è distanza fra testa e gambe, né fra cuore e anima. La pallavolo è unica perché non c’è distanza neppure fra i sei giocatori in campo e i sei in panchina.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo è unica perché è l’unico sport dove si passa la palla non per altuismo o per convenienza, non per alleggerirsene o liberarsene, ma per natura e regolamento, per strategia e tattica.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo è unica perché è geometrica, giochi in un quadrato e, in tre tocchi, costruisci infiniti triangoli.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo è unica perché salti sempre in alto, verso l’alto, come un’aspirazione, un’ispirazione, ed è, quella del volo, una formidabile sensazione, un’antichissima urgenza.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo è unica perché, a differenza del calcio, qui di gol ce n’è uno, in media, ogni dieci secondi, a volte anche un autogol – la battuta che finisce in rete – dopo mezzo secondo.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo è unica perché non si è mai vinta una partita di scacchi muovendo una torre o spostando un cavallo e poi scagliandoli a centoventisette chilometri all’ora.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

Il nostro campo è tutto quello che abbiamo, tutto quello di cui disponiamo, tutto quello che ci rimane. Lo occupiamo, lo abitiamo, lo fortifichiamo, lo presidiamo. Lo esploriamo, lo sfruttiamo, lo disegniamo, ci voliamo, ci avventuriamo.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo è uno sport che ti insegna che tu da solo non puoi fare nulla. Non è che chi gioca a pallavolo sia più buono, sono le regole: se non puoi toccare la palla due volte di fila, pure se sei egoista impari a pensare in una logica di squadra, a vivere tenendo a bada l’individualità che è poi quella follia di pensare che basti a te stesso.
(Andrea Zorzi)

Non ho mai pensato di essere il migliore, facevo solo parte di una squadra straordinaria.
(Andrea Zorzi)

Nel volley si è mantenuto il valore sociale ma con una organizzazione solida e controllata, le stesse regole del gioco obbligano a lavorare assieme per un obiettivo comune, a differenza dei calciatori che spesso sono portati all’individualismo. Pallavolo maschile e femminile, inoltre, sono sullo stesso livello, cosa che è considerata un valore in più.
(Andrea Zorzi)

A 16 anni, in oratorio, ho scoperto la pallavolo e mi sono appassionato perché era un’attività fisica giocosa.
(Andrea Lucchetta)

Ognuno deve lavorare in funzione della crescita individuale, ma con lo sguardo rivolto ai compagni. La pallavolo è maestra in questo: non si possono fare punti se prima un compagno non ha ricevuto la palla. Si può schiacciare solo dopo e lo schiacciatore sa che gli altri 5 sono lì, in copertura, per aiutarlo se il pallone verrà respinto.
(Andrea Lucchetta)

“La generazione di fenomeni”, I giornalisti chiamarono così la Nazionale di pallavolo che per un decennio dominò lo scenario mondiale. Io la chiamo generazione di minatori: coloro che vanno tutti i giorni ad affrontare il lavoro più duro, senza però paragonare il nostro, al vero lavoro pesante dei minatori. Voglio dire che tutto lo sforzo sta nella voglia di lavorare a obiettivi sempre più difficili
(Andrea Lucchetta)

Avevo otto anni e ricordo le mie prime ginocchiere: erano bruttissime! Di colore blu e sembravano fatte di cartone. Poi sono cresciuta e la serie A è arrivata quasi subito: avevo 14 anni.
(Francesca Piccinini)

Andavo a scuola, facevo i compiti e poi palestra fino a tardi. Mi sono trovata presto a fare dei sacrifici. Le gite scolastiche e le settimane bianche per me non esistevano, ma in fondo non mi pesava poi tanto perché mi piaceva quello che facevo.
(Francesca Piccinini)

La pallavolo è ciò che unisce magia e realtà.
(Francesca Piccinini)

Questa pallavolo dove la squadra conta cento volte più del singolo, dove i propri sogni individuali non possono che essere realizzati attraverso la squadra, dove sei chiamato a rimettere in gioco sempre ed inevitabilmente quello che hai fatto, diciamocelo chiaramente, è uno sport da sovversivi!
(Mauro Berruto, ct della nazionale maschile di volley)

Se uno ferma la palla o cerca di controllarla toccandola due volte consecutivamente, l’arbitro fischia il fallo e gli avversari fanno il punto. Diabolico ed antistorico: il passaggio come gesto obbligatorio per regolamento in un mondo che insegna a tenersi strette le proprie cose, i propri privilegi, i propri sogni, i propri obiettivi. Non c’è nessuno che può schiacciare se non c’è un altro che alza, nessuno che può alzare se non c’è un altro che ha ricevuto la battuta avversaria.
(Mauro Berruto, ct della nazionale maschile di volley)

Hai fatto tutto benissimo e hai vinto il primo set? Devi ricominciare da capo nel secondo. Devi ritrovare energia, motivazioni, qualità tecniche e morali. Quello che hai fatto prima (anche se era perfetto) non basta più, devi rimetterlo in gioco. Viceversa, hai perso il set precedente? Hai una nuova oggettiva opportunità di ricominciare da capo. Assolutamente inaccettabile per noi adulti che lottiamo per tutta la vita per costruire la nostra zona di comfort dalla quale, una volta che ci caschiamo dentro, guai al mondo di pensare di uscire.
(Mauro Berruto, ct della nazionale maschile di volley)

C’è uno sport dove la palla bisogna passarla. Non per altruismo, per regolamento. C’è uno sport dove il campione, anche quello più forte al mondo, da solo non serve a niente. C’è uno sport dove la squadra è il valore assoluto. Dove solo la squadra ti permette di realizzare o meno i tuoi sogni. C’è uno sport dove si è costretti a muoversi in uno spazio ristretto: 81 metri quadrati, all’interno dei quali essere nel posto giusto o in quello sbagliato è una questione di centimetri che fanno vincere o perdere una partita, un campionato del mondo, una medaglia olimpica.
(Andrea Anastasi)

C’è uno sport dove si segna o si subisce un punto ogni decina di secondi. In cui la partita è una scarica di adrenalina senza soluzione di continuità, dal primo all’ultimo secondo. C’è uno sport che è una partita a scacchi giocata ai 120 km/h. È il mio sport, la pallavolo, che dà emozioni, gioie e a volte delusioni. In una parola: passioni.
(Andrea Anastasi)

La pallavolo è sport completo e, come tale, richiede un grande impegno psico-fisico. Destrezza, agilità, coordinazione, potenza e velocità sono solo alcune delle peculiarità del pallavolista.
(Alberto Pellai)

Per me la pallavolo è una passione, guardo la palla tra le mie mani e la sento mia. In campo viene fuori il mio carattere, il mio desiderio di non voler perdere, vado lì per fare male, è un po’ come scendere in battaglia, in guerra. La pallavolo è quella cosa in cui mi sento più me stesso e la continuerò a fare fin quando mi reggerà il fisico.
(Ivan Zaytsev)

Nessun gioco di pallavolo può iniziare senza servire, e il servizio è l’unica tecnica che è totalmente sotto il tuo controllo.
(Karch Kiraly)

La palla è di materiale sintetico fuori e di caucciù dentro, ha una circonferenza tra i sessantacinque e i sessantasette centimetri, è formata da diciotto pannelli incollati sulla carcassa e gonfiata a una pressione fra duecentonovantaquattro e trecentodiciotto millibar, pesa fra i duecentosessanta e i duecentottanta grammi: a cento, centoventi, centoventisette chilometri all’ora, rotanti per l’effetto impresso al momento della battuta, la palla si trasforma in una equazione, massa in chilogrammi per velocità in metri al secondo elevata al quadrato. Lampo, tuono e tornado, tutto insieme. Un piccolo big bang. Dalla mia mano al ricevitore, in poco più di quattro decimi di secondo, in poco più di quaranta centesimi di istante – neppure il tempo di un respiro.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

A volte un pallonetto contro di te, ti può far davvero umiliare.
(Gustavo Endres)

Gli schiacciatori non parlano dell’alzata. La risolvono.
(Julio Velasco)

Il palleggiatore invece mantiene una centralità simile a quella del quarterback: ha l’intera strategia della squadra nella propria testa e nelle proprie mani. È una grande responsabilità.
(Bruninho, palleggiatore della nazionale di volley del Brasile)

Devi sapere a chi affidarti in determinati momenti della partita: chi ha il killer instinct per i punti decisivi, chi invece può soffrire sotto pressione, chi dopo un errore ha subito bisogno di essere coinvolto oppure chi va in difficoltà se sollecitato di nuovo. In ogni azione devo pensare per sei: per me e per i miei cinque compagni. È il motivo per cui i palleggiatori sono spesso anche i capitani delle loro squadre: hanno sensibilità umana ed empatia.
(Bruninho, palleggiatore della nazionale di volley del Brasile)

L’attaccante schiaccia fuori perché la palla non è alzata bene, ma la palla non è alzata bene perché chi riceve non lo fa nel migliore dei modi. Quest’ultimo, poverino, non può a sua volta scaricare la colpa sull’avversario, dicendo: batti più facile! E allora dà la colpa alla luce. Quindi, se schiaccio fuori, è colpa dell’elettricista!
(Julio Velasco)

Rompersi una gamba con il volley è come avere un infarto a Disneyland.
(Beppe Viola)

Il campo della pallavolo sembra un rettangolo ma non lo è: la verità è che si tratta di due quadrati. Nove metri per nove metri di qua, nove metri per nove metri di là. Due campi quadrati, identici, vicini, adiacenti, ma divisi, separati, opposti.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

La pallavolo non è l’unico sport dove il campo sia quadrato: c’è anche il pugilato, ci sono anche gli scacchi, che sono molto più di un gioco.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

Nella pallavolo non si usano solo mani e braccia, caviglie e ginocchia, ma anche sguardi e silenzi. La pallavolo è un gioco, e una guerra, di sguardi e silenzi, per farsi guidare e accompagnare, per intimidire o intimorire, per esorcizzare o sconsacrare.
(Ivan Zaytsev e Marco Pastonesi)

Quando anche quelli che sono stati tuoi avversari si mettono a fare il tifo per te,
vuol dire che hai lasciato qualcosa che va al di là dell’eredità tecnica o sportiva,
vuol dire che hai saputo emozionare le persone.
Confesso che di questo sono molto orgoglioso
(Andrea Giani)

Chi vince festeggia, chi perde spiega
(Marco Bonitta)

L’allenatore deve avera la qualità morale per sapere che i maestri sono i giocatori, non il contrario
(Silvano Prandi)

Chi vince festeggia, chi perde spiega.
(Julio Velasco)

La prima vittoria che propongo ai miei giocatori, e che mi pongo io stesso, è battere un nemico terribile, anche perché si nasconde e non lo vogliamo mai affrontare. E questo avversario sono i nostri limiti, i nostri difetti, le cose che non ci vengono bene, che non ci piacciono. Questa è la prima vittoria, se non si vince questa gara non c’è miglioramento, non c’è qualità.
(Julio Velasco)

Ammiro la pallavolo perchè è lo sport che fa più squadra degli altri, andrebbe valorizzato di più.
(Gianni Petrucci)