Frasi, citazioni e aforismi sul vulcano

Presento una raccolta di frasi, citazioni e aforismi sul vulcano. Tra i temi correlati si veda Frasi, citazioni e aforismi sulla distruzione, Frasi, citazioni e aforismi sulla montagna, Frasi, citazioni e aforismi sul fuoco e Frasi, citazioni e aforismi sul terremoto.

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Frasi, citazioni e aforismi sul vulcano

La vita è una danza nel cratere di un vulcano: erutterà, ma non sappiamo quando.
(Yukio Mishima)

Datemi il silenzio, l’acqua, la speranza.
Datemi la lotta, il ferro, i vulcani.
(Pablo Neruda)

Forse questo succede quando un tornado incontra un vulcano, tutto quello che so è che ti amo troppo per andarmene via ora.
(Eminem)

Nella vita ho incontrato persone che erano dei ghiacci ardenti. E altre che erano dei vulcani freddi.
(Fabrizio Caramagna)

Ogni volta che vedo una montagna mi aspetto che si trasformi in un vulcano.
(Italo Svevo)

Una delle sette ventose Eolie, quella Stromboli, somiglia a una trottola, da cui ha preso anche il nome: dal greco strobilos/strombos, conservatosi ancora – e dove se no? – nel dialetto di Napoli, come strummolo. Il suo ventre è sempre vivo. Nella Sicilia orientale, arde l’Etna, con fauci aperte, imminente su Catania. E c’è pure il Vesuvio, sprofondato in un sonno minaccioso, che sovrasta la morte di Pompei ed Ercolano.
(Predrag Matvejevic)

Non sono rimasti molti i vulcani attivi al seno del nostro mare. In passato, a quanto pare, ce n’erano di più. Per paura o superstizione, di essi non si parlava volentieri, come delle altre sciagure naturali, terremoti, pestilenze, pandemie. Sulle isole greche di Milo e Santorini gli antichi crateri si spensero prima dell’era cristiana. Ma a lungo, dopo essere spenti, non cessarono di eccitare l’immaginazione.
(Predrag Matvejevic)

Tutto ciò che è primordiale mi affascina e mi attrae, istintivamente. Per questo amo i vulcani. Sono l’immagine di come poteva essere la terra alle origini, tra vapori e zampilli di lava e crateri abissali.
(Fabrizio Caramagna)

L’entusiasmo è un vulcano sul cui cratere non cresce mai l’erba della esitazione.
(Khalil Gibran)

Io vedo la mente di un bimbo di cinque anni come un vulcano con due bocche: distruzione e creatività.
(Sylvia Constance Ashton-Warner)

«Io» disse ancora «possiedo una rosa che innaffio tutti i giorni. Possiedo tre vulcani che pulisco tutte le settimane. Perché pulisco anche quello quello spento. Non si sa mai. Il fatto che io li possieda è utile ai miei vulcani ed è utile alla mia rosa. Invece tu non sei utile alle stelle…»
(Antoine de Saint-Exupéry, Il piccolo principe)

Se il tuo cuore è un vulcano, come puoi sperare che nella tua mano sboccino i fiori?
(Khalil Gibran)

Diamo nomi alle cose – i vulcani, i mari, le stelle – e pensiamo così di aver ordinato il caos e di poter dormire tranquilli.
(Fragmentarius)

E andai come un ferito per le strade
finché compresi che avevo trovato,
amore, il mio territorio di baci e di vulcani.
(Pablo Neruda)

Amo in te la sete eruttiva del vulcano
(Nazik al-Mala’ika)

Come vive quella rosa che hai appuntato
sul tuo cuore?
Mai prima d’ora contemplai sulla terra
nel vulcano un fiore.
(Gustavo Adolfo Bécquer)

Terremoti emotivi, dentro. Sorrisi di circostanza, fuori. Come un vulcano con la cima innevata. Questo sono io.
(MHeathcliff, Twitter)

L’amore platonico è un vulcano inattivo.
(André Prévot)

Aveva qualcosa del vulcano non completamente spento, qualcosa di oscuro, di rimosso, di riservato.
(Leonard Woolf a proposito di Sigmund Freud)

E che cosa resta sopra una terra dove la mano di un vulcano è passata?
(Ferdinando Petruccelli della Gattina)

Il tempo era calmo e bellissimo: la lava splendeva contro il suolo buio come un’immensa costellazione.
(Hans Christian Andersen)

Anche la lava più bollente alla fine si raffredda e diventa una montagna… e quella montagna diventa terreno. Il vapore bollente torna sotto forma di pioggia, formando i fiumi e sfociando nei mari.
(Dal videogioco Metal Gear Solid V: The Phantom Pain)

Ogni civiltà è diventata di quando in quando una crosta sottile su un vulcano di rivoluzione.
(Havelock Ellis)

Un uomo è sempre così convinto di essere un vulcano per dono divino che gli sembra degradante doversi confrontare con una faccenda di faville.
(Aldo Busi)

La cosa più pericolosa di un vulcano è che può sbadigliare.
(Antoni Regulski)

Una montagna e, accanto il vulcano. Il vulcano erutta. La Montagna: “Scostumato!”
(Achille Campanile)

La prima parola che pronuncia un vulcano neonato è ‘Magma’.
(Dbric511, Twitter)

Come faccia un vulcano ad eruttare per me resta un enigmagma
(Anonimo)

Vulcano. Una montagna che ha il mal di stomaco.
(John Garland Pollard)

Ogni tanto, con le scosse di terremoto e l’eruzione dei vulcani, la Terra ci ricorda che è viva, in movimento, in costante mutamento. Se non lo fosse non avremmo continenti e mari, valli e montagne.
(Antonio Maria Mira)

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1. Etna

L’Etna, luogo dove ognuno di noi non è che un piccolo fantasma eccentrico sulla superficie terrestre, mentre laggiù a quindici o venti chilometri di profondità si muove il magma incandescente, il sangue del pianeta che ogni tanto trabocca dal vaso secondo leggi che non finiremo mai di scoprire.
(Guido Piovene)

L’Etna, uno spettacolo com’è dato vederne una sola volta nella vita.
(Alexis de Tocqueville)

Illusione? Realtà? Posso solo dire che non ho più dimenticato questa straordinaria visione.
(Bernard Berenson sull’Etna)

Davanti a noi una spessa nuvola si leva lentamente come una cortina bianca che sale e che sorge dalla terra. Avanziamo ancora qualche passo, naso e bocca avvolti, per non essere soffocati dallo zolfo, ed all’improvviso, davanti ai nostri piedi, si apre un prodigioso, uno spaventevole abisso, di quasi cinque chilometri di circonferenza.
(Guy de Maupassant)

Il monte Etna che sputa fiamme di zolfo.
(Teofilo Folengo)

L’Etna è in eruzione. Vediamo, dai finestrini, sul fondo completamente nero della montagna, scendere srotolandosi un enorme serpente luminoso, un fiume spesso di lava rovente e bollente, vermiglia, gonfia, globosa nel suo procedere, e con volute e strie, più luminose ancora ma di colore arancione o addirittura giallo. È uno spettacolo affascinante.
(Mario Soldati)

Una fantasia creativa giallo-blu-arancione-rosso-bruna, si è scatenata dal cratere Voragine, eruttando mostruosi fuochi d’artificio, lanciando nel buio fontane luminose di lava e lapilli, aprendo nubi gonfie incorniciate da piccoli (ma giganteschi) fulmini che si accendevano qua e là in un cielo di pulviscoli, di strisce luminescenti, di sputi argentei.
(Paolo Di Stefano sull’eruzione dell’Etna)

E dopo i borbottii magmatici, gli strappi e i boati stordenti, ecco i residui di cenere piovere fino a Messina e oltre lo Stretto, in Calabria, diventando una brina grigia su strade e auto, dove qualcuno con un dito poteva anche scrivere un omaggio d’amore al colosso. «Parossismo», lo chiamano i vulcanologi. Eruzioni effusive più che esplosive.
(Paolo Di Stefano sull’eruzione dell’Etna)

Un dettaglio che forse non è chiaro guardandolo da lontano è che l’Etna è femminile. Cioè, tutti gli estranei, anche i siciliani non catanesi, lo chiamano al maschile: il vulcano, il monte, oppure il gigante. L’Etna invece, per gli abitanti della zona, è femminile. Addirittura: confidenzialmente femminile. Quando c’è un’eruzione in corso loro dicono: si è svegliata. Oppure: si vede che è nervosa. in ogni caso la chiamano al femminile: la Etna. Ossia la montagna.
(Roberto Alajmo)

L’Etna borbotta alle spalle minacciando il risveglio della sua rabbia di fuoco.
(Lucrezio)

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2. Stromboli

Vista da lontano, Stromboli ricorda moltissimo i vulcani dell’immaginario infantile: un rilievo a forma di cono dalla cui sommità fuoriesce del fumo.
(Vesna Maric)

Stromboli È l’isola più giovane delle Eolie: si presenta come un’enorme piramide che svetta per tremila metri dal fondo marino. I novecento metri fuori dalla superficie marina sono un blocco di lava scura e scoscesa che termina con le bocche di fuoco che sparano in aria nubi di lapilli e polvere.
(Italo Bertolasi)

Stromboli è in attività persistente dal almeno duemila anni, tanto da meritarsi l’appellativo di “Faro del Mediterraneo
(Fabio Vittorio de Blasio)

Isole che ho abitato
verdi su mari immobili
D’alghe arse, di fossili marini
e spiagge ove corrono in amore
cavalli di luna e di vulcani.
(Salvatore Quasimodo)

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3. Vesuvio

Prima dell’alba siamo passati tra Capri e il Continente e siamo entrati nel Golfo di Napoli. Ero sul ponte. L’indistinta massa del Vesuvio fu presto in vista.
(Herman Melville)

Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi [….] Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare[…]. Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. […] Scese la notte, non come quando non v’è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti. Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevan dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n’erano che per timore della morte invocavano la morte.
(Plinio il Vecchio, descrivendo l’eruzione del Vesuvio del 79 D.C.)

Passai tutto il giorno e tutta la notte del 12 sul Vesuvio e seguii il corso della lava fino alla sua sorgente. Essa usciva come un torrente dal fianco della montagna, a circa mezzo miglio di distanza dalla bocca del vulcano, accompagnata da violente esplosioni che lanciavano la materia infiammata ad altezza considerevole; mentre la terra vibrava come il legname d’un mulino ad acqua.
(William Hamilton, descrivendo l’eruzione del Vesuvio del 12 giugno 1766)

Il Vesuvio, dopo i ghiacciai, è la più impressionante esibizione delle energie della natura che ho mai visto. Non ha la incommensurabile grandezza, la irresistibile magnificenza né, sopra tutto, la radiante bellezza dei ghiacciai; ma possiede tutta la loro caratteristica forza, tremenda e irresistibile. […] La lava, come il ghiaccio, striscia continuamente con un suono crepitante come quello del fuoco che si spegne.
(Percy Bysshe Shelley)

Il Vesuvio è il cuore, è l’anima, è il sunto di tutti gli splendori del Golfo; è il rubino gigantesco che sta come il fermaglio in questa collana di perle composta dal cielo, forse per adornare il seno di Venere, e smarrita fra le alghe del Genio della spensieratezza.
(Renato Fucini)

L’aspetto del Vesuvio, quella notte, era troppo solenne. La insolita vivacità che lo animava presentava ai nostri sguardi uno di questi grandi spettacoli della natura, davanti ai quali ci sentiamo forzati a contemplare attoniti e silenziosi.
(Renato Fucini)

Il Vesuvio urlava nella notte, sputando sangue e fuoco. Dal giorno che vide l’ultima rovina di Ercolano e di Pompei, sepolte vive nella tomba di cenere e di lapilli, non s’era mai udita in cielo una così orrenda voce. Un gigantesco albero di fuoco sorgeva altissimo fuor dalla bocca del vulcano: era un’immensa, meravigliosa colonna di fumo e di fiamme, che affondava nel firmamento fino a toccare i pallidi astri.
(Curzio Malaparte)

Qui su l’arida schiena
Del formidabil monte
Sterminator Vesevo,
La qual null’altro allegra arbor nè fiore,
Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra
(Giacomo Leopardi)

Ad ogni eruzione il Vesuvio muta forma e altezza; ed oggi non è quello fissato dalle immagini delle vecchie stampe. Scomparso è il famoso conetto, da cui si vedeva uscire un pennacchio di fumo. Il cratere di oggi è una vasta e quasi pacifica voragine circolare, sui margini del quale si cammina guardando in giù.
(Guido Piovene)

Se non fosse vietato si potrebbe scendervi dentro, perché il fondo è interrato e cosparso di pietre. E’ un anfiteatro di roccia, quale spesso si vede tra le montagne; ma la qualità demonica si palesa si palesa in spruzzi di zolfo, che marchiano di giallo le pareti scoscese, ed in qualche sbuffo di fumo che esce dalle fessure.
(Guido Piovene)

Poi d’improvviso appari lungo la strada, Vesuvio. Mi accorgo di come la tua assenza abbia reso in questi anni i miei orizzonti vuoti. Solo guardandoti sento la sicurezza d’essere a casa e la minaccia tua costante che insegna a non perdere l’allerta.
(Roberto Saviano)

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4. Vulcano di Giava e Sumatra e altri vulcani

Sebbene sembrino un paradiso tropicale, le isole di Giava e Sumatra sono in realtà le regioni geologicamente più instabili e pericolose della Terra. Qui convergono i due grandi archi di debolezza della crosta terrestre – l’alpino-himalayano e il circumpacifico – che danno come risultante la zona più vulcanica del mondo: circa 500 vulcani, 117 dei quali in attività.
(Walter Bonatti)

Nessuno insomma si era reso conto che il modesto Krakatoa era in quegli anni il vulcano più pericoloso del globo. Poi, a tragedia avvenuta, cioè dopo quel fatidico 27 agosto 1883, la sua esplosione verrà ricordata come la più tremenda che l’uomo abbia mai udito; per le sue singolari caratteristiche sarà anche annoverata fra le maggiori di tutti i tempi, se non addirittura come la più grande e la più spettacolare di quelle conosciute.
(Walter Bonatti)

Dalle sue viscere si leva un poderoso ruggito – le forze immense che nei primordi modellarono il pianeta devono aver tuonato così – e nel cielo viene proiettata una colonna di vapori e detriti alta diciassette chilometri. È il primo atto del parossismo finale del Krakatoa.
(Walter Bonatti)

Sono le ore 13 di domenica 26 agosto.
Subito dopo quel violento preludio l’isola appare avvolta da nubi e fiamme. Ora, sulla costa dello stretto della Sonda, si abbattono ondate tremende che seminano morte e distruzione. Incomincia a cadere una fitta pioggia di cenere e lapilli roventi, e per tre giorni tutto scomparirà nelle tenebre, rotte soltanto dai lampi che dardeggiano dal vulcano. Nessuno potrà vedere l’inabissamento del Krakatoa.
(Walter Bonatti)

Quanti massacri, quanti terremoti avvengono nel mondo, quante navi affondano, quanti vulcani esplodono e quanta, quanta gente viene perseguitata, torturata e uccisa! Eppure, se non c’è qualcuno che raccoglie una testimonianza, che ne scrive, qualcuno che fa una foto, che ne lascia traccia in un libro, è come se quei fatti non fossero mai avvenuti! Sofferenze senza conseguenza, senza storia. Perché la storia esiste solo se qualcuno la racconta.
(Tiziano Terzani)

Se i vulcani dell’Auvergne si risvegliassero, si perderebbero almeno una cinquantina di buoni formaggi. Incrocia le dita.
(Jean-Marie Gourio)

Un arcipelago di vulcani spenti, piuttosto che di isole, più o meno come apparirebbe il mondo dopo una conflagrazione punitiva.
(Herman Melville sulle isole Galápagos)